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Romano Marco · Nationalrat · 2022-03-01

Romano Marco · Nationalrat · Tessin · Die Mitte-Fraktion. Die Mitte. EVP. · 2022-03-01

Wortprotokoll

Il risultato diplomatico e politico su questo accordo premia chiaramente l'Italia, non dobbiamo nasconderci dietro la retorica. Gli italiani hanno ottenuto tutto quello che volevano, innanzitutto una transizione di dieci anni prima che entri in vigore il nuovo accordo. Poi non hanno ceduto - è la loro legittima posizione - sulla regolamentazione delle attività finanziarie transfrontaliere, e questo rappresenta un danno molto grave per la piazza finanziaria ticinese. Si tratta di una politica protezionistica che a lungo termine nuoce all'economia elvetica votata all'esportazione di servizi. Ci tengono in maniera unilaterale su una lista nera, un fatto irritante e un modo di agire che non mi pare adeguato in vista di un rapporto costruttivo tra due paesi amici. In aggiunta, ad oggi non abbiamo alcuna indicazione temporale sulla trattazione di questo dossier nel Parlamento italiano. Noi, da buoni svizzeri, facciamo i compiti e li facciamo subito, mentre dall'altra parte si è fermi e non è dato sapere quando succederà qualcosa. Mentre noi approviamo tutto subito, la loro strategia è di attendere, di aspettare che la Svizzera realizzi i propri compiti portando a casa realmente tutte le carte di questa partita.

Sono veramente deluso e trovo che il Consiglio federale non abbia una politica coordinata ed efficace nelle relazioni economiche e fiscali con l'Italia. La ratifica di questo accordo andrebbe fermata, anzi va sospesa fintanto l'Italia non mostri concretamente di voler portare a termine anche lei questa procedura rispettivamente presenti atti concreti e non solo [PAGE 55] promesse diplomatiche sul tema della "black list" e sulla regolamentazione delle attività finanziarie transfrontaliere. Sostengo di conseguenza la proposta di sospensione, anche se sono cosciente che essa non troverà una maggioranza nel Consiglio.

Nel complesso, il nuovo accordo presenta vantaggi sicuramente sul lungo termine anche per il Ticino, ma come detto, il periodo di transizione è troppo lungo e premia in maniera unilaterale la parte italiana. Ritengo di conseguenza che se l'Italia entro la fine di quest'anno non compierà il processo parlamentare che conclude l'esercizio attorno a questo nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri, la Svizzera debba proattivamente compiere il passo che viene chiesto da anni, quello di disdire l'accordo in vigore e di chiedere di mettere in vigore quello nuovo, ma da subito, senza un periodo di transizione di dieci anni. Non possiamo solo aspettare e regolarci sui tempi e le regole italiani. È corretto intrattenere buoni rapporti con l'Italia. Ma a un certo punto si perde ogni credibilità se la tempistica è dettata esclusivamente dalla controparte.

Chiedo al Consiglio federale di essere maggiormente politico e meno accondiscendente su questo dossier con l'Italia. L'Italia chiaramente pratica una politica protezionistica. A tale politica occorre frapporre anche delle risposte e utilizzare strumenti della politica e non solo della diplomazia.