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Chiesa Marco · Ständerat · 2025-09-23

Chiesa Marco · Ständerat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2025-09-23

Wortprotokoll

Nulla è più permanente di un'assoluzione temporanea. Con la mozione 25.3743 non chiedo al Consiglio federale di rimettere in discussione la tradizione umanitaria della Svizzera e non intendo neppure chiudere le porte a chi nel proprio Paese è davvero perseguitato a causa della sua razza, della sua religione, dell'appartenenza a un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche. L'asilo, però, è nato come rifugio temporaneo per chi fugge dal pericolo, non come scorciatoia verso un insediamento definitivo. È tempo di restituirgli questo significato perché oggi la situazione è ben diversa dal suo spirito originario.

Nel nostro Paese chi ottiene l'asilo riceve un permesso che formalmente va rinnovato ogni anno ma che in realtà viene prorogato quasi automaticamente come fosse un abbonamento senza disdetta possibile. Le verifiche concrete sono rare e le revoche eccezionali. Così facendo, un diritto pensato per dare riparo al momento dell'emergenza si trasforma nei fatti in una porta aperta alla residenza stabile. Secondo i dati ufficiali della Segreteria di Stato della migrazione, alla fine di agosto di quest'anno in Svizzera vivevano più di 67[NB]000 rifugiati riconosciuti con asilo e permesso B e oltre 44[NB]000 persone ammesse a titolo provvisorio con permesso F. Numeri importanti, impressionanti direi, che dimostrano come il sistema svizzero non solo accoglie ma di fatto accumula casi senza un vero meccanismo di revisione.

Non tutti gli Stati europei hanno scelto però questa via. La Svezia concede l'asilo per un periodo limitato, normalmente due o tre anni, e a scadenza procede a un riesame puntuale della situazione. Se le condizioni nel Paese d'origine sono cambiate la protezione termina, se invece il bisogno permane viene prorogata. La Danimarca ha adottato un'impostazione simile arrivando persino a revocare lo statuto di centinaia di rifugiati siriani quando la situazione a Damasco è migliorata. In entrambi i Paesi l'asilo è quindi ciò che dovrebbe essere una protezione legata al bisogno e non un automatismo a vita.

La Svizzera, al contrario, continua a complicarsi la vita con procedure doppie, la procedura federale e la procedura cantonale, che rendono ogni intervento di revoca difficile, lento e burocratico. Nel frattempo la popolazione percepisce chiaramente un sistema che non distingue più tra chi ha ancora diritto alla protezione e chi non l'avrebbe più o, ancora peggio, chi non l'ha mai avuto. Chiedo allora a voi, vogliamo cambiare qualche cosa o vogliamo continuare con questa inerzia insostenibile? Non ritenete anche voi, che sia venuto il tempo di affrontare la situazione piuttosto che nascondere la polvere sotto il tappeto? Vogliamo mostrare che il nostro Paese sa garantire protezione quando serve, ma anche dire basta quando non è più necessaria? O pensiamo forse di continuare a rinnovare permessi all'infinito senza nemmeno verificare se i motivi d'asilo siano ancora fondati?

Il diritto d'asilo è un pilastro della nostra tradizione umanitaria, ma proprio per questo va difeso dalla sua deformazione. Deve tornare ad essere ciò che era nelle intenzioni della Convenzione di Ginevra, una protezione temporanea, seria e credibile.

La mozione che vi propongo chiede che l'asilo sia concesso a tempo determinato per due anni e possa essere prorogato previo serio, ribadisco serio esame, di volta in volta ogni due anni, ed inoltre che l'asilo sia accordato rilasciando un unico permesso di dimora di diritto federale. Prendiamo esempio dai Paesi scandinavi, Svezia e Danimarca, che in questo ambito sanno fare meglio di noi. Non chiudiamo le nostre porte, ma rendiamole più solide e sicure.

Per questo vi invito a sostenere la mozione che avete sui vostri banchi.