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Gianini Simone · Nationalrat · 2025-06-11

Gianini Simone · Nationalrat · Tessin · FDP-Liberale Fraktion · 2025-06-11

Wortprotokoll

Nel breve tempo che mi è concesso suddividerò il mio intervento in due parti. Nella prima parte porterò all'attenzione due degli elementi di carattere generale in virtù dei quali ritengo che l'iniziativa debba essere respinta. Nella seconda parte desidero fare un appello alle colleghe e ai colleghi delle minoranze linguistiche, in particolare a quelle del mio cantone, rendendoli attenti al rischio di perdere una realtà, una delle poche rimaste dopo le dismissioni delle ex regie federali, che considera a pieno titolo - e forse anche di più - il Ticino, la Svizzera italiana, nell'ambito dei meccanismi ridistribuivi federali.

Prima però una premessa: rispetto alla situazione odierna, la SSR può senz'altro risparmiare ed è infatti ciò che ha già deciso di imporre il Consiglio federale con la modifica della relativa ordinanza che prevede la riduzione progressiva del canone a carico delle economie domestiche dagli attuali 335 ai 300 franchi entro il 2029 - dopo che nel 2019 era già sceso da 451 a 365 franchi - e l'innalzamento della cifra d'affari per l'esenzione dal pagamento del canone delle aziende dagli attuali 500[NB]000 ai 1,2 milioni di franchi all'anno a partire dal 2027.

Una giusta direzione che, va riconosciuto, e vi è da scommettere che anche qualche sostenitore dell'iniziativa popolare avrà di che dolersene, accanto alla ricerca di maggiore efficienza comporterà la riduzione del budget complessivo in ragione di 270 milioni di franchi e la perdita di 900 posti di lavoro. Ben di più - si è calcolato sino a 750 milioni di franchi e fino a 3000 posti di lavoro in meno - se passasse invece l'iniziativa popolare.

Veniamo ai due punti generali. Il primo riguarda la coesione nazionale. Per un Paese così sfaccettato dal punto di vista [PAGE 954] geografico, culturale e soprattutto linguistico come il nostro, è essenziale che vi sia un ente radio-televisivo nazionale forte e con le risorse necessarie per coprire quelle particolarità che, altrimenti, nessun emittente privato riuscirebbe o avrebbe l'interesse a garantire. La SSR è un unicum nel panorama mediatico europeo perché produce in quattro lingue diverse per una popolazione di 9 milioni di abitanti. Il quadrilinguismo in Svizzera determina circa il 40 per cento del costo del[NB]canone.[NB]In[NB]altre nazioni molto più grandi e popolose della nostra il canone può invece essere suddiviso tra un numero molto più alto di abitanti senza dover produrre contenuti in più lingue.

Il secondo punto riguarda il mito della sussidiarietà. In un Paese piccolo e così variegato come il nostro, pensare che quanto oggi viene prodotto dalla radiotelevisione nazionale lo potrebbe essere dalle emittenti private, che per questo si farebbero pagare in base all'utilizzo effettivo, è una chimera. La realtà è che, a fronte di un pubblico numericamente limitato, una buona parte degli eventi culturali o sportivi, anche di rilevanza nazionale, non sarebbero più coperti.

Concludo con un appello rivolto in particolare ai rappresentanti, ma in fin dei conti anche alle cittadine e ai cittadini del Cantone Ticino: abbiamo visto partire filiali della posta, strutture dell'esercito e centri amministrativi delle telecomunicazioni, contro la cui centralizzazione anche chi oggi promuove l'iniziativa si è battuto. Sostenere il dimezzamento del budget della SSR che le permette di produrre in Ticino i contenuti audiovisivi che raccontano nella nostra lingua la nostra realtà regionale è quanto meno autolesionista. Il Ticino lamenta giustamente che l'attuale sistema perequativo finanziario intercantonale sia sbilanciato. Sono quindi periodiche le richieste di revisione per portare al sud delle Alpi più soldi. E parallelamente cosa si farebbe accettando l'iniziativa? Si minerebbe alla base uno degli unici sistemi perequativi grazie al quale il Ticino riceve molto di più, circa 240 milioni di franchi, pari al 20 per cento del canone complessivo, rispetto a quanto versa, 50 milioni, pari al 4 per cento del canone complessivo a livello nazionale. Con il canone a 200 franchi la SSR dovrebbe funzionare con un budget ridotto della metà, il che non permetterebbe più di finanziare la produzione nella forma decentralizzata che conosciamo oggi. Ne risulterebbe una centralizzazione maggiore, a scapito, in particolare, fatalmente, del Cantone Ticino.

Vengo alla conclusione: se vogliamo continuare ad avere in Ticino con la SSR una realtà radio-televisiva che - pur con tutti i miglioramenti e risparmi che le si possono chiedere senza problemi - produce contenuti radiofonici, televisivi e web in lingua italiana, non si sostenga l'iniziativa! Se vogliamo continuare ad avere in Ticino una SSR che garantisce un indotto di oltre 200 milioni di franchi all'anno, generando, oltre ai posti di lavoro diretti, indirettamente altri 450 impieghi presso le centinaia di aziende fornitrici sul territorio, alle quali si rivolge per l'acquisto di beni e servizi pari a oltre 50 milioni di franchi all'anno, non si sostenga l'iniziativa! Ci si limiti, invece, a implementare il controprogetto indiretto deciso dal Consiglio federale.