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Quadri Lorenzo · Nationalrat · 2016-12-13

Quadri Lorenzo · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2016-12-13

Wortprotokoll

Gli autori dell'iniziativa popolare "Sì alla protezione della sfera privata" chiedono di inserire nella Costituzione, tramite modifica dell'articolo 13, il segreto bancario per i residenti in Svizzera.

La privacy finanziaria è, o meglio era, un atout della Svizzera, che quest'ultima, il nostro Paese, messo sotto pressione internazionale, ha però rapidamente svenduto senza ottenere contropartite adeguate o senza ottenerne del tutto - sappiamo chi porta la responsabilità per queste iniziative. Oltretutto, ci sono a tutt'oggi piazze finanziarie di Paesi che attaccavano il segreto bancario ma oggi si definiscono sfrontatamente "la nuova Svizzera". Gli Stati Uniti, i loro cosiddetti paradisi fiscali se li tengono ben stretti e non si sognano di smantellarli - dopo però aver imposto a noi ed ad altri Stati il diktat FATCA.

Visto che il segreto bancario dei clienti esteri della piazza finanziaria svizzera è stato smantellato con grave danno economico ed occupazionale, si tratta adesso di tutelare quello dei residenti in Svizzera, che senza un intervento come quello di cui stiamo discutendo oggi non è destinato a durare a lungo. Sappiamo per esempio che la signora Widmer-Schlumpf, poco dopo aver dichiarato che il segreto bancario dei residenti in Svizzera non era in discussione, ha tentato di farne passare l'abolizione in Consiglio federale. Lo ha fatto [PAGE 2189] senza successo ma prima o poi, se non si mettono dei chiari paletti, l'operazione verrà ritentata e riuscirà - il tutto chiaramente nell'ottica della sottomissione a norme ed organismi internazionali di cui abbiamo avuto in questa stessa sessione parlamentare tanti brutti esempi.

Oltretutto sappiamo che diversamente da quanto è accaduto qui, nell'altra Camera non si trova una maggioranza per lasciare facoltà ai cantoni di introdurre un'amnistia fiscale una tantum, quindi non uno scudo fiscale sul modello italiano, ma un'operazione che il contribuente vedrebbe di fatto una volta nella vita. Quindi, il rischio concreto è che cada il segreto bancario senza nemmeno una possibilità adeguata di mettersi in regola per chi nel corso degli anni ha magari accumulato qualcosa di non dichiarato.

Per tutti invece la fine della privacy finanziaria costituisce l'introduzione della cultura o piuttosto dell'incultura della sfiducia, del sospetto e della criminalizzazione dei rapporti tra Stato e cittadino. Questa incultura è estranea alla tradizione elvetica ma viene mutuata da realtà a noi vicine ed è quindi proprio una bella conquista, non c'è che dire. È quindi un passo in più sulla via della rottamazione delle specificità svizzere per renderci sempre più uguali a tutti gli altri, questo nell'ottica di un pernicioso livellamento verso il basso di cui abbiamo purtroppo dei continui esempi.

È inoltre disdicevole il fatto che il Consiglio federale non abbia ritenuto di proporre lui un controprogetto all'iniziativa popolare di cui stiamo discutendo, ma proponga semplicemente di respingerla - sappiamo che il controprogetto è farina del sacco commissionale. Invece di controprogetto il Consiglio federale parla perfino per l'iniziativa del cosiddetto vicolo cieco, quindi per un'iniziativa provocatoria che mira a cancellare il risultato di una votazione popolare - ecco, questa iniziativa invece sì che andava respinta senza alcun fronzolo.

Voglio infine ricordare che già nel 2009 la Lega dei Ticinesi lanciò un'iniziativa popolare per inserire il segreto bancario nella Costituzione federale, iniziativa che però senza l'appoggio di un partito di dimensioni nazionali non riuscì. Magari, se quell'iniziativa fosse riuscita, oggi il nostro Paese, la nostra piazza finanziaria, i lavoratori della piazza finanziaria si troverebbero in una situazione diversa. Quindi, oggi abbiamo un'iniziativa che di fatto è una copia, magari anche una brutta copia, di quella della Lega, con la quale tentiamo di salvare il salvabile. Non è molto, è meglio che niente, ma la parola d'ordine non può dunque essere che questa: salviamo il salvabile!

In quest'ottica vi invito a sostenere l'iniziativa popolare e il controprogetto, con preferenza all'iniziativa.