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Quadri Lorenzo · Nationalrat · 2025-03-19

Quadri Lorenzo · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2025-03-19

Wortprotokoll

Oggi dibattiamo sull'iniziativa popolare "per una Svizzera che si impegna", detta iniziativa Servizio civico. Si tratta della terza iniziativa popolare di cui discutiamo in questa sessione.

Questa iniziativa vorrebbe obbligare tutti i cittadini, quindi comprese anche le donne, a prestare un servizio civico. Il singolo potrebbe poi, a determinate condizioni che sono indicate nell'iniziativa - condizioni soprattutto numeriche che riguardano gli effettivi dell'esercito e della protezione civile -, scegliere liberamente tra il servizio militare e quello civile.

Dalla confezione politicamente corretta ed egualitaria emergono subito le controindicazioni. L'iniziativa è per l'ennesima volta un atto di statalismo, ma lo Stato è già fin troppo pervasivo nell'esistenza dei cittadini, e l'iniziativa Servizio civico peggiora ulteriormente la situazione. Essa vuole raddoppiare il numero delle persone obbligate a servire lo Stato, ma senza in realtà sapere cosa farle fare.

I sostenitori dell'iniziativa faticano ad inventarsi i possibili compiti da attribuire ai nuovi civilisti. Nelle loro argomentazioni scrivono infatti di attività a favore dell'ambiente - ormai l'ambiente compare ovunque come il prezzemolo -, poi evocano fantomatici lavori nel settore sanitario, in quello dell'educazione, e perfino nelle organizzazioni umanitarie.

È facile immaginare quale utilità avrebbe o potrebbe avere rifilare al settore sanitario una fiumana di persone che non sono formate, che non sono motivate e che nella vita quotidiana svolgono attività di tutt'altro genere, e che andrebbero poi gestite. Quindi sarebbe più la spesa che l'impresa. Lo stesso discorso vale per l'ambito dell'educazione. Si parla poi di impiego nelle organizzazioni umanitarie. Magari allora l'intento è quello di fornire personale gratuito, ovvero pagato dal contribuente alla fine, alle organizzazioni non governative, così da rafforzare queste ultime nella promozione delle loro attività che sono spesso e volentieri orientate chiaramente politicamente da una parte.

Per il contribuente l'operazione proposta dall'iniziativa comporterebbe un costo enorme - svariate centinaia di milioni di franchi all'anno - con conseguenti distorsioni nell'economia privata. Perché chi usufruisce di abbondante personale pagato da altri può anche praticare la concorrenza sleale. Ovviamente anche la piazza economica verrebbe penalizzata, poiché dal posto di lavoro mancherebbe il doppio delle persone rispetto ad oggi, con la necessità di sostituirle. Ma il fatto è che l'intero esercizio viene fatto senza una necessità, perché le attività da far svolgere a tutti i civilisti non ci sono, ma bisogna inventarsele.

Lo scopo dell'iniziativa è dunque ideologico, cioè introdurre il servizio civile per tutti. Quindi si tratterebbe di una sorta di volontariato obbligatorio, ma anche pagato. Soprattutto, e questo è il punto cruciale, l'iniziativa, di fatto, configura un attacco diretto all'esercito, poiché vuole introdurre nella Costituzione, pure se a determinate condizioni, la libera scelta tra il servizio militare e quello civile. Le conseguenze si possono facilmente immaginare, cioè un fuggi fuggi dall'esercito, e questo proprio quando, per i motivi ormai arcinoti, occorre investire di più nella difesa, quindi non solo sotto forma di soldi, ma anche sotto forma di risorse umane.

Se il tema principale è quello della parità tra i generi, bisognerebbe, se del caso, cominciare a parlare di servizio militare obbligatorio anche per le donne. Perché portare le donne nell'esercito sarebbe utile al Paese, agevolare la fuga degli uomini verso il servizio civile, invece, certamente no. Occorre semmai fare proprio il contrario, cioè contrastare la scappatoia facile dall'esercito verso il servizio civile, e lo stesso Consiglio federale intende muoversi in questo senso. Del resto, la Costituzione non prevede una libera scelta tra il fare e il non fare il militare; l'iniziativa, invece, finirebbe a crearla.

Quanto alla promozione dell'impegno civico, che è pure evocato dall'iniziativa, di certo non si ottiene inventandosi nuovi [PAGE 434] obblighi di servizio. Per promuovere in modo concreto il volontariato, si potrebbero, ad esempio, rendere deducibili dalle imposte le spese legate all'esercizio del medesimo. Nel lontano 2013 presentai una mozione in tal senso che in seguito venne però stralciata per decorrenza dei termini; si può sempre pensare a ripresentarla.

In conclusione, ritengo che questa iniziativa popolare sia l'ultima cosa di cui abbiamo bisogno, e vi invito pertanto a raccomandare il suo rigetto.

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