Gianini Simone · Nationalrat · 2026-06-09
Gianini Simone · Nationalrat · Tessin · FDP-Liberale Fraktion · 2026-06-09
Wortprotokoll
La sicurezza dell'approvvigionamento energetico non è soltanto una questione tecnica o settoriale. È una questione strategica che riguarda la stabilità del nostro Paese, la resilienza delle nostre infrastrutture, la competitività della nostra economia e la capacità della Svizzera di rispondere ai bisogni della sua popolazione in un contesto internazionale sempre più instabile.
La realtà è chiara. Nei prossimi decenni il fabbisogno di energia elettrica aumenterà in modo significativo: transizione energetica, digitalizzazione, intelligenza artificiale e, più in generale, l'elettrificazione dell'economia comporteranno un incremento strutturale della domanda energetica. Parallelamente, la produzione di energia da fonti rinnovabili continuerà, giustamente, a svolgere un ruolo sempre più importante, senza però essere in grado, come lo ha ben espresso anche il Consiglio federale nel suo messaggio, di garantire da sola, in ogni momento e con certezza, l'approvvigionamento necessario per una nazione industrializzata e digitalizzata come la nostra.
È precisamente in questo contesto che si inseriscono l'iniziativa popolare e il controprogetto indiretto qui in discussione. Se le motivazioni espresse dal Consiglio federale per respingere l'iniziativa sono condivisibili, altrettanto lo sono quelle per accettare il controprogetto indiretto. La proposta di modifica della legge federale sull'energia nucleare non impone la costruzione di nuove centrali e non mette in discussione lo sviluppo della produzione di energia da fonti rinnovabili. Essa consente però alla Svizzera di non escludere preventivamente determinate opzioni tecnologiche, preservando così il necessario margine di manovra strategico futuro. Si tratta di scegliere tra un Paese aperto al progresso e alla neutralità tecnologica e una nazione invece basata su divieti e autolimitazioni, senza nemmeno sapere cosa ci riserve il futuro, magari anche remoto, lo concedo, sia in termini di fabbisogno energetico sia di possibilità tecnologiche.
Quando sento in quest'aula, da parte dei contrari al nucleare, che tanto non si riuscirà comunque a costruire una nuova centrale prima di cinquant'anni, anche ammesso ma non concesso che fosse vero, non è un buon motivo per perseverare con un divieto unilaterale, perché quel termine verrebbe posticipato automaticamente sempre più in là nel tempo, anche se fosse necessario, possibile e sicuro farvi capo.
La sfida dell'approvvigionamento energetico assume particolare rilevanza durante il periodo invernale, quando il consumo aumenta, la produzione interna, soprattutto quella da fonti rinnovabili, si riduce e la dipendenza dall'estero diventa più importante, mettendo così a nudo il noto paradosso: in Svizzera vige il divieto di costruire nuove centrali nucleari, ma poi ci si rifornisce ad esempio da quelle francesi.
Proprio per questo motivo, una politica energetica coerente e responsabile non può escludere sul piano interno tecnologie dalle quali la Svizzera continua a dipendere attraverso le importazioni dall'estero. Vi è infatti una contraddizione evidente nel vietare determinate forme di produzione sul territorio nazionale per poi farvi affidamento, nei momenti di maggiore pressione del sistema, su energia prodotta all'esterno mediante quelle medesime tecnologie.
Il controprogetto introduce peraltro nuove rigorose condizioni in materia di sicurezza, protezione della popolazione, gestione delle risorse, gestione delle scorie e finanziamento delle infrastrutture. Non si tratta quindi di un arretramento nella politica energetica, come sostengono i contrari al nucleare, bensì di una scelta fondata su realismo, responsabilità e progresso. La competitività e la stabilità della Svizzera dipendono da un approvvigionamento elettrico stabile, prevedibile e affidabile. Sostenere il controprogetto, nato da un'iniziativa che pone le giuste domande ma non convince sulle risposte, significa adottare un approccio pragmatico, tecnologicamente aperto e orientato alla sicurezza dell'approvvigionamento energetico nel nostro Paese. Con il controprogetto viene garantita ai nostri figli e ai nostri nipoti la possibilità di affrontare le sfide dell'approvvigionamento energetico senza rigide autolimitazioni preventive e di avere piena capacità di azione nelle scelte delle tecnologie di cui potranno e vorranno ragionevolmente disporre.