Quadri Lorenzo · Nationalrat · 2019-06-13
Quadri Lorenzo · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2019-06-13
Wortprotokoll
Come è già stato detto, questa è un'iniziativa esagerata ed autolesionista. Qualcuno in sala l'ha anche definita imperialista, nella misura in cui vuole imporre il diritto svizzero ad altri paesi, partendo dall'idea che il diritto svizzero sia superiore. Giustamente anche a parecchi di noi non piace che entità straniere vengano a dettare legge in casa nostra. Mi rendo però pure conto che questa è una posizione minoritaria. Viste le posizioni a proposito dell'accordo quadro istituzionale, se ne deduce invece che alla maggioranza delle forze politiche presenti in Svizzera piace prendere l'ordine dagli altri, nel caso concreto dall'Unione europea.
L'iniziativa dà l'impressione che in Svizzera non si dia valore ai diritti umani e alla tutela dell'ambiente, che tutte le aziende con sede in Svizzera siano in giro per il mondo per portare devastazioni e che il Consiglio federale stesso, il quale, ricordiamolo, propone di respingere l'iniziativa senza controprogetto, sia indifferente ai diritti umani e al rispetto dell'ambiente, allo sviluppo sostenibile e a tutti questi temi. Questo discorso vale naturalmente anche per chi in questo caso è d'accordo con il Consiglio federale e di principio ritiene che l'iniziativa andrebbe respinta senza controprogetto, come è ad esempio il mio caso.
Per una volta che il Consiglio federale non propone uno Swiss Finish con le note conseguenze autolesioniste ecco che arriva il Parlamento con controprogetti discutibili. Il Consiglio federale nella sua posizione è chiaro: una via solitaria della Svizzera, ovvero una "Alleingang", sarebbe nociva alla [PAGE 1046] nostra piazza economica. Ancora una volta saremmo il paese con le regole più severe di tutti, ci danneggeremmo da soli e spingeremmo le aziende a lasciare la Svizzera.
Rispettare l'ambiente, i diritti umani e lo sviluppo sostenibile è nell'interesse delle imprese stesse, anche per evidenti questioni di reputazione, anche proprio nei confronti dei consumatori che richiedono dei comportamenti responsabili. Oggi il politicamente corretto ed il populismo climatico vanno per la maggiore, sono ormai assurti a dogmi e un danno reputazionale su temi quali il rispetto dei diritti umani e dell'ambiente ha conseguenze finanziarie pesanti per l'azienda che lo subisce. Quindi tutto è nel suo interesse evitare tali danni.
Non dimentichiamo poi che la promozione dei diritti umani da parte della Svizzera è già contemplata nella Costituzione federale all'articolo 54. Inoltre, il Consiglio federale ha iscritto la promozione del rispetto e della realizzazione dei diritti umani in qualunque parte del mondo tra gli obiettivi permanenti della sua strategia di politica estera e del suo programma di legislatura 2015-2019.
In più, come sappiamo, il Consiglio federale ha deciso tre piani d'azione, di cui abbiamo già sentito parlare in quest'aula, segnatamente sulle linee guida dell'ONU per l'economia e i diritti umani, sulla responsabilità sociale corporativa e sull'economia verde. Gli strumenti esistenti sono dunque sufficienti. Non c'è bisogno di adottare norme draconiane che poi avremmo solo noi.
Le grandi aziende svizzere, in quanto tali, non vanno messe alla berlina per quello che fanno all'estero; dovremmo magari invece preoccuparci un po' di più per quello che fanno in Svizzera. Infatti, troppo spesso queste aziende promuovono la cessione del nostro paese all'Unione europea in cambio di presunti, ma veramente solo presunti, vantaggi economici di cui naturalmente beneficerebbero solo loro - vedi a questo proposito le recenti posizioni di Economiesuisse e le sue pressioni per la firma dell'accordo quadro istituzionale.
La prontezza con cui gli autori dell'iniziativa si sono detti disposti a considerare il ritiro dell'iniziativa popolare per imprese responsabili in cambio di un controprogetto dimostra per altro che gli stessi autori dell'iniziativa sono consapevoli che le chance di accettazione delle loro proposte a livello popolare non sono molto alte. Di conseguenza la soluzione migliore sarebbe, a mio giudizio, quella sostenuta inizialmente dal Consiglio federale ovvero respingere l'iniziativa senza controprogetto. Se controprogetto dev'essere, allora che non ricalchi l'iniziativa! Che non sia quindi una sorta di legge d'applicazione all'iniziativa, perché non è questo il senso di un controprogetto, ma che sia il più lontano possibile dall'iniziativa, quindi piuttosto la versione del Consiglio degli Stati.