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Gysin Greta · Nationalrat · 2024-12-12

Gysin Greta · Nationalrat · Tessin · Grüne Fraktion · 2024-12-12

Wortprotokoll

Permettetemi di iniziare questo mio intervento con una riflessione generale sul tema della migrazione. Nel lungo processo politico che ci ha portato qui oggi a discutere il Patto globale ONU sulla migrazione, abbiamo assistito ancora una volta al predominio delle emozioni sulla ragione e dei pregiudizi sui dati concreti. Sembra che noi nel dibattito ci fossimo persi in una nebbia emotiva, alimentata, da una parte, da una comprensibile preoccupazione per un fenomeno complesso e difficile da controllare, che porta con sé sfide non sempre facili da risolvere. Dall'altra parte, però, questa nebbia è anche il risultato di un calcolo politico preciso: creare confusione e fomentare paure per ricavarne un tornaconto elettorale. Così si vincono forse le elezioni, ma non si risolvono i problemi.

Partiamo da un dato di fatto. La migrazione è una costante storica, è una realtà globale che tocca ogni angolo del pianeta e che, peraltro, ha contribuito a plasmare la Svizzera così come la conosciamo: un Paese prospero e multiculturale. La nostra storia nazionale è intrecciata con migrazioni, a volte in uscita e a volte in entrata.

Oggi, la migrazione mondiale riguarda stabilmente circa il 3 per cento della popolazione globale. Di questo 3 per cento, il 10 per cento sono persone in fuga e di queste l'80 per cento trovano rifugio in Paesi confinanti - lo abbiamo sentito anche in precedenza. Si parla tanto della migrazione dall'Africa verso l'Europa, ma ci si dimentica che il 90 per cento delle persone in fuga in Africa rimangono sul continente africano. Ciò che è cambiato nel tempo è la direzione della migrazione. Fino ad un secolo fa si fuggiva dall'Europa, si lasciava l'Europa alle spalle per andare verso altri continenti. Oggi invece l'Europa è diventata una destinazione per tanti migranti.

Anche il numero di persone richiedenti l'asilo che viene in Svizzera è stabile: sono circa 20[NB]000 persone all'anno, con una leggera tendenza alla diminuzione negli ultimi trent'anni. Questi numeri aumentano, come è comprensibile, di fronte a conflitti concreti come quelli del Kosovo, della Siria o dell'Afghanistan, accompagnati puntualmente da panico mediatico e politico, ma poi calano di nuovo, una volta che questi conflitti si calmano o finiscono; e di questo chiaramente si parla molto meno. Conoscere e ricordarsi questi dati potrebbe aiutare a indirizzare la discussione dall'isteria ingiustificata che viviamo attualmente alla ricerca reale di soluzioni per quei problemi che effettivamente abbiamo, quelle sfide che effettivamente dobbiamo affrontare nell'ambito della migrazione.

La migrazione è una sfida globale che nessun Paese può affrontare e risolvere da solo. Ed è qui che entra in gioco il Patto globale ONU sulla migrazione. Questo documento promuove la cooperazione tra Paesi di origine, di transito e di destinazione, mira a ridurre la migrazione irregolare e a favorire quella regolare. È uno strumento per affrontare questioni come lo sfruttamento dei migranti, il traffico, la tratta di esseri umani e i pericoli che le persone in fuga affrontano sulla loro strada.

Ed è per questo che il gruppo dei Verdi continua a sostenere l'adesione a questo patto, sposando la proposta del Consiglio federale, ripresa dalla minoranza Glättli. Vi invitiamo quindi a sostenere la minoranza Glättli.

Il Patto ONU non è un trattato vincolante e non limita la nostra sovranità nazionale, piuttosto fornisce un quadro di riferimento e un linguaggio comune a livello internazionale per collaborare con altri Stati nella gestione della migrazione in modo ordinato, sicuro e regolamentato.

Aderire al patto sarebbe per la Svizzera un atto di coerenza politica ed efficacia diplomatica. Ne va anche della nostra credibilità come attore internazionale, come Stato depositario della Convenzione sui diritti dei rifugiati. Il patto non conferisce nuovi diritti, riafferma semplicemente quelli garantiti dal diritto internazionale, ricorda che i migranti sono persone, non numeri, e come tali godono di diritti inviolabili che non dovrebbero mai essere dimenticati. Ignorare questi principi significherebbe rinunciare a quei valori che definiscono la Svizzera come Stato di diritto e come Paese con una lunga tradizione umanitaria.

Aderire al patto non significa aprire le porte a migrazioni incontrollate, anzi si mira proprio a ridurre la migrazione irregolare e a promuovere quella regolare, sicura e responsabile. Sappiamo benissimo che anche in Svizzera abbiamo bisogno dei migranti e infatti, buona parte dei migranti che vengono in Svizzera sono persone che vengono qua per lavorare, perché la nostra economia ha bisogno di queste persone. Se non avessimo questa migrazione, avremmo un serio problema. Sappiamo benissimo che il problema della mancanza di mano d'opera non andrà a diminuire in futuro, anzi, in determinati settori siamo veramente di fronte ad una situazione drammatica. Abbiamo bisogno di questa migrazione regolare, abbiamo bisogno di persone che vengono a colmare i vuoti che purtroppo oggi abbiamo e che anche in futuro continueremo ad avere. Il patto parla peraltro anche di rimpatri perché offre un equilibrio tra diritti e doveri, tra solidarietà e responsabilità.

Il Patto ONU non è la soluzione a tutti i problemi ma è un passo pragmatico verso un linguaggio comune e un'azione coordinata a livello internazionale. La migrazione, per[NB]definizione,[NB]non[NB]si ferma ai confini nazionali. Affrontarla insieme, a livello globale, non solo è necessario bensì inevitabile.