AB 317343
Gysin Greta · Nationalrat · Tessin · Grüne Fraktion · 2023-03-15
Wortprotokoll
L'iniziativa parlamentare Regazzi 22.435, "Esporre i costi delle iniziative parlamentari", chiede di modificare la legge sul Parlamento in modo che nella risposta del Consiglio federale vengano indicati i costi e i tempi dell'elaborazione della risposta.
L'autore dell'iniziativa motiva la sua richiesta con l'importante aumento del numero di atti parlamentari depositati negli ultimi anni. In effetti, da una media annuale di 700 atti parlamentari nel periodo tra gli anni Settanta e Novanta, negli ultimi anni siamo quasi arrivati a raggiungere la quota di 2000 atti parlamentari all'anno.
Indicare i costi e i tempi per la stesura delle risposte, favorirebbe la trasparenza e la sensibilità di chi siede nell'Assemblea federale riguardo ai costi che provocano e porterebbe così ad una maggiore sensibilità e ad una diminuzione degli atti parlamentari.
La Commissione delle istituzioni politiche ha discusso l'iniziativa parlamentare il 19 gennaio e vi raccomanda, con 13 voti contro 11 e 1 astensione, di non darle seguito.
C'è innanzitutto una questione di principio: gli atti parlamentari sono uno dei principali strumenti che abbiamo a disposizione per il nostro lavoro legislativo. La misura proposta avrebbe l'effetto di spostare l'attenzione dai contenuti dell'atto parlamentare ai costi che esso ha generato per la risposta. Da una parte si rischia una sorta di pressione su deputate e deputati, con classifiche e accuse sui costi amministrativi che generano facendo in realtà proprio quello per cui sono stati eletti: il lavoro parlamentare.
D'altra parte si crea anche pressione sull'amministrazione perché riduca i costi delle risposte. Questo evidentemente potrebbe andare a spese della qualità delle risposte, minando la completezza, sensatezza e qualità del lavoro legislativo nel suo complesso.
È quindi nell'interesse di chiunque, parlamentari in primis, che l'amministrazione federale fornisca risposte di qualità e non risposte che non generino costi. A maggior ragione se si considera che con il nostro sistema di milizia noi parlamentari non disponiamo di risorse proprie che ci consentirebbero di fare il lavoro di ricerca e approfondimento in sostituzione dell'amministrazione.
L'equazione che si vuole fare, per cui più una cosa genera costi e più è da mettere in questione, è superficiale e sbagliata. Un esempio su tutti: i costi per le traduzioni dei testi sono elevati, eppure è importantissimo sostenerli se vogliamo mantenere vivo il nostro plurilinguismo. La democrazia, a maggior ragione in una realtà plurilinguistica e federale come la nostra, ha dei costi molto più elevati rispetto ad altri sistemi meno partecipativi. Misure come quella proposta rischiano di indebolire ulteriormente il Parlamento e non è certo ciò di cui avremmo bisogno.
L'iniziativa però non è sbagliata solo per una questione di principio: è infatti improbabile che la misura proposta avrebbe poi effettivamente l'effetto desiderato, ovvero la riduzione del numero di atti parlamentari depositati. Nei cantoni in cui è stata introdotta una normativa simile a quella proposta dal collega Regazzi, tra cui il nostro cantone, non si è riscontrata alcuna diminuzione del numero degli atti parlamentari negli ultimi anni. Questo vale anche per il Ticino, dove vengono esposti i costi e tempi necessari per le risposte agli atti [PAGE 523] parlamentari, anzi, vi è stato un considerevole aumento degli atti parlamentari depositati. Rischiamo quindi di indebolire il Parlamento e il nostro lavoro parlamentare, senza ottenere l'effetto sperato dal collega Regazzi.
La soluzione va quindi ricercata altrove, e passa per la responsabilità individuale, tanto cara anche al collega Regazzi. Non servono modifiche legislative per ridurre il numero di atti parlamentari, basterebbe semplicemente che tutte e tutti noi ne depositassimo meno.
A nome della maggioranza commissionale, vi invito quindi a non dare seguito all'iniziativa.