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Chiesa Marco · Ständerat · 2021-09-22

Chiesa Marco · Ständerat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2021-09-22

Wortprotokoll

La mozione che avete sui vostri banchi chiede di convocare il Comitato misto Svizzera-UE, così come previsto dall'Accordo sulla libera circolazione, al fine di trovare delle soluzioni per il mercato del lavoro delle regioni e dei cantoni di frontiera del nostro paese, colpiti dalla crisi pandemica e da pericolose - sottolineo: pericolose - involuzioni.

Quest'atto parlamentare ha un mittente chiaro: il canton Ticino. Per comprendere la situazione in cui versa il mio cantone, vi presento in estrema sintesi alcuni dati essenziali. In Ticino, negli ultimi dieci anni, secondo la pubblicazione periodica "Panorama statistico del mercato del lavoro ticinese" sono stati creati 26[NB]000 nuovi posti di lavoro. Sono dati che farebbero gridare al miracolo economico, se non fosse che i lavoratori residenti sono diminuiti, mentre i lavoratori stranieri occupati durante lo stesso periodo sono aumentati di 28[NB]000 unità.

Nel 2010, il 56 per cento, dunque una netta maggioranza degli occupati, erano svizzeri. Oggi, al contrario, rappresentano solo il 48,5 per cento. Avete ben sentito: i lavoratori svizzeri per la prima volta nella storia del mio cantone sono in minoranza e ciò malgrado 20[NB]000 nuove naturalizzazioni nel decennio in questione. Questa dinamica è chiaro frutto dell'esplosione del numero di frontalieri che oggi nel canton Ticino rappresentano il 30 per cento degli occupati a fronte del 6,7 per cento a livello svizzero.

Sono profondamente convinto che le regioni e cantoni economicamente più fragili abbiano il diritto di ottenere una moratoria sull'applicazione dell'Accordo sulla libera circolazione, perché un paese ha il diritto di tutelare e promuovere le risorse già presenti sul suo territorio.

È un obiettivo socio-economico fondamentale che non può essere immolato sull'altare di Bruxelles.

Posso comprendere che per molti cantoni la questione della sospensione della libera circolazione non rappresenti un tema prioritario. In Ticino, al contrario, con un'immigrazione bulimica e la relativa esplosione dei numeri dei frontalieri, lo è da tempo. La problematica inoltre si è accentuata ulteriormente a seguito della pandemia. Paradossalmente, infatti, mentre i dati degli occupati salgono, i dati della disoccupazione peggiorano. I disoccupati ai sensi dell'ILO sono passati da meno di 10[NB]000 a più di 15[NB]000 nel primo trimestre del 2021, con un tasso che sfiora il 9 per cento, senza contare l'esercito di sottooccupati che contano ormai il 10 per cento della forza lavoro del mio cantone. Quindi ben 17[NB]400 persone sono impiegate a tempo parziale e sono in cerca di nuove impieghi professionali supplementari. Purtroppo queste persone ingrossano la fila dei "working poor" e di quelle persone che hanno bisogno del sostegno dello Stato per tirare a fine mese.

In Ticino, la situazione del mercato del lavoro resta estremamente tesa. Ne sono testimone di questa realtà: una ventina di contratti normali, emanati dal Consiglio di Stato ticinese, a fronte di un diffuso dumping salariale. Alla sana immigrazione complementare, che andava a coprire le esigenze del nostro territorio - penso ad esempio al settore delle costruzioni o a quello sanitario - si è sempre più imposta la dinamica della sostituzione e della corte bandita malgrado la festa sia già finita da un pezzo. Nemmeno la pandemia ha fermato l'emorragia di impieghi dal Ticino a favore dei lavoratori lombardi. Mentre venivano cancellati posti di lavoro e licenziato il personale residente, il numero dei lavoratori frontalieri è cresciuto sfiorando per la prima volta la soglia delle 70[NB]000 unità, anzi, oggi stiamo andando in direzione di 72[NB]000 frontalieri.

Nei cantoni che rappresentate non conoscete una situazione simile alla nostra. In Ticino, ogni anno centinaia di giovani ben formati si trasferiscono armi e bagagli nei vostri cantoni per cercare un lavoro giustamente retribuito, perché a casa loro non hanno nessuna possibilità di trovare un impiego e di reggere la concorrenza di chi, abitando nella vicina Penisola, non ha le stesse necessità di un residente.

Vi ricordo inoltre che non più tardi della sessione estiva, proprio qui a Berna, si sono voluti confermare i privilegi fiscali dei frontalieri che pagano molte meno tasse rispetto agli svizzeri e ai loro colleghi in Italia, cosa che evidentemente crea una discriminazione inaccettabile tra le diverse categorie di lavoratori - a svantaggio dei residenti e del loro salario.

È ingenuo pensare che i salari minimi, democraticamente approvati in Ticino, potranno frenare la picchiata dei salari che si costata anche a livello statistico. Il salario minimo si trasformerà in salario di riferimento. A pagarne le spese saranno nuovamente i residenti e il ceto medio. Tutti i partiti, anche in queste sale e nelle sale cantonali, hanno promesso alla popolazione soluzioni migliori rispetto a quelle dell'UDC, ma finora nessuno ha mosso un dito.

I ticinesi, lo sapete benissimo, hanno espresso più volte il loro dissenso nei confronti della libera circolazione, perché ne subiscono gli effetti più nefasti sulla propria pelle. Avendo approvato l'iniziativa "Prima i nostri" che costituisce uno dei 14 punti inevasi del Comitato misto hanno confermato la propria volontà di reintrodurre la preferenza indigena per favorire i nostri figli e i nostri padri di famiglia rispetto a risorse umane che non vivono in Ticino e non formano la comunità del nostro territorio.

Detto ciò, in conclusione e alla luce del fatto che esiste e permane un concreto rischio di una nuova perdita di posti di lavoro - e che la sostituzione accelererà nei prossimi mesi, con la ripresa economica che seguirà l'attuale crisi sanitaria - vi chiedo di agire in favore di un cantone pesantemente colpito dalla crisi del mercato del lavoro. L'Accordo bilaterale sulla libera circolazione delle persone, all'articolo 14 capoverso 2 prevede che in caso di gravi difficoltà di ordine economico o sociale, il Comitato misto si riunisce, su richiesta di una delle parti contraenti, al fine di esaminare le misure adeguate per porre rimedio alla situazione. La portata e la durata delle misure si limitano - questo mi è chiaro - a quanto strettamente indispensabile per porre rimedio alla situazione.

Mi rendo conto che la discussione richiesta in seno al Comitato misto rischi di rimanere lettera morta, ma alla luce dei dati che ho appena illustrato e delle preoccupazioni della popolazione del mio cantone, questa mozione è un atto [PAGE 944] istituzionalmente dovuto e moralmente necessario. Per questi motivi vi invito ad accoglierla.