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Romano Marco · Nationalrat · 2020-03-02

Romano Marco · Nationalrat · Tessin · Die Mitte-Fraktion. Die Mitte. EVP. · 2020-03-02

Wortprotokoll

Sabato scorso, a Zurigo, nel volere effettuare un controllo d'identità, una pattuglia di [PAGE 27] polizia è stata aggredita. La persona da controllare al momento di essere avvicinata ha ingranato la retromarcia, investendo volontariamente una donna agente della polizia giudiziaria zurighese, trascinandola per diversi metri.

Questo è un caso, è uno dei tanti casi. Questa signora attualmente si trova in pericolo di vita; le mandiamo i nostri auguri! È solo l'ennesimo caso. Nel 2018 quotidianamente otto funzionari statali sono stati vittime di violenza o minacce. Nel 2018 complessivamente ci sono stati 2764 casi di aggressioni e minacce, talvolta solo con parole, in altri momenti con vie di fatto nei confronti di persone che lavorano per lo Stato e di persone che si impegnano per la comunità.

Dal 2008 ad oggi siamo a oltre 2000 casi all'anno. Il fenomeno non è limitato solo alle forze di polizia, ma colpisce anche i funzionari agli sportelli, i soccorritori di ambulanze e i docenti, e in generale tutte le persone che lavorano per l'amministrazione a livello federale, cantonale e comunale.

Le istituzioni hanno il compito di garantire la massima protezione a chi si adopera per il funzionamento della macchina statale e per la sicurezza pubblica. Spesso e volentieri poliziotti e guardie di confine vengono vigliaccamente attaccati nell'ambito della propria attività. Sono atti ignobili che colpiscono il fisico e la psiche, destabilizzando le autorità preposte a garantire l'ordine pubblico.

Spesso si legge sui giornali di queste storie, ma la grande maggioranza delle situazioni non trova nemmeno attenzione mediatica, malgrado queste persone stiano di fatto lavorando per la comunità.

Il fenomeno è noto e dibattuto a livello politico. Le proposte d'inasprimento del Codice penale per reprimere questa tendenza e per generare anche un effetto dissuasivo si sono moltiplicate negli ultimi anni. Si marcia purtroppo sul posto, mentre il fenomeno si dilaga. Non sono ancora state portate a termine le modifiche del Codice penale. Tutto è così da troppi anni. Da troppi anni l'articolo 285 del Codice penale non dà una risposta alla tendenza in corso.

La politica ha il dovere di affrontare la situazione in maniera decisa per arginare, per reprimere e per frenare questa tendenza. Lo Stato deve essere attento alla sicurezza e all'incolumità dei propri collaboratori e delle proprie collaboratrici. Lo dice chi lavora per lo Stato, ma lo ha affermato ad esempio anche una petizione lanciata da un'associazione ticinese che poi ha portato alla raccolta di oltre 15 mila firme in tutto il paese. Bisogna difendere chi garantisce la sicurezza, al finché possa lavorare.

Cosa chiede in concreto l'iniziativa parlamentare? Chiede di introdurre all'articolo 285 del Codice penale una pena minima di detenzione per chi attacca, per chi incita violenza o per chi esegue violenza nei confronti di funzionari dello Stato, siano allo sportello o siano poliziotti.

La Francia e l'Italia hanno già da tempo adattato il loro Codice penale a questa situazione. Da ultima ha adattato la Germania nel corso del 2018 il proprio Codice penale, portando le pene a un minimo di tre mesi di carcere sino ad un massimo di cinque anni. È ora che anche il Codice penale svizzero sia adeguato. Sono in corso parecchie revisioni ma in nessuna di questa revisione si giunge mai a toccare questo articolo. Ben venga che la maggioranza della commissione si dichiari pronta a modificare l'articolo come proposto!