Cattaneo Rocco · Nationalrat · 2019-09-16
Cattaneo Rocco · Nationalrat · Tessin · FDP-Liberale Fraktion · 2019-09-16
Wortprotokoll
Specialmente in campagna elettorale la libera circolazione delle persone viene dipinta da alcuni ambienti politici come una minaccia alla nostra società e al nostro mercato del lavoro. È vero che questo accordo presenta alcuni effetti collaterali spiacevoli, specialmente in cantoni di frontiera come il mio. Ma questi effetti non si eliminano con l'abolizione dell'accordo, grazie al quale la Svizzera ha finora avuto molti benefici.
In primo luogo, l'Accordo sulla libera circolazione delle persone, insieme agli altri Accordi bilaterali I, ha contribuito ad una crescita generale della nostra economia e del nostro benessere. Lo dimostra il fatto che l'attuale tasso di disoccupazione nel nostro paese è il più basso mai registrato da 18 anni a questa parte.
In secondo luogo, negli ultimi dieci anni si sono creati in Svizzera oltre 600[NB]000 posti di lavoro. Senza il contributo della manodopera proveniente dai paesi europei l'economia elvetica non sarebbe potuta crescere in modo così marcato. E tanti investimenti soprattutto realizzati dalle piccole e medie imprese non avrebbero avuto luogo. Ritornare ad un regime dei contingenti significherebbe azzoppare il dinamismo economico e la creazione di ulteriori posti di lavoro.
In terzo luogo, non dobbiamo scordare che l'Accordo sulla libera circolazione vale pure per i cittadini svizzeri che vivono e lavorano nei paesi dell'Unione europea: parliamo oggi di circa mezzo milione di svizzeri!
In quarto luogo, in vista di una discussione dell'accordo quadro con l'Unione europea, il tema odierno non è per nulla né costruttivo né opportuno.
E poi un'ulteriore considerazione sui numeri che riguardano la cosiddetta immigrazione incontrollata di cui tanto parlano gli autori dell'iniziativa, eccoli: il saldo migratorio svizzero dei cittadini dell'UE/AELS dal 2013 si è dimezzato, passando da 61[NB]000 a 31[NB]000 persone. E nel primo semestre di quest'anno è ulteriormente diminuito.
Come dicevo, la libera circolazione porta con sé anche degli effetti negativi che non vanno trascurati e che vanno combattuti con vari strumenti e in modo mirato. Il collega Merlini prima ha scelto l'espressione "non è sicuramente buttando via il bimbo con l'acqua sporca" che risolviamo il problema. Io scelgo un'altra espressione, tradotta direttamente dallo svizzero tedesco: "non si spara ai passeri con un cannone." Quindi, non è con questo sistema che risolviamo i problemi!
Per combattere queste distorsioni di cui parlavo prima ci sono vari strumenti, come i contratti collettivi di lavoro, i contratti normali di lavoro, l'obbligo di annunciare agli uffici regionali di collocamento i posti vacanti e quindi il principio di dare la preferenza alla manodopera indigena, i controlli ai padroncini, eccetera. Ecco, io dico che tutto ciò, se necessario, come lo è in Ticino, deve essere intensificato. Inoltre dobbiamo occuparci di più di chi è fuori dal mercato del lavoro o è ad alto rischio di perdere il proprio posto di lavoro. Si tratta in particolare delle persone sopra i 50 anni, che rappresentano ormai un terzo dei disoccupati registrati in Svizzera.
A tal proposito ben vengano le sette misure da poco presentate dal Consiglio federale per aiutare queste persone in difficoltà. In generale però occorrerà investire maggiormente nella formazione - questo più a lungo termine -, a tutti i livelli, intensificando sempre più la collaborazione con il mondo della formazione, le piccole e medie aziende e gli uffici regionali di collocamento. Qui c'è ancora molto lavoro da fare. Tutti gli sforzi per il reinserimento nel mondo del lavoro di queste persone vanno assolutamente esauriti.
In conclusione e strategicamente parlando, abolire l'Accordo sulla libera circolazione delle persone non è la soluzione ai problemi della Svizzera. Penso che il nostro dovere sia piuttosto quello di costruire e non distruggere. Siamo qui per cercare di interpretare il futuro e trovare soluzioni durature ai problemi del nostro paese. Uniamo quindi le nostre energie per creare sviluppo economico e sociale con investimenti importanti nella formazione, nel settore della mobilità delle persone e delle merci, nel gestire il grande cambiamento tecnologico in corsa, nella svolta energetica. Allora diamoci da fare! Ma a questa iniziativa io dico no!