Chiesa Marco · Ständerat · 2025-06-19
Chiesa Marco · Ständerat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2025-06-19
Wortprotokoll
Oggi siamo chiamati a pronunciarci su un'iniziativa popolare che riguarda il fondamento della nostra Confederazione, che è la neutralità svizzera. Non è una neutralità vaga, condizionata, adattabile, o interpretabile. Quella che i nostri padri ci hanno consegnato è perpetua, armata, indipendente, e soprattutto credibile agli occhi del mondo. La Svizzera non ha mai costruito la sua sicurezza sulle promesse. Non abbiamo cercato protezione nei trattati militari, né ci siamo messi sotto l'ombrello di blocchi geopolitici. La nostra forza è sempre stata l'indipendenza e l'equidistanza. La neutralità è stata un pilastro su cui si è fondata la nostra libertà.
Durante i momenti più scuri della storia europea la Svizzera è rimasta salda, non perché chiusa, non perché egoista, ma perché ha avuto il coraggio di non farsi trascinare nei conflitti. Ha avuto la lucidità di tenersi fuori dai meccanismi della guerra e della vendetta. E proprio per questo ha potuto offrire rifugio, mediazione, sicurezza, aiuti umanitari. Insomma, è potuta essere utile. Oggi, però, quella neutralità chiave del successo e del benessere dei cittadini del nostro Paese è sotto pressione. Da più parti si cerca di ridurla a un retaggio del passato e svuotarla di significato. Negli anni abbiamo sentito sempre nuove definizioni, da neutralità attiva a neutralità cooperativa, tutte formule seducenti ma finalizzate a privarla del suo contenuto reale. O si è neutrali oppure si partecipa, perché la neutralità o è integrale o non possiamo più parlare di neutralità. Non esiste una neutralità a geometria variabile. Una neutralità credibile si difende con la fermezza, non con le concessioni, le discussioni e le interpretazioni, esattamente come ci ricordava il generale Guisan, nel mezzo degli eventi più difficili del nostro secolo scorso.
Chi oggi propone un allineamento automatico a sanzioni decise altrove, chi auspica un ravvicinamento a blocchi militari, [PAGE 704] in realtà sta minando l'unico strumento che ha permesso alla Svizzera di rimanere credibile, utile e rispettata. Perché, diciamolo chiaramente, solo una Svizzera veramente neutrale può essere autorevole come costruttrice di ponti. Solo chi vuole essere parte della soluzione, non del problema, può parlare guardando diritto negli occhi i belligeranti. Chi si schiera smette di essere ascoltato. Anche per questo fondamentale motivo la Svizzera è stimata nel mondo. Noi abbiamo scelto una via diversa, quella del soccorso e non delle armi.
Qualcuno dice che la neutralità sia superata. Ma guardiamoci attorno: siamo in un mondo più stabile oggi rispetto a ieri? Viviamo forse in un'epoca più sicura, più prevedibile, più pacifica? Beh, è proprio il contrario. Ed è proprio per questo che la neutralità svizzera è più necessaria che mai. Chi rinuncia alla neutralità oggi mette in pericolo la sicurezza della Svizzera di domani.
Sostenere questa iniziativa popolare che definisce con chiarezza la nostra neutralità è un atto di responsabilità verso il futuro. Se oggi noi arretriamo, domani potremmo trovarci coinvolti in crisi internazionali che rischierebbero di travolgerci. Perderemmo la nostra libertà di azione, la nostra funzione internazionale e con essa anche la nostra identità.
Non stiamo discutendo di articoli di legge che sono solo dei dettagli tecnici. Stiamo decidendo se la Svizzera resterà padrona del proprio destino e se inizierà a rispondere o se inizierà a rispondere a comandi e a pressioni esterne. Io non ho dubbi, vorrei che questo consesso scegliesse una Svizzera libera, una Svizzera neutrale, una Svizzera che aiuta senza schierarsi, una Svizzera che parla con tutti perché non ubbidisce a nessuno.
Vi invito dunque con grande convinzione a sostenere questa iniziativa, è una scelta di principio e, a mio modo di vedere, anche di coerenza e di lungimiranza, è una scelta per la Svizzera.