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Robbiani Meinrado · Nationalrat · 2007-03-08

Robbiani Meinrado · Nationalrat · Tessin · Christlichdemokratische Fraktion · 2007-03-08

Wortprotokoll

Qualcuno potrà forse arricciare il naso, ma diciamocelo chiaramente: sia benvenuto il dibattito odierno. Benvenuto perché ci obbliga, ci costringe a guardare in faccia quelli che sono i ritardi indubbi e gli ostacoli effettivi sul cammino verso la parità. Però, guardare in faccia questi ostacoli e questi ritardi non vuol dire, a mio avviso, cercare - come spesso siamo tentati di fare - dei colpevoli esterni. Non vuol nemmeno dire dividere il mondo in due: da una parte i buoni e dall'altra i cattivi. Sarebbe troppo comodo e facile. Dobbiamo invece avanzare nell'assunzione, sia personale che anche collettiva, di una più precisa responsabilità, che abbiamo come membri di un legislativo, ma anche come membri di una comunità che continua a far emergere grosse differenze e disparità di trattamento.

Uno dei territori dove emergono chiaramente queste disparità è certamente - lo abbiamo sentito più volte oggi - quello del mondo del lavoro, un territorio quindi che siamo chiamati a rimodellare profondamente. Questo esercizio sarà a mio avviso tanto più rapido ed efficace nella misura in cui le imprese, l'economia stessa si renderanno conto che la parità non è tanto un intralcio per il loro funzionamento, ma è anzi un elemento di efficienza. Quindi la parità come indicatore, come metro di efficienza anche dal profilo economico, oltre che indicatore del grado di equità sociale ed etica. Il mondo del lavoro infatti, l'economia e le imprese non possono che trarre beneficio da una presenza più egualitaria, più paritaria, più autentica e una integrazione maggiore della donna al suo interno - della donna così come delle altre categorie. Oggi purtroppo prevale la tendenza a separare, a frazionare e tanto spesso anche a contrapporre. La donna è sfavorita perché è entrata più tardi in maniera massiccia nel mondo del lavoro. Quindi occupa una posizione subordinata. Ma vale lo stesso ragionamento per i giovani, ai quali si rimprovera di non avere esperienza sufficiente. Lo si fa anche con i lavoratori più anziani che sono addebitati di una minore flessibilità. Questo non è un territorio interessante e attivo, nemmeno per le aziende e per l'economia, perché non riesce a costruire un amalgama tra le varie componenti che diventi poi un propulsore di successo e di crescita economica. Le disparità odierne sono quindi in fondo anche un elemento di impoverimento per la stessa economia, perché non viene valorizzato quello che è il patrimonio insostituibile, cruciale, in possesso - in questo caso - della donna lavoratrice che detiene certamente insostituibili capacità, attitudini e potenziali competenze. Perché questo avvenga, dobbiamo sì intervenire - lo abbiamo visto anche da diverse proposte di atti parlamentari - a livello legale, ma dobbiamo soprattutto incentivare le spinte che vengono dal basso, che partono dai lavoratori stessi, che partono dalle imprese, dalle categorie professionali, che coinvolgono i partners sociali. Qui c'è bisogno di maggiori strutture di appoggio, di maggiore personale che consigli e sostenga gli sforzi in questa direzione.

Per terminare dirò che a questa area di integrazione che coincide con un'impresa, con una categoria professionale, deve anche affiancarsi un'area più allargata di integrazione, quella che contempla anche i compiti familiari di chi lavora. Una economia sarà tanto più produttiva quanto maggiormente sarà ancorata ad un territorio sociale sufficientemente armonioso, in quanto più i singoli lavoratori e le singole lavoratrici potranno conciliare tutti i loro compiti e tutte le loro attitudini. Io spero che questo dibattito non rimanga tra queste mura, ma che possa impregnare e trasmettersi più in largo e coinvolgere tutti gli attori sociali.