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Regazzi Fabio · Nationalrat · 2019-09-16

Regazzi Fabio · Nationalrat · Tessin · CVP-Fraktion · 2019-09-16

Wortprotokoll

26[NB]500 esattamente 20 anni fa, 66[NB]300 nel mese di luglio di quest'anno: sto parlando dei frontalieri che giorno dopo giorno giungono dall'Italia - spesso uno per macchina - verso il Ticino. Si tratta di una crescita di oltre il 150 per cento, mai vista prima. Questa crescita, ad esempio nella città di Mendrisio ha portato il numero di lavoratori frontalieri a superare le forze di lavoro indigene. Accompagnato da una crescita molto percepita del traffico pendolare e il conseguente aumento delle ore di colonna che quotidianamente congestionano i principali agglomerati e assi stradali ticinesi, ecco che il fenomeno non passa inosservato e preoccupa più di una minoranza. E diciamo anche subito che per un ticinese non sarà facile non lasciarsi perlomeno tentare da un'iniziativa che parla di "Begrenzung", di limitazione. Sì, perché la paura, senz'altro esagerata, è che senza una limitazione questo trend continui senza freni per i prossimi anni.

Permettetemi di cogliere questi pochi minuti per mettere l'accento su un tema che forse - di fronte alla pericolosa iniziativa di cui stiamo parlando - sembra passare in secondo piano. Per quanto mi riguarda non ho dubbi sulla posizione da adottare sull'iniziativa in discussione: quest'ultima mette in gioco conquiste importanti - mi riferisco agli Accordi bilaterali - che negli ultimi decenni hanno conferito alla nostra nazione benefici riconosciuti e quantificabili in termini di benessere e posti di lavoro.

Accettare la proposta dell'UDC significherebbe mandare all'aria tutto e gettare via il bambino insieme all'acqua sporca. Ma su questo tornerò dopo.

Sarebbe però sbagliato ignorare completamente l'acqua sporca, e mi riferisco a quei problemi collaterali che soprattutto la libera circolazione delle persone causa. In molti documenti, studi e approfondimenti si evidenzia che, considerando la Svizzera nel suo insieme, i danni collaterali sono comunque inferiori rispetto ai benefici. Inoltre, regolarmente e forse comprensibilmente nell'ambito di una concitata campagna di votazione contro un testo come quello dell'iniziativa per la limitazione, si tenta anche di mettere l'accento sui benefici piuttosto che sugli svantaggi.

Considerato e premesso che l'iniziativa oggetto di questo dibattito crea solo perdenti, è comunque da considerare che l'attuale politica europea pone alcune regioni e settori di fronte a problematiche che non vanno ignorate: il mercato del lavoro in Ticino, regione dalla quale provengo e in cui sono attivo con la mia azienda, confina direttamente ad un mercato del lavoro con 10 milioni di potenziali lavoratori. Anche considerando che la Lombardia è la più ricca e generosa regione italiana in termini di salario medio, e che il Ticino è la zona che registra i salari medi più bassi in Svizzera, tra le dure realtà resta una differenza importante: mediamente un lombardo guadagna meno della metà di un ticinese. Questo crea uno squilibrio, un divario, uno scompenso che nessun'altra frontiera svizzera conosce. La pressione sul mercato del lavoro a sud delle Alpi è forte, ciò che porta con sé opportunità per le imprese ma, più che in altre regioni, crea anche perdenti.

Ho letto recentemente in una pubblicazione di Economiesuisse che i Bilaterali aumentano mediamente il reddito di ogni svizzero di 4400 franchi all'anno, un risultato sicuramente possibile e condivisibile, che deve motivarci a contrastare iniziative come quella sulla limitazione. Ma attenzione, perché il popolo è composto da cittadini che vivono in un territorio e in un contesto fortemente differenziato, in Svizzera più che altrove. E di queste differenze dobbiamo tenere conto. Ne deve tenere conto la Confederazione nel trattare la politica europea, nella definizione della politica infrastrutturale o nel mettere a disposizione gli strumenti e le misure di accompagnamento più incisive e meno burocratiche possibile.

Ne devono tenere conto anche i cantoni, nell'ambito del controllo delle misure stesse, nella loro politica di formazione, nella sicurezza, nel dialogo con il territorio. E non da ultimo ne deve tenere conto il partenariato sociale.

Complessivamente tutti approfittano degli accordi bilaterali e della libera circolazione delle persone. Questo ha portato al fatto che finora in quasi tutte le votazioni in cui il popolo è stato chiamato a confermare l'attuale politica europea, lo ha fatto con maggioranze confortevoli. Ma sul lungo termine sarebbe sbagliato sottovalutare il problema: le scelte degli svizzeri non si basano sulle medie e tanto meno sulle statistiche. [PAGE 1591]

La storia del nostro paese fornisce molti esempi che ci indicano che se una minoranza - peraltro crescente - non riesce a tenere il passo, arrischiamo di bloccare anche le maggioranze, pur se vincenti. Giungere a quel punto significherebbe tornare alla casella zero nella politica europea, con tutte le conseguenze del caso.

Dunque, invito a raccomandare di votare no a questa iniziativa e a non buttare il prezioso bambino con l'acqua sporca. Ma attenzione: pur prezioso che sia, se il bambino trascorre troppo tempo nell'acqua sporca, prima o poi si ammalerà. Questo va evitato assolutamente.