Romano Marco · Nationalrat · 2021-06-01
Romano Marco · Nationalrat · Tessin · Die Mitte-Fraktion. Die Mitte. EVP. · 2021-06-01
Wortprotokoll
Perché arrivo a chiedere un tale rapporto? Perché a livello internazionale, malgrado la globalizzazione e la volontà di condivisione dei mercati, sempre più paesi praticano politiche protezionistiche a tutela di singole attività o settori economici.
Prendiamo un esempio concreto, le relazioni tra Svizzera e Italia. Da tempo le autorità italiane, malgrado grandi promesse per migliorare la situazione, ostacolano - direi quasi osteggiano perché si è già al punto di contenziosi giudiziari - l'accesso al mercato italiano per gli operatori finanziari svizzeri. Una situazione complessa che ha pesanti conseguenze sulla piazza finanziaria elvetica, soprattutto su quella ticinese per cui il mercato italiano rappresenta un elemento chiave di attività. Ci si vuole affidare alle banche e alle consulenze svizzere per la loro stabilità, sicurezza, professionalità e affidabilità. Ma il fine italiano è chiaro: escludere gli operatori elvetici o almeno sottoporli a condizioni quadro difficili o onerose.
Da anni si parla di un accordo in materia - è già stata sottoscritta una road map nel lontano 2015 -, e con la Germania per la medesima situazione una soluzione è stata trovata. Con l'Italia siamo distanti da una tale soluzione e da Roma non giungono segnali volti a trovare una dinamica di libero accesso, chiaramente bilaterale.
Il settore finanziario esporta servizi cercati e apprezzati in vari paesi. Quanto oggi avviene per i mercati finanziari potrebbe riprodursi in altri settori economici. Anche alla luce delle esperienze vissute durante la pandemia, e prendendo atto delle politiche protezionistiche praticate da vari paesi a tutela di propri settori economici rilevanti, la Svizzera, quale nazione per sua natura votata - direi quasi obbligata - all'export, deve valutare attentamente gli sviluppi e attuare per tempo misure adeguate ad evitare l'esclusione.
Con questo postulato chiedo quindi una strategia che promuova la creazione di valore aggiunto nel settore dei servizi orientata all'esportazione. La strategia non deve interessare unicamente il settore finanziario, ma comprendere l'intero settore dei servizi, come ad esempio le TIC, il turismo, i servizi di architettura e ingegneria nonché le prestazioni di consulenza in generale.
Nel rapporto, il Consiglio federale dovrebbe analizzare in particolare la qualità dell'accesso ai mercati esteri per i prestatori di servizio svizzeri, concentrandosi in particolare sul mercato comunitario, e presentare, dove opportuno e necessario - e queste opportunità e necessità ci sono -, proposte risolutive che permettano di mantenere in Svizzera posti di lavoro, substrato fiscale e creazione di valore aggiunto.
L'alternativa è un'erosione lenta della nostra possibilità di esportare servizi e di conseguenza lo spostamento o la [PAGE 933] cessazione di attività, quindi la perdita di posti di lavoro e la delocalizzazione al di fuori della Svizzera - perché non più capace di esportare o di creare le condizioni quadro affinché i servizi siano esportati.
Ricordiamo che circa tre quarti di tutte le persone occupate e di tutte le aziende in Svizzera sono attive nel settore dei servizi. Per queste persone e aziende è importante poter offrire i propri servizi sui mercati verso uno sbocco estero senza né barriere né intoppi di altro genere.
Il Consiglio federale afferma di non voler considerare il settore in maniera isolata e per questo fare un rapporto esclusivo. Capisco l'intento ma si tratta comunque di una componente rilevante della nostra politica economica esterna, una componente che oggi è sottoposta a difficoltà crescenti e che merita sicuramente un'attenzione particolare con un rapporto ad hoc.