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Pamini Paolo · Nationalrat · 2026-06-09

Pamini Paolo · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2026-06-09

Wortprotokoll

Il tema di oggi non è un tema tecnico, è un tema di civiltà. Se voi prendete la storia dell'umanità e cercate di spiegare le differenze di benessere in tempo e in luogo, quindi nel corso della storia dell'umanità e tra le varie nazioni, potete spiegarlo soltanto con una variabile: il consumo energetico pro capite. È la variabile che vi aiuta a spiegare la stragrande maggioranza della variabilità. Voi potete prendere qualsiasi misura di benessere, sia questa la mortalità infantile, il grado di alfabetismo, la violenza sulle donne, qualsiasi misura che correla con misure di benessere correla con il PIL pro capite e questo correla con il consumo energetico pro capite. Ed è essenziale garantire all'umanità, e soprattutto a chi abita in questa bella nazione che è la nostra Svizzera, un approvvigionamento energetico stabile e sicuro.

L'iniziativa popolare "Stop al blackout" chiede esattamente questo, chiede di garantire un approvvigionamento elettrico alla popolazione residente su questo territorio. Il controprogetto indiretto, che pure sosteniamo come Unione democratica di centro, vuole togliere il divieto dell'edificazione di nuove centrali nucleari. Il controprogetto indiretto non è così marcato come l'iniziativa perché non inserisce nella Costituzione una garanzia dell'approvvigionamento ma toglie quello che oggi è l'ostacolo principale proprio alla garanzia di approvvigionamento, ossia il divieto della costruzione di nuove centrali nucleari.

Perché questo divieto? Noi non dobbiamo convincere la popolazione della necessità di nuove centrali nucleari. La popolazione, secondo un recente sondaggio di GFS di qualche settimana fa, è già convinta, nella stragrande maggioranza, del bisogno del ritorno al nucleare: infatti, il 79 per cento degli svizzeri è convinto che bisognerebbe continuare a fare andare le nostre attuali centrali nucleari; il 59 per cento degli svizzeri è favorevole a nuove centrali nucleari di ultima generazione; e addirittura il 55 per cento della popolazione oggi voterebbe sì all'iniziativa "Stop al blackout". Quindi non abbiamo bisogno di convincere la popolazione. Magari abbiamo bisogno di convincere noi stessi che consigliare di adottare l'iniziativa, o perlomeno il controprogetto, è una buona scelta.

Come sappiamo, nel 2017 ci fu una decisione popolare che pose appunto il blocco alle costruzioni di centrali nucleari. Quella votazione va però inserita nel contesto di Fukushima, quando anche l'allora cancelliera Angela Merkel decise la svolta energetica in Germania. Se voi prendete le votazioni in materia di nucleare degli ultimi venti o trent'anni avete praticamente, con l'eccezione del 2017, un continuo inanellamento di voti a favore di questa fonte energetica che, ricordiamolo, oggigiorno è la fonte energetica più stabile per avere energia elettrica senza emissioni di CO2. Quindi, se volete sposare l'argomento che bisogna ridurre le emissioni, effettivamente al nucleare, assieme anche alle rinnovabili - perché probabilmente la strategia giusta è quella di mischiare varie fonti energetiche -, non si può rinunciare.

A queste conclusioni sta arrivando anche l'Unione europea. Mi dispiace un po' doverla citare ma la presidente Ursula von der Leyen ha recentemente detto che l'abbandono europeo del nucleare effettivamente è stato un errore strategico, tant'è vero che 22 Paesi hanno sottoscritto una dichiarazione per triplicare la produzione elettrica nucleare entro il 2050; tra questi ci sono gli Stati Uniti d'America, il Canada, la Francia, il Giappone, i Paesi Bassi, la Svezia, il Regno Unito e, appunto, tanti altri, 22 nel complesso.

Vi invito quindi veramente a sostenere l'iniziativa e anche il controprogetto indiretto, che è una proposta moderata ma affronta esattamente il problema centrale. Dobbiamo scendere a patti con la realtà. La realtà dei fatti ci ha detto che la transizione energetica pura sarà difficile da realizzare e non può mantenere, con sufficiente velocità, le sue promesse. Ed è per questo che un mantenimento delle attuali centrali nucleari e poi l'instradamento di lavori tesi a una loro sostituzione è più che opportuno.