Chiesa Marco · Ständerat · 2021-06-15
Chiesa Marco · Ständerat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2021-06-15
Wortprotokoll
Il presente rapporto, volutamente succinto, è incentrato sui principali interventi della Delegazione presso l'Assemblea parlamentare dell'OSCE nell'anno appena trascorso. Proprio come è successo alla maggior parte delle persone fisiche e giuridiche, anche l'Assemblea parlamentare dell'OSCE è stata duramente colpita nel suo funzionamento dalla pandemia di coronavirus.
Nel 2020, su tre riunioni annuali statutarie soltanto la riunione invernale ha potuto essere svolta normalmente in presenza a Vienna, il 20 e il 21 febbraio, vale a dire poco prima che la maggior parte degli Stati partecipanti dell'OSCE ordinasse il confinamento. Il dialogo interparlamentare è stato garantito mediante numerosi webinar che vertevano sulle ripercussioni della crisi sanitaria sugli Stati, e questo nell'ottica delle dimensioni della sicurezza. L'Assemblea parlamentare ha quindi tenuto dieci webinar di cui avete traccia nel rapporto scritto. Da marzo 2020 l'attività dell'Assemblea parlamentare in materia di osservazione elettorale è stata inoltre fortemente ridotta a causa della situazione sanitaria, limitandosi a quattro missioni per tutto l'anno: l'Azerbaigian, il Montenegro, la Georgia e gli Stati Uniti.
Ricordo che la nostra delegazione, quella svizzera, è composta di tre parlamentari del Consiglio degli Stati e tre del Consiglio nazionale ed è presieduta dal nostro collega e consigliere agli Stati Dittli. Il nostro paese dispone di norma di due seggi in ognuna delle tre commissioni generali dell'Assemblea parlamentare dell'OSCE. Nell'anno in rassegna, nel 2020, ha quindi tenuto quattro riunioni in presenza, a febbraio, maggio, settembre e dicembre.
Passo brevemente in rassegna gli assi tematici e orientamenti della delegazione nell'anno 2020. Dapprima è necessario spendere una riflessione relativamente al mancato rinnovo del mandato svizzero a capo della segreteria generale dell'OSCE. Thomas Greminger era stato nominato all'alta funzione dell'OSCE dal Consiglio dei ministri dell'organizzazione nel luglio 2017 per una durata di tre anni.
Se l'impegno del signor Greminger e quello della Svizzera in generale presso l'organizzazione è stato ampiamente riconosciuto, certe prese di posizione di alte personalità a capo delle istituzioni principali dell'OSCE sono invece state criticate in particolare dall'Azerbaigian, dal Tagikistan e dalla Turchia - cosa che ha avuto un impatto su tutte le nomine.
Dopo aver condiviso le sue preoccupazioni con l'Assemblea parlamentare per questo vuoto istituzionale venutosi a creare, la delegazione ha seguito da vicino, nel secondo semestre del 2020, l'evoluzione del processo di nomina dei nuovi rappresentanti delle istituzioni dell'OSCE. Il 4 dicembre 2020, il Consiglio dei ministri ha finalmente assegnato i quattro posti vacanti come segue: la tedesca Helga Schmidt è stata designata segretaria generale dell'OSCE, la portoghese Teresa Ribeiro rappresentante per la libertà dei media, il kazako Kairat Abdrakhmanov alto commissario per le minoranze nazionali e l'italiano Matteo Mecacci direttore dell'Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani (ODIHR).
Veniamo ora ad alcuni temi geopolitici. I risultati dell'elezione presidenziale del 9 agosto 2020 in Bielorussia hanno [PAGE 652] scatenato una contestazione politica senza precedenti, durante la quale le autorità hanno risposto con l'uso della forza. Siccome l'invito ad osservare queste elezioni è stato presentato dalle autorità nazionali con largo ritardo sul termine impartito, l'OSCE non è stata in grado di inviare una missione sul posto.
Certo, oltre alla dimensione umana della situazione, la delegazione ha esaminato anche quella militare. Benché limitate nelle loro possibilità di azione dalla natura interna della problematica, l'OSCE e la sua Assemblea parlamentare non sono però completamente prive di mezzi di intervento o di meccanismi di regolazione del controllo. Difatti, il codice di condotta per gli aspetti politico-militari della sicurezza dell'OSCE obbliga gli Stati partecipanti ad assicurare un controllo democratico delle forze armate e condurle conformemente alla loro costituzione, e a garantirne la neutralità politica nonché il rispetto del diritto internazionale.
Magari ancora due parole concernente la Bielorussia: la delegazione si è prefissata per il 2021 l'obiettivo di sensibilizzare non solo la sua omologa bielorussa, ma anche l'intera Assemblea parlamentare all'esistenza di questo strumento e alla necessità impellente di conformarsi ai suoi principi.
Per quanto riguarda la situazione nell'Alto Karabakh, che ha occupato un posto centrale nei lavori della delegazione nel secondo semestre del 2020, l'inasprimento del conflitto militare tra l'Armenia e l'Azerbaigian, iniziato il 27 settembre, ha avuto ripercussioni drammatiche sulle popolazioni civili e comportato gravi perdite umane. La delegazione ha tirato un sospiro di sollievo quando ha costatato che l'accordo di cessate il fuoco del 19 novembre 2020, negoziato sotto l'egida della Russia, veniva rispettato. Nel 2021, la delegazione intende però ricordare alle sue omologhe i ruoli dell'OSCE e del Gruppo di Minsk nei negoziati di pace che dovrebbero portare, come si augura, a una soluzione duratura del conflitto.
Per quello che riguarda l'osservazione delle elezioni americane del 3 novembre 2020 non mi soffermo a lungo. Nell'ambito delle prime conclusioni pubblicate il 4 novembre 2020, l'OSCE ritiene che nonostante la situazione sanitaria e politica tesa in cui si è tenuto lo scrutinio, le elezioni del 3 novembre si siano svolte in maniera calma, libera e democratica.
Vengo alle conclusioni: le ripercussioni della crisi sanitaria, della pandemia hanno evidentemente delle dimensioni politiche, economiche e umane e toccano anche la sicurezza statale. Si è venuta a creare una situazione che non ha precedenti, tanto più che queste dimensioni sono state colpite simultaneamente e su scala mondiale. Di conseguenza gli obiettivi dell'OSCE, i cui ambiti prioritari sono il mantenimento della sicurezza politico-militare, della sicurezza economica, sociale e ambientale nonché di quella umana nelle sue componenti umanitarie, democratiche e inerenti ai diritti umani, sono stati fortemente sconvolti dalla crisi sanitaria.
Nell'ambito della dimensione umana i membri dell'Assemblea parlamentare temono inoltre che i gruppi o Stati più vulnerabili e più fragili possano passare inosservati alle misure di protezione sanitaria attuate dagli Stati per lottare contro la pandemia. Di fronte a un costante aumento del razzismo e della discriminazione verso le minoranze etniche, linguistiche, religiose o sessuali, l'Alto commissariato per le minoranze dell'OSCE, si preoccupa anche della coesione sociale e si appella ai governi affinché adattino alcune prestazioni pubbliche fornite alla popolazione.
L'Assemblea parlamentare dell'OSCE ha saputo rimediare con dinamismo alla soppressione delle riunioni statutarie, mantenendo un alto livello di dialogo politico. Ciononostante, la qualità e l'intensità degli scambi interparlamentari hanno risentito della soppressione delle riunioni in presenza. Gli scambi formali con le sue omologhe sono stati quindi limitati alla riunione invernale dell'Assemblea parlamentare, unica che si è tenuta nel 2020.
Oltre alla situazione umanitaria in Ucraina, la nostra delegazione intende anche dedicarsi ad altre situazioni politiche precarie, quali la situazione in Bielorussia e nell'Alto Karabakh. La delegazione auspica inoltre che l'OSCE ritrovi un funzionamento pienamente efficace come in passato e una forte legittimità conferita alle sue attività.