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Storni Bruno · Nationalrat · 2025-06-19

Storni Bruno · Nationalrat · Tessin · Sozialdemokratische Fraktion · 2025-06-19

Wortprotokoll

Il recente disastroso scoscendimento della montagna al quale abbiamo potuto assistere praticamente in tempo reale, e che ha spinto a valle anche il ghiacciaio, seppellendo il villaggio di Blatten sotto i detriti della montagna, causando una vittima e danni per oltre 300 milioni di franchi, è stato classificato qui in Aula come ricorrente ogni 300 anni. Ma è capitato solo un anno dopo un evento simile, per volume di materiale, che ha visto staccarsi una frana dal Piz Scerscen in Val Roseg, Engadina, in una zona non abitata, ed è stato presto dimenticato.

Secondo il glaciologo Wilfried Haeberli, in alta montagna, crolli da milioni di metri cubi, tra il 1900 e il 1980 ne sono stati contati quattro, quindi uno ogni vent'anni. Tra il 1980 e il 2000 se ne sono contati altri quattro, cioè uno ogni cinque anni. Dal 2000 ce ne sono già stati otto, quindi in media uno ogni tre anni. Negli ultimi due anni uno nel Lötschental e un altro in Val Roseg, sono uno all'anno. Il calcolo è semplice, la frequenza è cresciuta di dieci volte nell'arco di cinquant'anni.

Cinquant'anni è l'età media di chi siede in questo Parlamento, un lasso di tempo che ha visto accelerare fortemente i tracolli delle nostre montagne, in parallelo alle sempre più frequenti condizioni meteo anomale, con piogge estreme, come quella di 250 millimetri in sei ore caduta la sera del 29 giugno 2024 in Alta Vallemaggia, che ha fatto ben otto vittime. Cinquant'anni è un lasso di tempo molto breve a confronto delle ere geologiche che sono state necessarie alla formazione delle Alpi, iniziata 130 milioni di anni fa.

Dal termine dell'ultima glaciazione, 12[NB]000 anni fa, sicuramente qualche scoscendimento è avvenuto. La frequenza è quella che conosciamo, ma adesso, nello spazio di cinquant'anni, o due generazioni, abbiamo un'accelerazione che segue l'aumento della CO2 nell'atmosfera e l'aumento della temperatura media globale; e negli ultimi venticinque anni abbiamo assistito al dimezzamento del permafrost, il cemento che da centinaia di migliaia di anni consolida le nostre montagne. Siamo nel pieno di un'enorme accelerazione dei cambiamenti climatici e conseguenti eventi estremi che potrebbero farsi ancor più estremi. Sappiamo che più sale la temperatura, più il ciclo dell'acqua si fa violento.

L'evoluzione nei prossimi decenni è destinata al rialzo. Di quanto, è difficile a dirsi. Dall'inizio dell'era industriale, in particolare dalla metà del secolo scorso, abbiamo immesso nell'atmosfera 2600 miliardi di tonnellate di CO2. Sebbene dalla Conferenza di Rio nel 1992 la comunità mondiale si sia accordata per ridurre le emissioni ogni anno, abbiamo comunque prodotto altri 30 miliardi di tonnellate di CO2. Abbiamo raggiunto il valore più alto di CO2 nell'atmosfera da 14 milioni di anni; un danno enorme, una pesante ipoteca che altererà le condizioni di vita per diverse generazioni, sempre ammesso che non si superi il punto di non ritorno. Un immenso debito che lasciamo alle prossime generazioni. Un disastro che dobbiamo cercare di ridurre, defossilizzando il più presto e velocemente possibile. E questo, lo facciamo investendo massicciamente nell'energia rinnovabile, nel risanamento termico degli edifici e dell'industria, nella mobilità sostenibile, e nella biodiversità.

Concretamente, l'iniziativa propone la creazione di un fondo di investimento che garantisca un finanziamento e [PAGE 1210] un'attuazione socialmente equi delle misure di protezione del clima e di sicurezza dell'approvvigionamento. Quanto fatto finora non basta. I mezzi finanziari messi in campo sono insufficienti, e non hanno garanzia di continuità. Lo dimostrano le misure di alleggerimento che il Consiglio federale propone e che prevedono tagli alla politica ambientale, relativi in particolare all'abbandono del finanziamento del programma Edifici.

I fondi infrastrutturali per le ferrovie, il traffico d'agglomerato e le strade nazionali hanno dimostrato che la pianificazione e la realizzazione delle infrastrutture si protraggono su diversi anni, e che un finanziamento nell'ambito dei bilanci annuali non è opportuno. Vi chiedo quindi di sostenere l'iniziativa "per una politica energetica e climatica equa".