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Marchesi Piero · Nationalrat · 2021-03-17

Marchesi Piero · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2021-03-17

Wortprotokoll

A 16 anni ho iniziato a fumare utilizzando, a sua insaputa, le sigarette di mio nonno. Come per molti coetanei quello era il momento per fare qualcosa di diverso e provare l'ebbrezza di comportarsi come i grandi. Ricordo che mi nascondevo dai miei genitori che ovviamente erano poco entusiasti di questo mio nuovo "hobby", ma[NB]rammento anche quanto era emozionante e mi[NB]faceva[NB]sentire più grande. Quando poi incontravo qualche amico che, come me, aveva intrapreso questa "via della trasgressione" ci confrontavamo sull'esito delle rispettive esperienze.

I miei genitori, in modo intelligente e mai invasivo, mi hanno poi portato a comprendere che fumare era dannoso alla mia salute. Un paio di anni più tardi, per fortuna, capii che fumare è una scelta poco intelligente e sopratutto poco sana, e finalmente abbandonai questa pratica - in fondo non mi era mai piaciuto fumare. Questa mia esperienza dimostra che proibire ulteriormente la pubblicità del tabacco per tutelare gli adolescenti non è la giusta soluzione; e questo per tre motivi.

Il primo motivo sta nel fatto che le disposizioni in vigore sono già oggi molto restrittive, vietando qualsiasi pubblicità di prodotti del tabacco indirizzata ai giovani. Ad esempio, è vietato pubblicizzare questi prodotti nei cinema e nelle manifestazioni, sia di carattere culturale che sportivo, nonché generalmente in occasione di eventi destinati principalmente ai giovani. È anche vietato fare pubblicità per questi prodotti sui giornali e sulle riviste destinati ad un pubblico giovanile. La legge federale sulla radiotelevisione, per esempio, impedisce anche ai media menzionati nella legge di pubblicizzare o sponsorizzare i prodotti del tabacco.

Il secondo motivo è che prima di approvare un divieto bisognerebbe chiedersi quale possa essere l'effetto pratico di una tale proibizione. In questo caso, considerando il già restrittivo quadro giuridico in vigore mal si comprende come un ulteriore divieto potrebbe essere più efficace. Di fatto questa iniziativa non provocherebbe alcun effetto pratico.

Il terzo motivo è che molti altri comportamenti individuali sono dannosi alla salute del singolo individuo: chi giornalmente mangia insaccati avrà quasi sicuramente problemi con il colesterolo, e chi adotta una dieta vegana avrà verosimilmente carenza di proteine, zinco e calcio. Ma non per questo pensiamo a proibizioni o a condizionare le scelte personali della gente. I divieti eccessivi servono a poco.

Bisogna invece agire sulla responsabilità individuale e sulla conoscenza scientifica di cosa sia sano e cosa sia dannoso alla salute. Credo nessuno al mondo sostenga che fumare faccia bene. Tuttavia, ci sono ancora molti - oso dire troppi - fumatori consapevoli che comunque continuano a farlo. Per i giovani bisogna invece migliorare la prevenzione, far loro capire che fumare significa farsi del male ed è un danno alla propria salute. Ma questo lo si fa con la prevenzione e la sensibilizzazione, non con ulteriori divieti. Un ruolo importante ce l'ha poi la famiglia, ce l'hanno i genitori. Nell'ambito dell'educazione dei propri figli è necessario far capire loro cosa sia giusto o sbagliato, cosa sia sano e cosa invece non lo sia.

Considerando il quadro legislativo attualmente in vigore e l'impegno messo in campo soprattutto dalla Confederazione per combattere questo fenomeno, ritengo che ulteriori divieti sarebbero oltre che inutili, pure controproducenti.

Per questi motivi vi invito a respingere l'iniziativa popolare.