Farinelli Alex · Nationalrat · 2025-06-18
Farinelli Alex · Nationalrat · Tessin · FDP-Liberale Fraktion · 2025-06-18
Wortprotokoll
Nessuno mette in discussione la crisi climatica, e nessuno, tantomeno i liberali-radicali, intende sottrarsi alla responsabilità di contribuire alla transizione ecologica. Lo abbiamo fatto in passato, per esempio con strumenti di promozione energetica, con obiettivi di emissioni e con aiuti agli investimenti, e lo faremo anche in futuro. Ma è proprio perché il tema è serio che servono risposte serie, e questa iniziativa purtroppo non lo è.
Infatti, l'iniziativa chiede di iscrivere nella Costituzione la creazione di un fondo pubblico gigantesco, alimentato ogni anno con lo 0,5 fino all'1 percento del PIL. Parliamo di 4 fino a 8 miliardi di franchi all'anno, più di quanto si spende, ad esempio, nel nostro Paese o si investe nel nostro Paese per la ricerca, all'infuori dei canoni e dei dettami del freno all'indebitamento. Nemmeno i promotori, coloro che da questo pulpito ci dicono spesso come bisogna investire i soldi, come bisogna comportarsi, sono stati in grado di dire come vorrebbero usare questi soldi. Lo è stato detto durante i dibattiti in commissione, ed è stato riportato a questo pulpito: non ci sono delle priorità, non ci sono strumenti definiti. C'è un principio: si crea un fondo, e poi si vedrà come utilizzarlo.
È come se oggi ci proponessero di acquistare ogni anno una flotta di autobus, senza sapere se ci sono gli autisti, senza sapere se ci sono delle tratte dove si ha bisogno di questi autobus, o se ci sono dei passeggeri che vogliono utilizzare questi autobus. Insomma, spendere miliardi di franchi pubblici, senza avere un piano concreto, è un lusso che uno Stato responsabile come la Svizzera non può permettersi, soprattutto quando già oggi investiamo comunque delle somme importanti e mirate nella politica climatica. La Confederazione, infatti, mette a disposizione più di 2 miliardi di franchi all'anno in misure per il clima, per l'energia, per la biodiversità. A queste si aggiungono naturalmente i soldi investiti dai Cantoni, dai Comuni, e dai privati.
Il vero nodo qui è che l'iniziativa non rafforza la nostra politica climatica. In realtà la irrigidisce, perché toglie al Parlamento il compito di stabilire in modo trasparente e democratico dove e come impiegare le risorse pubbliche. Pretende di centralizzare tutto in un unico strumento, scollegato dal principio della casualità, che invece è essenziale: chi inquina paga. Chi inquina deve contribuire a risolvere i problemi che crea. [PAGE 1197] Non basta spendere di più, ma bisogna spendere meglio, e bisogna spendere in modo responsabile. E magari evitare di creare continuamente ostacoli alla transizione energetica. Il fatto che il Parlamento federale abbia dovuto emanare regole speciali per dei progetti idroelettrici, quindi energia verde, e che nonostante ciò si avanzi a rilento, penso dovrebbe essere oggetto di una riflessione, soprattutto da parte di coloro che chiedono sempre e solo più mezzi come risposta a qualsiasi problema.
La Svizzera ha già adottato politiche ambiziose, sostenute dal popolo, e strumenti efficaci per promuovere innovazione, efficienza, ed energie rinnovabili. Non si è contrari a un sostegno pubblico, ma si crede che questo sostegno debba essere mirato, flessibile, e anche verificabile. Non un automatismo contabile fuori da ogni controllo.
Questa iniziativa non porta più efficacia, ma più peso sulle finanze pubbliche. Non accelera la transizione, ma ne compromette la flessibilità. Non rafforza lo Stato, ma lo rende meno agile ed efficace. E per tutte queste ragioni vi raccomanda di respingere l'iniziativa.