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Chiesa Marco · Ständerat · 2026-03-18

Chiesa Marco · Ständerat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2026-03-18

Wortprotokoll

Il Consiglio nazionale, il 10 giugno del 2025, ha discusso questa mozione Buffat, partendo da una realtà che anche noi non possiamo ignorare. I numeri parlano chiaro: secondo la statistica criminale della polizia pubblicata dall'Ufficio federale di statistica, su 68[NB]267 infrazioni penali registrate, 5945 sono state commesse da richiedenti l'asilo. Queste cifre evidentemente non sono marginali. Non sono percezioni, sono fatti. E questi fatti pongono una domanda semplice: può la Svizzera concedere lo statuto d'asilo a chi chiede protezione e viola le nostre leggi? La risposta dovrebbe essere ovvia: chi chiede asilo, chiede protezione e non un lasciapassare per delinquere.

La mozione Buffat non attacca il diritto d'asilo per le persone perbene. Non mette in discussione la nostra tradizione umanitaria. Fa qualcosa di molto più semplice: ristabilisce una regola primaria, elementare, di responsabilità. Chi chiede la protezione della Svizzera e allo stesso tempo viola le sue leggi non può pretendere di ottenere lo statuto d'asilo.

Il Consiglio federale sostiene che gli strumenti giuridici esistono già. È vero, sulla carta. L'articolo 53 della legge sull'asilo esclude l'asilo quando una persona mette in pericolo la sicurezza della Svizzera o commette gravi reati. Ma nella pratica sappiamo bene che questi strumenti sono limitati e spesso insufficienti. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: persone che chiedono asilo e che, mentre la procedura è in corso, commettono reati sul nostro territorio restano comunque in Svizzera, spesso perché il loro rinvio non è immediatamente possibile. Questo non è soltanto un problema giuridico, è un problema di credibilità dello Stato e di sicurezza della nostra popolazione. Perché quando lo Stato sembra tollerare la delinquenza da parte di chi chiede protezione, il messaggio che passa è devastante ed è che le regole valgano per alcuni ma non per tutti. E quando i cittadini cominciano a pensare così, la fiducia nelle istituzioni si sgretola.

La mozione propone una soluzione chiara: chi ha commesso reati penali non ottiene lo statuto d'asilo. Se il rinvio non è possibile per motivi giuridici o umanitari potrà essere accordata un'ammissione provvisoria fino a quando l'allontanamento non sarà possibile. Nessuno verrà mandato in un Paese dove rischia torture o persecuzioni. Il principio di non respingimento, il cosiddetto "non-refoulement", resta pienamente rispettato. Ma una cosa deve essere chiara: la Svizzera non conferisce lo statuto di rifugiato a chi disprezza le sue leggi.

C'è poi un altro aspetto che merita di essere affrontato con franchezza. Ogni volta che minimizziamo la criminalità di alcuni richiedenti l'asilo facciamo un enorme torto a quelli che rispettano le regole. Perché alimentiamo la sfiducia, perché alimentiamo il sospetto, perché mettiamo a rischio l'accettazione politica del diritto d'asilo stesso. In altre parole, la fermezza non indebolisce lo statuto d'asilo, lo salva.

Il Consiglio federale ci parla di task force e di progetti pilota. Ma la popolazione non chiede nuove task force. Chiede coerenza, chiarezza e coraggio politico. Uno Stato serio non premia chi infrange le regole mentre chiede protezione. Uno Stato serio dice con determinazione che la Svizzera protegge chi è perseguitato, ma non tollera chi delinque. È una linea di buonsenso, una linea di giustizia, ed è una linea necessaria per difendere la credibilità del nostro sistema d'asilo. Per questo motivo vi chiedo con convinzione di sostenere la mozione Buffat.