Chiesa Marco · Ständerat · 2020-09-08
Chiesa Marco · Ständerat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2020-09-08
Wortprotokoll
Il mio cantone chiede alle Camere federali di rivedere il titolo quinto del Codice penale svizzero. Mi sembra ragionevole perché ritengo necessario valutare l'introduzione di una pena detentiva minima, allorquando si tratti di reati contro l'integrità sessuale. Questa pena, agli occhi dei rappresentanti del Ticino, non dovrebbe essere inferiore a un anno, considerato che per la maggior parte di questi reati è prevista unicamente una pena pecuniaria.
Gli autori dell'iniziativa cantonale chiedono inoltre di valutare l'inasprimento delle pene massime ad almeno dieci anni, perché attualmente i reati contro l'integrità sessuale prevedono pene massime differenziate che vanno dai tre ai cinque anni e solo nei casi di coazione sessuale e di violenza carnale si arriva a dieci anni.
Non vi nascondo che alcuni fatti di cronaca giudiziaria hanno portato sia i cittadini che i politici a riflettere sull'adeguatezza delle pene e degli strumenti a disposizione di inquirenti e magistrati per combattere il fenomeno della pedofilia. Oggi chi compie atti sessuali con fanciulli è condannato al massimo ad una pena detentiva di cinque anni, tre anni per atti sessuali con persone dipendenti e dieci anni per atti sessuali con persone incapaci di discernimento e inette a resistere, per coazione sessuale o violenza carnale. In questi ultimi due casi vi è una pena minima di tre anni per uso di arma o oggetto pericoloso. Per il resto, come detto, non sono previste pene detentive minime.
Le disposizioni del Codice penale in materia di reati contro l'integrità sessuale sono veramente proporzionate alla gravità del reato? Questa, a mio modo di vedere, è una domanda che dobbiamo porci. È scioccante dover prendere atto che molti sono i pedofili o presunti tali che purtroppo sfuggono alle maglie della giustizia, e questo per mancanza di prove, soprattutto nel caso in cui le vittime sono bambini di pochi anni. In questo senso sarebbe inoltre auspicabile che gli [PAGE 696] inquirenti disponessero di maggiori strumenti - supporto tecnico di psicologi e sessuologi - per poter riuscire ad assicurare alla giustizia il maggior numero di autori di questi orribili reati.
L'iniziativa del canton Ticino sui nostri banchi inoltre incoraggia - giustamente, lasciatemelo dire - l'idea di avviare, sia a livello cantonale che federale, una campagna di prevenzione per combattere la pedofilia. Di regola il pedofilo si muove sempre con le medesime modalità: dapprima cerca di assicurarsi la fiducia degli adulti che sono in relazione con la vittima, in seguito lavora sull'abbassamento del livello di inibizione della vittima, poi scarica sulla vittima la colpa di quanto avvenuto e infine minaccia la vittima stessa di ritorsioni. Inoltre, visto che la pedofilia è una malattia nel senso stretto del termine, occorre prevedere strumenti di intervento specifici che possano assicurare una cura competente, specifica e continuativa nel corso degli anni. In altre nazioni sono stati istituiti degli appositi gruppi di intervento.
Le richieste contenute nell'iniziativa del canton Ticino sono dunque senza dubbio sostenibili e appropriate. Per questo ritengo doveroso rimettere al vostro giudizio l'approvazione di questo messaggio, di questa iniziativa cantonale in provenienza dal sud delle Alpi.