Chiesa Marco · Nationalrat · 2018-06-11
Chiesa Marco · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2018-06-11
Wortprotokoll
Dagli interventi precedenti ho ricavato la netta impressione che la classe politica sia decisamente infastidita dalla sovranità popolare. L'intolleranza verso la democrazia diretta e l'autodeterminazione del nostro paese sta crescendo e si sta allargando a macchia d'olio nei partiti. La tesi di gran lunga più ardita che abbiamo sentito in quest'aula relativamente all'iniziativa popolare "Il diritto svizzero anziché giudici stranieri" è chiaramente quella socialista. La sinistra profetizza che gli svizzeri, se lasciati liberi di decidere del proprio futuro in autonomia ed indipendenza, sarebbero in grado di portare alla distruzione il nostro paese. Per questi picconatori della democrazia diretta, l'autodeterminazione farebbe dunque rima con autodistruzione - una bufala enorme! Il popolo svizzero non ha bisogno di tutori internazionali, né camuffati da partner economici né da lodevoli istituzioni.
L'iniziativa per l'autodeterminazione serve proprio a questo, a rimettere al centro della nostra svizzeritudine la Costituzione di questo paese e la sovranità del popolo. Come deputato e cittadino svizzero non temo e non ho mai temuto le votazioni popolari, io le accetto. Non ho lavorato dietro le spalle della gente per vanificare le scelte democratiche, le metto in opera. Non antepongo il diritto internazionale alla nostra Costituzione, anzi, la valorizzo e la rispetto. È questo il punto: la Costituzione quale fonte prioritaria e sacrosanta dei principi e dei valori che abbiamo voluto adottare e che ci uniscono in una sola "Willensnation" non può e non deve essere subordinata ai giudici stranieri.
Non desidero né per me stesso né per i miei figli una Svizzera colonia di altri paesi o istituzioni internazionali. Ritengo estremamente rassicurante sapere che il popolo svizzero possa sempre avere l'ultima parola praticamente su tutto. Gli svizzeri sono cittadine e cittadini maturi e civili a cui dare fiducia, perché non si esprimeranno mai contro gli interessi [PAGE 936] della patria. Ciò che conta dunque è il volere del sovrano, ciò che conta è la nostra Costituzione, una magna carta che non deve essere l'emblema della nostra sudditanza ma l'insegna della dignità e della fierezza degli svizzeri.
Nessuno osi pensare di mettere la museruola alla nostra autodeterminazione. Nessuno pensi che la nostra Costituzione possa essere contraddetta dal diritto internazionale o che le decisioni del sovrano possano essere interpretate od applicate secondo le direttive dei giudici stranieri. Noi siamo in questa sala per servire la nostra Costituzione su cui giuriamo e non per subordinarla al diritto internazionale deciso fuori dai nostri confini nazionali.
In canton Ticino, ne sono certo, sentiremo, sentirete nuovamente nelle urne la voce del sud delle Alpi, la voce forte e chiara dei ticinesi che vogliono essere liberi e svizzeri - quindi arrivederci a novembre!