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Gianini Simone · Nationalrat · 2026-03-05

Gianini Simone · Nationalrat · Tessin · FDP-Liberale Fraktion · 2026-03-05

Wortprotokoll

La neutralità è uno dei pilastri della nostra Nazione. È parte della nostra identità, della nostra credibilità internazionale e della nostra sicurezza. Nessuno, tantomeno nel Partito liberale-radicale, intende metterla in discussione. Ma proprio perché la neutralità è un valore fondante del nostro Paese, dobbiamo difenderla nella sua essenza, non come dogma rigido e immutabile, bensì come strumento al servizio dell'indipendenza e della sicurezza della Svizzera.

La storia lo dimostra chiaramente. La nostra neutralità nasce formalmente nel 1815 con il riconoscimento al [PAGE 184] Congresso di Vienna. Da allora non è rimasta immobile, si è evoluta, si è adattata, ha saputo interpretare i cambiamenti geopolitici nell'interesse del nostro Paese senza perdere la propria credibilità. Tantopiù che deve sì esserci riconosciuta dall'esterno, ma fa anche parte del nostro corollario di politica di sicurezza militare ed economica. Durante la prima guerra mondiale abbiamo praticato una neutralità integrale. Dopo il conflitto, con l'adesione alla Società delle Nazioni, abbiamo conosciuto la cosiddetta neutralità differenziata: partecipazione a sanzioni economiche, ma non a misure militari. Nel 1938 siamo tornati alla neutralità integrale in un contesto europeo chiaramente mutato. Nel secondo dopoguerra la Svizzera ha progressivamente sviluppato una neutralità attiva: non isolamento, ma cooperazione selettiva; non allineamento militare, ma partecipazione responsabile alla comunità internazionale.

La lezione è chiara: la neutralità non è mai stata statica. È sempre stata interpretata in funzione degli interessi superiori del Paese. Qui sta il punto centrale. L'iniziativa che discutiamo oggi pretende di cementare nella Costituzione una definizione estremamente restrittiva della neutralità, vietando in linea di principio anche sanzioni non militari contro Stati belligeranti e limitando drasticamente ogni forma di cooperazione con alleanze militari. Così facendo, si rischia di trasformare uno strumento flessibile di politica estera e di sicurezza nazionale in una camicia di forza costituzionale. Neutralità sì, autolimitazione no!

Prendiamo il caso del conflitto russo-ucraino. Indipendentemente dall'impossibilità di dare un dovuto segnale verso l'aggressore, tanto che l'iniziativa qui in discussione è già stata soprannominata "Pro-Putin-Initiative" in tedesco, l'UDC pensa veramente che, non aderendo alle sanzioni economiche adottate a livello internazionale, avremmo meglio difeso la nostra indipendenza e garantito la nostra integrazione nel sistema finanziario mondiale, dal quale dipende in larga misura la prosperità del nostro Paese? In realtà, paradossalmente, è che nemmeno l'UDC la pensa in modo diverso. Sennò non si spiegherebbe perché ha inserito, al capoverso 3 della sua iniziativa, l'eccezione di poter, o meglio di dover adottare misure economiche in caso di obbligo verso l'Organizzazione delle Nazioni Unite o per impedire l'elusione delle misure coercitive non militari adottate da altri Stati - esattamente quello che è stato fatto nei confronti della Russia.

Tornando alla neutralità, la nostra Costituzione già oggi la prevede come principio. Essa, iscritta nelle competenze della Confederazione, rappresenta un obbligo per il Consiglio federale e per l'Assemblea federale. Non vi è alcun rischio che possa essere abbandonata. L'iniziativa va però oltre, volendo trasformare la neutralità in un fine a sé stesso, e non più mezzo al servizio della sicurezza e dell'indipendenza della Svizzera. Ma la neutralità non è un idolo, è uno strumento che deve poter essere utilizzato con discernimento, adattandosi alle circostanze storiche e agli interessi del Paese.

Una neutralità che si autoblinda nella Costituzione federale fino a impedire di reagire alle trasformazioni del mondo rischia di diventare una neutralità museale, intoccabile, magari perfetta sulla carta, ma incapace di adattarsi alla situazione del momento, finendo addirittura per essere controproducente per gli interessi del nostro Paese. L'iniziativa pretende di rafforzare la neutralità, ma finisce per irrigidirla. Vuole proteggere il nostro Paese, ma rischia di penalizzarlo.

Quindi, in conclusione, difendiamo la neutralità Svizzera, ma difendiamola come è sempre stata: uno strumento intelligente al servizio della libertà, della sicurezza e della prosperità del nostro Paese. Difendiamola respingendo l'iniziativa sulla neutralità.