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Chiesa Marco · Ständerat · 2026-03-11

Chiesa Marco · Ständerat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2026-03-11

Wortprotokoll

Un anno ha 8760 ore. In Svizzera il sole splende in media per circa 2000 ore all'anno. Questo significa che anche nelle regioni più soleggiate del nostro Paese per oltre tre quarti dell'anno il sole non è disponibile come fonte continua di energia. Questo evidentemente non dev'essere interpretato come un argomento contro il solare. Il fotovoltaico va sviluppato e rafforzato, ma è un promemoria importante e fondamentale, perché un sistema elettrico moderno non può basarsi su una sola tecnologia. Deve basarsi su diversificazione, sicurezza e buonsenso. Ed è esattamente questo il punto dell'iniziativa "Energia elettrica in ogni tempo per tutti (Stop al blackout)".

L'iniziativa introduce due principi molto chiari:

1.[NB]L'approvvigionamento di energia elettrica deve essere garantito in ogni tempo.

2.[NB]Sono ammesse tutte le tecnologie di produzione elettrica rispettose del clima.

Non ordina di costruire una centrale nucleare, non approva un progetto concreto e non decide degli investimenti. Dice semplicemente che la Svizzera non deve vietare per legge una tecnologia energetica rispettosa del clima.

Lo dico con chiarezza: preferisco l'iniziativa. La preferisco perché afferma un principio. Il controprogetto corregge una legge, ma l'iniziativa stabilisce una direzione. Detto questo, non mi crea patema d'animo sostenere anche il controprogetto perché riconosce una realtà: il divieto assoluto introdotto nel 2017 nella legge federale sull'energia nucleare è oggettivamente troppo rigido e limita il margine di manovra del nostro Paese.

Questo ci porta al primo punto fondamentale: la Svizzera si sta elettrificando e anche decarbonizzando. Pensiamo a trasporti, riscaldamento, industria, digitalizzazione. Sono tutti ambiti che richiedono sempre più quantità di elettricità. Il Consiglio federale prevede un fabbisogno addirittura fino a 90 TWh entro il 2050, e dice anche con grande chiarezza che non è certo che questo fabbisogno possa essere coperto solo con le rinnovabili. Perché se le attuali centrali chiudessero, il nostro Paese perderebbe circa 23 TWh di produzione indigena - un'enormità! La vera domanda quindi è estremamente semplice: vogliamo più elettricità pulita, oppure vogliamo meno opzioni per produrla?

Il secondo punto è il problema dell'inverno. In Svizzera il vero nodo energetico non è certo l'estate, ma è l'inverno. È proprio in quella stagione che il consumo cresce, il solare produce di meno e il sistema diventa più fragile. Ed è proprio d'inverno che dobbiamo garantire la sicurezza dell'approvvigionamento. Questo significa che il sistema elettrico deve avere fonti complementari e stabili. Una politica energetica seria non può ignorare questo dato di fatto.

Un terzo punto: oggi in Svizzera esiste una situazione paradossale. Una sola tecnologia per produrre elettricità è vietata per legge. Non perché sia impossibile - in effetti abbiamo delle centrali nucleari oggi attive - ma perché è esclusa di principio. È tecnicamente proibita. Credo che questa non sia una buona politica energetica. Se una tecnologia non è competitiva, il mercato la abbandona. Se invece può contribuire alla sicurezza dell'approvvigionamento e alla protezione del clima, non dovremmo vietarla preventivamente.

La sicurezza dell'approvvigionamento energetico non è un dettaglio tecnico, è una responsabilità politica che noi abbiamo. Quando manca l'elettricità non si spengono solamente le lampadine, si fermano l'economia, i trasporti, gli ospedali, le infrastrutture. Per questo, una politica energetica seria deve essere pragmatica, aperta e responsabile: sviluppare le rinnovabili, rafforzare l'idroelettrico, modernizzare le reti, ma allo stesso tempo non chiudere le porte ad altre tecnologie solo per ideologia.

Per questo sostengo il controprogetto al quale preferisco però l'iniziativa, la quale non impone una tecnologia: impone semplicemente la responsabilità di garantire elettricità alla Svizzera in ogni stagione e mantenere aperte le porte a tutte le tecnologie di produzione elettrica rispettose del clima. Di fronte a una questione così fondamentale per il nostro Paese questa è la scelta oggettivamente più ragionevole.

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