Chiesa Marco · Ständerat · 2026-06-17
Chiesa Marco · Ständerat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2026-06-17
Wortprotokoll
Con la mia mozione desidero incaricare le autorità svizzere di controllare il casellario giudiziale del richiedente prima di concedere un permesso di dimora. In altre parole, prima di autorizzare una persona a stabilirsi nel nostro Paese dobbiamo sapere se è stata condannata per reati gravi nel Paese d'origine o in quello di provenienza. Non è forse ragionevole conoscere i precedenti penali di chi vuole vivere in Svizzera? Credo che la stragrande maggioranza della nostra popolazione risponderebbe di sì. Eppure, oggi non sempre accade. Non stiamo parlando di una misura straordinaria. Stiamo parlando di una regola elementare di prudenza.
In materia di sicurezza, l'ingenuità non è certo una virtù dello Stato. Se prendiamo in considerazione la prassi verso i Paesi terzi, quelli fuori dall'Unione europea, ai Cantoni è concessa un'ampia discrezionalità nell'esigere questo documento. Ne deriva però una situazione difficilmente giustificabile: alcuni Cantoni effettuano verifiche approfondite, altri adottano una prassi più permissiva - alcuni addirittura la definiscono lassista. La criminalità, lo sappiamo, non si ferma ai confini dei nostri Cantoni. Chi ottiene un permesso di dimora può trasferirsi abbastanza facilmente spostandosi da Cantone a Cantone. I precedenti penali sono uno dei principali indicatori del rischio di recidiva. Lo dice la criminologia e lo conferma l'esperienza delle autorità penali. Ignorare queste informazioni significa chiedere alle autorità migratorie di decidere quasi alla cieca.
Il Consiglio federale sostiene che nel quadro della libera circolazione i controlli sistematici violerebbero gli accordi vigenti. Ma, caro consigliere federale, l'accordo sulla libera circolazione non è un assegno in bianco per i delinquenti. Se vogliamo tutelare l'ordine pubblico e garantire la sicurezza, lo Stato deve disporre delle informazioni necessarie. L'argomentazione del Consiglio federale contiene una grave contraddizione di fondo. Da una parte, riconosce che i precedenti penali sono rilevanti e possono essere richiesti in presenza di sospetti concreti. Dall'altra, rifiuta di fornire alle autorità lo strumento principale che permetterebbe di individuare proprio questi indizi. Mi permetto quindi una domanda: come si può sospettare ciò che non si conosce? Come può un'autorità valutare il rischio se non dispone delle informazioni necessarie per identificarlo? In nessun altro ambito dello Stato accetteremmo un simile sterile ragionamento circolare, né nella lotta alla criminalità organizzata né nella prevenzione del terrorismo. Eppure, dovremmo accettarlo quando si tratta di decidere chi può stabilirsi nel nostro Paese. Nella realtà il sospetto emerge spesso soltanto dopo che il soggetto ha già commesso un nuovo reato in Svizzera. Ma a quel punto non stiamo più prevenendo, stiamo semplicemente costatando il danno. Non possiamo pretendere che siano le vittime a colmare le lacune informative delle nostre autorità. L'esperienza sul campo lo dimostra chiaramente: da oltre dieci anni il Ticino richiede sistematicamente il casellario giudiziale degli stranieri che domandano un permesso di dimora. E funziona. Non ha paralizzato l'amministrazione, non ha creato caos burocratico, ha semplicemente consentito alle autorità di decidere con maggiore cognizione di causa. Recentemente un mafioso pregiudicato si è visto negare il permesso in Ticino, salvo poi ottenerlo in un altro Cantone. È la dimostrazione concreta che una politica di sicurezza frammentata non protegge nessuno.
Nel frattempo, la criminalità registrata in Svizzera è aumentata del 30 per cento in soli cinque anni. Di fronte a questa evoluzione il compito dello Stato non è sperare che vada tutto bene, è ridurre i rischi quando dispone degli strumenti per farlo. Perché la prevenzione comincia dall'informazione, e uno Stato che rinuncia alle informazioni necessarie rinuncia anche a proteggere efficacemente i propri cittadini. Non possiamo aspettare che vi siano nuove vittime per scoprire ciò che avremmo potuto sapere ben prima.
Per queste ragioni vi invito a sostenere la mozione.