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Chiesa Marco · Ständerat · 2022-09-29

Chiesa Marco · Ständerat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2022-09-29

Wortprotokoll

Se oggi discutiamo sul tema del lupo non è certo un caso ma dovuto a una situazione insostenibile che sta vivendo parte del settore primario e della popolazione per la presenza di esemplari e branchi sul territorio. Una situazione che si conferma essere la medesima anche in altri cantoni e aldilà di quello che rappresento.

Mi permetto dunque di citarvi solamente alcuni dati per fare meglio comprendere lo stato delle cose: dall'inizio dell'anno in Ticino sono stati registrati 240 capi di bestiame uccisi durante cinquanta attacchi da parte di lupi - oltre ad almeno una sessantina di capi tuttora dispersi. Quaranta sono gli allevatori colpiti da queste predazioni. A titolo di confronto, in Ticino nel 2020 i capi predati erano solo 59, ai quali si aggiungevano 15 capi dispersi. Si tratta di un aumento del 307 per cento in soli due anni e di una situazione estremamente drammatica per gli allevatori ticinesi, resa ancora più drammatica dalla passività delle nostre autorità.

Non è chiaro quanti lupi ci siano in Ticino oggi. Sappiamo solo, in base alle predazioni e agli avvistamenti avvenuti, che sono circoscrivibili a una decina di valli in località ticinesi distribuite su tutto il territorio cantonale, da Bedretto a Novazzano. Questo rende certo che il quantitativo di lupi presenti sul territorio ticinese è estremamente elevato e in continuo[NB]aumento, rendendo anche in questo caso di fatto impossibile la convivenza con gli allevatori, anche perché, come è confermato dalle autorità, nel 70 per cento del territorio consacrato agli alpeggi è improponibile attuare delle misure di sicurezza.

È vero, quest'anno verranno versati risarcimenti per circa 150 mila franchi. È un indennizzo che copre esclusivamente il valore venale del capo di bestiame, ma non rinfranca di certo gli[NB]allevatori, colpiti dagli attacchi del lupo anche più volte quest'anno. Infatti un buon numero di allevatori ticinesi è ormai ad un passo dal gettare la spugna. E se si continua a non agire, il rischio è che quest'importante figura sparisca dalle valli ticinesi - con tutte le conseguenze del caso a livello di approvvigionamento alimentare e di gestione di paesaggio alpino.

Posso comprendere che vi sia la necessità di contemplare una certa tutela del lupo in Svizzera. Ma una simile politica non deve assolutamente andare a detrimento dei nostri allevatori e delle loro famiglie. Le conseguenze negative di questa convivenza sono diventate ormai insopportabili. Le misure di protezione raccomandate hanno raggiunto il loro limite, e il lupo ha grande capacità di eluderle e sembra di avere - anzi, lo ha! - uno spiccato spirito di adattamento.

Quando si parla di lupo si tende a concentrarsi solo sul suo benessere e sulla sua necessità di tutela, dimenticandosi completamente della tutela e del benessere degli animali di allevamento che include la protezione dalla sofferenza, dalla paura e dallo stress. L'esposizione alla pressione del lupo, l'attacco da parte di un singolo individuo o di un branco, le ferite e l'agonia sono traumi profondi o addirittura duraturi per le vittima, ivi compresi gli animali. In un momento in cui il benessere degli animali è di grande attualità, sarebbe bene considerare anche questo aspetto. Credo che siete già sufficientemente consapevoli degli aspetti pratici e finanziari delle perdite per le famiglie contadine e per le regioni, nonché dei costi per la protezione, del lavoro supplementare e delle relative perdite per l'economia alpina.

Ma un altro aspetto che è necessario considerare è l'impatto psicologico di questa situazione sugli allevatori e sulle rispettive famiglie. La pressione psicologica a cui questi nuclei famigliari sono esposti giorno e notte è enorme: si svegliano la notte al minimo rumore e vivono col terrore che ogni volta che voltano lo sguardo al loro bestiame sia l'ultima volta che lo trovano in vita. Le famiglie delle comunità montane ed alpine iniziano anche a temere per i propri stessi figli quando si recano a scuola o giocano fuori casa. L'impressione generale è che questa situazione difficile non sia percepita nella sua dimensione dalla politica e dai suoi rappresentanti in Parlamento. Il fatto che si sentano lasciate sole a farsi carico delle difficoltà comporta un ulteriore onere per loro e per le loro famiglie.

Non credo sia necessario ricordarvi che la scomparsa della figura dell'allevatore in Ticino e in Svizzera comporterebbe gravi conseguenze per la già fragile economia alpina delle nostre regioni montane, per non parlare degli effetti sul turismo e sulla biodiversità dei pascoli alpini e nelle zone rurali.

Per questo motivo sosterrò in maniera convinta questa iniziativa parlamentare e anche la proposta individuale Engler, riservandomi poi in seconda battuta di ritirare la mozione, qualora dovesse essere tutto approvato in questo senso.