Simoneschi Chiara · Nationalrat · 2002-03-21
Simoneschi Chiara · Nationalrat · Tessin · Christlichdemokratische Fraktion · 2002-03-21
Wortprotokoll
Dopo nemmeno due mesi, consci dell'importanza dell'asse del San Gottardo sia per l'economia interna che per quella esterna, a differenza di quanto è successo al Monte Bianco, abbiamo riaperto la galleria del San Gottardo. L'abbiamo però riaperta ad una precisa condizione: mai più come prima. Cioè, mai più una così alta probabilità di incidenti, che in ottobre è stata altissima visto che abbiamo raggiunto il record assoluto dei passaggi, sia da sud a nord, che da nord a sud. Mai più questo rogo, questa perdita di vite umane. Mai più questi danni ingenti che non solo hanno toccato le economie pubbliche ma anche quelle private. Dunque, la sicurezza innanzitutto.
Ciò significa, in una galleria alpina ad un tubo solo, misure di sicurezza attive dentro e fuori dal tunnel - abbiamo fatto qualche proposta, il collega Pedrina ed io, nella Commissione dei trasporti e delle telecomunicazioni, che vi verranno sottoposte -, controlli molto più severi e queste misure di dosaggio decise dal Consiglio federale, oggi in discussione.
Dico subito che saluto positivamente queste misure di dosaggio e che ringrazio il Consiglio federale per la tempestività con la quale ha intrapreso dei contatti internazionali che sono fondamentali per poter introdurre queste misure e per la collaborazione che ha instaurato con i cantoni. È chiaro che il sistema messo in atto da Confederazione e cantoni sull'asse A2 non è perfetto ed è anche abbastanza difficile da concretizzare.
Malgrado i diversi inconvenienti, il governo ticinese ieri ha mandato uno scritto al governo federale, con copia a noi, nel quale dice di sostenere apertamente le misure di dosaggio per ragioni di sicurezza, perché è l'unico modo ragionevole per non ricadere in una situazione molto pericolosa e per scongiurare un altro grave incidente con tutto quello che ne consegue, magari la chiusura per tre anni, come successo al Monte Bianco. Naturalmente, si vorrebbe che i disagi per la popolazione - anche per i camionisti, noi non lo neghiamo, ma per la popolazione innanzitutto e per tutti quanti -, che questi disagi vengano studiati costantemente e risolti. Mi permetto di porre alcune riflessioni e domande.
1. Non si riesce a far rispettare la misura più importante: la distanza dei 150 metri all'interno della galleria. Che cosa si vuole fare? Si è pronti, come chiede il governo ticinese, a rinunciare alla capacità giornaliera di 3500 camion per rispettare questa importante misura di sicurezza?
2. Ci sono delle misure che bisogna assolutamente prendere per non penalizzare ulteriormente il traffico interno - penso anche al traffico di merci deperibili. Cosa si intende fare?
3. Che cosa si intende fare per migliorare questa fase di alternanza, e penso anche allo svuotamento dell'area nel Canton Uri alla sera, poiché spesso molti camion rimangono sul territorio ticinese, con un concerto di claxon che disturba anche la popolazione? Il governo ticinese chiede una commissione permanente di monitoraggio.
4. Che cosa si vuol fare per migliorare la "fase rossa"? La "fase rossa" così non va. I camion vanno avvisati prima della frontiera italiana, sul territorio italiano, possibilmente all'altezza della tangenziale di Milano. Vanno avvisati della difficoltà del transito - cosa si sta facendo in questo senso? Si dovrebbero approntare dei posteggi fuori dal territorio svizzero, fuori dalla dogana di Chiasso - cosa si sta facendo in questo senso?
In conclusione, ringrazio il Consiglio federale per quello che sta facendo e confido soprattutto nelle relazioni internazionali, nelle relazioni con l'Italia, per affinare e migliorare questo dosaggio. Ai colleghi che sono per la sua abolizione, dico che la sicurezza è una sola. Non ci sono due sicurezze: una che va bene quando si vuole il raddoppio e l'altra che invece non va bene o che si vuole comunque togliere quando invece ce n'è bisogno.