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Chiesa Marco · Nationalrat · 2016-09-27

Chiesa Marco · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2016-09-27

Wortprotokoll

L'iniziativa parlamentare per un'equa rappresentazione delle comunità linguistiche in seno al Consiglio federale con nove membri è sostanzialmente composta da due richieste distinte all'interno dello stesso articolo costituzionale: la prima si riferisce all'aumento del numero dei consiglieri federali da sette a nove; la seconda concerne la formulazione del concetto di equa ripartizione tra le diverse regioni e componenti linguistiche dell'esecutivo federale. Per quanto attiene la prima riforma non si tratta per la verità di una richiesta nuova o originale. Nel corso dei decenni - oserei dire dei secoli - la composizione del Consiglio federale è sempre stata rimessa in discussione ma non è mai stata cambiata malgrado il susseguirsi di numerose iniziative in tal senso.

Ciò che forse può incuriosire questo organo è che oggi si tratti proprio di un ticinese, dunque di un rappresentante della minoranza linguistica italiana, ad invitarvi a non entrare in materia su tale proposta. Allora si tratta di masochismo? No, si tratta in primo luogo di dignità! Non si tratta di condividere la politica del Calimero. Calimero era un piccolo pulcino tutto nero che essendo caduto nella fuliggine si lamentava simpaticamente ma di continuo della sua triste condizione. Ritengo non serva a nulla per noi ticinesi continuare a lamentarci di non avere più un nostro concittadino in Consiglio federale dal 1999.

Il nostro dovere nei confronti di chi ci ha eletti a sud delle Alpi e nei vostri confronti come parlamentari federali è quello di farci conoscere, apprezzare e votare in Consiglio federale per le nostre capacità, il nostro impegno e i nostri pregi e non perché ci sia una sedia in più da occupare - e allora diventa possibile regalarla magnanimamente anche ad un ticinese. Noi dobbiamo rivendicare un seggio nei sette e non cambiare le regole per agevolarci la vita. Procedere in questo modo sarebbe come aumentare il numero dei giocatori che formano una squadra di calcio da undici a tredici perché per il momento sediamo in panchina e non riusciamo a scendere in campo. Noi dobbiamo lavorare duramente, come tutti gli altri, per essere selezionati. Visto che sono [PAGE 1640] certo che non vi sia un disegno preconcetto da parte vostra contro il Ticino, non vedo il motivo di ricorrere a stravolgimenti istituzionali per accedere all'esecutivo federale.

Molti pretendono poi che con l'aumentare dei compiti e della loro complessità sia divenuto necessario aumentare il numero dei consiglieri federali. Questa tesi ballerina troverebbe conferma se lo stesso Consiglio federale sostenesse l'argomentazione degli autori dell'iniziativa. Così non è, perché si ritiene che il gentile e non richiesto gesto possa non solo non aiutare ma persino danneggiare il funzionamento efficiente e collaudato del governo.

Insomma, a mio avviso non restano molte argomentazioni sostenibili che depongono a favore di questa iniziativa, che d'altronde non ha fatto breccia neppure nelle consultazioni condotte presso i partiti e i cantoni.

Mi fa infine specie, lasciatemelo dire, sentire le signore Amarelle, Piller Carrard e Carobbio Guscetti sostenere il Ticino e le sue aspettative di accedere al Consiglio federale. Proprio loro che il giorno prima delle ultime elezioni per il Consiglio federale hanno dichiarato che non avrebbero mai e poi mai attribuito nemmeno un voto al rappresentante del mio cantone, a Norman Gobbi - insomma, viva la coerenza da parte della sinistra!

In conclusione due parole per quanto attiene alla formulazione del capoverso 4 dell'articolo 175 della Costituzione relativo alla rappresentatività delle diverse regioni e comunità linguistiche. Su questo punto non faremo certo una guerra di religione, perché è sufficiente osservare che il carattere della disposizione non è obbligatorio, anzi, per meglio dire, non può essere obbligatoria un'imposizione di questo tipo, non sarebbe compatibile con la libertà di scelta che noi tutti abbiamo in questo Parlamento e che rivendichiamo con fierezza.

Sebbene auspichi fortemente la presenza di un ticinese in Consiglio federale, in rappresentanza di un popolo particolarmente saggio - come d'altronde ha dimostrato proprio questo fine settimana in occasione delle votazioni su oggetti cantonali -, credo che la porta di ingresso del Consiglio federale passi giustamente ed inevitabilmente dal vostro apprezzamento e non da cambiamenti di regole del gioco o da costrizioni giuridiche inapplicabili. La stessa valutazione evidentemente è attuabile anche alla proposta Graf Maya per quanto attiene alle quote rosa.

Per questi motivi, a nome dell'UDC vi chiedo a non entrare in materia su questa iniziativa.