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Chiesa Marco · Ständerat · 2026-03-02

Chiesa Marco · Ständerat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2026-03-02

Wortprotokoll

La mozione che avete sui vostri banchi si fonda su un principio tanto semplice quanto giusto. Quando scade il brevetto deve scadere anche il prezzo elevato. Il brevetto garantisce all'industria farmaceutica un periodo di esclusiva, generalmente vent'anni, per recuperare gli investimenti in ricerca e sviluppo. È uno strumento legittimo e necessario per favorire l'innovazione - nessuno lo mette in discussione. Ma una volta terminata la protezione brevettuale, la giustificazione economica di un prezzo elevato viene meno. Continuare a mantenerlo significa creare una rendita non più giustificata a carico degli assicurati - gli assicurati siamo tutti noi.

Proprio gli assicurati sono sotto pressione, oggi come non mai. Dal 1996, con l'introduzione della LAMal, il premio medio è triplicato. Negli ultimi anni la crescita si è ulteriormente accentuata. In Ticino, tra il 2022 e il 2026, i premi sono aumentati del 38 per cento - la media nazionale è del 25 per cento. Oggi il premio medio ticinese è di circa il 27 per cento più alto della media svizzera. Non sono cifre astratte: sono famiglie, pensionati, lavoratori indipendenti che ogni anno si chiedono come faranno a pagare la prossima fattura.

I medicamenti rappresentano una spesa di oltre 9 miliardi di franchi all'anno, incidono per circa il 22 per cento del totale rimborsato dell'assicurazione obbligatoria. È una delle poche voci su cui possiamo intervenire senza ridurre le prestazioni, senza toccare la qualità delle cure, senza penalizzare i pazienti. Il Consiglio federale ricorda che alla scadenza del brevetto, l'Ufficio federale della sanità pubblica procede a un riesame dell'economicità e del prezzo. È vero, ma si tratta di un meccanismo che non garantisce una riduzione automatica chiara e tempestiva. In pratica, in Svizzera il prezzo del farmaco originale resta spesso elevato anche dopo la scadenza del brevetto, con differenze significative rispetto ad altri Paesi.

Qui emerge una contraddizione del sistema. Oggi succede questo: quando scade il brevetto di un farmaco, arrivano sul mercato le copie, i cosiddetti generici o biosimilari, che per legge devono costare molto meno dell'originale, anche fino al 70 per cento in meno. Ma non esiste una regola altrettanto chiara che impone una riduzione automatica del prezzo dell'originale al momento della scadenza del brevetto. In altre parole: chiediamo ai nuovi concorrenti di essere molto più economici, ma lasciamo che il prodotto originale possa restare a un prezzo relativamente alto. È come obbligare i nuovi entranti a fare forti sconti, ma permettere al vecchio monopolista di restare comodo sui suoi prezzi.

La mia proposta introduce una regola chiara, la riduzione automatica del prezzo dell'originale alla scadenza del brevetto. Anticipo un'obiezione tecnica: se il prezzo dell'originale viene ridotto prima dell'ammissione del generico o del biosimilare, ciò incide sulla base di calcolo del nuovo prezzo. È vero, ma questo non compromette il sistema. Il differenziale percentuale minimo a favore dei generici e biosimilari resta garantito per legge. I margini competitivi rimangono. La concorrenza non viene disincentivata. Quello che correggiamo non è il meccanismo, ma una rendita post-brevetto non più giustificata dai costi di ricerca e sviluppo. Il sistema di determinazione dei prezzi resta invariato. Il livello generale diventa semplicemente coerente con la fine della protezione brevettuale. La misura si applica esclusivamente ai farmaci il cui brevetto è già scaduto. Non comporta alcuna riduzione dei prezzi dei medicamenti ancora coperti da brevetto. Non tocca farmaci innovativi durante il periodo di protezione e non incide sugli incentivi alla ricerca. Questo è importante anche sotto il profilo internazionale. Non interferiamo con dinamiche come la politica statunitense della "most favoured nation" che collega in parte i prezzi americani a quelli praticati in altri Paesi. Non vi sono effetti collaterali sul posizionamento internazionale dei prezzi svizzeri.

Il Consiglio federale propone di attendere per verificare gli effetti delle misure introdotte nel 2024. Ma alla luce del marcato aumento dei costi sanitari e dei premi registrati negli ultimi anni, attendere risulta francamente poco ragionevole, forse addirittura ingenuo. I premi aumentano ora, la pressione sui redditi c'è ora, e le famiglie chiedono risposte ora. Abbiamo un ambito dove esiste un chiaro margine di miglioramento: i medicamenti con brevetto scaduto. Intervenire qui significa agire in modo diretto, efficace e proporzionato. La mozione prevede inoltre la possibilità di eccezioni per singoli medicamenti essenziali qualora vi fossero rischi per l'approvvigionamento. Garantisce dunque la tutela dei pazienti, la tutela della sicurezza e la tutela delle disponibilità.

Questa è una riforma concreta e immediata che rafforza concorrenza, trasparenza ed equità, con un potenziale di risparmio nell'ordine di centinaia di milioni di franchi senza ridurre la qualità delle cure. È una questione di responsabilità verso chi paga i premi. È una questione di credibilità della nostra politica sanitaria. A mio modo di vedere è anche una questione di equità.

Per queste ragioni, vi invito con convinzione a sostenere la mozione che ricalca l'iniziativa cantonale approvata dal Parlamento ticinese.