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Cassis Ignazio · Bundesrat · 2019-03-21

Cassis Ignazio · Bundesrat · Tessin · 2019-03-21

Wortprotokoll

Ich werde auch diese zweite Rede auf Italienisch halten, damit diese Sprache im Parlament etwas mehr präsent ist.

In realtà non ho molto da aggiungere. I relatori di commissione hanno perfettamente ricordato quali siano il significato e la storia di questo rapporto. Naturalmente, oggi l'impatto e l'interesse di questo rapporto dal profilo politico è legato alla votazione che avremo il 19 maggio proprio su questa estensione delle direttive di Schengen.

Il Consiglio federale ha accolto questo rapporto nel febbraio del 2018. Il rapporto ha coinvolto principalmente quattro dipartimenti sotto la guida del dipartimento che ho l'onore di presiedere. È il risultato di quanto richiesto con un atto parlamentare, il postulato del gruppo socialista 15.3896, e presenta un'analisi delle conseguenze economiche e politiche dell'associazione della Svizzera al sistema Schengen-Dublino.

Vi ricordo che nel 2005 la popolazione in voto popolare aveva accolto l'associazione della Svizzera al sistema Schengen-Dublino e che nel frattempo, evidentemente, sul piano tecnico ci sono stati molti adeguamenti - penso che tutti voi abbiate visto come su più anni arrivino, costantemente, anche sui vostri banchi degli aggiornamenti dell'accordo di associazione Schengen-Dublino.

Ricorderò soltanto alcuni temi che sono molto sentiti, in particolare la protezione delle frontiere svizzere. Se è vero che nella popolazione spesso c'è un sentimento di disagio, come descritto dal consigliere nazionale Roland Büchel - anche nel mio cantone, un cantone di frontiera -, è altrettanto vero che uno sguardo alle cifre ci fa capire che la situazione sul piano della criminalità e dei furti è migliorata. Poi non dimentichiamo che abbiamo sviluppato delle zone urbane molto importanti a Basilea come a San Gallo come anche in Ticino, che sono possibili soltanto se la frontiera non è veramente una frontiera nel senso vecchio del termine, cioè se c'è una facilità di spostamento da un lato all'altro della frontiera. Pensate, ogni giorno transitano per le frontiere svizzere 1,5 milioni di persone e 1,2 milioni di veicoli. L'uscita della Svizzera dal sistema Schengen-Dublino creerebbe degli ingorghi molto importanti e dei disagi, anche alle attività commerciali, estremamente importanti.

Ricordo poi la sicurezza pubblica. Abbiamo parlato adesso di queste ricerche tramite il sistema informatico di Schengen, il cosiddetto SIS, che hanno portato all'arresto di migliaia di persone ricercate. Questo naturalmente richiede una cooperazione internazionale moderna. Con i vecchi sistemi come Interpol la cooperazione è limitata, non la si può estendere come invece lo permette di fare la digitalizzazione.

Vi ricordo il turismo. Il fatto che abbiamo sempre più turisti che vengono in Svizzera dalla Cina, per citare un paese grande, è legato al fatto che con un visto Schengen i turisti riescono ad entrare facilmente in Svizzera e così, oltre a vedere Venezia in Italia, Parigi in Francia e magari Berlino in Germania, visitano anche il nostro paese.

Vorrei anche ricordare quanto il sistema Dublino sia importante in materia d'asilo: ci sarebbero state cinque volte più entrate di richiedenti l'asilo se non avessimo avuto il sistema Dublino. Infatti, questo ci permette di rifiutare le persone con una seconda domanda d'asilo, persone che hanno già fatto domanda in un altro paese.

Sono tutte delle conquiste che hanno semplificato la vita e reso più sicura la nostra nazione - le statistiche lo dimostrano. Questo è in contrasto - bisogna pure ammetterlo - con una certa percezione nelle zone di frontiera, è vero, la sento anch'io nel canton Ticino e non sono pochi gli atti parlamentari che documentano questo disagio. Ma occorre mantenere una mente lucida e guardare alla situazione reale, alle cifre che ci danno la descrizione reale delle cose.

Lo studio, siccome glielo abbiamo chiesto, fa delle stime sui costi che sarebbero da considera in caso di un'uscita dal sistema Schengen-Dublino. Ogni volta che si fanno delle stime, lo scrive molto bene lo studio, si fanno delle ipotesi, le quali naturalmente possono essere confutate - non è una scienza esatta. Quello che però si può dire in conclusione, quello che vediamo - anche se al posto di considerare perdite di 4 miliardi di franchi consideriamo perdite di 2 miliardi o un miliardo, che sono comunque cose importanti - è che a fronte di costi di 55 milioni di franchi, che sono i costi vivi per questo tipo di sistema, abbiamo dei ricavi da questo investimento che sono x volte più importanti. Poco importa a questo punto se siano 10 o 100 volte più importanti, è comunque importante capire che la Svizzera ha un interesse a far parte del sistema Schengen-Dublino.

L'attualità di questo discorso - il Consiglio federale ne è ben cosciente - è legata alla votazione popolare del 19 maggio su questa ennesima estensione del sistema Schengen, con nuove direttive sulle armi. Il Consiglio federale si è impegnato [PAGE 532] molto per ridurre al massimo l'applicazione svizzera di questa direttiva. Abbiamo cercato la quadratura del cerchio e crediamo di aver fatto il massimo di quello che si poteva fare, pur rimanendo ossequiosi di queste direttive che ci siamo impegnati a riprendere nell'ambito dell'accordo di Schengen-Dublino.

In vista della votazione del 19 maggio il Consiglio federale chiaramente invita la popolazione a non accogliere il referendum - avete visto anche il nostro messaggio. Lo stesso Parlamento ha aderito a questa richiesta. Abbiamo deciso così perché riteniamo che in un bilancio tra fattori favorevoli e fattori contrari i fattori favorevoli dell'associazione Schengen-Dublino siano chiaramente più importanti che quelli contrari. In questo senso il rapporto ha fornito delle riflessioni di dettaglio che ci aiutano a compiere queste scelte.