Semadeni Silva · Nationalrat · 2018-02-27
Semadeni Silva · Nationalrat · Graubünden · Sozialdemokratische Fraktion · 2018-02-27
Wortprotokoll
Deliberiamo contemporaneamente su due iniziative cantonali e una mozione del Consiglio degli Stati. Riguardano, come avete sentito, la pianificazione del territorio, in particolare la trasformazione di edifici agricoli situati al di fuori delle zone edificabili e rimasti privi di funzione a causa dei cambiamenti strutturali nell'agricoltura.
Le due iniziative dei cantoni Grigioni e Vallese sono di tenore identico. Chiedono che le attuali regole siano allentate e che le trasformazioni a scopo abitativo degli edifici agricoli inutilizzati siano rese possibili a tre condizioni: che ne sia preservata l'identità; che siano rispettate le disposizioni relative alle possibilità di ampliamento; e che ciò non comporti costi oppure obbligazioni supplementari per l'ente pubblico. Le due iniziative intendono preservare così il valore culturale degli edifici agricoli rimasti privi di funzione, come in particolare le vecchie stalle, e impedire che vadano in rovina. Questo anche per conservare il paesaggio tradizionale e per evitare che gli edifici subiscano deprezzamenti.
Il Consiglio degli Stati raccomanda all'unanimità di non dare loro seguito. Ha deciso inoltre di sostenere una mozione della sua Commissione dell'ambiente, della pianificazione del territorio e dell'energia. Questa, considerando i lavori in corso per la revisione della legge sulla pianificazione del territorio, vuole attribuire ai cantoni più facoltà nell'autorizzare trasformazioni di edifici agricoli inutilizzati in abitazioni, ma solo entro limiti ben definiti - questo differenzia in particolare la mozione del Consiglio degli Stati dalle due iniziative cantonali. Attualmente, secondo la legge e l'ordinanza sulla pianificazione del territorio, le costruzioni agricole fuori zona edificabile non più utilizzate e prive di tracce abitative - qualche volta bastano le "tracce abitative" per trasformarle in edifici abitabili - possono essere trasformate in abitazioni solo in modo restrittivo, cioè solo se si tratta di oggetti in quanto tali degni di protezione oppure protetti quali elementi tipici del paesaggio.
Edifici abitativi agricoli invece possono essere utilizzati anche per scopi abitativi extra agricoli e ampliati con moderazione grazie al principio che la funzione abitativa resta tale - "Wohnen bleibt Wohnen" -, questo a seguito del riconoscimento all'interno della legislazione federale avvenuto nel 2000.
La parte giuridicamente rilevante del testo delle due iniziative cantonali vuole invece stabilire che si possa cambiare a scopi abitativi la destinazione di tutti gli edifici agricoli rimasti [PAGE 49] privi di funzione. In tutta la Svizzera - non solo nelle regioni di montagna - si potrebbero dunque trasformare tutte le stalle, tutte le cascine, tutti gli edifici agricoli non più utilizzati a scopo agricolo.
Durante il dibattito nel Gran Consiglio del cantone dei Grigioni il consigliere di Stato ha detto che solo nel suo cantone si potrebbero trasformare così ulteriori 20 000 stalle e cascine in case di vacanza, trasformando così anche il paesaggio rurale tradizionale. In tutta la Svizzera il cambio di destinazione potrebbe toccare presto o tardi, come ha spiegato prima il mio collega Daniel Fässler, 400 000 edifici agricoli rimasti privi di funzione - naturalmente solo in quel momento, quando restano privi di funzione; non tutti verrebbero quindi trasformati, ma il potenziale è enorme.
Accettare le due iniziative cantonali significherebbe quindi dare carta bianca alla trasformazione di queste ex costruzioni agricole e con loro dei paesaggi rurali. Ciò significherebbe soprattutto violare il principio fondamentale della pianificazione territoriale, la separazione fra le zone edificabili e le zone non edificabili, promuovendo un ulteriore disordine negli insediamenti e un ulteriore spezzettamento del terreno coltivo, che non può essere nell'interesse dell'agricoltura.
La commissione ritiene che un simile sviluppo avrebbe anche altre conseguenze negative, perché gli edifici trasformati in abitazione perdono la loro vera identità, hanno bisogno di un accesso, di elettricità, di infrastrutture per l'acqua potabile e per le acque luride, provocano traffico. Anche se gli autori delle iniziative precisano che tutti i costi per le infrastrutture dovranno essere coperti dai proprietari degli edifici, rimane il fatto che le vie d'accesso saranno inevitabilmente sviluppate e presto o tardi comporteranno costi anche per i comuni.
Le due iniziative cantonali non sono inoltre conformi alle disposizioni dell'articolo costituzionale e della legge sulle residenze secondarie. La trasformazione a scopi abitativi di ogni edificio agricolo rimasto privo di funzione è discutibile anche dal punto di vista dell'agricoltura - come prima ha sottolineato il nostro collega Hausammann -, poiché potrebbe portare a intralci nello sfruttamento agricolo; ci sono vari esempi per questo problema.
Come il Consiglio degli Stati, anche la nostra commissione raccomanda di non dare seguito alle due iniziative cantonali, con 15 contro 9 voti e 0 astensioni. La commissione riconosce tuttavia come numerose cascine e fienili rappresentino un prezioso patrimonio culturale e approva per questo, a grandi linee, la mozione della sua commissione omologa, la quale chiede una soluzione più federale, che rispetti meglio le particolarità delle varie regioni svizzere, come viene proposto dal Consiglio federale nel contesto della revisione della legge sulla pianificazione del territorio. I cantoni potrebbero autorizzare delle trasformazioni, però solo se queste sono previste nel loro piano direttivo e nel rispetto dei principi superiori della pianificazione territoriale.
La maggioranza della nostra commissione vuole comunque precisare che la pianificazione dev'essere concepita a livello regionale, in modo da comportare un miglioramento della situazione generale per quanto riguarda la natura, la cultura, il paesaggio e l'agricoltura. Non si è parlato in commissione di obblighi di compensazione. Ci tengo a sottolinearlo qui in questo contesto: questa precisazione non chiede obblighi di compensazione. Con 12 voti contro 11 e 1 astensione la commissione ha quindi deciso di modificare la mozione in tal senso.
Riassumendo, la maggioranza raccomanda con 15 contro 9 voti di non dare seguito alle due iniziative cantonali. Con 12 voti contro 11 e 1 astensione raccomanda di sostenere la mozione modificata del Consiglio degli Stati. Una minoranza vuole invece dare seguito ad entrambe le iniziative cantonali; un'altra minoranza vuole respingere la mozione del Consiglio degli Stati; e un'altra ancora preferisce mantenerne la versione iniziale. Queste sono le decisioni della commissione - adesso tocca a voi!