Pedrina Fabio · Nationalrat · 2000-11-27
Pedrina Fabio · Nationalrat · Tessin · Sozialdemokratische Fraktion · 2000-11-27
Wortprotokoll
Per meglio abituarvi alla prossima sessione in Ticino pronuncerò in italiano questo breve intervento di entrata in materia, a nome del gruppo socialista, sul tema dello sviluppo sostenibile e, dirimpetto, su temi di rilevanza per il budget 2001 e per il piano finanziario 2002-2004, come le catastrofi naturali e l'energia. Essi rappresentano a mio avviso dei preoccupanti indicatori di un futuro sviluppo tutt'altro che sostenibile, cui - consapevoli o inconsapevoli - stiamo dando forma e cui andremo incontro in assenza di concreti ed incisivi correttivi.
Il principio dello sviluppo sostenibile - développement durable, nachhaltige Entwicklung - l'abbiamo fatto nostro nella Costituzione federale. È però un concetto col quale a livello politico si rischia vieppiù di sciacquarsi la bocca. Riprendo perciò la definizione iniziale del rapporto Brundtland del 1987, che dice: "Lo sviluppo sostenibile è uno sviluppo che riesce a soddisfare i bisogni delle generazioni attuali, senza ridurre per le generazioni future le possibilità di far fronte ai propri bisogni." Tener conto di questo tipo di bisogno è una scelta etica, quindi politica prima che economica ed ecologica. Si tratta perciò di promuovere uno sviluppo economico e sociale rispettando nel contempo anche le risorse naturali e territoriali disponibili. Si parla anche del triangolo magico tra equità sociale, efficienza economica e compatibilità ambientale.
Tutto ciò significa pensare a lunga scadenza - réfléchir à longue échéance, eine langfristige Ausrichtung des Handelns -, anche se è pur vero che a lunga scadenza noi tutti qui presenti saremo morti, ma ci sarà qualcun altro che resterà, almeno lo spero.
In questo ambito il meno che si possa dire è che i prezzi di mercato di troppi beni e servizi, ma in particolare delle risorse naturali, fra cui ancora in particolare i prezzi dell'energia, non rispecchiano oggi il vero valore in termini di uso e consumo sostenibile, in termini di rigenerazione e fruibilità futura. Ora, riconoscere queste disfunzioni del mercato è un atto di responsabilità collettiva, e la politica deve ricercare soluzioni adeguate e praticabili a queste disfunzioni. Le catastrofi naturali con le quali siamo vieppiù confrontati, credo che siano un primo specchio del nostro uso non accorto di risorse limitate, fra cui l'energia, che è di certo uno dei fattori-cardine, specchio di dati e di prezzi di mercato falsi in termini di sostenibilità. È davanti agli occhi di tutti che le catastrofi sempre più frequenti ed imperiose comportano costi economici, sociali ed ambientali enormi.
Dobbiamo quindi svegliarci e agire, seguendo con coerenza quanto peraltro ci dice la Costituzione federale all'articolo 89 sulla promozione dell'innovazione in campo energetico. Infatti nel suo rapporto del 1997 sullo sviluppo sostenibile in Svizzera, il Consiglio federale ha messo giustamente fra le principali misure: "La Svizzera stabilizza il consumo di agenti energetici fossili entro il 2000 e lo riduce del 10 percento entro il 2010." Se nel rispetto della volontà popolare scaturita dalle urne lo scorso settembre vogliamo cercare di evitare nuove imposizioni su fonti energetiche, proprio coerentemente con quanto propagandato dagli oppositori delle tasse energetiche, occorre ora un maggiore sforzo propulsivo a favore delle energie rinnovabili, in particolare di quelle indigene. Indico solo due dati preoccupanti: dal 1950 ad oggi in Svizzera la quota delle energie rinnovabili è scesa dal 36 al 15 percento; le perdite sulle energie primarie sono ancora di poco inferiori al 60 percento. Occorre perciò un programma d'impulso che chiamerò "Energia 2004", che sappia fare i conti con questi dati di partenza negativi e con la ventilata introduzione di una tassa sul CO2 entro tale scadenza.
Per questo motivo, la proposta di minoranza Mariétan trova il nostro pieno appoggio, ma occorre andare oltre: occorre seguire quanto ci dice il Consiglio federale nel suo "Bericht über die Massnahmen des Bundes zur Raumordnungspolitik: Realisierungsprogramm 2000-2003": "Mit dem .... Realisierungsprogramm .... verfolgt der Bundesrat die folgenden Ziele: Er will damit sicherstellen, dass die Sachpolitiken des Bundes das Konzept der Nachhaltigkeit unterstützen und auf die Raumordnungspolitik .... ausgerichtet werden. Die Sachpolitiken sollen die nachhaltige Entwicklung als Handlungsansatz für Akteure aus Staat, Wirtschaft und Gesellschaft fördern."
Il concetto di sviluppo sostenibile deve quindi filtrare attraverso tutte le politiche settoriali della Confederazione, in particolare quelle d'incidenza territoriale. Aggiungo a ciò i cantoni ed i comuni, soprattutto attraverso l'"Agenda 21" locale per la cui concretizzazione i mezzi appaiono ridicoli. Chiedo perciò che, superata la necessaria fase di avviamento del nuovo Ufficio federale dello sviluppo territoriale (Bundesamt für Raumentwicklung), il Consiglio federale colmi al più presto questa gravosa lacuna.
Concludo rivolgendo un invito a tutti voi ad esprimere - quale contrappunto al vertice dell'Aia - un segno in questa direzione, a favore di una politica concreta, pur fatta di piccoli passi, per uno sviluppo veramente sostenibile. Altrimenti avrebbe buon gioco chi afferma che i politici, con il termine di sviluppo sostenibile, si sciacquano solamente la bocca.