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Marchesi Piero · Nationalrat · 2025-09-10

Marchesi Piero · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2025-09-10

Wortprotokoll

Il gruppo dell'UDC affronta questo dossier con grande preoccupazione. La proposta che ci viene sottoposta non è un semplice adeguamento tecnico, ma un'ulteriore ripresa dinamica del diritto europeo che riduce il margine decisionale del nostro Paese. Con questa revisione del codice frontiere Schengen non rafforziamo la nostra sicurezza, ma rischiamo di cedere nuove competenze a Bruxelles, in particolare al Consiglio europeo e alla Commissione europea, che potrebbero in futuro determinare quando e come introdurre controlli alle frontiere e prendere anche decisioni in altri ambiti.

Per noi è essenziale che la Svizzera conservi la piena sovranità sulle proprie frontiere. Invece, con questo pacchetto, le decisioni legate ad esempio a crisi sanitarie o a situazioni straordinarie verrebbero coordinate e, in parte, imposte dall'esterno. È una dinamica che va nella direzione sbagliata. Anziché rafforzare la capacità dei singoli Stati di agire in modo autonomo ed efficace, si concentra sempre più potere al livello europeo, togliendolo agli Stati sovrani. Si sottolinea che la revisione dovrebbe migliorare la lotta alla migrazione secondaria, ma a ben vedere, le misure previste sono poco incisive e non risolvono i problemi concreti che la Svizzera vive quotidianamente.

Noi rispettiamo le regole, ma non possiamo ignorare che altri Stati membri dello spazio Schengen non lo fanno. Molti Paesi hanno infatti sospeso, anche solo parzialmente, gli accordi per far fronte a problematiche migratorie interne, per di fatto tornare a gestire il problema sul piano nazionale. L'Italia, che diversi anni fa ha sospeso in modo unilaterale l'accordo con la Svizzera, ne è solo un esempio. Questo è l'esatto contrario di quanto prevedono questi accordi, ma la Svizzera invece continua ad applicarli alla lettera. Finché questa disparità rimarrà, parlare di un rafforzamento del sistema appare più teorico che un aspetto reale.

Anche sul piano delle procedure di allontanamento sorgono forti dubbi. Oggi la legislazione prevede già diverse possibilità di rimpatrio, in teoria rapide ed efficaci. Aggiungere dunque un'ulteriore variante, come proposto, rischia soltanto di complicare il quadro generale. Ancora più problematico è il fatto che, testo sotto gli occhi, sarebbe permesso di concedere termini di partenza dilazionati, persino a persone che rappresentano una minaccia per la sicurezza pubblica. Per l'UDC, in simili casi, è evidente che un allontanamento debba essere immediatamente esecutivo e non rimandato di diversi giorni.

Questa impostazione conferma un problema di fondo. Invece di fornire strumenti concreti e praticabili per proteggere le nostre frontiere, e garantire la sicurezza interna, ci viene proposto un pacchetto che soprattutto serve a mantenere l'allineamento formale con l'Unione europea. L'UDC è dunque coerente e chiara: siamo contrari alla ripresa dinamica del diritto europeo, siamo contrari a cedere sovranità nelle politiche migratorie e di sicurezza. Chiediamo invece che la Svizzera possa decidere in piena autonomia come proteggere le [PAGE 1388] proprie frontiere e come garantire la sicurezza interna ai propri cittadini.

Per queste ragioni, invitiamo il Consiglio nazionale a non entrare in materia, perché la Svizzera deve restare padrona delle proprie scelte e non limitarsi a recepire automaticamente decisioni prese altrove, che del resto ben pochi Paesi rispettano.