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Quadri Lorenzo · Nationalrat · 2025-06-18

Quadri Lorenzo · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2025-06-18

Wortprotokoll

L'iniziativa "per un fondo per il clima" propone la creazione di un nuovo fondo federale destinato al finanziamento della transizione energetica e della decarbonizzazione. Secondo i promotori, come abbiamo sentito, questo fondo dovrebbe essere alimentato annualmente con una quota compresa tra lo 0,5 per cento e l'1 per cento del PIL svizzero, ossia tra i 3,9 e i 7,7 miliardi di franchi. Una somma colossale che, come se non bastasse, non sarebbe nemmeno sottoposta al freno all'indebitamento. In altre parole, la Confederazione dovrebbe aumentare annualmente il proprio debito pubblico per finanziare questo nuovo meccanismo, un debito che inevitabilmente ricadrebbe sulle spalle dei contribuenti. Tutto ciò viene giustificato invocando l'obiettivo delle zero emissioni nette di CO2 entro il 2050,[NB]un[NB]traguardo[NB]che,[NB]è[NB]bene[NB]dirlo chiaramente, non è realistico su scala globale, e non deve nemmeno essere vincolante.

Attualmente, Confederazione e Cantoni investono già circa 2 miliardi di franchi all'anno nella riduzione delle emissioni di CO2. A questi si aggiungono 600 milioni per la tutela della biodiversità. Si tratta di impegni finanziari rilevanti che testimoniano di come la Svizzera stia già facendo la propria parte. Ma è anche giusto ricordare che il nostro Paese è responsabile di appena lo 0,1 per cento delle emissioni globali di CO2. Al contrario, la Cina produce il 30 per cento, gli Stati Uniti circa il 13 per cento, e l'India, dove l'uso del carbone come fonte energetica è in costante crescita, oltre il 7 per cento. In questo contesto è evidente che la Svizzera da sola non può salvare il pianeta. Non è una questione di negare l'esistenza di una sfida climatica, ma di riconoscere i limiti oggettivi della nostra azione.

Nel contesto europeo si sta facendo strada una nuova consapevolezza, ossia che perseguire contemporaneamente la neutralità climatica, il potenziamento della sicurezza energetica, e il rafforzamento delle capacità militari impone delle scelte, e spesso queste scelte passano attraverso dei tagli allo Stato sociale. Ma la Svizzera non deve sacrificare il benessere dei propri abitanti o quel che resta di questo benessere in nome del clima. Il meccanismo proposto si trasformerebbe inoltre in un fondo ad innaffiatoio che distribuirebbe risorse in modo non mirato, con il risultato concreto di scoraggiare gli investimenti privati. Se lo Stato interviene ovunque, perché investire con capitali propri?

È incredibile come il fronte rosso-verde continui a pretendere di moltiplicare la spesa pubblica ad ogni occasione. A causa di politiche di centro-sinistra si spendono miliardi di franchi per l'asilo, altri miliardi per l'Ucraina, altri ancora per aiuti all'estero, e la tredicesima mensilità AVS verrà fatta pagare integralmente ai consumatori, ai lavoratori, e ai datori di lavoro. Adesso, sempre il medesimo fronte vorrebbe spendere ulteriori 7,7 miliardi di franchi all'anno per il clima. Qui qualcuno ha davvero perso il senso della misura.

La popolazione è stanca di essere trattata come un banco, e diciamo quindi no alla creazione di fondi ad innaffiatoio, i cui primi beneficiari sarebbero poi i lobbisti dell'economia "green", ben rappresentati in questo Parlamento. La Svizzera ha già una politica climatica responsabile. Oggi le priorità sono la sicurezza del Paese, l'approvvigionamento energetico, i costi della salute, l'occupazione e il controllo dell'immigrazione. Invito quindi a respingere questa iniziativa.