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Romano Marco · Nationalrat · 2018-09-11

Romano Marco · Nationalrat · Tessin · CVP-Fraktion · 2018-09-11

Wortprotokoll

La Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale ha trattato congiuntamente le due iniziative parlamentari 17.466 e 18.417 lo scorso 28 giugno. In sostanza, entrambe chiedono che i decreti federali concernenti i crediti d'impegno e i limiti di spesa sottostiano ad un referendum facoltativo. Si tratta quindi di introdurre un nuovo strumento di democrazia diretta. La commissione propone con 13 voti contro 11 di non dare seguito alle iniziative.

La proposta non è nuova. Vi è stata recentemente una decisione in merito: il 3 dicembre 2013 una proposta simile fu respinta dal Consiglio nazionale con 115 voti contro 71 e 3 astensioni. Anche allora, cinque anni fa, la proposta di introdurre il referendum facoltativo finanziario giungeva dal gruppo UDC. Dal 2013 la situazione non è cambiata e la maggioranza della commissione non reputa opportuno e utile introdurre questo meccanismo.

È vero che questo strumento è noto e praticato in numerosi cantoni e comuni ma i processi politici a livello federale sono diversi, tanto da rendere il referendum finanziario superfluo e rischioso. Sul piano federale il processo decisionale è determinato in larga misura a livello di legge. Spesso si decide già in ambito legislativo in che misura la Confederazione debba impegnarsi finanziariamente a favore di una determinata spesa. Se ora le spese, decise sulla base di una legge, venissero sottoposte anche a un referendum, quest'ultimo potrebbe essere indetto due volte contro le stesse uscite, il che equivarrebbe a un'eccessiva regolamentazione del processo politico. Occorre inoltre rilevare che i Cantoni, oltre al referendum finanziario, conoscono anche l'iniziativa legislativa: in questo modo si hanno due strumenti di democrazia diretta, uno, il referendum, con un effetto frenante, e un altro, l'iniziativa popolare, con un effetto innovatore e propositivo.

Se la Confederazione avesse un problema nella disciplina di budget e nel rigore della scelta delle spese, allora un referendum finanziario potrebbe anche essere giustificato - ed è questo l'argomento che viene portato dalla minoranza: la necessità di tenere sotto controllo le spese e di portare davanti al popolo impegni particolarmente gravosi per le finanze federali.

La situazione si presenta invece al contrario: oggi, quando è necessario, quando vi è una volontà politica si riesce a sottomettere al popolo l'impegno proposto dal Consiglio federale e deciso dal Parlamento. In altre parole, le regole del freno alle spese e del freno all'indebitamento ci permettono una situazione finanziaria stabile, solida, coerente ed appropriata che non necessita di nuovi strumenti di democrazia diretta per avere un ulteriore controllo. Viceversa, genereremmo una situazione che porterebbe a politiche bloccate e momenti di incertezza legati a discussioni finanziarie che non si ripercuotono e non si rispecchiano nel budget della Confederazione.

La vasta pratica del Tribunale federale relativa all'applicazione del referendum finanziario nei cantoni e nei comuni dimostra infine che non è sempre possibile determinare con precisione se un decreto finanziario debba essere sottoposto a referendum oppure no. Dato che a livello federale, in casi simili, non esiste la possibilità di interporre ricorso, l'applicazione degli strumenti della democrazia diretta deve essere disciplinata il più chiaramente possibile, in particolare a questo livello. Le due iniziative parlamentari proposte non forniscono soluzioni in tal senso.

Un referendum finanziario a livello nazionale rischia di generare dinamiche di veti incrociati tra regioni del Paese e creare situazioni di conflitto tra centri e periferie. Andremmo a votare su singoli crediti d'impegno, generando delle discussioni che possono introdurre elementi estremamente soggettivi e di contrasto tra le regioni del paese e tra maggioranze e minoranze. La democrazia diretta non è fine a sé stessa. I suoi strumenti hanno finalità precise e un eventuale referendum finanziario non rappresenta uno strumento necessario.

Per questi motivi, come detto, la commissione, con 13 voti contro 11, invita a respingere le due iniziative parlamentari.

[VS]