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Semadeni Silva · Nationalrat · 2016-04-26

Semadeni Silva · Nationalrat · Graubünden · Sozialdemokratische Fraktion · 2016-04-26

Wortprotokoll

Parliamo oggi di drammatici destini - come abbiamo sentito. Il nuovo film svizzero "Lina", per esempio, ne presenta a sua volta uno. La giovane Lina, una ragazza ribelle come tante al giorno d'oggi, alla fine degli anni Sessanta diventa vittima delle misure repressive a scopo assistenziale, senza sentenza giudiziaria e senza possibilità di difendersi. Dovrà partorire il figlio illegittimo in prigione, dovrà cederlo in adozione e lo potrà incontrare solo quarant'anni più tardi. È solo una fra le tante storie che oggi vengono alla luce e provocano reazioni di incomprensione e di sgomento.

Misure repressive a scopo assistenziale sono state decretate fino al 1981, fino a quando la Svizzera si è adeguata ai principi della Dichiarazione europea dei diritti umani. Oltre 50 000 fra bambini e adulti le hanno subite. Tanti sono stati sottoposti a violenze fisiche e psichiche per lunghi anni. A causa dei forti traumi subiti, diverse migliaia di loro vivono tuttora in una situazione precaria.

Possiamo, oggi, valutare questi fatti solo dal punto di vista giuridico? No! Oggi siamo chiamati a riconoscere quegli errori, ammessi dalla legge fino a pochi decenni fa. Siamo chiamati a dimostrare la nostra solidarietà con chi ha sofferto ingiustamente. Questo è possibile grazie ad una nuova dinamica che si è sviluppata nel 2014 con l'iniziativa popolare "per la riparazione". L'iniziativa chiede, insieme ad un'analisi scientifica di questo oscuro capitolo della storia svizzera, un atto concreto di riconoscenza e solidarietà, un fondo di 500 milioni di franchi.

Il Consiglio federale ha elaborato in tempo record un controprogetto indiretto, che prevede un fondo di solidarietà di 300 milioni di franchi tutto a favore delle vittime.

Il controprogetto indiretto prevede pure l'analisi scientifica delle misure coercitive e garantisce la consultazione degli atti d'archivio ai diretti interessati. Il controprogetto ha un grande vantaggio: permette di offrire alle vittime riconoscenza e aiuto concreto in tempi brevi. Il Consiglio federale non limita i contributi a 25 000 franchi, come vuole invece la commissione, e io spero che il Consiglio degli Stati corregga questa pignoleria. I promotori riconoscono che la controproposta del Consiglio federale ha accolto le richieste principali della loro iniziativa "per la riparazione".

Ich füge noch ein Wort als Mitglied des fünfköpfigen Co-Präsidiums der parlamentarischen Gruppe Fürsorgerische Zwangsmassnahmen hinzu: Der Gegenvorschlag bezweckt Anerkennung und Wiedergutmachung und führt schnell zum Ziel, was besonders wichtig ist angesichts des Alters vieler Opfer. Er sieht bescheidene finanzielle Leistungen vor, nicht als Entschädigung für das erlittene Unrecht - wie kann man ein solches Unrecht entschädigen? -, sondern als Zeichen der Anerkennung. Dass auch die Finanzkommissionen von Nationalrat und Ständerat in ihren Mitberichten mit dem Vorschlag einverstanden sind, zeugt von allgemeiner Einsicht in die Notwendigkeit.

Die Wiedergutmachungs-Initiative hat durchaus Chancen beim Volk. Ohne seriösen Gegenvorschlag würde ein dunkles Kapitel der Schweizer Geschichte, schmerzlich für viele, in den Abstimmungskampf gezerrt. Das sollten wir nicht [PAGE 660] wollen. Wenn das Parlament den Gegenentwurf nicht verwässert, könnte die Initiative zurückgezogen und das Bundesgesetz mit der späten Anerkennung schon im Februar 2017 in Kraft gesetzt werden.

Ich bitte Sie, wenn nicht der Initiative, so doch dem Gegenvorschlag mit dem Finanzierungsbeschluss zuzustimmen. Die Opfer haben es verdient, noch zu Lebzeiten Genugtuung und Solidarität zu erfahren.