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Messaggio concernente un credito quadro per l'ambiente globale e una modifica della legge federale sulla protezione dell'ambiente

02.079

Messaggio concernente un credito quadro per l’ambiente globale e una modifica della legge federale sulla protezione dell’ambiente

del 6 novembre 2002

Onorevoli presidenti e consiglieri,

Con il presente messaggio vi sottoponiamo, per approvazione, il disegno di un decreto federale concernente un credito quadro per l’ambiente globale e una modi- fica della legge federale sulla protezione dell’ambiente.

Gradite, onorevoli presidenti e consiglieri, l’espressione della nostra alta considera- zione.

6 novembre 2002 In nome del Consiglio federale svizzero: Il presidente della Confederazione, Kaspar Villiger La cancelliera della Confederazione, Annemarie Huber-Hotz

7042 2002-0828

Compendio

Con il presente messaggio, il Consiglio federale sottopone alle Camere federali un credito quadro di 125 milioni di franchi della durata di almeno quattro anni per il finanziamento di attività nell’ambito della politica ambientale internazionale e una revisione di legge (art. 52a LPAmb) al fine di istituire una base legale. Questo cre- dito quadro assicura la continuazione dell’impegno della Svizzera iniziato nel 1991 con 145 milioni di franchi del credito del giubileo per il 700esimo anniversario della Confederazione Svizzera (totale 700 mio fr.) e proseguito nel 1998 con un credito quadro di 88,5 milioni di franchi (FF 1998 2871). Il messaggio spiega perché e come questo impegno debba protrarsi per i prossimi anni. I fondi richiesti inte- grano le risorse della cooperazione svizzera allo sviluppo. Il credito quadro proposto consentirà alla Svizzera di partecipare alla terza ricapi- talizzazione del GEF (Global Environment Facility - Fondo globale per l’ambiente) e del Fondo multilaterale per l’ozono come pure di fondi specifici nell’ambito della Convenzione sul clima. La recente ricapitalizzazione di questi fondi per l’ambiente risponde a una situazione ambientale globale in continuo peggioramento. Il sistema ambientale globale con le sue molteplici diramazioni, le molte conven- zioni e protocolli, con strutture di gestione e competenze talvolta completamente diverse l’una dall’altra, richiede, quale elemento centrale, che la politica e le solu- zioni auspicate siano garantite nella loro attendibilità. Un ruolo eminente è svolto in tal senso anche dai meccanismi di applicazione e di finanziamento di accordi ambientali e dei loro protocolli. È dunque estremamente importante che il loro assetto sia coerente ed efficace: la concentrazione su pochi strumenti di finanzia- mento ben funzionanti favorisce un simile risultato. Il GEF rappresenta attualmente lo strumento di finanziamento globale più rilevante per l’applicazione delle conven- zioni e dei protocolli in ambito ambientale. Dal 1991, il GEF ha finanziato con 4 miliardi di dollari di mezzi propri oltre 1000 progetti in quattro settori prioritari: il clima, la biodiversità, le acque internazionali e – limitatamente a Paesi in transi- zione – la protezione dello strato d’ozono. Con questi investimenti sono stati mobi- litati altri 11 miliardi di dollari in cofinanziamenti da diverse fonti. Il GEF deve fungere, mediante progetti innovativi ed efficienti, da catalizzatore di nuovi investi- menti e di condizioni quadro favorevoli per l’ambiente globale. Il Protocollo di Montreal del settembre 1987 concernente le sostanze che impoveriscono lo strato di ozono delinea la tabella di marcia verso la rinuncia alle sostanze che distruggono lo strato di ozono stratosferico d’importanza vitale. Esso impegna sia i Paesi indu- strializzati sia i Paesi in sviluppo. Per fare in modo che i Paesi in sviluppo rinun- cino del tutto a queste sostanze, il Fondo per l’ozono deve poter fruire delle risorse necessarie. Il Consiglio federale, rilevata l’efficacia del GEF e del Fondo per l’ozono, che il messaggio tratta in dettaglio, è convinto che questi meccanismi di finanziamento debbano essere ricapitalizzati. Essi sostengono obiettivi che il Consiglio federale ha già proposto: nel rapporto del 1° ottobre 1990 relativo alla politica di sicurezza della Svizzera (FF 1990 III 684) , nel rapporto del 29 novembre 1993 sulla politica

estera della Svizzera negli anni Novanta (FF 1994 I 130), nel rapporto del 15 no- vembre 2000 sulla politica estera 2000 (FF 2001 201) e, nel contesto delle relazioni con i Paesi in sviluppo, nel rapporto del 7 marzo 1994 sulle relazioni Nord-Sud della Svizzera negli anni Novanta (Linee direttrici Nord-Sud; FF 1994 II 1099).

Messaggio

1 Parte generale

1.1 Introduzione

Dieci anni fa, la comunità internazionale, in occasione del vertice sulla Terra svol- tosi al massimo livello politico, ha stabilito che i problemi che incombono sull’am- biente globale minacciano le basi vitali dell’umanità e possono essere combattuti con efficacia soltanto attraverso la cooperazione internazionale. Nel 1992, in occa- sione della storica Conferenza sull’ambiente e lo sviluppo dell’ONU (UNCED) di Rio de Janeiro, sono state firmate anche due convenzioni della massima importanza inerenti all’ambiente globale: la Convenzione sui cambiamenti climatici e la Con- venzione sulla biodiversità. Un anno prima, nel 1991, era stato istituito il Fondo globale per l’ambiente (GEF), in una fase pilota, per il sostegno delle misure a favore dell’ambiente globale adottate dai Paesi in sviluppo. È dunque a partire dagli inizi degli anni Novanta che la comunità internazionale, grazie all’adozione di pro- cessi e istituzioni per la lotta contro la distruzione dell’ambiente globale, è riuscita a conseguire importanti successi che si aggiungono ai precedenti quali il Protocollo di Montreal del 1987 per la protezione dello strato di ozono. Queste attività non devono però far dimenticare che la valutazione dei dati scienti- fici più recenti, effettuata da istituzioni e commissioni internazionali di chiara fama, ha rivelato il progressivo peggioramento di importanti settori ambientali (PNUA 1999, OCSE 2001, IPCC 2001, WRI/PNUA 2001). Ministri dell’ambiente di tutto il mondo hanno espresso «profonda inquietudine» per questo stato di cose in occa- sione della prima conferenza del Forum globale dei ministri dell’ambiente tenutasi a Malmö, in Svezia, nel maggio del 2000 (PNUA, 2000). I ministri avevano allora stabilito che, da un punto di vista globale, la situazione ambientale è ulteriormente peggiorata, che nelle decisioni di politica economica e sociale non si tiene suffi- cientemente conto degli aspetti ambientali e che la discrepanza tra le dichiarazioni d’intenti e l’azione è allarmante. Hanno quindi invitato la comunità internazionale a incrementare gli sforzi per l’applicazione efficace degli accordi esistenti e il loro sviluppo ulteriore.

1.2 Tendenze ambientali

Da quando esiste la vita sul nostro pianeta, sempre specie animali e vegetali si sono sviluppate ed estinte. Tuttavia, il numero delle specie che si estinguono per colpa dell’uomo non aveva mai raggiunto i livelli attuali. L’aumento delle specie che si estinguono è difficile da quantificare perché soltanto una piccola percentuale delle specie – se si eccettuano quelle dei mammiferi, uccelli e pesci – è stata scientifica- mente rilevata. Molte specie animali e vegetali sono endemiche, vale a dire che vivono soltanto in determinati luoghi dove si sono adeguate a ecosistemi molto spe- cifici e la loro sopravvivenza è legata a una rete intatta composta da altri organismi che, a loro volta, sono vincolati allo stesso ecosistema. Sulla base di queste cono- scenze, si suppone che esistano circa 13,5 milioni di specie animali e vegetali. Fino

al 25 per cento di esse potrebbe estinguersi entro 20 anni a causa della distruzione progressiva dei loro habitat. La perdita di biodiversità si ripercuote lentamente, ma sotto varie forme, sull’uomo. Attualmente i principi attivi del 25 per cento dei farmaci sono di origine naturale. Nell’agricoltura, i geni di parenti selvatici di colture ad alto reddito rappresentano sovente la protezione migliore contro malattie o parassiti e hanno evitato danni per l’ammontare di miliardi. La produttività di interi ecosistemi è minacciata dalla per- dita di singoli componenti. Indicativa della qualità ambientale decrescente a livello mondiale è la scomparsa nel giro di due soli anni di alcune specie di rane e altri anfibi, che solo alcuni anni prima erano ancora numerosi. Negli ultimi 10 anni, la situazione è molto peggiorata anche per alcune specie di uccelli. Mari e oceani sono pure sotto pressione, tra l’altro in seguito alla pesca eccessiva e all’immissione di sostanze tossiche in acque costiere. Nel mondo, la biodiversità è distribuita in modo molto irregolare. La maggiore bio- diversità si trova nei Paesi tropicali e quella minima nelle zone temperate. In molte nazioni industriali, la quota di foreste vergini è regredita drasticamente. In Europa, ad esempio, esse costituiscono attualmente soltanto il 2 per cento delle foreste. La maggior parte della biodiversità del Pianeta si trova nelle foreste vergini residue di alcuni Paesi in sviluppo. In molti di essi, quali le Filippine, il Costarica e la Costa d’Avorio sussistono solo frammenti del patrimonio originario. Negli ultimi anni hanno suscitato molta attenzione i cambiamenti climatici. La tem- peratura media della superficie terrestre è aumentata nell’ultimo secolo di circa 0,6 gradi Celsius. Questo surriscaldamento è attribuito all’accumulo di gas ad effetto serra nell’atmosfera terrestre, provocato dalle crescenti emissioni dovute all’attività dell’uomo. Le ricerche più recenti hanno stabilito che entro il 2100 l’atmosfera ter- restre si surriscalderà in media da 1,4 a 5,8 gradi Celsius (IPCC, 2001). Questa pro- gnosi supera nettamente quella del 1995 che prevedeva un surriscaldamento mas- simo di 3,5 gradi Celsius entro il 2100. Otto degli anni più caldi in assoluto sono stati registrati a partire dal 1990. Gli scienziati sono quasi unanimi nel ritenere che il surriscaldamento della super- ficie della Terra sia dovuto ai numerosi mutamenti climatici, talvolta con effetti drammatici sugli ecosistemi, e, di conseguenza sugli habitat dell’uomo, degli ani- mali e delle piante. Eventi meteorologici estremi si sono ripetuti negli ultimi anni con frequenza maggiore. A lungo termine il livello del mare si innalzerà mettendo a repentaglio molte zone costiere. Si prevede che le conseguenze negative dei muta- menti climatici si ripercuoteranno soprattutto sull’emisfero sud e quindi sui Paesi in sviluppo più poveri. Altri problemi ambientali a livello globale acquistano sempre maggiore rilievo. L’approvvigionamento di sufficiente acqua potabile per la crescente popolazione mondiale è sempre meno sicuro. Un altro grave problema è costituito dal deteriora- mento della qualità del suolo, che ne diminuisce la fertilità e compromette ovunque la produzione delle derrate alimentari, anche se nei Paesi più poveri e nelle zone aride le conseguenze sono peggiori per la popolazione. Il consumo di prodotti fito- sanitari e di concimi nell’agricoltura e di altre sostanze di sintesi nella produzione industriale ha provocato nei Paesi in sviluppo un aumento rapido della produzione di sostanze tossiche e, in parte, di rifiuti velenosi. Le sostanze di sintesi, sovente

velenose, inquinano l’ambiente a livello globale e rappresentano una minaccia cre- scente per l’uomo e per l’ambiente. Queste tendenze ambientali negative a breve e lungo termine vanno collocate nel contesto di una popolazione mondiale che aumenta rapidamente e della necessità di uno sviluppo ancora maggiore. La popolazione mondiale è aumentata negli ultimi dieci anni di circa 900 milioni di persone e ha raggiunto i 6 miliardi; le previsioni parlano di 8,2 miliardi di persone entro il 2050 e tale crescita comporterà una mag- giore pressione sullo sfruttamento delle risorse naturali.

1.3 Cooperazione con i Paesi in sviluppo e in transizione

I molti problemi ambientali che abbiamo menzionato colpiscono duramente la popolazione povera dei Paesi in sviluppo, non da ultimo a causa del loro alto grado di dipendenza dalle risorse naturali. Tali Paesi subiscono ripercussioni sempre più gravose soprattutto a seguito dell’inquinamento atmosferico e idrico che provoca la diffusione di numerose malattie. Il peggioramento dello stato dell’ambiente e l’aumento delle catastrofi ambientali comportano anche conseguenze economiche negative per le popolazioni di questi Paesi, tra l’altro un incremento dell’emigra- zione. Secondo il CICR, nel 1998 il numero dei rifugiati a causa di catastrofi ambientali è stato per la prima volta superiore a quello dei profughi di guerra (CICR, 1999). Anche i conflitti per l’accesso alle risorse naturali vergini sono in netto aumento e costituiscono un rischio crescente per la sicurezza. Per questo motivo, in molti Paesi in sviluppo, i problemi ambientali sono sentiti oggi in misura maggiore. In primo luogo i problemi che incidono immediatamente sulla salute e la qualità della vita, quali l’inquinamento atmosferico e idrico, l’approvvigionamento di acqua potabile, lo smaltimento dei rifiuti e delle acque di scarico, oppure l’erosione e la salinità dei terreni utilizzati dall’agricoltura. Per con- tro, il mutamento del clima o la scomparsa di specie animali e vegetali senza bene- fici economici visibili non sono percepiti da molti abitanti dei Paesi in sviluppo come una vera e propria minaccia. Gli sforzi che s’impongono in questo settore dipendono quindi in molti casi da un finanziamento esterno, soprattutto nei Paesi più poveri. Alcuni Paesi in sviluppo profittano in maniera crescente di investimenti privati diretti, provenienti da Stati industrializzati, e registrano di conseguenza una crescita economica relativamente forte, ma la grande maggioranza dei Paesi in sviluppo non fruisce ancora di finanziamenti siffatti e si trova a dover fronteggiare la situazione con gli esigui mezzi forniti dagli aiuti pubblici allo sviluppo. Il grande stato di necessità di questi Paesi, per quanto attiene allo sviluppo, si protrarrà ancora per decenni. Altrettanto grande è la sfida di soddisfare questi bisogni contenendo al massimo la distruzione dell’ambiente. La stessa situazione grava sui Paesi in transizione, dove la distruzione, già perpe- trata, e le minacce che incombono sull’ambiente, in molti casi un’eredità del socia- lismo reale, richiedono un intervento di grande portata. La Svizzera svolge in merito un ruolo particolare, in quanto collabora con alcuni di questi Paesi nel suo gruppo di voto in seno alla Banca mondiale e al FMI, e dal momento che questa collabora- zione si estende, a seguito di una nostra decisione del 20 ottobre 1999, anche al gruppo di voto della Svizzera in seno al GEF. Forti sinergie collegano già i citati

forum mondiali dato che, con l’assegnazione di crediti e altri finanziamenti, istitu- zioni finanziarie internazionali quali la Banca mondiale, ma pure il programma di sviluppo dell’ONU, negli ultimi anni hanno maggiormente tenuto conto dello stretto collegamento tra ambiente e sviluppo e, in particolare, tra ambiente e povertà, e intendono continuare a farlo anche in futuro. Un’ulteriore sinergia è costituita dal fatto che i progetti GEF realizzati dalla Banca mondiale sono, di norma, progetti regolari della Banca mondiale sostenuti da un finanziamento supplementare del GEF per migliorare la protezione globale dell’ambiente. Nell’ambito di questi progetti incentivati dal GEF esistono possibilità notevoli per migliorare il reddito e le condizioni di vita della popolazione locale come pure per estendere la loro partecipazione politica. I progetti per la protezione della biodi- versità offrono sovente possibilità di reddito per la popolazione locale derivanti dall’utilizzazione sostenibile delle risorse naturali. Infine, anche i progetti riguar- danti le energie rinnovabili per l’elettrificazione delle regioni rurali comportano un miglioramento concreto della qualità della vita della popolazione interessata nonché una riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. Altri progetti nel settore del clima, che servono in primo luogo per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, contribuiscono nel contempo a ridurre l’inquinamento atmosferico nelle città comportando vantaggi per la salute proprio dei gruppi di popolazione più poveri che spesso vivono nelle zone dove l’aria è maggiormente inquinata. I progetti ambientali del GEF, di respiro internazionale, perseguono obiettivi locali e globali al tempo stesso. Il primo meccanismo di finanziamento per il sostegno ai Paesi in sviluppo nell’ado- zione di provvedimenti a favore dell’ambiente globale è stato il Fondo multilaterale per l’ozono istituito nel 1990. L’avvio della fase pilota del GEF è seguita nel 1991. La costituzione dei due Fondi è basata sul riconoscimento del principio di una responsabilità comune ma diversificata di Paesi industrializzati e Paesi in sviluppo sancito nelle Convenzioni sulla protezione del clima e sulla biodiversità come pure nel Protocollo di Montreal. Quattro riflessioni sottendono a questo principio:

1. I problemi ambientali globali conosciuti attualmente sono dovuti storica-

mente e in larga misura alle nazioni industriali. 2. I Paesi in sviluppo, rispetto ai Paesi industrializzati, dispongono di risorse finanziarie molto inferiori e spesso non sono nemmeno in grado di realizzare gli obiettivi nazionali di sviluppo più urgenti.

3. Le ripercussioni della distruzione dell’ambiente globale colpiscono i Paesi

in sviluppo più rapidamente e direttamente dei Paesi industrializzati, anche perché i primi hanno a disposizione mezzi minori per adeguarsi alle mutate condizioni dell’ambiente. 4. Un peggioramento a livello mondiale delle basi vitali nei Paesi in sviluppo, oltre alle possibili conseguenze dirette sul benessere degli abitanti degli Stati industrializzati, ha implicazioni di ampia portata sulla politica economica e di sicurezza di tutti gli Stati. Si riconosce oggi generalmente che la salvaguardia delle basi naturali è indispensa- bile per uno sviluppo economico e sociale sostenibile. La Svizzera ha sancito il principio della sostenibilità nella Costituzione federale. Esso è annoverato anche tra le nostre priorità di politica estera ed è alla base delle vigenti «Linee direttrici Nord- Sud». L’appartenenza della Svizzera al GEF e al Fondo per l’ozono, nonché il pre-

sente messaggio a favore della loro ricapitalizzazione, sono strumenti per la realiz- zazione di questi principi e obiettivi politici della Svizzera.

1.4 Convenzione sull’ambiente e settori che beneficiano

del sostegno del GEF Il Fondo globale per l’ambiente (Global Environment Facility) è considerato dalla comunità degli Stati il meccanismo formale di finanziamento della Convenzione sul clima, della Convenzione sulla biodiversità e, recentemente, della Convenzione sugli inquinanti organici persistenti (POP). Il GEF, nella determinazione dei suoi programmi e progetti, segue le direttive delle Conferenze delle parti contraenti di queste Convenzioni. Esso sostiene inoltre altre convenzioni internazionali sull’am- biente come la Convenzione sulla desertificazione e diversi accordi marittimi regio- nali. La Svizzera, come la maggior parte dei Paesi industrializzati e molti Paesi in svi- luppo, ha già ratificato tutte le convenzioni sull’ambiente summenzionate e i loro accordi aggiuntivi, o ne sta predisponendo la ratifica da parte del Parlamento, come nel caso della Convenzione POP e del Protocollo di Kyoto.

1.4.1 La Convenzione sui cambiamenti climatici

e il Protocollo di Kyoto La Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC; RS 0.814.01), entrata in vigore nel 1994, ha istituito gli inventari nazionali delle emissioni di gas a effetto serra e dei serbatoi di CO2 e i rapporti sulle misure prese a livello nazionale per la protezione del clima. Nel dicembre del 1997, nella città giapponese di Kyoto, è stato approvato, dopo difficili trattative, un protocollo aggiuntivo che stabilisce obiettivi concreti di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra dei Paesi industrializzati. Il Protocollo di Kyoto ha però lasciato aperti importanti interrogativi circa la sua applicazione. Essi sono stati finalmente chiariti nel novembre del 2001, in occasione della 7a Conferenza delle Parti contraenti (COP 7) a Marrakech in una misura tale per cui oggi vi sono le premesse necessarie per la ratifica e la sua entrata in vigore. Nonostante l’assenza degli Stati Uniti dal Protocollo di Kyoto, le decisioni del COP 7 si sono rivelate un successo per quanto attiene al controllo a lungo termine dei gas a effetto serra. La 7a Conferenza delle Parti contraenti ha potuto tra l’altro chiarire importanti questioni concernenti il computo dei serbatoi di CO2, l’applicazione degli strumenti economici, la vigilanza sul rispetto degli impegni contrattuali e l’obbligo di allestire rapporti. Il GEF è il meccanismo di finanziamento ufficiale della Convenzione sui cambia- menti climatici e sussidia progetti nei Paesi in sviluppo e in transizione nei seguenti settori: rapporti nazionali e inventari sulle emissioni, misure per l’adeguamento ai cambiamenti climatici, incentivazione delle fonti di energia rinnovabile, sistemi per l’osservazione del clima, transfer di tecnologie, analisi scientifiche e metodologiche, provvedimenti intesi a promuovere la capacità e il consolidamento delle istituzioni. Il Protocollo di Kyoto invece riguarda esclusivamente gli impegni degli Stati indu- strializzati nei quali il GEF non è direttamente coinvolto.

1.4.2 La Convenzione sulla biodiversità e il Protocollo

di Cartagena La Convenzione sulla biodiversità (RS 0.451.43) è entrata in vigore nel 1993 e comprende attualmente 184 Stati membri. Essa stabilisce, da un lato, che la varietà biologica (che include la varietà genetica, la varietà delle specie e la varietà degli ecosistemi) riveste un’importanza globale e deve essere protetta. Ciò è significativo soprattutto perché alcuni «Paesi della megadiversità» sono, nell’ottica globale, particolarmente importanti. La Convenzione sancisce il libero accesso alle risorse genetiche in tutti Paesi, in conformità alle legislazioni nazionali. I Paesi in sviluppo devono essere resi partecipi degli utili che le aziende degli altri Paesi ricavano dallo sfruttamento delle risorse genetiche dei loro territori. La Svizzera è stato il primo Paese a presentare, nell’ambito dei negoziati della Convenzione, direttive di ampia portata su questo tema che sono poi state elaborate in collaborazione con esponenti svizzeri dell’economia privata. Fra gli obblighi che la Convenzione stabilisce per i Paesi contraenti vi sono l’in- ventario della varietà biologica nazionale e l’allestimento di programmi d’azione per la loro protezione e utilizzazione sostenibile. Per l’espletamento di questi impegni, i Paesi in sviluppo e in transizione possono ricorrere al finanziamento GEF. Nel gennaio del 2000, nell’ambito della Convenzione, è stato firmato anche il Pro- tocollo di Cartagena sulla sicurezza biologica (Biosafety-Protocol), che disciplina l’esportazione e l’importazione degli organismi geneticamente modificati e i pro- dotti derivati da questi organismi. Il GEF, quale meccanismo di finanziamento della Convenzione sulla biodiversità, finanzia inoltre provvedimenti per l’applicazione del Protocollo aggiuntivo nei Paesi in sviluppo e nei Paesi in transizione.

1.4.3 Il Protocollo di Montreal per la protezione

dello strato d’ozono Il Protocollo di Montreal (RS 0.814.021) per la protezione dello strato di ozono stratosferico dalle sostanze sintetiche che lo impoveriscono – in particolare i cloro- fluoroidrocarburi (CFC) e gli aloni – è entrato in vigore nel 1987 e rappresenta un evidente successo della cooperazione internazionale in campo ambientale. Le emis- sioni di queste sostanze, che impoveriscono lo strato di ozono, sono state ridotte da circa 1,5 milioni di tonnellate nel 1986 alle circa 150 000 tonnellate nel 1999 grazie a una rapida rinuncia da parte degli Stati industrializzati responsabili di oltre il 90 per cento delle emissioni. Gli obiettivi di riduzione differenziati sono illustrati nella tavola 1 dell’Allegato. Tuttavia, grandi quantità di queste sostanze persistenti continuano a raggiungere la stratosfera. Gli scienziati hanno perciò previsto un ulteriore assottigliamento dello strato d’ozono per i prossimi anni. Esso dovrebbe però rigenerarsi completamente entro 50 anni purché si arrivi all’applicazione completa del Protocollo e delle sue Convenzioni aggiuntive anche nei Paesi in sviluppo e in transizione e il clima glo- bale non subisca alterazioni essenziali. Per finanziare i provvedimenti nei Paesi in sviluppo intesi a rinunciare alle sostanze che impoveriscono lo strato di ozono nei processi industriali e artigianali è stato istituito nel 1990, nell’ambito del Protocollo di Montreal, il Fondo multilaterale per

l’ozono. Il GEF, completando l’intervento del Fondo per l’ozono, finanzia misure analoghe nei Paesi in transizione dell’Europa dell’Est e dell’Asia centrale non coperti dal Fondo.

1.4.4 La Convenzione POP

Il 23 maggio 2001, è stata firmata a Stoccolma la cosiddetta Convenzione POP (FF 2002 6475). I POP (persistent organic pollutants) sono inquinanti organici per- sistenti, quindi prodotti tossici di lunga durata provocati dall’attività umana tra i quali si annoverano sostanze quali l’insetticida DDT, i difenili policlorurati (PCB) contenuti nei trasformatori e nei condensatori, la diossina clorata quale sottopro- dotto della combustione. Questi prodotti non sono degradabili e si diffondono in tutto il mondo attraverso l’aria, l’acqua e la catena alimentare rappresentando, lon- tano dalle loro fonti d’emissione, un pericolo per l’uomo e per l’ambiente. Scopo della Convenzione è proteggere la salute umana e l’ambiente da queste sostanze tos- siche. Le Parti contraenti della Convenzione s’impegnano a vietare la produzione e l’im- piego di una serie di queste sostanze (aldrina, clordano, dieldrina, endrina, epta- cloro, esaclorobenzene, mirex, toxafene e PCB). La produzione e l’impiego di DDT sono attualmente ammessi soltanto nella lotta contro la malaria. Gli Stati industrializzati hanno già adottato o avviato su larga scala le misure richie- ste. Sforzi analoghi si attendono dai Paesi in sviluppo e in transizione. La Convenzione POP considera il GEF il meccanismo di finanziamento per il soste- gno ai Paesi in sviluppo e ai Paesi in transizione. Il GEF ha quindi già cominciato a finanziare inventari nazionali e piani d’azione. L’Assemblea plenaria dell’ottobre 2002 deve decidere in merito alla costituzione di un nuovo settore prioritario desti- nato alla realizzazione di progetti concernenti i POP. È indispensabile che il GEF riceva i mezzi supplementari necessari all’adempimento della sua funzione di mec- canismo di finanziamento di questa nuova Convenzione.

1.4.5 La Convenzione per la lotta contro la desertificazione

La Convenzione dell’ONU per la lotta contro la desertificazione (UNCCD; FF 1995 II 673) è stata approvata nel 1994 ed è in vigore dal dicembre del 1996. Essa intende migliorare l’utilizzazione delle risorse esistenti di provenienza nazionale e multilate- rale. Particolare importanza rivestono le misure di prevenzione realizzate attraverso la politica demografica, la lotta contro la povertà e la creazione di nuove possibilità d’impiego, senza impatti che erodano o impoveriscano il suolo. La mobilitazione e il coinvolgimento attivo della popolazione nella lotta alla desertificazione costitui- scono strumenti importanti per l’applicazione della Convenzione. L’elaborazione di programmi d’azione a livello nazionale e regionale centrati sulle zone aride dell’Africa ne sono il punto di partenza. Ancor prima dell’entrata in vigore della Convenzione per la lotta contro la desertifi- cazione, il GEF, nel quadro dei settori prioritari relativi ai cambiamenti climatici e alla biodiversità, ha prestato particolare attenzione ai temi dell’erosione e dell’im-

poverimento del suolo, ad esempio con misure contro la deforestazione. Dopo l’ac- cettazione della Convenzione nel 1994, il segretariato del GEF, in collaborazione con il segretariato dell’UNCCD, ha sostenuto finanziariamente alcuni Paesi, nell’ambito del mandato GEF, per la soluzione di problemi legati all’erosione del suolo e alla desertificazione. Nel maggio del 2001, il Consiglio del GEF ha deciso di accrescere il suo sostegno agli obiettivi della Convenzione sulla desertificazione e ha istituito un nuovo settore prioritario «Deterioramento dei suoli». In tale ambito saranno adottate misure contro la desertificazione e, al tempo stesso, contro la pro- gressiva deforestazione. L’approvazione di una corrispondente convenzione aggiun- tiva al documento di fondazione del GEF avverrà nel mese di ottobre del 2002 in occasione dell’Assemblea plenaria del GEF.

1.4.6 Accordi marittimi regionali

Una serie di accordi marittimi regionali sono stati conclusi a partire dagli anni Set- tanta e aggiornati da allora mediante successivi protocolli specifici. Tra di essi, le convenzioni concluse nel 1972 sulla protezione del Mar Baltico e del Mare del Nord, la convenzione di Barcellona per la protezione del Mare Mediterraneo (1976), la convenzione di Gedda per la protezione del Mar Rosso e del Golfo di Aden (1981) e molti altri accordi in Africa, Asia, America Latina, nei Caraibi e in Europa orientale. Questi accordi multilaterali intendono, in generale, promuovere la cooperazione tra gli Stati rivieraschi per il controllo e la riduzione delle fonti d’inquinamento nelle zone costiere e all’interno dei Paesi. Il successo di molti accordi marittimi conclusi nei Paesi in sviluppo e nei Paesi in transizione è stato finora molto ridotto. Spesso, oltre alle risorse finanziarie è mancata anche la volontà politica di applicare questi accordi quadro mediante provvedimenti concreti. Il GEF, con il suo programma prioritario «Acque internazionali», ha fornito un contribuito sostanziale per il rilan- cio di questi accordi regionali.

1.4.7 Influsso su altri accordi ambientali internazionali

La realizzazione di diversi altri accordi ambientali è positivamente influenzata dalle attività finanziate dal GEF. L’effetto catalizzatore del GEF è dovuto ai prov- vedimenti promozionali per la creazione di risorse a livello istituzionale, analitico, sistematico e di personale in ambito ambientale, come pure alla sua capacità di riuscire con le sue risorse a mobilitare finanziamenti supplementari provenienti da altre fonti.

1.5 Il credito quadro e la politica estera della Svizzera

Il credito quadro proposto è una componente importante della politica estera sviz- zera in materia ambientale e viene amministrato dall’Ufficio federale dell’ambiente, delle foreste e del paesaggio (DATEC/UFAFP). Come abbiamo esposto nel rapporto sulla politica estera 2000 (FF 2001 201, Tutela delle basi vitali naturali) la politica

ambientale è uno dei settori di politica estera più importanti. Inoltre, vi sono legami diretti con altre politiche settoriali prioritarie, in particolare con gli obiettivi formu- lati dal Consiglio federale nel rapporto sulle relazioni Nord-Sud della Svizzera negli anni Novanta (Linee direttrici Nord-Sud; FF 1994 II 1099), la cui esecuzione è in primo luogo affidata alla Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DFAE/ DSC) e al Segretariato di Stato dell’economia (DFE/Seco). Per quanto riguarda i relativi aspetti ambientali è responsabile l’UFAFP. Il settore di compiti della DSC include la cooperazione tecnica e finanziaria, l’as- sistenza umanitaria e in caso di catastrofi come pure, dal 1995, la cooperazione tec- nica con i Paesi dell’Europa dell’Est e della Comunità degli Stati indipendenti (CSI). La DSC è inoltre competente per il coordinamento generale della coopera- zione bilaterale allo sviluppo e della cooperazione con gli Stati dell’Europa dell’Est. Nell’ambito delle misure di politica economica e finanziaria, il Seco sostiene, da un lato, mediante gli strumenti di promozione degli investimenti, soprattutto Paesi in sviluppo che sono in grado, almeno in parte, di integrarsi nel mercato mondiale ma che necessitano di stimoli supplementari da parte della cooperazione economica allo sviluppo al fine di attrarre investitori privati dai Paesi industrializzati. Dall’altro, il Seco sostiene i Paesi più poveri nella realizzazione di programmi di riforma econo- mica con aiuti alla bilancia dei pagamenti, altri finanziamenti e misure decisionali. Uno sviluppo sostenibile e la salvaguardia delle risorse naturali sono possibili sol- tanto attraverso il miglioramento adeguato delle condizioni quadro macroecono- miche. I compiti di politica ambientale dell’UFAFP e i meccanismi di finanziamento mul- tilaterali illustrati nel presente messaggio si integrano a vicenda con il programma ambientale della DSC e del Seco, promuovendo così la coerenza fra degli obiettivi prioritari della politica estera svizzera.

1.5.1 Regime ambientale internazionale

Negli ultimi anni, importanti istituzioni, accordi e meccanismi sono nati a livello ambientale internazionale quale risposta alle interdipendenze ecologiche globali. Esiste pure tutta una serie di trattati e istituzioni ambientali indipendenti, dotati di conferenze delle parti contraenti, di gruppi tecnico-scientifici e di segretariati propri. Il regime ambientale globale è relativamente giovane e, negli ultimi anni, molto dinamico. Tuttavia, tenuto conto della proliferazione delle istituzioni, esso appare disomogeneo e frammentato. I diversi accordi ambientali, centrati su temi e pro- blemi specifici, sono spesso fondati su obiettivi vaghi, sovente privi di impegni con- creti, scadenze d’applicazione precise, meccanismi effettivi di composizione delle controversie e possibilità di sanzioni in caso di violazioni contrattuali. Essi sono inoltre ratificati in maniera molto differenziata e, in parte, male implementati. Il regime ambientale internazionale presenta ancora in diversi settori centrali lacune (ad es. acqua e foreste) e la sua struttura istituzionale appare debole se confrontata con quella dell’OMC. Il sostegno finanziario per l’applicazione degli accordi da parte dei Paesi in sviluppo è disciplinato in maniera non unitaria e manca di un organo centrale che coordini effettivamente la politica ambientale internazionale, corregga i contrasti e assicuri sinergie.

1.5.2 Impegno della Svizzera per il rafforzamento

del sistema ambientale globale e delle istituzioni ambientali Nell’ambito della sua politica estera, la Svizzera opera da molti anni per il rafforza- mento delle strutture istituzionali nel campo dell’ambiente. Al fine di eliminare le lacune del sistema ambientale internazionale – segnatamente: impegno insufficiente della comunità internazionale e degli Stati a favore degli accordi ambientali, fram- mentazione del sistema, mezzi e autorità insufficienti del programma dell’ONU per l’ambiente, squilibrio istituzionale e strutturale tra il regime dell’ambiente e gli altri regimi – si dà priorità agli obiettivi seguenti:

1. rafforzamento degli accordi ambientali: la Svizzera si impegna per la rati-

fica, l’implementazione e l’applicazione sollecite delle convenzioni esistenti, il completamento dei lavori avviati nonché il superamento delle lacune in seno al regime ambientale internazionale;

2. riduzione della frammentazione e miglioramento della coerenza nel campo

dell’ambiente: la Svizzera si impegna per l’identificazione di sovrapposi- zioni tra le convenzioni esistenti, l’eliminazione di eventuali contraddizioni, il miglioramento e la semplificazione del coordinamento e della coopera- zione come pure la migliore utilizzazione di possibili sinergie mediante aggregazioni organizzative e geografiche di convenzioni analoghe o temati- camente congiunte (clustering). Il potenziamento del GEF, quale strumento centrale di finanziamento per il regime ambientale globale, deve incentivare la coerenza e le sinergie di finanziamento per l’applicazione dei trattati ambientali nei Paesi in sviluppo. Altro obiettivo è, infine, il consolidamento dei meccanismi di coordinamento esistenti quali il gruppo di gestione am- bientale (Environmental Management Group, EMG) istituito dall’Assemblea generale dell’ONU nel 1999, che riunifica tutte le istituzioni e convenzioni che si occupano di questioni ambientali;

3. potenziamento del PNUA: la Svizzera si impegna per un potenziamento del

programma dell’ONU per l’ambiente, PNUA, fondato nel 1972 dopo la Conferenza dell’ONU sull’ambiente umano (United Nations Conference on the Human Environment) al fine di coordinare, incentivare e controllare, in nome dell’organo delle Nazioni Unite competente per la protezione dell’am- biente, gli sforzi internazionali in questo settore. L’obiettivo del rafforza- mento del PNUA è di garantire che esso, quale istituzione centrale e di mas- sima importanza del regime ambientale internazionale, possa svolgere effet- tivamente anche la sua funzione di coordinamento e di gestione. Premessa in tal senso è la garanzia di una base finanziaria per il PNUA, adeguata e sta- bile a lungo termine; 4. lo squilibrio tra il regime ambientale internazionale e gli altri regimi, soprat- tutto quelli economici, deve essere attentamente valutato. La Svizzera si impe- gna pertanto a chiarire i rapporti tra le convenzioni commerciali e quelle ambientali. Essa mira, a lungo termine, all’istituzione di un meccanismo effi- cace di conciliazione globale per l’ambiente. Inoltre, i compiti e la competenza della Commissione dell’ONU per lo sviluppo sostenibile (CSD), fondata a seguito della Conferenza di Rio del 1992, vanno precisati al fine di sorvegliare i progressi nell’applicazione delle risoluzioni di questa conferenza.

1.5.3 GEF quale meccanismo centrale di finanziamento

per l’applicazione degli accordi ambientali multilaterali È importante garantire, di fronte a un sistema ambientale molto ramificato con le sue numerose convenzioni e protocolli, strutture gestionali e competenze talvolta comple- tamente diverse, l’affidabilità della politica e delle soluzioni auspicate. Anche i mecca- nismi di applicazione e di finanziamento delle convenzioni e dei protocolli ambientali svolgono un ruolo centrale in questo senso. Massimo rilievo assume pertanto la loro organizzazione efficiente e improntata alla coerenza. La concentrazione su pochi stru- menti di finanziamento ben funzionanti è una garanzia supplementare di coerenza ed efficienza. In tal senso, il GEF rappresenta oggi lo strumento di finanziamento globale più importante per l’applicazione delle convenzioni e dei protocolli in campo ambien- tale. La sua trasparente struttura finanziaria, volta a evitare eccessi burocratici e costi elevati delle transazioni, consente l’impiego massimamente efficiente delle risorse. Anche il nostro Consiglio, per quanto attiene all’azione del GEF, è giunto alla conclusione, in base ai risultati delle diverse valutazioni indipendenti, che il GEF, nonostante le risorse limitate, sia riuscito a esplicare un effetto considerevole e pos- sieda le strutture necessarie per migliorare l’implementazione dei progetti e la pro- grammazione delle sue risorse a favore dell’ambiente globale. La Svizzera ha colla- borato molto attivamente, sin dalla fase pilota, allo sviluppo delle direttive strate- giche e programmatiche del GEF. Essa ha perciò seguito da vicino, nell’ambito del Consiglio del GEF e degli organi esecutivi delle organizzazioni d’implementazione, il consolidamento di questo Fondo quale pilastro centrale di importanti accordi ambientali multilaterali e, pertanto, strumento centrale nella lotta contro la distru- zione progressiva dell’ambiente a livello globale. In tal senso, è quindi opportuno continuare la politica tesa a sviluppare ulteriormente il GEF quale strumento di finanziamento centrale del regime ambientale internazionale. Ciò non esclude che questo meccanismo di finanziamento centrale possa essere, all’occorrenza, affian- cato da meccanismi supplementari specificamente orientati a sfide e problemi con- creti.

1.6 Obiettivi, struttura e funzionamento del GEF

e del Fondo per l’ozono Il Fondo globale per l’ambiente (Global Environment Facility, GEF) è un mec- canismo di finanziamento multilaterale che finanzia misure concertate a livello internazionale nei Paesi in sviluppo e nei Paesi in transizione in Asia centrale e nell’Europa orientale per la salvaguardia dell’ambiente globale. I Paesi donatori adempiono, mediante i contributi GEF, gli impegni per il sostegno finanziario di tali Paesi assunti nell’ambito delle convenzioni descritte nel numero 1.4. Il Fondo per l’ozono per contro serve esclusivamente al sostegno dei Paesi in sviluppo nell’applicazione del Protocollo di Montreal per la protezione dello strato di ozono. Il GEF integra il Fondo per l’ozono applicando i suoi obiettivi nei Paesi in transi- zione. Con le risorse del Fondo per l’ozono e del GEF sono finanziati i costi sup- plementari (costi di incremento) grazie ai quali possono essere realizzati, mediante progetti di sviluppo regolari, ulteriori obiettivi ambientali a livello globale. Il livello

dei cofinanziamenti, provenienti da diverse fonti, mobilitati dal GEF e dal Fondo per l’ozono è perciò un indicatore importante della loro forza di mobilitazione (cfr. n. 1.7).

1.6.1 Struttura del GEF

La fase pilota del GEF è stata lanciata nel 1991 grazie a contributi volontari per un ammontare complessivo di 800 milioni di dollari. La fondazione del GEF è avvenuta nell’ambito dei negoziati relativi alla Convenzione quadro sui cambiamenti climatici e alla Convenzione sulla biodiversità. Nel marzo del 1994, si sono conclusi i nego- ziati per la sua ristrutturazione e ricapitalizzazione con lo stanziamento di nuove risorse per circa 2 miliardi di dollari. La seconda ricapitalizzazione del GEF (GEF-2, 1998-2001) è stata negoziata nel 1998 e ammontava anch’essa a 2 miliardi di dol- lari. L’organismo di sorveglianza del GEF è il Consiglio del GEF che si riunisce due volte l’anno per definire le direttive strategiche e programmatiche e per approvare le fasi del programma GEF. La distribuzione dei seggi nel Consiglio del GEF assicura l’equa rappresentanza di Paesi industrializzati e di Paesi in sviluppo con un totale di 32 gruppi di voto (14 OCSE, 16 Paesi in sviluppo e 2 Paesi in transizione). La Sviz- zera rappresenta un gruppo di voto che include Azerbaigian, Tagikistan, Kirghi- zistan, Uzbekistan e Turkmenistan. I 171 Stati membri del GEF si riuniscono ogni 3 anni in un’assemblea plenaria per fare il bilancio della situazione e approvare le decisioni fondamentali e orientative. Direttamente subordinato al Consiglio del GEF è il Segretariato GEF che funziona da organo di collegamento tra il Consiglio del GEF e le organizzazioni d’implemen- tazione. Il Segretariato GEF coopera strettamente con i segretariati delle Conven- zioni e presenta regolarmente alle Parti contraenti delle Convenzioni un rapporto sull’attività del GEF nei settori prioritari. L’attività del GEF relativa ai progetti è fondata sulla collaborazione fra le tre orga- nizzazioni internazionali responsabili, quali organizzazioni d’implementazione, dell’identificazione, lo sviluppo e la realizzazione dei progetti. Le tre organizzazioni sono la Banca mondiale (57% delle finanze GEF), il Programma di sviluppo delle Nazioni Unite, PSNU (31%) e il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, PNUA (6%). Il rimanente 6 per cento è investito in progetti realizzati congiunta- mente da queste organizzazioni. La Banca mondiale amministra inoltre i GEF Trust Funds. I progetti GEF possono essere realizzati da diverse organizzazioni certificate, fra le quali organizzazioni non governative sotto la responsabilità generale di una delle organizzazioni d’implementazione summenzionate. A partire dal 1999, anche altre organizzazioni hanno un accesso facilitato alle risorse del GEF: quattro banche di sviluppo regionali, la FAO (Organizzazione dell’ONU per l’alimentazione e l’agri- coltura), la UNIDO (Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale) e il FISA (Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo). Questa apertura si pre- figge di estendere la base operativa del GEF e di accrescere l’offerta di progetti di alta qualità.

1.6.2 Struttura del Fondo per l’ozono

Il Fondo per l’ozono è stato istituito nel 1990 in occasione della Conferenza delle Parti contraenti a Londra nell’ambito del Protocollo di Montreal. Esso sostiene i Paesi in sviluppo nell’adozione di provvedimenti per la sostituzione delle sostanze che impoveriscono lo strato di ozono nei processi industriali e artigianali e, in tale contesto, accanto a progetti d’investimento, sussidia lo sviluppo di programmi nazionali, l’allestimento di studi regionali come pure importanti misure di assistenza tecnica, attività informative e di formazione. Il Fondo è amministrato da un comitato esecutivo, composto da rappresentanti di sette Paesi in sviluppo e sette Paesi industrializzati, che definisce la politica opera- tiva e i criteri di elaborazione dei progetti, approva i programmi di lavoro delle orga- nizzazioni d’implementazione e i progetti d’investimento. Quattro organizzazioni internazionali fungono da organizzazioni d’implementazione: il Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (PSNU), il Programma dell’ONU per l’ambiente (PNUA), l’Organizzazione dell’ONU per lo sviluppo industriale (UNIDO) e la Banca mondiale. Queste organizzazioni sostengono i Paesi clienti nella stesura di programmi nazionali, studi di esecuzione e progetti. Esse offrono inoltre assistenza tecnica per l’elaborazione e l’esecuzione dei progetti.

1.7 Effetti dei progetti e dei programmi del GEF

e del Fondo per l’ozono 1.7.1 GEF Dal 1991 alla fine del 2001, il GEF ha investito oltre 4 miliardi di dollari di mezzi propri per circa 1000 progetti in 160 Paesi. Con questi mezzi, il GEF ha mobilitato circa 11 miliardi di cofinanziamenti, provenienti in parte dal settore privato, ciò che evidenzia la funzione di precursore e la forza di mobilitazione di questo meccanismo di finanziamento. La tavola 2 dell’Allegato indica gli investimenti di mezzi propri del GEF nei vari settori prioritari e categorie di progetti. La base strategica del GEF è rappresentata dalla strategia operativa approvata dal suo Consiglio nell’ottobre del 1995. Essa definisce una serie di criteri per i pro- grammi operativi. Le attività del GEF devono concordare con le priorità e le poli- tiche nazionali, assicurare l’efficacia duratura dei benefici ambientali globali realiz- zati, stimolare attività analoghe, coinvolgere altri attori nazionali e internazionali ed essere sostenibili socialmente e finanziariamente. A tutt’oggi sono stati sviluppati

13 programmi operativi, illustrati nella tavola 3 dell’Allegato.

Per l’attività relativa ai progetti, il GEF dispone di diverse finestre di finanziamento per l’utilizzazione ottimale delle sue risorse. Esse sono illustrate nella tavola 4 dell’Allegato. Grazie a un Fondo per la preparazione dei progetti a sé stante possono essere superate numerose difficoltà nell’identificazione e nello sviluppo dei progetti stessi. In media, il GEF investe in progetti regolari 8,5 milioni di dollari. Per valutare l’influenza delle attività del GEF, il Consiglio e l’Assemblea generale del GEF si fondano su una serie di prodotti di valutazione. Finora, sono state ese- guite due valutazioni esaustive e indipendenti delle attività del GEF (Overall per- formance studies). Il secondo studio completo del GEF pubblicato nel febbraio 2002

giunge alla conclusione che il Fondo fornisce un contributo significativo nella lotta contro i problemi dell’ambiente globale. Tale conclusione è tratta alla luce di due fatti: 1) l’obiettivo del GEF di promuovere a livello mondiale uno sviluppo sosteni- bile è estremamente ambizioso e 2) i mezzi a sua disposizione sono molto modesti rispetto alla portata e alla complessità della sfida. L’influenza esaustiva catalitica del GEF si deduce dai risultati positivi ottenuti a diversi livelli e in diversi settori: – il GEF è la forza trainante nell’elaborazione di rapporti nazionali e di pro- grammi di provvedimenti nell’ambito del clima e della biodiversità nei Paesi in sviluppo ed è quindi un pilastro importante delle convenzioni sull’am- biente globale; – i programmi operativi del GEF nei settori prioritari oggi ottengono risultati in importanti aspetti grazie all’effetto dimostrativo di tecnologie e approcci innovativi, la creazione di capacità a livello di personale e istituzioni in ambito ambientale e in alcuni casi mediante l’influsso sulle condizioni qua- dro politiche ed economiche; – in taluni casi, determinati miglioramenti quantificabili della situazione ambientale possono essere collegati direttamente alle attività del GEF, soprattutto nell’ambito della biodiversità e delle acque internazionali. Per quanto concerne l’ozono, una gran parte della riduzione delle emissioni di sostanze che impoveriscono lo strato di ozono nei Paesi in transizione va ricollegata alle attività finanziate dal GEF. In ambito climatico, il GEF ha contribuito essenzialmente a promuovere le tecnologie che perseguono il risparmio energetico e le fonti di energia rinnovabile; – in molti Stati il GEF ha promosso un partenariato inusitato e molto pro- mettente tra i diversi servizi governativi, gruppi locali, il settore privato, le organizzazioni non governative per l’ambiente e lo sviluppo e le istituzioni internazionali; – in ambito internazionale il GEF serve da modello per la trasparenza e la partecipazione nello sviluppo e nell’esecuzione di progetti. In quest’ottica ha influito sulla politica ordinaria delle organizzazioni d’implementazione; – le organizzazioni d’implementazione del GEF hanno compiuto negli ultimi anni progressi concreti integrando le questioni ambientali globali nei loro programmi di lavoro ordinari e nelle strategie settoriali e nazionali; – il GEF si basa sulla cooperazione di tre organizzazioni internazionali molto diverse l’una dall’altra ed è caratterizzato da una struttura alquanto com- plessa. I problemi iniziali causati da procedure molto difficoltose e lunghe sono in parte ancora irrisolti. Ciononostante negli ultimi anni, l’istituzione del Fondo è diventata molto più efficiente. Le procedure di cooperazione tra i diversi partner e il ciclo di progetto (identificazione, sviluppo, autorizza- zione ed esecuzione dei progetti) sono state semplificate. Inoltre è stato isti- tuito un meccanismo efficace per finanziare i costi legati allo sviluppo dei progetti.

1.7.2 Fondo per l’ozono

I Paesi in sviluppo si sono impegnati a rinunciare del tutto alla produzione di CFC e di aloni entro il 2010 (vedi tavola 1). Finora, il Fondo multilaterale per l’ozono ha stanziato oltre 1,2 miliardi di dollari per 3800 progetti in 124 Paesi in sviluppo. I progetti per la riduzione del consumo e della produzione di sostanze che impoveri- scono lo strato di ozono sono fondati su 108 programmi nazionali dove il Fondo per l’ozono copre soltanto i costi per la conversione alla produzione di sostanze alterna- tive che non danneggiano lo strato di ozono. Il Fondo per l’ozono finanzia inoltre i costi di gestione di cosiddetti «Uffici per l’ozono» nazionali responsabili dell’im- plementazione del Protocollo di Montreal nei Paesi in sviluppo. La completa attuazione dei progetti, autorizzati finora mediante il Fondo per l’ozono, dovrebbe evitare il consumo di 193 000 tonnellate di sostanze che impoveriscono lo strato di ozono e la produzione di 39 000 tonnellate. Fino allo scorso anno, le riduzioni ottenute ammontavano complessivamente a circa 142 000 tonnellate. Il consumo di aloni nel 1995 ha raggiunto il valore massimo di 41 000 tonnellate stabilizzandosi per il momento a tale livello. I dati più recenti relativi a singole sostanze indicano che dal 1997 i Paesi in sviluppo si convertono più rapidamente del previsto all’impiego di sostanze o tecniche alternative, come ad esempio per il bromuro di metile. – Secondo le verifiche del comitato esecutivo, il Fondo per l’ozono impiega efficacemente le sue risorse e svolge un ruolo centrale negli sforzi dei Paesi in sviluppo intesi a rinunciare alle sostanze che impoveriscono lo strato di ozono. Nonostante quanto ottenuto finora, sussiste un determinato rischio che molti Paesi in sviluppo non possano adempiere i loro impegni in tal senso entro i termini fissati (cfr. n. 2.3). Alcuni Paesi sono in ritardo per quanto concerne l’allestimento e l’attuazione dei programmi nazionali e la definizione dei dati che fungono da base per progetti d’investimento con- creti. Inoltre i problemi economici di un Paese possono ostacolare ulterior- mente il finanziamento dei progetti d’investimento da parte del Fondo per l’ozono. Anche il commercio internazionale illegale di CFC rimane un pro- blema non irrilevante. Nella prossima fase di finanziamento, occorre dedi- care un’attenzione particolare a tutti questi problemi.

1.8 Nuovi impegni nel settore del clima

In occasione della ripresa della 6a Conferenza delle Parti della Convenzione sui cambiamenti climatici nel luglio 2001 a Bonn (COP 6bis) è stata raggiunta una solu- zione politica che dovrebbe permettere la ratifica del Protocollo di Kyoto anche senza la partecipazione degli Stati Uniti. Una parte delle Convenzioni adottate hanno ripercussioni finanziarie già indicate nella nostra proposta in merito (Deci- sione del Consiglio federale del 27 giugno 2001). La COP 7 riunitasi nel novembre 2001 a Marrakech ha consolidato i risultati di Bonn e ha adottato decisioni vincolanti. Per quanto concerne le Convenzioni in ambito finanziario in sostanza non è cambiato niente. Nell’ambito della Conven- zione sui cambiamenti climatici e del Protocollo di Kyoto sono istituiti tre nuovi fondi specializzati e gestiti dal GEF:

– Adaptation Fund: tale Fondo sancito nel Protocollo di Kyoto deve accordare ai Paesi in sviluppo e in transizione un sostegno finanziario destinato a provvedimenti concreti contro le conseguenze nocive dei cambiamenti cli- matici. Il Fondo è alimentato mediante una tassa del 2 per cento sui certifi- cati commerciali risultanti dai progetti del «Clean Development Mechanism» e mediante contributi supplementari dei Paesi donatori; – Special Climate Fund; tale Fondo deve mettere a disposizione dei Paesi in sviluppo e in transizione mezzi supplementari previsti nella Convenzione per i provvedimenti intesi a proteggere il clima; – Least Developed Countries Fund: tale Fondo deve occuparsi dei bisogni specifici dei Paesi meno sviluppati. Si tratta in particolare dei Paesi africani più poveri e degli Stati insulari per i quali i cambiamenti climatici rappre- sentano una sfida particolarmente aspra. Per la capitalizzazione di questi nuovi fondi, il presidente dei negoziati sui cambia- menti climatici aveva proposto nell’aprile 2001 un nuovo sistema di finanziamento che si fonda sul principio di causalità e contribuisce ad affermarne l’applicazione a livello internazionale. La chiave di ripartizione per i nuovi impegni di pagamento dei Paesi donatori si basa sull’emissione relativa di CO2 dei Paesi industrializzati nel 1990, anno di riferimento del Protocollo di Kyoto. Per la Svizzera risulterebbe una quota dello 0,3 per cento. Nel corso della COP 6bis, gli Stati donatori si sono accor- dati su una dichiarazione politica comune relativa ai nuovi impegni di pagamento. La Svizzera ha aderito a tale dichiarazione, firmata, oltre che dai quindici Stati dell’UE, anche da Canada, Nuova Zelanda, Norvegia e Islanda. Tale documento fissa il livello complessivo dei nuovi mezzi a 410 milioni di dollari all’anno. I principali criteri per il calcolo dell’impegno di pagamento che deriva per la Sviz- zera sono spiegati dettagliatamente nel numero 2.4.

2 Parte speciale

2.1 Ammontare e utilizzazione del credito quadro

Sulla base del credito quadro approvato dalle vostre Camere nel 1998, proponiamo di stanziare un nuovo credito quadro di 125 milioni di franchi in totale per adem- piere gli impegni massimi che la Svizzera ha assunto nel GEF-3 (2002-2006) pari a 99,07 milioni di franchi, nel Fondo multilaterale per l’ozono del Protocollo di Montreal per 17,43 milioni di franchi e per i nuovi impegni in ambito climatico pari a circa 5 milioni di franchi. Per coprire le spese d’esecuzione proponiamo un credito di 3,5 milioni di franchi. Le singole componenti e somme del credito quadro ven- gono illustrate in dettaglio nel presente capitolo. Il credito quadro ha una durata minima di quattro anni e i primi versamenti dovrebbero essere effettuati a partire dal 2003. L’istituzione delle necessarie basi legali viene descritta nel numero 6 e propo- sta negli allegati del presente messaggio.

Con la nostra decisione del 14 novembre 2001 abbiamo preso atto di un documento interlocutorio dell’ATEC che concerneva tale proposta. La somma ivi menzionata di 130 milioni di franchi da destinare al nuovo credito quadro (di cui 110 mio per il GEF) costituiva la base di partenza per i relativi negoziati internazionali. Al termine dei negoziati sul GEF, è stato possibile ridurre tale somma a 125 milioni (di cui 99,07 destinati al GEF). Consideriamo che il fabbisogno finanziario del credito quadro proposto sia dimo- strato e siamo convinti delle capacità delle istituzioni menzionate di continuare a realizzare progetti efficaci per la protezione dell’ambiente globale. Motiviamo que- sta convinzione nel presente messaggio. La presente proposta si allinea ai due crediti quadro stanziati in questo ambito dal Parlamento nel 1991 e nel 1998. In occasione dei festeggiamenti per il 700esimo della Confederazione, era stato stanziato un credito quadro di 300 milioni di franchi a disposizione dei Paesi in sviluppo per programmi e progetti ambientali d’importanza globale. Di tale importo, 145 milioni di franchi sono stati utilizzati per i contributi ai fondi multilaterali e 155 milioni per l’appli- cazione di provvedimenti bilaterali e multilaterali nei Paesi in sviluppo. La Svizzera ha utilizzato tali fondi anche per la fase pilota del GEF e per il GEF-1 nonché per le corrispondenti fasi del Fondo per l’ozono. Il credito quadro del 1998 per il finan- ziamento nei Paesi in sviluppo di programmi e progetti volti alla soluzione di pro- blemi ambientali globali ha messo a disposizione altri 88,5 milioni di franchi (FF 1998 2871) utilizzati per finanziare il GEF-2 (1998-2001) e la nuova fase del Fondo per l’ozono.

2.2 Il nuovo contributo della Svizzera al GEF

2.2.1 Fabbisogno di risorse per il GEF-3

In linea generale i fondi multilaterali come il GEF sono finanziati in base a una ri- partizione degli oneri tra i Paesi donatori calcolata secondo criteri economici. Nella prima fase ordinaria del GEF dal 1994 al 1997 (GEF-1), la solvibilità degli Stati Uniti ha permesso un finanziamento del GEF-1 pari a 2 miliardi di dollari. L’im- porto di 3 miliardi di dollari perseguito dagli Stati europei non è quindi stato rag- giunto. La ricapitalizzazione del periodo 1998-2001 (GEF-2) è stata altrettanto difficoltosa e si è di nuovo conclusa con un importo di 2 miliardi di dollari di nuovi impegni. I contributi relativi versati finora dalla Svizzera al GEF Trust Fund sono riportati nella tavola 5 in allegato. Un preventivo proposto dalla segreteria del GEF per il GEF-3 ha formato la base per i negoziati internazionali sulla ricapitalizzazione. Esso si compone dell’importo risultante dalle proiezioni sull’evoluzione del fabbisogno finanziario nei settori prio- ritari tradizionali e nei nuovi compiti assegnati al Fondo. Si tiene inoltre conto della capacità dei Paesi beneficiari di assorbire e impiegare in modo produttivo le corri- spondenti risorse, nonché della capacità delle organizzazioni d’implementazione di eseguire progetti qualitativamente elevati.

Le diverse valutazioni del GEF dimostrano che l’offerta di progetti qualitativamente elevati e corrispondenti ai criteri del GEF è aumentata. Anche la capacità di realiz- zare i progetti delle organizzazioni d’implementazione è migliorata. Diversi studi dimostrano inoltre una maggiore capacità di assorbimento delle risorse del GEF nei Paesi beneficiari. L’ampliamento del mandato del GEF deciso dalla Comunità degli Stati (Conven- zione POP, Protocollo di Cartagena sulla sicurezza biologica, il nuovo settore prefe- renziale desertificazione e deforestazione) comportano un aumento dei fondi messi a disposizione del GEF-3 rispetto a quelli del GEF-2.

2.2.2 I risultati dei negoziati sul GEF-3

I negoziati internazionali per la terza ricapitalizzazione del GEF sono iniziati nel maggio 2001 e si sono conclusi nell’agosto del 2002. Complessivamente il GEF-3 potrà disporre di una somma superiore a 2,9 miliardi di dollari (cfr. tavola 6). I risultati dei negoziati saranno sottoposti per approvazione alla seconda Assemblea generale del GEF del 16-18 ottobre 2002 a Pechino. Inoltre, il GEF necessita dell’approvazione dei direttori esecutivi della Banca mondiale, che deve ammini- strare il Fondo globale dell’ambiente. Secondo la «Trust Fund Resolution» per il GEF-3 i Paesi donatori devono versare l’importo della loro quota mediante l’emissione di una relativa obbligazione entro il 30 giugno 2003. La quota della Svizzera ammonta a 99,07 milioni di franchi (cfr. tavola 6). La base per la ripartizione tra i Paesi donatori dei contributi finanziari al GEF è la chiave di ripartizione dell’Associazione internazionale dello sviluppo (International Development Association - IDA). L’IDA è una filiale della Banca mondiale e con- cede crediti a condizioni particolarmente vantaggiose ai Paesi in sviluppo più poveri. La quota della Svizzera secondo la chiave di ripartizione dell’IDA ammonta al 2,43 per cento e rappresenta la base (basic share) per stabilire la quota della Svizzera al GEF (cfr. tavola 6). Rispetto al GEF-2, questa volta i Paesi donatori non si sono accordati sull’obiettivo di un importo prestabilito, ma hanno adottato quale punto di partenza l’importo massimo che gli Stati Uniti si erano detti pronti a versare. Durante l’ultima fase dei negoziati, reagendo alla massiccia pressione esercitata dagli altri Paesi donatori, gli Stati Uniti hanno alzato il loro contributo massimo a 500 milioni di dollari. Tale importo costituisce il loro «basic share» del 20,86 per cento. Inoltre, è stato deciso di eseguire la ricapitalizzazione non in dollari ma in diritti speciali di prelievo (DSP). Secondo la prassi vigente, i relativi cambi sono stati fissati prima dei nego- ziati (cfr. tavola 9). In base alla situazione di partenza descritta, il «basic share» svizzero del 2,43 per cento equivale a un importo di 45,94 milioni di DSP, ossia a 99,07 milioni di franchi. Com’era già stato il caso nell’IDA Trust Fund della Banca mondiale, anche nel GEF vi sono ragioni storiche che impediscono alla somma dei «basic shares» di tutti i Paesi donatori di totalizzare il 100 per cento, raggiungendo soltanto l’88,99 per cento (tavola 6). Questo divario strutturale del GEF è superiore a quello dell’IDA ed è dovuto al fatto che non tutti i Paesi donatori dell’IDA sono anche Paesi donatori

del GEF. Il divario strutturale viene ridotto dai contributi volontari supplementari dei Paesi e deve essere possibilmente colmato. L’obiettivo potrebbe essere quasi raggiunto, dato che diversi Paesi donatori intendono annunciare, in occasione del vertice sullo sviluppo sostenibile indetto dalle Nazioni Unite per la fine di agosto 2002, un parziale e massiccio aumento volontario dei contributi al GEF-3. Data la situazione tesa in cui si trovano le finanze della Confederazione, la Svizzera si asterrà da ogni contributo volontario supplementare, ragione per cui la nostra quota di 99,07 milioni può essere considerata un dato definitivo. Inoltre, la Svizzera non avrà bisogno di istituire per i versamenti al GEF-3 una riserva che riequilibri eventuali oscillazioni del cambio. Grazie al suo tasso d’infla- zione storicamente basso, la Svizzera potrà contrarre i suoi impegni in franchi sviz- zeri; la pianificazione finanziaria è in tal modo notevolmente agevolata. Come per ogni ricapitalizzazione del GEF, anche questa sarà accompagnata da un pacchetto di riforme il cui contenuto è parimenti oggetto dei negoziati tra i Paesi donatori e deve essere approvato dall’Assemblea generale del GEF. Vi sono conte- nuti provvedimenti che dovrebbero rendere più efficienti, più incisive e più durevoli le attività del GEF. Per la prima volta sono stati fissati gli obiettivi quantitativi rela- tivi ai singoli temi prioritari. Le conclusioni e le raccomandazioni della seconda valutazione generale del GEF del febbraio 2002 formano la base per il pacchetto di riforme.

2.2.3 Modalità dei pagamenti per il GEF-3

Occorre distinguere tra la validità ufficiale del GEF-3 (luglio 2002-giugno 2006 conformemente all’esercizio della Banca mondiale e del GEF) e il ritiro effettivo dei mezzi impegnati, che per il GEF-3, a causa della rimandata conclusione dei nego- ziati internazionali per la ricapitalizzazione, non inizierà prima del 2003. La Banca mondiale come amministratore dei fondi del GEF ritira i contributi secondo un piano prestabilito (cfr. tavola 7) sull’arco di circa 10 anni. I Paesi donatori depositano presso il gestore del fondo (Banca mondiale) un «Instrument of Committment» che definisce l’importo totale del contributo al GEF. Successivamente, il settore «Istituzioni finanziarie multilaterali» del Seco emette presso la Banca nazionale quattro obbligazioni di uguale entità, non negoziabili e esenti da interessi (Promissory Notes). La scadenza è fissata per il 30 giugno 2003. L’obbligazione conferisce al gestore del fondo il diritto di esigere periodicamente il contributo svizzero al GEF dalla Banca nazionale, ciò che avviene di regola mediante un pagamento trimestrale. I pagamenti effettivi da prevedere ogni anno sono riportati nella tavola 11 in alle- gato.

2.3 Il nuovo contributo della Svizzera al Fondo

per l’ozono I pagamenti effettuati finora dalla Svizzera al Fondo per l’ozono sono riportati nella tavola 8 in allegato. I negoziati per la ricapitalizzazione per il prossimo periodo uffi- ciale 2003-2005 dovrebbero concludersi ancora entro la fine del 2002. L’importo necessario nell’ambito del presente credito quadro a favore del Fondo per l’ozono può essere fissato a 17,43 milioni. Tale importo si basa su una stima ufficiale dell’importo totale di ricapitalizzazione di 550-600 milioni di dollari (PNUA/TEAP, 2002). Applicando la vigente chiave di ripartizione dell’ONU, la quota della Svizzera è dell’1,27 per cento. Visto che il nuovo tasso di cambio per il Fondo per l’ozono deve ancora essere negoziato, è applicato lo stesso tasso del GEF-3 (tavola 9). A causa del divario fra la durata del credito quadro richiesto e la durata della prossima fase del Fondo per l’ozono si rende necessaria una somma supplementare di 4,35 milioni. È l’unico modo per garantire la continuità dei pagamenti della Svizzera al Fondo per l’ozono durante l’intera durata del credito quadro richiesto. L’importo complessivo determinante per il Fondo per l’ozono ammonta quindi a 17,43 milioni di franchi. I pagamenti annui previsti sono riportati nella tavola 11 in allegato. Nel corso della prossima fase, oltre al finanziamento dei progetti d’investimento, il Fondo per l’ozono deve investire maggiormente nel miglioramento e nell’adegua- mento dei programmi nazionali, nonché nel potenziamento delle unità nazionali per l’ozono. Alcuni Paesi presentano problemi con il commercio illegale, in parte molto diffuso, di CFC e la sua utilizzazione persino in impianti già equipaggiati per sostanze alternative. Il perseguimento di infrazioni di questo tipo necessita di risorse adeguate per poter svolgere senza preavviso visite di controllo nelle imprese indu- striali e per rafforzare i controlli alla frontiera al fine di sventare il commercio ille- gale di CFC.

2.4 Portata del nuovo impegno in ambito climatico

Il numero 1.9 descrive lo sviluppo e gli elementi del nuovo impegno finanziario della Svizzera in ambito climatico. Tale impegno dovrebbe finanziare le attività relative ai tre nuovi fondi gestiti dal GEF in ambito climatico. L’importo annuo complessivo fissato dai Paesi donatori ammonta a 410 milioni di dollari e deve essere versato il più presto possibile, ma al più tardi a partire dal 2005. Quale chiave di ripartizione degli oneri tra i Paesi donatori è stata adottata l’emissione relativa di CO2 degli Stati industrializzati nell’anno di riferimento 1990, e ciò equivale all’in- ternazionalizzazione del principio di causalità. Per la Svizzera significa una quota dello 0,3 per cento. Il nuovo impegno finanziario per la Svizzera comporta quindi un importo di base di 1,23 milioni di dollari all’anno. Poiché questo nuovo impegno di pagamento non prevede un tasso di cambio vincolante, deve essere applicato il tasso di cambio valido il giorno del pagamento. Per determinare un importo per il credito quadro proposto, ci si deve basare su un tasso di cambio di 1,50. L’importo di base annuale ammonta quindi a circa 2 milioni di franchi all’anno.

Secondo i criteri vigenti, la Svizzera deve fornire tale importo «il più presto possi- bile, ma al più tardi a partire dal 2005». Occorre quindi perseguire una strategia «phase-in», secondo cui nel 2003 si effettueranno i primi versamenti con somme modeste. L’importo annuo complessivo di 1,23 milioni di dollari verrà versato sol- tanto a partire dal 2005. L’importo totale relativo al presente credito quadro ammonta quindi a 5 milioni di franchi. Ciò permette di rispettare le nostre direttive in materia (decisione del 27 giugno 2001 del Consiglio federale). I pagamenti annui previsti sono riportati nella tavola 11 in allegato.

2.5 Credito per l’esecuzione

Oltre alle voci GEF, ozono e clima proponiamo un contributo per l’esecuzione del credito quadro pari a quello stanziato dalle vostre Camere per il credito quadro del 1998: 3,5 milioni di franchi. Tale importo serve da un lato a mantenere i due posti a tempo pieno, assegnati all’UFAFP nel 1991 e conservati mediante il credito quadro del 1998. Questi due posti sono indispensabili per la gestione interna del dossier GEF e Ozono e per un’adeguata rappresentanza della Svizzera nelle organizzazioni internazionali importanti. Tali risorse dovrebbero inoltre contribuire a finanziare attività collaterali. Una nuova e importante attività è il ruolo direttivo della Svizzera nel nuovo gruppo di voto in seno al GEF che nei prossimi anni comporterà un considerevole onere di lavoro. Abbiamo istituito il gruppo di voto della Svizzera in seno al GEF mediante decisione del 20 ottobre 1999 su iniziativa del Dipartimento federale delle finanze. Entro la fine dell’anno si dovrà decidere in merito alla richiesta da parte del Kaza- kistan di entrare a far parte di tale gruppo di voto in seno al GEF. Per i controlli della qualità e per assolvere i doveri esaustivi del rappresentante della Svizzera nel Consiglio del GEF è inoltre necessario finanziare il Réseau d’Appui GEF (RdA-GEF) esistente dal 1996. Quest’ultimo si occupa innanzitutto della valutazione dei progetti proposti e sottoposti regolarmente al giudizio dei membri del Comitato. Il RdA-GEF si fonda su una stretta collaborazione tra l’UFAFP e la DSC nonché periti esterni. Visto il considerevole volume dei progetti GEF, l’adempimento del compito centrale di membro del Consiglio necessita di importanti risorse. Grazie al lavoro del RdA-GEF, la Svizzera ha potuto assumere un ruolo direttivo in seno al Consiglio del GEF nella valutazione critica dei programmi di lavoro del Fondo. Tale lavoro si manifesta spesso in raccomandazioni concrete per una definizione più precisa delle priorità strategiche e degli obiettivi del GEF nei diversi settori d’intervento. Attualmente il RdA-GEF sta elaborando proposte con- crete per definire in modo più preciso le priorità strategiche o gli obiettivi prestabi- liti del GEF nei diversi ambiti d’intervento. Un altro esempio di utilizzazione dei mezzi del credito per l’esecuzione del GEF-2 è la pubblicazione di un «Procurement report» per il GEF proposto dalle imprese svizzere che dovrebbe facilitare a queste ultime l’accesso ai mandati del Fondo. Secondo il più recente «Procurement Report» del GEF, le imprese svizzere hanno finora assicurato un volume complessivo di 20,5 milioni di mandati GEF (stato dicembre 2000).

Un workshop globale finanziato dell’UFAFP per promuovere lo sviluppo del mer- cato della tecnologia solare nei Paesi in sviluppo (settembre 2000) ha offerto ai rap- presentanti svizzeri delle PMI una gradita opportunità di partecipare a un forum globale e ha contribuito in modo decisivo a favore di una nuova impostazione di queste attività in seno al GEF. In collaborazione con la Banca mondiale, la segrete- ria del GEF e il World Business Council for Sustainable Development con sede in Svizzera, nel 2003 si prevede di organizzare un incontro, cofinanziato dall’UFAFP, che tratterà il crescente coinvolgimento dell’economia privata nel lavoro del GEF. Per concludere, vanno pure rilevati gli sforzi della Svizzera per promuovere la coe- renza in un regime ambientale globale sempre più frammentato. Su iniziativa della Svizzera, importanti lavori intesi a promuovere la coerenza sono in corso nell’am- bito delle Convenzioni sull’ambiente globale. Tali lavori sono per esempio intesi ad analizzare e a eliminare le divergenze esistenti tra la Convenzione sui cambiamenti climatici e il Protocollo di Montreal e tra la Convenzione sui cambiamenti climatici e quella sulla biodiversità. In entrambi i casi le Convenzioni interessate hanno isti- tuito su incitamento della Svizzera gruppi di lavoro che si occupano di questi temi. Il credito per l’esecuzione proposto è indispensabile per proseguire le politiche con- crete e i lavori strategici della Svizzera nell’ambito dell’ambiente globale e per una direzione efficace del gruppo di voto della Svizzera nel GEF.

3 Ripercussioni

3.1 Ripercussioni finanziarie

Il nuovo credito quadro per l’ambiente globale

Voce Importo (in mio di fr.)

GEF 99,07 Fondo per l’ozono 17,43 Clima 5,00 Esecuzione 3,50

Totale 125,00

Il credito quadro che proponiamo ammonta complessivamente a 125 milioni di fran- chi. La quota maggiore è destinata agli impegni della Svizzera nell’ambito della terza ricapitalizzazione del Fondo globale dell’ambiente con 99,07 milioni di fran- chi. Gli impegni assunti sulla base del presente credito quadro comportano pagamenti annui nel periodo tra il 2003 e il 2012. I mezzi necessari a tal fine saranno messi a disposizione nel preventivo 2003 e nel piano finanziario 2004-2006 alla voce

810.3600.505 «Fondi ambientali multilaterali» dell’UFAFP.

Con l’eccezione del credito d’esecuzione, gli importi proposti si fondano su nego- ziati internazionali cui partecipano tutti gli Stati donatori e sugli impegni risultanti in materia di politica estera. L’importo totale di una ricapitalizzazione è determinato di volta in volta consensualmente dai Paesi donatori. Nonostante un Paese donatore

non possa essere costretto ad adempiere il suo impegno di pagamento nemmeno mediante l’applicazione del diritto internazionale, il danno politico prevedibile in caso di non rispetto o di eccessivo ritardo nel pagamento è rilevante. Per quanto concerne il GEF, problemi sono emersi finora soltanto con gli Stati Uniti e l’Italia. Entrambe le nazioni hanno nel frattempo presentato programmi vincolanti per pareggiare integralmente i loro ritardi nei pagamenti. Nello stesso senso le chiavi di ripartizione alla base dei negoziati internazionali sono anch’esse vincolanti. L’applicazione della chiave di ripartizione dell’IDA per il GEF si basa sul consenso dei Paesi donatori dato prima dei negoziati relativi al GEF-1 (1993). Lo stesso vale nell’ambito del Fondo per l’ozono per quanto concerne l’intesa tra i Paesi donatori di applicare la chiave di ripartizione ordinaria dell’ONU. Tenendo conto delle circostanze descritte le componenti del presente credito quadro devono essere considerate, se non de jure almeno de facto, come contributi obbli- gatori. I pagamenti annui previsti sono riportati nella tavola 11 in allegato. Anche i tassi di cambio determinanti per i pagamenti nell’ambito del credito quadro proposto si basano, per quanto concerne il GEF e il Fondo per l’ozono, su accordi vincolanti tra gli Stati donatori. Il tasso di cambio vincolante per il GEF-3 è ripor- tato nella tavola 9 in allegato. Per il Fondo per l’ozono, un regime analogo di tassi di cambio fissi sarà ancora oggetto di negoziati. Per il credito quadro proposto si utilizzeranno quindi gli stessi tassi del GEF-3. Per quanto concerne i contributi al nuovo Fondo per il clima, non è stato previsto alcun accordo sui tassi di cambio tra i Paesi donatori. Per questo motivo utilizzeremo i tassi di cambio ipotizzati dal Governo nel preventivo 2003 e nel piano finanziario 2004-2006.

3.2 Freno alle spese

Al fine di porre un freno alle spese, l’articolo 159 capoverso 3 lettera b della Costi- tuzione federale prevede che le disposizioni in materia di sussidi contenute in leggi nonché i crediti d’impegno e le dotazioni finanziarie implicanti nuove spese uniche di oltre 20 milioni di franchi o nuove spese ricorrenti di oltre 2 milioni di franchi richiedono il consenso della maggioranza dei membri di ciascuna Camera. La pre- sente modifica della legge sulla protezione dell’ambiente e il credito quadro sotto- stanno quindi al freno delle spese.

3.3 Ripercussioni sull’effettivo del personale

Per l’esecuzione dei compiti connessi al presente disegno, proponiamo di finanziare due posti dell’UFAFP a carico del credito stesso. Questi due posti già finanziati dai crediti quadro del 1991 e 1998 sono indispensabili per garantire la gestione del dos- sier in questo ambito.

3.4 Ripercussioni economiche

Il credito quadro proposto non ha conseguenze dirette sull’economia nazionale. È opportuno rilevare che secondo i dati ufficiali della Banca mondiale, l’industria pri- vata svizzera ha beneficiato finora nell’ambito del GEF di ordinazioni per un valore complessivo di 20,5 milioni (stato: dicembre 2000).

3.5 Competenze

L’Ufficio federale dell’ambiente, delle foreste e del paesaggio è competente dell’esecuzione dei provvedimenti nell’applicazione del credito quadro ed è respon- sabile dei negoziati internazionali nell’ambito delle Convenzioni dell’ONU sui cambiamenti climatici, sulla biodiversità e sugli inquinanti organici persistenti, non- ché nell’ambito del Protocollo di Montreal per i controlli delle sostanze che impove- riscono lo strato di ozono. La responsabilità nell’ambito della Convenzione dell’ONU sulla lotta contro la desertificazione compete alla DSC. A livello dell’amministrazione federale, l’UFAFP collabora strettamente con la DSC nella gestione del dossier GEF e di quello sull’ozono. L’UFAFP mette a disposizione il membro del Comitato del GEF e la DSC il suo sostituto. Nell’amministrazione del credito quadro, l’UFAFP può contare sulla collaborazione della DSC, della DP/DFAE, del Seco e dell’Amministrazione delle finanze, come pure sulla buona collaborazione tra gli Uffici di tutto il settore della politica ambientale internazio- nale. Il coordinamento interno all’amministrazione si fonda sull’articolo 14 OLOGA (RS 172.010.1) e sull’ordinanza sull’attuazione di programmi e progetti ecologici d’importanza globale nei Paesi in sviluppo (RS 172.018).

4 Programma di legislatura

Il disegno è integrato nell’obiettivo 3 «Adoperarsi a favore di un ordine economico mondiale aperto e durevole» del Rapporto sul programma di legislatura 1999-2003 del 1° marzo 2000 (FF 2000 2037) e corrisponde alla direttiva 7 «Ulteriore sviluppo di una politica economica estera durevole e della politica ambientale internazio- nale». La partecipazione finanziaria al GEF, al Fondo per l’ozono e al nuovo Fondo per il clima è molto importante poiché tali Fondi sono i meccanismi di finanzia- mento delle Convenzioni dell’ONU sui cambiamenti climatici, sulla biodiversità, sugli inquinanti organici persistenti (POP) e sull’ozono.

5 Rapporto con il diritto europeo

La modifica della legge sulla protezione dell’ambiente proposta nel presente mes- saggio è in sintonia con il diritto europeo.

6 Basi giuridiche

Con la nostra decisione del 5 giugno 2000, abbiamo adeguato la prassi per i con- tributi finanziari nell’ambito degli affari esteri. In linea generale, detti contributi necessiteranno di una base legale formale in particolare nei settori che hanno un’im- portanza rilevante per la politica estera svizzera, come ad esempio la politica umanitaria, la politica d’accoglienza, i provvedimenti intesi a mantenere la pace e la politica ambientale internazionale. La nuova prassi tiene in tal modo conto delle condizioni dell’articolo 164 capoverso 1 Cost. secondo cui tutte le disposizioni importanti che contengono norme di diritto sono emanate sotto forma di legge fede- rale. Con il presente messaggio concernente un credito quadro per l’ambiente globale proponiamo quindi nel contempo al Parlamento di completare la legge federale del 7 ottobre 1983 sulla protezione dell’ambiente (LPAmb, RS 814.01). La nuova disposizione legale (art. 52a LPAmb) istituisce la base legale formale necessaria per il credito quadro proposto (cpv. 1 lett. d). Allo stesso tempo la disposizione deve fungere quale base giuridica per gli importi versati a organizzazioni internazionali o a programmi eseguiti nell’ambito della protezione internazionale dell’ambiente (cpv. 1 lett. a), quali per esempio il programma di protezione dell’ambiente delle Nazioni Unite (PNUA). Inoltre, deve fornire la base per i contributi destinati all’esecuzione di accordi internazionali sull’ambiente (cpv. 1 lett. b). La Svizzera versa agli accordi internazionali sull’ambiente ai quali ha aderito le sue quote annue obbligatorie. Infine, la nuova legislazione ambientale deve servire quale base per il finanziamento delle segreterie di accordi internazionali sull’ambiente la cui sede permanente è ubicata in Svizzera (cpv. 1 lett. c). In tal senso, la Svizzera versa con- tributi supplementari al finanziamento della segreteria della Convenzione di Basilea sul controllo dei movimenti oltre frontiera di rifiuti pericolosi e sulla loro elimina- zione (RS 0.814.05), ubicata a Ginevra. La nuova disposizione legale prevede che i contributi al Fondo per il sostegno dei Paesi in sviluppo e in transizione nell’attuazione di accordi internazionali sull’am- biente devono essere sempre stanziati sotto forma di crediti quadro pluriennali (cpv. 2). Per contro, i contributi alle organizzazioni internazionali o per i programmi nell’ambito della protezione ambientale internazionale e quelli per l’attuazione di accordi ambientali internazionali nonché contributi al finanziamento di segreterie di accordi internazionali sull’ambiente la cui sede permanente è ubicata in Svizzera devono in linea generale essere accordati nel quadro del preventivo annuale. Pos- sono tuttavia essere stanziati sotto forma di crediti quadro in virtù delle disposizioni della legge del 6 ottobre 1989 sulle finanze della Confederazione (LFC, RS 611.0). Sulla base dell’articolo 1 capoverso 2 lettera b dell’ordinanza del 17 giugno 1991 sulla procedura di consultazione (RS 172.062), l’amministrazione federale deve svolgere una procedura di consultazione relativa ad atti legislativi o trattati interna- zionali di rilevante portata politica, economica, finanziaria o culturale o da eseguire in ampia misura fuori dell’amministrazione federale. La nuova disposizione intesa a promuovere la politica ambientale internazionale sarà eseguita prevalentemente all’interno dell’amministrazione federale e i Cantoni non ne sono coinvolti. Va inoltre aggiunto che la portata finanziaria della nuova disposizione è limitata poiché l’Assemblea federale dovrà ogni volta decidere sepa-

ratamente in merito ai contributi da stanziare. Date queste condizioni, abbiamo deciso di rinunciare a svolgere una procedura di consultazione. Il nuovo articolo 52a LPAmb si fonda sull’articolo 74 della Costituzione federale che conferisce alla Confederazione un’ampia competenza di emanare prescrizioni sulla protezione dell’ambiente. La competenza dell’Assemblea federale di autorizzare il credito quadro proposto deriva dall’articolo 167 Cost. Conformemente agli articoli 140 e 141 Cost. il credito quadro presentato non sottostà al referendum obbligatorio e secondo l’articolo 163 capoverso 2 Cost. deve quindi essere emanato sotto forma di decreto federale sem- plice. La base giuridica materiale per il credito quadro risulta dall’articolo 52a LPAmb proposto.

Allegati

Allegato 1: Esempi di progetti Allegato 2: Tavole 1–11 Allegato 3: Bibliografia e fonti

Allegato 1

Esempi di progetti

Esempio 1: GEF in ambito climatico Le lampadine a risparmio energetico consumano meno di un quarto dell’elettricità necessaria per le tradizionali lampadine a incandescenza e hanno una durata molto superiore. Il loro prezzo è tuttavia molto più elevato e in molti Paesi rappresenta quindi un grosso ostacolo alla loro commercializzazione. Un progetto del GEF inteso ad affermare sul mercato le lampadine fluorescenti a risparmio energetico in Polonia ha avuto particolarmente successo. Il 20 per cento delle economie domesti- che polacche utilizza ora simili lampadine. È stato in tal modo possibile realizzare provvedimenti estremamente convenienti per ridurre le emissioni di CO2 a lungo termine e considerevoli risparmi negli investimenti nella produzione di elettricità. Attualmente il GEF promuove simili progetti in diversi Paesi, in stretta collabora- zione con il settore privato. Il fatto che il GEF sia riuscito a favorire la trasforma- zione di diversi mercati nazionali in questo ambito rende evidente la sua funzione di precursore e l’effetto di mobilitazione che provoca. Nel 1991, il governo tailandese ha reagito alla crescente domanda di energia elet- trica applicando un esaustivo programma di management destinato ai consumatori. Il programma quinquennale che prevedeva lo stanziamento di 189 milioni di dollari è stato sostenuto dal GEF con 9,5 milioni. Gli elementi principali di tale programma sono una campagna di sensibilizzazione della popolazione e delle industrie sui provvedimenti di risparmio energetico, nonché il sostegno mirato all’impiego di tec- nologie e provvedimenti di efficienza energetica. Il progetto ha divulgato l’utiliz- zazione di impianti di climatizzazione, frigoriferi, lampadine e motori a risparmio energetico e ha permesso di risparmiare 1564 gigawattore di energia elettrica. Tale intervento ha permesso di evitare l’emissione di un milione di tonnellate all’anno di CO2, di risparmiare 295 milioni di dollari di investimenti e di ridurre la bolletta dell’elettricità dei consumatori di 100 milioni di dollari all’anno. Il GEF ha inoltre sostenuto programmi intesi a perseguire la diffusione di tecnologie per la produzione di energia rispettose dell’ambiente come la fotovoltaica e l’energia eolica. I più recenti progetti nell’ambito dell’energia solare e l’energia eolica del GEF si basano su una stretta collaborazione con il settore privato. Dati concreti indicano che il GEF ha influito positivamente a livello globale sullo sviluppo della tecnologie e la formazione dei prezzi in questi settori. Dalla sua costituzione, il GEF ha investito 570 milioni di dollari in progetti a favore dell’energia rinnovabile in 47 Paesi e ha generato in questo ambito 2,5 miliardi di cofinanziamenti (GEF 2002).

Esempio 2: GEF e biodiversità Il progetto del GEF per la protezione di cinque zone umide costiere in Ghana ha contribuito a migliorare concretamente la situazione ambientale in questi ecosistemi di vitale importanza per gli uccelli migratori. Gli elementi del progetto concerneva- no il rilevamento delle condizioni ambientali, lo sviluppo di programmi di prote- zione e la formazione di guardiani e di personale. Il progetto prevedeva pure la

deviazione delle acque di scarico di un impianto di depurazione che altrimenti sarebbero state immesse nella laguna di Sakumo di estrema importanza ecologica. Questo progetto ormai concluso ha favorito un aumento significativo della popola- zione degli uccelli migratori in tre siti, una riduzione della distruzione delle foreste di mangrovia per la produzione di legna da ardere e una generale riduzione degli effetti ecologicamente nocivi delle attività umane in queste regioni. In Uganda è stato istituito un fondo fiduciario per la protezione della biodiversità in

331 chilometri quadrati del grande Parco nazionale di Bwindi e in 48 chilometri

quadrati del grande Parco nazionale dei gorilla di Mgahinga. La biodiversità pre- sente in queste due parchi è una delle più ricche d’Africa. Il ricavo del fondo fidu- ciario permetterà di finanziarie i costi ricorrenti di manutenzione dei parchi. Un’altra parte del ricavo servirà per aiutare la popolazione locale a sviluppare possibilità di guadagno alternative che non si fondino sullo sfruttamento tradizionale delle risorse forestali, ad esempio la coltivazione di alberi, l’apicoltura e le colture acquatiche. Il fondo ha inoltre fornito contributi per la costruzione di scuole e di cliniche. Il pro- getto del GEF ha permesso di fermare la distruzione degli ecosistemi in entrambi i parchi e un graduale aumento del numero di animali selvatici e dei gorilla di mon- tagna. Il GEF finanzia progetti che perseguono il coinvolgimento attivo della popolazione che vive in prossimità delle zone importanti dal punto di vista della protezione della natura. Grazie a metodi basati sulla partecipazione, è possibile coniugare la prote- zione di ecosistemi vitali con le attività economiche mediante lo sfruttamento soste- nibile delle risorse naturali e un miglioramento del livello di vita della popolazione locale. In collaborazione con governi, istituzioni, ONG e popolazione locale, il GEF ha finora investito 1,2 miliardi di dollari a favore della protezione e dello sfrutta- mento sostenibile della diversità biologica in oltre 120 Paesi e ha mobilitato circa 2 miliardi di dollari di cofinanziamenti (GEF 2002).

Esempio 3: un progetto del GEF - tre settori d’intervento In Senegal il GEF ha promosso con 20 milioni di dollari un progetto riguardante tre settori d’intervento: l’impiego sostenibile dell’energia e di conseguenza la prote- zione del clima, la protezione della diversità biologica e la lotta contro l’erosione e l’impoverimento del suolo. Le attività si concentrano nelle foreste situate nei din- torni di Tambacounda e Kolda, dove si trova circa il 25 per cento delle foreste rima- nenti nel Sud del Senegal. Tali foreste sono state finora utilizzate per rifornire di carbone la capitale Dakar situata a 700 chilometri di distanza. Negli ultimi quindici anni la produzione di carbone di legna non era sostenibile e la popolazione locale non ne traeva alcun vantaggio. Il GEF finanzia ora provvedimenti che conferiscono ai villaggi locali diritti di proprietà sulle foreste e promuove un’agricoltura soste- nibile per la protezione di determinate parti di foresta e come zone cuscinetto per Niokolo-Koba, una riserva naturale di importanza globale. Le attività economiche concernono la raccolta di legna e la produzione di carbone di legna pregiato in con- dizioni migliori. Il 15 per cento del reddito di tale produzione è impiegato dai vil- laggi per i lavori di manutenzione delle foreste, ossia il rimboschimento con specie di alberi locali, la manutenzione di sentieri forestali per evitare e controllare gli incendi, nonché gli incendi controllati per ridurre il potenziale degli stessi. Provve- dimenti di accompagnamento sostengono la popolazione locale nella manutenzione

di orti, nella produzione di miele e nell’allevamento di animali. Questo progetto è quindi un modello esemplificativo del «multiple benefits» di molti progetti del GEF.

Esempio 4: il GEF e le acque internazionali La strategia operativa del GEF prevede l’esecuzione di analisi diagnostiche trans- frontaliere che rappresentano la base per lo sviluppo di programmi d’azione strate- gici nel cui ambito sia possibile finanziare provvedimenti specifici. Le analisi dia- gnostiche permettono di individuare il genere e l’entità dei problemi ambientali e le loro cause socioeconomiche. Il metodo basato sui programmi d’azione e le analisi diagnostiche ha potenziato significativamente in molti casi la collaborazione regio- nale tra Stati nella protezione delle acque comuni e in alcuni casi ha promosso il dialogo su punti politicamente delicati, come ad esempio nel caso del Mar Nero e del Mar Cinese Meridionale. Come risultato concreto di tale sistema citiamo il pro- getto in corso per la riduzione dell’inquinamento del Mar Nero cui partecipano tutti i 17 Stati del bacino idrografico del Danubio. Il GEF finanzia anche progetti dimostrativi, come in Egitto. Una parte rilevante delle acque non depurate del Cairo sfocia nel Lago Manzala e successivamente nel Nilo. Tali acque minacciano la salute degli abitanti rivieraschi e contribuiscono a peggio- rare la situazione ambientale del Mediterraneo. L’obiettivo principale del progetto di 4,5 milioni di dollari consiste nel depurare le acque dalle sostanze organiche con l’aiuto di un filtro-suolo (constructed wetland). L’Egitto presenta un grande poten- ziale per la replica di questo metodo provato e a buon mercato della depurazione delle acque. Un obiettivo importante del progetto è quindi quello di raccogliere esperienze in merito al genere di capacità tecniche e scientifiche locali, necessarie per lo sviluppo e il mantenimento di questa tecnologia del trattamento del acque.

Allegato 2

Tavole

Programma per la rinuncia alle principali sostanze che impoveriscono lo strato di ozono Tavola 1

Sostanza Programma

Alone Paesi industrializzati: divieto di produzione e consumo entro il 1994. Paesi in sviluppo: consumo congelato entro il luglio 1999 al livello del consumo medio 1995–1997, riduzione del 50% entro il 2005, 85% entro il 2007, ed eliminazione completa entro il 2010.

CFC, Paesi industrializzati: divieto di produzione e consumo tetracloruro entro il 1996. di carbonio Paesi in sviluppo: consumo congelato entro il luglio 1999 al livello del consumo medio 1995–1997, riduzione del 50% entro il 2005, 85% entro il 2007, ed eliminazione completa entro il 2010.

Bromuro di metile Paesi industrializzati: riduzione del 25% entro il 1999, 50% entro il 2001, 70% entro il 2003, ed eliminazione entro il 2005. Paesi in sviluppo: consumo congelato entro il 2002 al livello del consumo medio 1995-1998, riduzione del 20% entro il 2005, ed eliminazione completa entro il 2015.

Clorofluorocarburi Paesi industrializzati: riduzione del 35% entro il 2004, parzialmente 65% entro il 2010, 90% entro il 2015 e 99,5% entro il 2020. alogenati Lo 0,5% per scopi di manutenzione resta auto- (HCFC) rizzato fino al 2030. Paesi in sviluppo: consumo congelato entro il 2016 al livello del consumo del 2015 ed eliminazione completa entro il 2040.

Bromoclorometano Paesi industrializzati e in sviluppo: divieto immediato. pensata come so- stanza di sostituzione e introdotta nel 1998

Stato agosto 2001

Importi previsti per progetti GEF 1991–2001 (in mio $) Tavola 2

Biodiversità 1347 Clima 1277 Acque internazionali 528 Ozono 168 Progetti sovrasettoriali 213 Sviluppo di capacità 68 Progetti medi fino a 1 milione di dollari 95 Contributi per lo sviluppo di progetti 51 Totale 3747

Programmi operativi del GEF

Tavola 3

Biodiversità PO1: ecosistemi aridi e semiaridi; PO2: zone costiere, mari e acque dolci; PO3: foreste; PO4: zone di montagna; PO13: protezione e utilizzazione sostenibile della biodiversità rilevante per l’agricoltura. Protezione del clima PO5: promovimento di provvedimenti di ottimizza- zione dell’efficacia energetica e di risparmio energe- tico; PO6: promovimento di fonti energetiche rinno- vabili e di tecnologie energetiche; PO7: riduzione dei costi delle tecnologie energetiche rispettose dell’ambiente nel settore dell’energia; PO11: promovimento dei mezzi di trasporto conformi alle esigenze ecologiche. Acque internazionali PO8: protezione delle acque; PO9: provvedimenti integrati terra/acqua; PO10: programma basato sulle sostanze inquinanti. Progetti generali PO12: gestione integrata degli ecosistemi In preparazione Inquinanti organici persistenti (POP), Land Degradation Nell’ambito dell’ozono non esiste un programma operativo separato, poiché il GEF si basa sulle istruzioni del Fondo per l’ozono.

Genere dei progetti del GEF

Tavola 4

Progetti regolari da 1 mio di $ Autorizzazione da parte del Consiglio del GEF come parte delle fasi del programma

Progetti di media 50 000-1 mio di $ Procedura d’autorizzazione grandezza accelerata

Sviluppo di capacità 200 000-300 000 $ Procedura d’autorizzazione (adempimento degli accelerata obblighi derivanti dalle Convenzioni), p. es. allestimento di rapporti

Fondo per la prepara- Tipo A: 25 000 $ Procedura d’autorizzazione zione di progetti Tipo B: 350 000 $ accelerata Tipo C: fino a 1 mio di $

Programma Small Grants: fino a 50 000 $ Gestito dal PNUS e dal contributi esigui per Comitato nazionale e con azioni locali a favore l’autorizzazione periodica dell’ambiente globale del Consiglio del GEF come grande progetto regolare. Finora sono state autorizzate oltre 2000 azioni in 54 Paesi.

GEF Trust Fund e contributi versati finora dalla Svizzera

Tavola 5

Periodo GEF Contributo totale Quota CH mio di $ US mio di fr.

Fase pilota (1991-1993) 800 57 GEF-1 (1994-1997) 2000 65 GEF-2 (1998-2001) 2000 65

Totale 1991-2001 4800 187

Risultati dei negoziati GEF-3 e contributo della Svizzera

Tavola 6

GLOBAL ENVIRONMENT FACILITY TRUST FUND Attachment 1 THIRD REPLENISHMENT OF RESOURCES CONTRIBUTIONS (in millions)

Calculated Supplemental Basic Contributions Contributions GEF-3 Total Contributions Contributing Participants (%) SDR SDR (%) SDR National Currency g/ Australia 1.46% 27.60 1.46% 27.60 68.16 Austria 0.90% 17.01 h/ 0.90% 17.01 24.38 Belgium 1.55% 29.30 3.67 a/ 1.74% 32.97 41.98 Canada 4.28% 80.91 4.28% 80.91 158.94 China - 4.00 b/ 4.44 a/ d/ 0.45% 8.44 78.71 Cote d’Ivoire - 4.00 b/ 0.21% 4.00 3’758.86 Czech Republic - 4.00 b/ 0.50 a/ 0.24% 4.50 194.36 Denmark 1.30% 24.58 1.30% 24.58 262.18 Finland 1.00% 18.91 1.00% 18.91 27.08 a/ France 6.81% 128.84 a/ 6.81% 128.84 164.00 Germany 11.00% 207.96 11.00% 207.96 297.92 Greece 0.05% 0.95 3.56 a/ c/ 0.24% 4.50 5.73 India - 4.00 b/ 3.99 a/ d/ 0.42% 7.99 426.39 Ireland 0.11% 2.08 2.42 a/ c/ 0.24% 4.50 5.73 Italy 4.39% 82.99 h/ 4.39% 82.99 118.90 Japan 17.63% 333.41 a/ 17.63% 333.41 48’754.33 Korea 0.23% 4.35 0.23% 4.35 7’142.95 a/ Luxembourg 0.05% 0.95 3.05 c/ 0.21% 4.00 5.73 Mexico - 4.00 b/ 0.21% 4.00 4.00 a/ Netherlands 3.30% 62.39 3.30% 62.39 89.38 New Zealand 0.12% 2.27 1.73 c/ 0.21% 4.00 12.13 Nigeria - 4.00 b/ 0.50 a/ 0.24% 4.50 4.00 Norway 1.06% 19.96 h/ 1.06% 19.96 228.32 Pakistan - 4.00 b/ 0.21% 4.00 320.63 Portugal 0.12% 2.27 1.73 c/ 0.21% 4.00 5.73 Slovenia - 1.00 0.13 a/ 0.06% 1.13 313.94 Spain 0.80% 15.12 0.80% 15.12 21.67 Sweden 2.62% 49.53 2.62% 49.53 664.67 Switzerland 2.43% 45.94 2.43% 45.94 99.07 Turkey - 4.00 b/ 0.21% 4.00 4.00 United Kingdom 6.92% 130.82 a/ 6.92% 130.82 102.83 United States 20.86% 394.36 20.86% 394.36 500.00 f/

1. New Funding from Donors 88.99% ** 1’715.50 25.72 92.10% 1’741.22

2. Credit from Accelerated Encashments 10.13 a/ 0.54% 10.13

3. Investment Income e/ 105.00

4. Carryover of GEF Resources j/ 450.00

5. Total Resources to Cover GEF-3

Work Program ( 1 + 2 + 3 + 4 ) 2’306.35

** GEF basic shares, which are originally derived from the GEF-1 and were largely maintained in the GEF-2, do not add up to 100%. a/ Contributing Participants have the option of taking a discount or credit for acceleration of encashment and; (i) including such credit as part of their basic share; (ii) counting such credit as a supplemental contribution; or (iii) taking such discount against the national currency contribution. France, Japan, and the United Kingdom have opted to include the credit for accelerated encashment in their basic share. Belgium, China, Czech Republic, Greece, India, Ireland, Nigeria, and Slovenia have opted to include the credit for accelerated encashment as a supplemental contribution. Finland, Korea, and Mexico have opted to take a discount against their national currency contribution. Canada chose to accelerate encashment of its contribution but not to take either a discount or a credit. b/ Represents the agreed minimum contribution level to the GEF-3. c/ These Contributing Participants have agreed to adjust their contributions upward to the agreed minimum contribution level of SDR 4 million. d/ China and India have indicated that they would contribute more than the agreed minimum contribution level of SDR 4 million. e/ Represents projected investment income expected to be earned on resources projected to be held in the GEF Trust Fund over the GEF-3 commitment period (FY03 through FY06). f/ In addition to four annual installments of USD 107.5 million, the United States will provide USD 70 million in the final year of the replenishment upon achievement of the performance measures outlined in Schedule 1 to this Table. The achievement of such measures will be determined by the Council on the basis of verification by the Independent Monitoring and Evaluation Unit, and taking into account any unforeseen events or circumstances that may prevent their achievement. g/ Calculated by converting the SDR amount to the national currency using an average daily exchange rate over the period from May 15, 2001 to Nov 15, 2001, as agreed by the Contributing Participants at the May 7, 2001, GEF-3 replenishment meeting. h/ For these Contributing Participants acceleration of encashments is under consideration. j/ Represents the amount carried over to the GEF-3 pursuant to paragraph 9 of Resolution No. ____, valued on the basis of June 30, 2002 exchange rates.

Scadenze dei pagamenti per il GEF-3 Tavola 7

SWITZERLAND GEF-3 Encashment Schedule In CHF

Total Contribution: CHF 99,070,000

As of % of Total Contribution Amount of Fiscal Year Encashment Schedule Encashment

2003 6.23 6,177,000 2004 8.21 8,135,800 2005 11.75 11,640,800 2006 10.60 10,500,000 2007 19.08 18,900,000 2008 19.08 18,900,000 2009 12.00 11,890,000 2010 10.00 9,910,000 2011 2.00 1,980,000 2012 1.05 1,036,400

Total 100.00 99,070,000

World Bank as the Trustee of the GEF Trust Fund August 19, 2002

Fondo per l’ozono e contributi versati finora dalla Svizzera

Tavola 8 Periodo Totale in mio di $ US Quota CH in mio di fr. 1991-1993 240 4,57 1994-1996 455 7,61 1997-1999 466 10,20 2000-2002 440 9,16

Totale 1991-2002 1601 31,54

I tassi di cambio vincolanti per il GEF-3 (allo stesso tempo base per il calcolo dei contributi al Fondo per l’ozono)

Tavola 9

Effective Exchange Rates For Use In The GEF-3 Replenishment

Average rates for the period May 15, 2001 to November 15, 2001 a/

Currency Currency Name LC to USD LC to SDR ARS Argentine Peso 0.99953 1.26727 AUD Australian Dollars 1.94756 2.4694 BRL Brazilian Real 2.52859 3.20765 CAD Canadian Dollars 1.54907 1.96426 CHF Swiss Francs 1.70161 2.15644 CNY Chinese Yuan 8.27693 10.49404 CZK Czech Koruna 38.33749 48.59002 DKK Danish Kroner 8.41684 10.66767 EGP Egyptian Pounds 4.0942 5.19326 EUR Euro 1.13031 1.43259 GBP Pounds Sterling 0.69768 0.88439 INR Indian Rupees 47.37295 60.06699 JPY Japanese Yen 121.71903 154.29855 KRW Korean Won 1,295.68 1,642.74 MXN Mexican Peso 9.21415 11.68388 NGN Nigerian Naira 112.89094 143.12797 NOK Norwegian Kroner 9.0232 11.43685 NZD New Zealand Dollars 2.39302 3.03374 PKR Pakistan Rupees 63.22391 80.1587 RUB Russian Ruble 29.35297 37.21767 SEK Swedish Kronor 10.58526 13.41918 SIT Slovenian Tolars 247.69064 313.94309 TRL Turkish Liras 1,389,311.38 1,763,311.53 USD United States Dollars 1 1.26787 XOF C.F.A. Francs BCEAO 741.43453 939.71454

a/ At the May 7, 2001 replenishment meeting, donors agreed to use this six-month averaging period for setting the reference exchange rates.

World Bank as the Trustee for the GEF Trust Fund August 15, 2002

Il nuovo credito quadro per l’ambiente globale

Tavola 10

Voce Importo in mio di fr.

GEF 99,07 Fondo per l’ozono 17,43 Clima 5,00 Esecuzione 3,50

Totale 125,00

Pagamenti annui provenienti dal nuovo credito quadro a carico della voce 810.3600.505 «Fondi ambientali multilaterali» Credito quadro per l’ambiente globale

Tavola 11

Pagamenti in fr. 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 Totale

GEF-3 6 177 000 8 135 800 11 640 800 10 500 000 18 900 000 18 900 000 11 890 000 9 910 000 1 980 000 1 036 400 99 070 000 Fondo per l’ozono 4 360 000 4 360 000 4 360 000 4 350 000 17 430 000 Fondo per il clima 400 000 600 000 2 000 000 2 000 000 5 000 000 Spese d’esecuzione 658 000 668 000 668 000 685 000 685 000 136 000 3 500 000

Totale 11 595 000 13 763 800 18 668 800 17 535 000 19 585 000 19 036 000 11 890 000 9 910 000 1 980 000 1 036 400 125 000 000

Allegato 3

Bibliografia e fonti

– Tutti i documenti del GEF, inclusi gli studi di valutazione e i rapporti d’im- plementazione citati nel messaggio possono essere consultati in Internet: http://www.gefweb.org/ – Informazioni sul Fondo per l’ozono: http://www.unmfs.org e http://www. teap.org/

Altri riferimenti: – Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC). 2001. Working Group I: The Scientific Basis; Working Group II: Impacts, Adaptation, Vul- nerability; Working Group III: Mitigation. Le sintesi possono essere con- sultate in Internet http://www.ipcc.ch/. – World Resources Institute, UNEP, UNDP, World Bank. 2001. People and Ecosystems. The Fraying Web of Life. Washington D.C.: WRI. – UNEP, Montreal Protocol on Substances that Deplete the Ozone Layer, Technology und Economic Assessment Panel. Report. Aprile 2001. – UNEP. Mai 2000. Malmö Ministerial Declaration. http://www.unep.org/malmo. – UNEP, Montreal Protocol on Substances that Deplete the Ozone Layer, Technology und Economic Assessment Panel. April 1999. Assessment of the Funding Requirement for the Replenishement of the Multilateral Fund for the Period 2000–2002. – UNEP. 1999. Global Environmental Outlook, GEO-2000. New York: UNEP. Cfr. Internet:http://www.unep.org/Geo2000/ – OECD. 2001. OECD Environmental Outlook. Paris. OECD. Cfr. Internet: http://www.oecd.org/