Lombardi Filippo · Ständerat · 2017-03-08
Lombardi Filippo · Ständerat · Tessin · CVP-Fraktion · 2017-03-08
Wortprotokoll
Questa iniziativa porta un titolo ingannevole - purtroppo non è la prima e non sarà nemmeno l'ultima volta che succede. Nel suo mirino non c'è evidentemente la Billag, semplice società intermediaria incaricata dalla Confederazione di incassare il canone radio-televisivo, che un giorno potrà essere sostituita da un altro metodo, bensì il principale beneficiario di questo canone che è la SSR, da tempo bestia nera - anche per errori suoi, questo va riconosciuto - di una parte della politica ed economia svizzere ma persino di una parte del pubblico, e questo deve preoccuparci maggiormente. Che nella guerra contro la SSR rimangano poi vittime anche le radio locali e le televisioni regionali non sembra interessare i suoi nemici che lo considerano tuttalpiù come un "collateral damage", un danno collaterale, come dicono gli americani quando bombardano i loro obiettivi.
Le radio e televisioni locali - io siedo nel consiglio d'amministrazione di tre di queste, per precisare anche il mio legame con la materia - dopo vent'anni di dure battaglie hanno finalmente raggiunto il loro giusto posto in un panorama mediatico equilibrato che caratterizza la nostra Svizzera federalista, ma in caso di accettazione dell'iniziativa "No Billag" verrebbero cancellate da questo panorama.
Ma evidentemente l'argomento principale che ci deve spingere, come rappresentanti politici della Svizzera italiana, è quello che in buon italiano chiameremo lo "Sprachenausgleich", la perequazione fra le regioni linguistiche, che traduce nei fatti una forte scelta politica, quella di mantenere un servizio pubblico nazionale di qualità che garantisca alle lingue minoritarie un'offerta radio-televisiva equivalente a quella della lingua maggoritaria. Per la lingua italiana, in particolare, si tratta dell'unico sforzo federalista veramente importante, nell'ordine di circa 200 milioni di franchi all'anno, di una ridistribuzione di risorse a favore di una minoranza culturale linguistica, che altrimenti avrebbe ben poche opportunità di farsi sentire in questo paese.
Wir sollten nicht wie üblich vom Tessiner Radio oder Tessiner Fernsehen sprechen; es ist ein öffentlicher Dienst in italienischer Sprache für die ganze Schweiz, und die Hälfte der Italienischsprachigen dieses Landes lebt nördlich der Alpen. Das übergeordnete Ziel muss allerdings die Erhaltung einer ausgewogenen Medienlandschaft Schweiz sein. In dieser Medienlandschaft haben ein nationaler Service public zusammen mit einem komplementären lokal-regionalen Service public von Privaten mit Leistungsauftrag ihren Platz. Natürlich gibt es auch nichtkonzessionierte elektronische Medien, und wir kämpfen seit Jahren für den Erhalt einer bunten Printmedienlandschaft. Wir kämpfen neu für qualitativ gute Online-Angebote und qualitativ gute neue Medien, und wir kämpfen manchmal auch für ein gutes Angebot für die Auslandschweizer mittels Swissinfo.
Das Ganze macht Sinn, und es wird Sinn machen, ein Mediengesetz zu erarbeiten, um diese Ausgewogenheit auch in künftigen Zeiten zu sichern. Aber viel mehr brauchen wir eine konstruktive Zusammenarbeit der wichtigsten Akteure in diesem Bereich. Das ist ein absolutes Gebot, und die SRG ist hier mehr als die anderen gefordert, Hand zu bieten, weil sie einen Service-public-Auftrag hat und weil sie eine beherrschende Stellung im Markt behält.
Dass sie in der Vergangenheit oft ein wenig arrogant aufgetreten ist, anerkennt sie heute selbst. Der Weg, auf dem gewisse Wunden aus der Vergangenheit geheilt werden, ist aber noch lang. Gleichzeitig ergeben sich neue Herausforderungen und neue Konfrontationen, insbesondere im Werbemarkt. Dass diese Konfrontationen nicht bis zum offenen Konflikt eskalieren, liegt insbesondere in der Verantwortung der SRG selbst. Sie wird dadurch über ihre eigene Zukunft bestimmen. Denn das letzte Wort zur No-Billag-Initiative haben nicht die gemässigten Ständeräte, sondern das Volk - und das Volk ist nur mit einer neuen Haltung und einer neuen Partnerschaft zwischen allen Akteuren dieser bunten, föderalistischen Schweizer Medienwirtschaft zu gewinnen.
Ne nous trompons pas: le débat populaire sera autrement sanglant que notre grande messe consensuelle de ce matin, et le résultat de la votation sur la dernière modification de la loi fédérale sur la radio et la télévision doit très clairement être une sonnette d'alarme: nous ne saurions gagner la prochaine votation sans un esprit nouveau de collaboration entre la SSR et tous les autres acteurs du paysage médiatique suisse. Ce nouvel esprit n'est pas encore véritablement développé comme il le devrait. Il reste du chemin à faire, mais il nous reste aussi du temps d'ici la votation populaire sur l'initiative "No Billag", dont je recommande le rejet.