Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni DATEC Ufficio federale dell’ambiente UFAM
Progetto del 16 settembre 2011
Rapporto Strategia Biodiversità Svizzera
In esecuzione del provvedimento 69 (sez. 5, art. 14, obiettivo 13) del programma di legislatura 2007–2011: «Elaborazione di una strategia per salvaguardare e promuovere la biodiversità»
Rapporto Strategia Biodiversità Svizzera UFAM 2011
Indice
Management Summary 5 1 Introduzione 10 1.1 Premessa 10 1.2 Mandato del Parlamento 11 1.3 Procedimento 11 1.4 Interfacce e ponderazioni di interessi 12 2 Concetto e significato di biodiversità 13 2.1 Il concetto di «biodiversità» 13 2.2 Misurabilità 14 2.3 L’importanza della biodiversità per la società 14 3 La biodiversità nel contesto internazionale 18 3.1 Lo stato della biodiversità nel mondo 18 3.2 Convenzioni internazionali 19 3.3 Piano strategico per la biodiversità 20 3.4 Interdipendenza globale 21 4 Stato della biodiversità in Svizzera 23 4.1 Ecosistemi e habitat 23 4.2 Diversità delle specie 25 4.3 Diversità genetica 25 5 Tutela della biodiversità: situazione attuale 27 5.1 Protezione degli habitat 27 5.2 Protezione delle specie 30 5.3 Salvaguardia della diversità genetica 30 6 La biodiversità in settori rilevanti 32 6.1 Economia forestale 32 6.2 Agricoltura 33 6.3 Caccia e pesca 35 6.4 Turismo, sport e tempo libero 36 6.5 Pianificazione del territorio 37 6.6 Trasporti 38 6.7 Energie rinnovabili 38 6.8 Fondi, costruzioni e impianti di proprietà della Confederazione 39 6.9 Formazione e ricerca 40 6.10 Consumi 41
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7 Obiettivi strategici 42 7.1 Utilizzazione sostenibile della biodiversità 42 7.2 Realizzazione di un’infrastruttura ecologica 47 7.3 Miglioramento delle condizioni di specie fortemente minacciate 49 7.4 Conservazione della diversità genetica 50 7.5 Verifica degli incentivi finanziari 51 7.6 Rilevamento dei servizi ecosistemici 52 7.7 Generazione e diffusione di conoscenze 53 7.8 Promozione della biodiversità negli insediamenti 54 7.9 Rafforzamento dell’impegno internazionale 55 7.10 Monitoraggio dei cambiamenti della biodiversità 57 8 Condizioni quadro per l’attuazione 59 8.1 Attuazione della Strategia Biodiversità Svizzera 59 8.2 Organizzazione e collaborazione 60 8.3 Ripercussioni sull’ambiente, sull’economia e sulla società 60 8.4 Finanziamento e risorse umane 61 8.5 Valutazione della Strategia Biodiversità Svizzera 61 Allegati 62 A1 Obiettivi di Aichi 62 A2 Integrazione degli obiettivi di Aichi nella Strategia Biodiversità Svizzera 64 A3 Stato di raggiungimento dell’obiettivo di Aichi 11 65 A4 Strategie e programmi con interazioni sul tema della biodiversità 66 Abbreviazioni 69 Glossario 71
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Rapporto Strategia Biodiversità Svizzera UFAM 2011
Management Summary
Premessa
La biodiversità è la base indispensabile della vita sulla terra e di conseguenza anche la base della vita umana. Essa include la diversità degli ecosistemi, delle specie e del patrimonio genetico. In breve, la biodiversità racchiude in un unico termine la diversità della vita.
La biodiversità fornisce servizi irrinunciabili sia per la società che per lo sviluppo economico, i cosiddetti servizi ecosistemici, che si esplicano in una pluralità di ambiti. La biodiversità fornisce nutrienti, influenza il clima, salvaguarda la qualità delle acque e dell’aria, è una componente del processo di formazione del suolo e assicura – non da ultimo agli esseri umani – spazi ricreativi. Un deterioramento dello stato della biodi- versità comporta un calo di queste funzioni e si traduce di conseguenza in una minaccia per la sostenibilità dello sviluppo economico e sociale.
Negli ultimi decenni la biodiversità ha subito gravi perdite in tutti gli ecosistemi della terra e il suo stato è oggi seriamente minacciato. Il Rapporto dell’OCSE sulle perfor- mance ambientali Svizzera 2007, il rapportio Ambiente Svizzera 2007 (che trova conferma nei rapporti Ambiente Svizzera 2009 e 2011) come anche il quarto rapporto nazionale sull’attuazione della Convenzione sulla diversità biologica tracciano un bilancio negativo sullo stato della diversità biologica in Svizzera. In un’analisi circo- stanziata del 2010, gli esperti svizzeri in materia di biodiversità sono giunti alla conclu- sione che il livello più critico è ancora a venire. La perdita di biodiversità è un processo lento e pertanto quasi impercettibile per la società. La società ha così modo di abituarsi ai cambiamenti prima ancora di accorgersi di aver perso funzioni e servizi di fondamentale importanza. La perdita di biodiversità in Svizzera comporta in sintesi:
perdite significative di habitat in termini sia quantitativi che qualitativi e una cre- scente frammentazione causata dall’urbanizzazione, dalla mobilità e dal conseguente potenziamento delle infrastrutture; drastiche perdite di superfici per molte specie un tempo diffuse e progressivo calo delle loro popolazioni. Circa un terzo delle 40 000 specie di vegetali, animali e fun- gine recensite in Svizzera è minacciato; ancora oggi, grandi lacune conoscitive in materia di diversità genetica in Svizzera. Per poter preservare e sfruttare anche in futuro il potenziale di questa diversità gene- tica è fondamentale colmare le lacune in questo ambito.
La comunità internazionale ha riconosciuto la necessità di contrastare la perdita di biodiversità. La Svizzera, come finora altri 193 Stati, ha sottoscritto la Convenzione sulla diversità biologica, conclusa nel 1992, e l’ha posta in vigore il 19 febbraio 1995. Gli obiettivi della Convenzione sono la conservazione in tutto il mondo della diversità biologica, l’uso sostenibile dei suoi componenti e la ripartizione giusta ed equa dei benefici derivanti dall’utilizzazione delle risorse genetiche. Gli Stati firmatari si sono impegnati a sviluppare strategie nazionali che consentano di attuare gli obiettivi nel settore della diversità biologica.
Nel 2002, i Paesi firmatari della Convenzione sulla diversità biologica si erano posti come obiettivo comune di ridurre in maniera significativa entro il 2010 la perdita di diversità biologica a livello globale, nazionale e regionale. In occasione della decima 5
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Conferenza delle parti della Convenzione sulla diversità biologica tenutasi a Nagoya (Giappone) nell’ottobre 2010 si è però dovuto constatare che nessuno Stato firmatario era riuscito a conseguire l’obiettivo prefissato. Per il periodo 2011–2020 è stato appro- vato un nuovo piano strategico determinante per tutte le convenzioni nazionali e inter- nazionali sul tema della diversità biologica. I venti obiettivi del piano strategico defini- scono il contesto quadro per promuoverne l’attuazione a livello nazionale e regionale.
Preso atto della perdita di diversità biologica e dando seguito agli sviluppi internazio- nali, il 18 settembre 2008 il Parlamento svizzero ha deciso di inserire nel programma di legislatura 2007–2011 l’elaborazione di una Strategia Biodiversità Svizzera. Con decisione del 1° luglio 2009 del Consiglio federale, il Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC) è stato incaricato di elaborare una Strategia Biodiversità Svizzera.
La Strategia qui illustrata è il risultato dell’adempimento del mandato parlamentare. Essa è frutto di uno studio approfondito della tematica sia nell’ambito dell’Amministrazione federale che in collaborazione con numerosi rappresentanti del ramo economico e scientifico e con esperti dei Cantoni. Ci si è inoltre avvalsi dell’assistenza specializzata di rappresentanti dei gruppi di interesse.
I dieci obiettivi strategici della Strategia Biodiversità Svizzera
I dieci obiettivi strategici della Strategia Biodiversità Svizzera definiscono le esigenze prioritarie verso cui dovranno orientarsi gli attori nazionali negli anni a venire e fino al 2020 per poter, congiuntamente, operare in maniera sufficientemente efficace e conse- guire risultati concreti.
I dieci obiettivi adempiono il mandato conferito il 18 settembre 2008 dal Parlamento e, in conformità alla decisione del 1° luglio 2009 del Consiglio federale, mirano a salva- guardare e promuovere nel lungo periodo la diversità biologica non solo in Svizzera, ma anche a livello globale. Gli obiettivi sono coordinati tra di loro e si influenzano e sostengono mutualmente nella rispettiva attuazione. Per poter salvaguardare e promuo- vere la diversità biologica, gli obiettivi devono essere intesi e perseguiti come un unico pacchetto di misure.
1. Entro il 2020 l’utilizzazione delle risorse naturali e gli interventi che le riguar- dano avvengono in maniera sostenibile al fine di garantire la salvaguardia degli ecosistemi e dei loro servizi, come anche delle specie e della diversità genetica. I settori economici e politici influenzano in misura significativa la biodiversità, ma traggono anche notevoli benefici dai numerosi servizi ecosistemici. L’utilizzazione, la salvaguardia e la promozione della biodiversità devono dunque essere coordinate in maniera ottimale. I diversi settori devono tenere conto dell’importanza della di- versità biologica nelle loro decisioni e azioni.
– Economia forestale: i requisiti di legge relativi alla selvicoltura seminaturale devono essere soddisfatti sull’intera superficie boschiva gestita. La superficie del- le riserve forestali deve essere ampliata, passando dal 3 all’8 per cento della su- perficie forestale complessiva. Il legno morto e le molteplici strutture del bosco devono essere presenti in tutte le grandi regioni della Svizzera, in misura conside- rata sufficiente secondo parametri ecologici. Nei casi in cui la protezione degli habitat si rivela insufficiente, devono essere adottate misure specifiche di promo- zione per salvaguardare e promuovere le specie che vivono in ambienti forestali.
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– Agricoltura: è necessario riconoscere l’importanza dei servizi ecosistemici per l’agricoltura, assicurandone la valorizzazione nei diversi processi produttivi del settore agricolo. Si devono migliorare la qualità e l’interconnessione delle super- fici di compensazione ecologica esistenti e se ne devono creare di nuove (superfi- ci di promozione della biodiversità), e vanno istituiti nuovi incentivi per la pro- mozione della diversità biologica. A tal fine è prevista l’elaborazione e l’attuazione di obiettivi regionali quantitativi e qualitativi relativi alle superfici. – Caccia e pesca: l’utilizzazione sostenibile nel settore della caccia e della pesca deve essere garantita nel tempo e verificata periodicamente. La concettualizzazio- ne, la pianificazione e gli interventi negli spazi faunistici e nei bacini imbriferi in- terregionali devono essere promossi in maniera mirata attraverso ordinanze e in- centivi (invece che a livello comunale o cantonale). – Turismo, sport e tempo libero: lo sport e il turismo devono contribuire alla sal- vaguardia della biodiversità attraverso offerte e infrastrutture più rispettose della natura. Inoltre a livello politico e unitamente settori dello sport e del turismo deve essere esaminato come finanziare le misure volte a promuovere la biodiversità e come potenziare i settori dell’informazione , della formazione e del perfeziona- mento professionale, della ricerca applicata e la creazione di incentivi. – Trasporti: per garantire su vasta scala il collegamento tra gli habitat e le popola- zioni, sarà necessario adottare un pacchetto di misure incentrato anche sulla co- struzione di nuovi corridoi faunistici, sulla valorizzazione ecologica dei passaggi faunistici esistenti attraverso l’istituzione di superfici di compensazione ecologica e sulla creazione di habitat sostitutivi. Le misure già attuate dovranno essere ga- rantite a lungo termine. – Energie rinnovabili: Con la decisione di rinunciare progressivamente all’energia nucleare, il Consiglio federale assegna un ruolo importante alle energie rinnovabi- li. Eventuali conflitti con gli obiettivi della biodiversità devono essere riposti ap- plicando, per quanto possibile, le strategie e le raccomandazioni esistenti. – Fondi, costruzioni e impianti di proprietà della Confederazione: la loro utiliz- zazione deve avvenire tenendo conto delle esigenze in materia di biodiversità. Gli elevati valori ecologici dei fondi non più utilizzati devono essere mantenuti anche in caso di diversa utilizzazione o di vendita del fondo. Per quanto riguarda le altre superfici che allo stato attuale non presentano ancora valori naturalistici di parti- colare rilievo, occorre verificare se possano essere adibite a zone di collegamento o a zone protette a tutela della biodiversità.
2. Entro il 2020 è stata creata un’infrastruttura ecologica basata su zone protette e zone di collegamento al fine di garantire il territorio per la salvaguardia a lungo termine della biodiversità. Lo stato degli habitat minacciati è migliorato. Il collegamento tra habitat è un presupposto essenziale per una diversità biologica ricca e in grado di reagire ai cambiamenti (p.es. climatici). Le zone protette esistenti devono essere integrate e migliorate dal profilo qualitativo. Le zone di collegamento devono garantire la permeabilità del paesaggio tra le zone protette.
3. Entro il 2020, lo stato delle specie gravemente minacciate è migliorato e la loro estinzione è impedita nel limite del possibile. La diffusione di specie alloctone invasive potenzialmente dannose è arginata. La protezione degli habitat non consentirà da sola di promuovere in maniera adegua- ta singole specie o gruppi di specie; si dovranno pertanto mettere a punto anche in futuro misure specifiche finalizzate a garantirne la sopravvivenza. Le specie allocto- ne invasive potenzialmente dannose costituiscono una minaccia per le specie autoc- tone: è dunque necessario impedirne la diffusione.
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4. Entro il 2020 l’erosione genetica è rallentata. La salvaguardia e l’utilizzazione sostenibile delle risorse genetiche, compresi gli animali da reddito e le piante coltivate è garantita. Un’elevata diversità genetica permette alle specie di adattarsi meglio a mutate con- dizioni ambientali. Essa costituisce una base fondamentale per la sopravvivenza del- le specie e per la preservazione dei servizi ecosistemici. È inoltre una fonte di svi- luppo per la ricerca e l’industria, come pure per l’agricoltura e l’economia forestale.
5. Entro il 2020, l’impatto negativo sulla biodiversità degli incentivi finanziari esistenti è individuato e, per quanto possibile, prevenuto. Dove opportuno, sono creati nuovi incentivi positivi. Il sistema fiscale e finanziario attualmente in vigore prevede alcuni incentivi che si ripercuotono negativamente sulla diversità biologica. Occorre pertanto rivalutare gli incentivi esistenti ed elaborare soluzioni migliorative. Gli ambiti di intervento si de- lineano non solo a livello nazionale, ma anche cantonale e internazionale.
6. Entro il 2020 un rilevamento quantitativo dei servizi eco sistemici è effettuato. I servizi ecosistemici sono inglobati nella misurazione del benessere quale indica- tore aggiuntivo al prodotto interno lordo come pure nelle analisi d’impatto del- la regolamentazione. Un ambiente integro è essenziale per la prosperità di un Paese. Il prodotto interno lordo (PIL), parametro comunemente usato per misurare la crescita di un Paese, non considera né i servizi degli ecosistemi né, di conseguenza, il valore economico della biodiversità. Per salvaguardare e promuovere la diversità biologica a livello sia glo- bale sia nazionale, è essenziale stabilire delle metodologie di misurazione del benes- sere omnicomprensive che inglobino anche il capitale naturale. Solo così si traccia un quadro rappresentativo della prestazione globale dell’economia e della società.
7. Fare in modo che entro il 2020 tutti gli attori interessati abbiano acquisito conoscenze sufficienti sulla diversità biologica, creando così il presupposto af- finché la biodiversità sia considerata una base indispensabile alla vita di cui te- nere conto in tutte le decisioni rilevanti. Con le loro azioni, i decisori politici, economici e sociali influenzano la diversità biologica in maniera più o meno diretta. Conoscenze sulle specie, sugli ecosistemi e i loro servizi, unite alla comprensione di come le decisioni personali e politiche in- fluenzino la diversità biologica, innescano una presa di coscienza della responsabili- tà nei confronti della salvaguardia della biodiversità. Le conoscenze necessarie de- vono essere facilmente accessibili e comprensibili per l’amministrazione, gli addetti ai lavori, la politica e il pubblico.
8. Entro il 2020, lo spazio urbano contribuisce al collegamento degli habitat grazie alla promozione della diversità biologica negli spazi insediativi, le specie tipiche di questi spazi sono preservate e la popolazione ha la possibilità di vivere a con- tatto con la natura nel contesto abitativo e nelle zone ricreative. L’attuale regime esecutivo non valorizza ancora il potenziale della pianificazione del territorio ai fini dell’interconnessione ecologica e della creazione o preservazione di spazi aperti e aree verdi nelle zone insediative. Nel quadro della revisione della leg- ge sulla pianificazione del territorio vanno definiti con maggiore precisione i requisi- ti degli strumenti cantonali e comunali di pianificazione del territorio nel settore na- tura e paesaggio.
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9. Intensificare, entro il 2020, l’impegno della Svizzera a livello internazionale per la salvaguardia della diversità biologica sulla Terra. La biodiversità trascende i confini nazionali e gli ecosistemi, fortemente interdipen- denti, si stabilizzano a vicenda. Per poter preservare gli ecosistemi e i servizi che essi forniscono è necessario un impegno della Svizzera a livello mondiale per salva- guardare e promuovere la diversità biologica.
10. Entro il 2020, il monitoraggio dei cambiamenti che interessano gli ecosistemi, le specie e la diversità genetica è garantito. I cambiamenti sul piano della diversità biologica sul territorio svizzero devono poter essere rilevati in maniera affidabile. Il monitoraggio della biodiversità, già operativo, serve da base per ulteriori sviluppi. In questa prospettiva occorre garantire la possi- bilità di controllare l’efficacia della strategia attuata. Ciò permette, se del caso, di apportare adeguamenti alle misure e alla prassi attuativa.
Quadro attuativo
L’attuazione della Strategia Biodiversità Svizzera prevede l’elaborazione di un piano d’azione per la concretizzazione degli obiettivi strategici. Detto piano definisce una serie di misure incentrate specificatamente sui singoli settori attuativi e/o su diversi attori e settori dell’economia. Inoltre, stabilisce anche le modifiche legislative necessa- rie a livello federale per attuare la strategia. L’elaborazione del piano d’azione avviene in collaborazione con i partner interessati dalle misure previste. Il piano d’azione deve essere finalizzato al più tardi 18 mesi dopo l’approvazione della Strategia da parte del Consiglio federale. L’elaborazione della documentazione di base necessaria per il piano d’azione e già prevista dal quadro legislativo odierno, deve essere avviata al più presto.
L’attuazione della Strategia richiederà risorse aggiuntive in termini sia finanziari che di personale. Le esigenze complessive e definitive potranno tuttavia essere determinate solo sulla base del piano d’azione ancora da definire.
I contenuti e l’attuazione della Strategia Biodiversità Svizzera dovranno essere valutati nel quadro di un rapporto intermedio da redigere entro il 2017 e di una valutazione globale degli effetti e dell’efficienza dell’esecuzione da elaborare dopo il 2020.
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1 Introduzione
1.1 Premessa
La biodiversità è una base indispensabile della vita sulla terra. La diversità degli ecosi- La biodiversità come stemi, delle specie e dei geni ci garantisce servizi come aria pulita e acqua potabile. base della vita Inoltre ci mette a disposizione una varietà di risorse naturali. Un degrado dello stato della biodiversità rappresenta una grave minaccia per questi servizi. Le conoscenze finora acquisite mettono in evidenza l’esigenza di affrontare il problema del deteriora- mento della diversità biologica. Il tasso di estinzione antropogenico attuale è cento o addirittura mille volte superiore a quello naturale1,2. Dall’inizio del XX secolo è andato perso circa il 75 per cento della diversità genetica delle piante coltivate3.
La comunità internazionale ha riconosciuto la necessità di contrastare la perdita di Convenzione sulla biodiversità. La Svizzera, come finora altri 193 Stati, ha sottoscritto la Convenzione diversità biologica sulla diversità biologica (Convention on Biological Diversity, CBD) 4 conclusa nel 1992, e l’ha posta in vigore il 19 febbraio 19955. Gli obiettivi della Convenzione sono la conservazione in tutto il mondo della diversità biologica, l’uso sostenibile dei suoi componenti e la ripartizione giusta ed equa dei benefici derivanti dall’utilizzazione delle risorse genetiche. Gli Stati firmatari si sono impegnati a sviluppare strategie nazionali che consentano di attuare gli obiettivi nel settore della diversità biologica6,7.
Nel 2002, i Paesi aderenti alla Convenzione sulla diversità biologica si erano posti come obiettivo comune di ridurre in maniera significativa entro il 2010 la perdita di diversità biolo-gica a livello globale, nazionale e regionale8. In occasione della decima Conferenza delle parti della Convenzione sulla diversità biologica tenutasi a Nagoya (Giappone) nell’ottobre 2010 si è però dovuto constatare che nessuno Stato firmatario era riuscito a conseguire l’obiettivo prefissato. Per il periodo 2011–2020 è stato dunque approvato un nuovo piano strategico9 (cfr. cap. 3.3).
Con riferimento alla Svizzera, il Rapporto dell’OCSE sulle performance ambientali Stato della biodiversità Svizzera 200710, i rapporti Ambiente Svizzera 200711 come anche il quarto rapporto in Svizzera nazionale svizzero sull’attuazione della Convenzione sulla diversità biologica 12 trac- ciano un bilancio negativo sullo stato della biodiversità in Svizzera. In un’analisi circostanziata del 2010, anche gli esperti svizzeri in materia di biodiversità sono giunti
1 Mace G. et al. 2005: Biodiversity. In: Ecosystems and Human Wellbeing: Current State and Tr ends (ediz. Hassan H., Scholes R., Ash N.). Washington DC: Island Press, cap. 4, pagg. 79–115. 2 Bergamin F. 2011: Kontroverse um das Artensterben. Wissenschaftler bezeichnen Voraussagen von Aussterberaten als zu hoch. In NZZ on-line, consultabile alla pagina www.nzz.ch/nachrichten/hintergrund/wissenschaft/kontroverse_um_das_artensterben_1.10693163.html [25.05.2011] 3 Messaggio di Ahmed Djoghlaf, Executive Secretary, Convention on Biological Diversity on the Occasion of World Food Day, 16 ottobre 2009 – Achieving Food Security in Times of Crisis. 4 Attualmente, 173 Stati firmatari hanno definito strategie nazionali sulla diversità biologica e i relativi piani d‘azione. www.cbd.int 5 RS 0.451.43. 6 Art. 6a della Convenzione sulla diversità biologica. 7 Strategia dell’UE sulla biodiversità fino al 2020 (03.05.2011). http://ec.europa.eu/environment/nature/biodiversity/comm²006/2020.htm 8 Sesta conferenza della parti della Convenzione sulla diversità biologica, aprile 2002, COP decisione VI/26, B. Mission, art. 11. 9 Decima conferenza della parti della Convenzione sulla diversità biologica, ottobre 2010, COP 10 decisione X/2, Piano strategico per la biodiversità 2011–2020. 10 Rapporti dell’OCSE sulle performance ambientali. www.oecd-ilibrary.org/environment/oecd-umweltprufberichte_19900155 11 Edito dall’UFAM e dall’UFS 2009: Ambiente Svizzera 2009. Consultabile on-line alla pagina www.bafu.admin.ch/publikationen/publikation/01039/index.html?lang=it [Stato: 16.05.2011]. 12 UFAM 2010: Attuazione della biodiversità, versione breve del 4° Rapporto nazionale pubblicato dall’Ufficio federale del’ambiente, Berna
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alla conclusione che in Svizzera non si è ancora riusciti ad arrestare la perdita di diver- sità biologica e che il livello più critico è ancora a venire.13
1.2 Mandato del Parlamento
Di fronte a questa evoluzione della diversità biologica, il 18 settembre 2008 il Parla- Mandato politico mento svizzero ha deciso di inserire nel programma di legislatura 2007–2011 l’elaborazione di una Strategia Biodiversità Svizzera. Con decisione del 1° luglio 2009, il Consiglio federale ha incaricato il Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC) di elaborare una Strategia Biodiversità Svizzera incentrata sui seguenti elementi portanti.
La biodiversità è estremamente variegata ed è in grado di reagire ai cambiamenti; Elementi portanti e La biodiversità e i suoi servizi ecosistemici sono preservati nel tempo. obiettivi subordinati
Sono inoltre previsti quattro obiettivi subordinati, considerati un presupposto di quanto sopra:
Le zone protette e le zone di promozione della biodiversità sono individuate e garantite in modo vincolante; le risorse sono utilizzate in maniera sostenibile; la biodiversità é percepita dalla società come base vitale fondamentale e i servizi ecosistemici sono promossi nel quadro dell’economia nazionale e tenuti maggior- mente in considerazione; La responsabilità della Svizzera nei confronti della diversità biologica globale è presa maggiormente in conto.
La Strategia Biodiversità Svizzera costituisce parte integrante della Strategia Sviluppo sostenibile del Consiglio federale.
1.3 Procedimento
La Strategia qui illustrata è il risultato dell’adempimento del mandato parlamentare. Essa è frutto di uno studio approfondito della tematica nell’ambito dell’Amministrazione federale e in collaborazione con numerosi esperti dei Cantoni, del ramo economico e scientifico. Ci si è inoltre avvalsi dell’assistenza specializzata di rappresentanti dei gruppi di interesse.
La Strategia si fonda sulla tradizione svizzera di una stretta relazione con la natura e sulle conoscenze acquisite negli anni passati. Essa tiene inoltre conto del fatto che la biodiversità è un aspetto dinamico e che il processo evolutivo implica sempre anche dei cambiamenti. Essa si ispira inoltre al principio che una volta andata perduta, la biodi- versità è persa per sempre (p. es. estinzione di una specie). L’idea centrale è che l’influenza dell’uomo sui cambiamenti in atto sul nostro pianeta (clima, emissioni, immissioni di inquinanti) è oggi più che mai forte. La società nel suo insieme e i suoi attori, sia pubblici che privati, hanno dunque una responsabilità nei confronti della salvaguardia della biodiversità.
13 Lachat T. et al. 2010: Wandel der Biodiversität in der Schweiz seit 1900. Ist die Talsohle erreicht? 1. Bern: Haupt
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1.4 Interfacce e ponderazioni di interessi
Ovunque sulla Terra dove la natura viva è presente, è presente anche la biodiversità. Di conseguenza, la strategia della Svizzera in materia di biodiversità deve fare i conti con diverse tematiche e interfacce organizzative. Le interfacce principali sono descritte nel capitolo 6 (La biodiversità in settori rilevanti) e sono illustrate nella descrizione dei campi d’azione concernenti gli obiettivi (cap. 7). Inoltre, questa strategia è integrata in una rete di numerose altre strategie e programmi della Confederazione (all. A4).
Dove esistono interfacce sorgono spesso domande sui conflitti fra il valore potenziale, Ponderazione di valori, gli interessi e gli obiettivi. Questa strategia riprende queste questioni nella misura in interessi e obiettivi cui erano già evidenti e delimitabili a livello strategico. Occorre tenere presente che gran parte dei potenziali conflitti si manifesta soltanto al momento della concreta attuazione di misure (cap. 8.1). Eventuali conflitti fra valori, interessi e obiettivi devo- no pertanto essere analizzati e ponderati reciprocamente nell’ambito dell’attuazione. Tuttavia, non tutti i potenziali conflitti si manifestano, né a livello di strategia né di attuazione concreta. Interfacce definite in modo chiaro e settori conflittuali ben analiz- zati possono contribuire a trovare nuove soluzioni. Una discussione degli interessi, obiettivi e valori deve avere luogo in particolare nei settori interconnessi e interdipen- denti nel lungo periodo.
Non sempre una valutazione puramente tecnica è appropriata. Per quanto riguarda le questioni fondamentali (p. es. in merito al cibo, all’approvvigionamento energetico, alla conservazione a lungo termine degli ecosistemi) sarà necessario discutere a livello politico quali temi ponderare a breve e a lungo termine.
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2 Concetto e significato di biodiversità
2.1 Il concetto di biodiversità
La Svizzera si rifà alla definizione di biodiversità approvata durante la Conferenza delle Nazioni Unite del 1992 su ambiente e sviluppo nel quadro della Convenzione sulla diversità biologica14. La diversità biologica è un concetto che si riferisce a tutti gli aspetti della diversità del mondo animato e ingloba i seguenti livelli e le relative intera- zioni:
la diversità degli ecosistemi; la diversità delle specie; la diversità genetica.
Gli ecosistemi sono comunità di piante, animali e microrganismi che, formando Varietà di ecosistemi un’unità funzionale, interagiscono tra di loro e con l’ambiente abiotico che li circonda. Si opera una distinzione tra ecosistemi terrestri (ad es. steppa, foresta mista di latifo- glie) ed ecosistemi acquatici (ad es. corsi d’acqua). Gli ecosistemi sono in linea di principio sistemi aperti che per essere preservati hanno bisogno di un flusso di energia. Sono realtà dinamiche, vale a dire che la loro struttura non rimane fissa, bensì muta nel tempo e in interazione con altri sistemi. Gli ecosistemi sono interessati da una moltitu- dine di interazioni e nella maggior parte dei casi presentano dunque un elevato grado di complessità.
Per la maggior parte di noi, la diversità delle specie (tipi di animali, piante, funghi e Varietà di specie batteri) è il livello più familiare della diversità biologica. In un prato, siamo in grado di riconoscere e distinguere a prima vista diverse specie di graminacee e piante aromati- che, farfalle, ortotteri, api e coleotteri. La scienza ha recensito finora 1,8 milioni di specie in tutto il mondo, un quarto delle quali vive nel suolo. Si stima ad ogni modo che le specie non ancora catalogate siano un numero nettamente superiore. In Svizzera, le specie recensite sono 40 000, ma anche in questo caso si stima che in realtà il numero potrebbe raggiungere le 70 000 tra specie animali, vegetali e fungine.15
A un livello successivo la biodiversità si esplica nella diversità genetica, che designa le Varietà genetica differenze genetiche all’interno delle specie. Si riscontrano differenze genetiche ad esempio tra popolamenti di una specie vegetale adattatisi alle condizioni locali o tra varietà diverse di ciliegie. Nel caso di molte piante coltivate e degli animali da reddito è l’uomo che, con tecniche di coltura e di allevamento adattate alle zone di coltivazione e ai settori di impiego, ha rafforzato volutamente determinate caratteristiche favorendo una grande varietà genetica. La diversità genetica è una componente fondamentale della biodiversità, poiché essa costituisce la base della capacità di adattamento delle specie a nuove condizioni ambientali, ad esempio a mutate condizioni climatiche. Nelle specie caratterizzate da una ridotta varietà genetica il rischio di estinzione è più marca- to.
A seguito dell’Anno internazionale della biodiversità (2010) il concetto di «biodiversi- Insufficiente tà» ha guadagnato risonanza, ma rimane pur sempre poco diffuso. Si deve purtroppo consapevolezza in constatare che la conoscenza dello stato della biodiversità è insufficiente sia in seno materia di biodiversità alla società civile sia negli ambienti economici. C’è inoltre troppo poca consapevolezza
14 Convenzione sulla diversità biologica, art. 2. www.cbd.int/convention/articles.shtml?a=cbd-02 15 Duelli P. 2004: Wie viele Arten leben in der Schweiz? Infoblatt Forsch.bereich Landsch. 61: pag. 4.
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del fatto che i responsabili delle decisioni economiche e politiche, ma anche i cittadini e i consumatori, con le loro scelte e le loro azioni quotidiane influenzano direttamente o indirettamente la biodiversità.16
2.2 Misurabilità
Data la sua complessità, la biodiversità è difficilmente misurabile mediante parametri Indicatori diretti. La Convenzione sulla diversità biologica e altri attori si avvalgono di indicatori per descrivere lo stato e lo sviluppo della biodiversità. Questi indicatori sono suddivisi per categorie:
indicatori qualitativi (ad es. stato degli ecosistemi); indicatori quantitativi (ad es. numero delle specie); indicatori diretti (ad es. diversità delle specie di un gruppo o di più gruppi); indicatori indiretti (ad es. superficie complessiva di tutte le riserve naturali).
I parametri misurabili riguardano i tre livelli della biodiversità: ecosistemi, specie e diversità genetica. A livello di ecosistemi, i parametri d’interesse comprendono ad esempio il numero di tipi di habitat naturali, seminaturali o anche fortemente plasmati dall’uomo. Un altro parametro significativo della biodiversità è la diversità delle specie su una determinata superficie. La misurazione della diversità genetica richiede il più delle volte l’utilizzo di metodi di laboratorio molto dispendiosi. Nella maggior parte dei casi non è sufficiente esaminare un unico livello della biodiversità, perché spesso i cambiamenti sono estrapolabili solo a partire da una combinazione di indicatori indiret- ti.
La Svizzera effettua diversi monitoraggi specifici focalizzati sulle specie, sui gruppi di Monitoraggio della specie e sui biotopi. Ha inoltre istituito il Monitoraggio della biodiversità (MBD-CH), biodiversità che rileva i cambiamenti sul lungo periodo della biodiversità in Svizzera. La Svizzera è tra i primi Paesi ad aver presentato una serie di indicatori relativi ai servizi ecosistemici e ad averne avviato l’attuazione.17 Tuttavia, mancano ancora indicatori specifici relativi alla diversità genetica delle specie selvatiche. Inoltre, i rilevamenti presentano lacune proprio a livello di specie rare.18
In futuro, la valutazione dell’evoluzione della biodiversità dovrà essere riferita al momento dell’entrata in vigore dell’ordinanza del 16 gennaio 1991 sulla protezione della natura e del paesaggio (OPN)19. Tale data segna il momento in cui la politica iniziò ad attivarsi a favore della protezione della biodiversità. L’obiettivo stabilito all’epoca e ad oggi non ancora raggiunto, era quello di conservare lo stato della biodi- versità.
2.3 L’importanza della biodiversità per la società
Il significato che attribuiamo al concetto di biodiversità è fortemente influenzato dai Valore della biodiversità valori dettati dalla società. Questi valori mutano nel tempo, ma con riguardo alla biodiversità rimangono saldi alcuni aspetti ricorrenti tra cui il rispetto della natura,
16 gfs.bern 2010: Studie Wahrnehmung und Einstellung zur Biodiversität. Schlussbericht. 17 Staub C. et al. 2011: Indikatoren für Ökosystemleistungen. Systematik, Methodik und Umsetzungsempfehlungen für eine wohlfahrtsbezogene Umweltberichterstattung. Berna, Ufficio federale dell‘ambiente. Studi sull’ambiente n. 1102. 18 Monitoraggio della biodiversità in Svizzera. www.biodiversitymonitoring.ch/deutsch/aktuell/portal.php 19 Ordinanza del 16 gennaio 1991 sulla protezione della natura e del paesaggio (OPN), RS 451.1.
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l’utilizzazione delle risorse fornite dalla biodiversità e dei servizi ecosistemici. Nella società, la salvaguardia e la promozione della biodiversità assumono un valore impor- tante per ragioni sia etiche che economiche.
In passato, l’attenzione era focalizzata soprattutto sulla protezione e la conservazione della biodiversità. Venivano riconosciute le sue funzioni calmanti e rigeneranti, di ispirazione per l’arte, la tecnologia e la ricerca, e di stimolo a livello formativo. La creazione di riserve naturali è, storicamente parlando, l’espressione del crescente valore attribuito dall’uomo alla natura. Questo approccio conservativo tiene conto della responsabilità della società nei confronti delle generazioni future. Le argomentazioni classiche alla base della protezione della natura sono in larga misura legate a questioni di natura etica (diritto delle specie di esistere, rispetto della natura, valore intrinseco della natura ecc.).
Oltre alle componenti etiche, nel tempo si è diffusa una nuova impostazione incentrata L’importanza di sul valore sociale della biodiversità. Questa impostazione considera la varietà biologica ecosistemi degli ecosistemi una risorsa economica di notevole importanza per l’uomo. Cresce biologicamente inoltre la consapevolezza che gli ecosistemi forniscono agli esseri umani servizi gratui- diversificati ti, tra cuila filtrazione e la pulizia dell’acqua e dell’aria, la fertilità del suolo e l’impollinazione delle piante utili e selvatiche. Le prestazioni fornite dalla biodiversità sono vitali e, stando alle conoscenze attuali, non possono essere sostituite artificialmen- te, per quanto le nuove tecnologie consentano puntualmente di riprodurle.
Secondo la classificazione internazionale del Millennium Ecosystem Assessment20, i servizi ecosistemici possono essere ripartiti nelle seguenti categorie (cfr. fig. 1):
servizi di approvvigionamento (cibo, legno, fibre, risorse genetiche); servizi di regolazione (regolazione del clima, protezione contro i pericoli naturali e le malattie, mantenimento della qualità di acqua e aria, eliminazione dei rifiuti); servizi culturali (attività ricreative, piacere estetico, benessere spirituale); servizi di sostegno (formazione dei suoli e mantenimento dei cicli dei nutrienti).
20 Millennium Ecosystem Assessment 2005: Ecosystems and Human Well-being: Synthesis. Washington DC: Island Press, pag. 39ss.
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Fig. 1 Biodiversità e la sua conservazione La biodiversità è la base dei servizi ecosistemici, essenziali per il benessere dell’uomo. L’uomo adotta misure volte a salvaguardare e promuovere la biodiversità e a preservare i servizi ecosistemici.
Biodiversità Servizi ecosistemici ▪ Servizi di approvvigionamento ▪ Servizi di regolazione Diversità Diversità Diversità degli ▪ Servizi culturali genetica delle specie ▪ Servizi di sostegno ecosistemi
Interventi di salvaguardia della biodiversità Benessere dell’uomo Utilizzazione Salvaguardia sostenibile
Fonte: Manuale di gestione della biodiversità. Berlino, giugno 2010
Una biodiversità ricca è la base fondamentale per l’erogazione di questi servizi, dai Componenti di valore quali l’uomo trae benefici diretti (fattori di produzione o beni di consumo), ma anche della biodiversità indiretti (servizi di protezione e di regolazione). Oltre a questi benefici di utilizzo diretti e indiretti forniti dai servizi ecosistemici, la biodiversità ha anche un valore d’uso opzionale (eventuale fruizione futura), un valore di lascito (beneficio derivante dalla preservazione di un bene per le generazioni future) e un valore di esistenza (bene- ficio dovuto al solo fatto di sapere che in Svizzera esistono ad esempio ecosistemi intatti o determinate specie come lo stambecco).21
Tab. 1 > Componenti di valore della biodiversità La tabella seguente fornisce una panoramica delle diverse componenti di valore della biodiversità (valore economico totale dei beni ambientali applicato alla biodiversità e ai servizi ecosistemici).
Benefici legati alla fruizione (Use Values) Benefici non legati alla fruizione (Non-Use Values) Valore di fruizione diretto Valore di fruizione Valore d’uso opzionale Valore di lascito Valore di esistenza indiretto Esempio: parco o bosco Esempio: regolazione Esempio: futuri Esempio: Esempio: che ha una funzione qualitativa e quantitativa frequentatori di boschi, preservazione di valorizzazione della ricreativa e un’utilità per dell’acqua, produzione di disponibilità futura di habitat naturali per le diversità delle specie l’agricoltura, la pesca e le nutrienti nel suolo. risorse genetiche. generazioni future. marine o delle specie risorse genetiche. meno visibili. Fonte: Markandya, A. et al. (2008): The Economics of Ecosystems and Biodiversity – Phase 1 (Scoping) Economic Analysis and Synthesis. Italia
Gli approcci correnti di valutazione economica della diversità biologica e dei servizi Utilizzo della biodiversità ecosistemici sono illustrati negli studi TEEB (The Economics of Ecosystems and Biodiversity)22,23.
21 I componenti di valore indicati corrispondono al concetto ampiamente diffuso in economia ambientale di valore economico totale (VET). 22 TEEB (The Economics of Ecosystems and Biodiversity). www.teebweb.org 23 Secondo TEEB, le 100 000 zone protette del nostro pianeta forniscono al genere umano servizi ecosistemici per un valore pari a 4,4 fino a 5,2 miliardi di dollari USA all’anno.
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Gran parte dei benefici sociali ed economici derivanti dalla biodiversità sono un bene pubblico di cui l’uomo può attualmente fruire gratuitamente. La gratuità di questi beni significa, per il momento, l’assenza di incentivi concreti volti a preservare e promuove- re la biodiversità e i suoi servizi ecosistemici. Ciò incoraggia uno sfruttamento eccessi- vo e il conseguente deterioramento della biodiversità. Chi danneggia la biodiversità spesso non sopperisce ai costi che ha generato. Al contempo, a causa della mancata ripartizione dei benefici derivanti dalla fruizione della biodiversità, vi sono attori che non dispongono di sufficienti risorse finanziarie per attuare le misure di salvaguardia e di promozione della biodiversità. In futuro si dovrà fare in modo di contrastare questi effetti.
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3 La biodiversità nel contesto internazionale
3.1 Lo stato della biodiversità nel mondo Dalla metà degli anni Ottanta, l’umanità ha consumato più risorse naturali di quanto la Terra non sia in grado di rigenerare. 24 Questo scompenso ha delle conseguenze sul piano della diversità biologica. A livello planetario si registra una perdita crescente di diversità biologica in tutti gli ecosistemi (cfr. Fig. 2)25. Il Millenium Ecosystem Asses- sment calcola che già fino al 60 per cento degli ecosistemi esaminati si sono nel frat- tempo deteriorati26. Scenari futuri mostrano che i cambiamenti climatici e la crescita demografica mondiale metteranno ancora più sotto pressione la biodiversità globale.
Fig. 2 Living Planet Index, 1970–2000 Il Living Planet Index è un indicatore dello stato della biodiversità a livello globale, che misura dal 1970 le popolazioni di vertebrati di terra, di acqua dolce e di mare. Si basa sui dati relativi a 1145 specie di vertebrati (555 di terra, 323 di acqua dolce e 267 di mare). Tra il 1970 e il 2000 il Living Planet Index è calato complessivamente del 40 per cento, con una diminuzione del 30 per cento delle specie di terra, del 50 per cento delle specie di acqua dolce e del 30 per cento delle specie di mare. Living Planet Index, 100% = 1970
120
100
80
60 Specie di terra Specie di mare Specie di acqua dolce Tutti i vertebrati (Living Planet Index) 40
1970 1975 1980 1985 1990 1995 2000
Fonte: WWF, UNEP-WCMC
La biodiversità trascende i confini nazionali e gli ecosistemi, fortemente interdipenden- Necessità di un impegno ti, si stabilizzano a vicenda. Per poter preservare gli ecosistemi e i servizi che essi globale forniscono è necessario impegnarsi a livello mondiale per salvaguardare e promuovere la diversità biologica. La crescente interconnessione globale, l’internazionalizzazione delle attività economiche e commerciali e l’utilizzazione transnazionale delle risorse mettono in risalto la necessità che tutti gli attori coinvolti s’impegnino congiuntamente a livello mondiale.
24 Hirstein A. 2008: Buchhaltung über die Natur. In: NZZ am Sonntag, 03.02.2008, pagg. 67–69: Mathis Wackernagel, Gründer und Geschäftsführer des Global Footprint Network in Oakland bei San Francisco: «Seit Mitte der achtziger Jahre verbrauchen wir mehr Ressourcen, als die Erde regenerieren kann. » 25 Secretariat of the Convention on Biological Diversity 2010: Global Biodiversity Outlook 3. Montréal. 26 Millennium Ecosystem Assessment 2005: Ecosystems and Human Well-being: Synthesis. Washington DC: Island Press, pag. 39ss. http://de.wikipedia.org/wiki/Millennium_Ecosystem_Assessment
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3.2 Convenzioni internazionali
A livello globale, la protezione e l’utilizzazione sostenibile della biodiversità sono La Convenzione sulla trattate nel quadro di diverse convenzioni e istituzioni internazionali. La Convenzione diversità biologica sulla diversità biologica 27 costituisce il documento centrale. È stata approvata nel definisce le basi quadro della Conferenza sull’ambiente tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992 ed è stata politiche e strategiche ratificata dalla Svizzera nel 1994, che l’ha poi posta in vigore nel 1995. La Convenzio- ne sulla diversità biologica non verte prettamente sulla protezione della natura: essa considera l’utilizzazione sostenibile e la ripartizione equa dei vantaggi – dunque il potenziale economico delle risorse naturali – come un aspetto essenziale della salva- guardia della biodiversità. La ripartizione equa e ponderata dei benefici derivanti dall’utilizzazione delle risorse genetiche è stata concretizzata nel 2010 con l’adozione del protocollo di Nagoya sull’Accesso alle risorse genetiche e la ripartizione dei bene- fici28. Le disposizioni della Convenzione sulla diversità biologica nel settore del tra- sporto transfrontaliero di organismi geneticamente modificati sono state integrate dal Protocollo di Cartagena29 e dal Protocollo aggiuntivo relativo alla responsabilità civile e risarcimento dei danni. Con specifico riferimento alla biodiversità, la Convenzione sviluppa altri temi incentrati sul commercio internazionale, sulle misure di incentiva- zione, sul turismo, sul trasferimento di tecnologie, sulle conoscenze tradizionali e su questioni inerenti alla responsabilità civile. Considerata la sua validità universale, è indubbio che essa rappresenta oggi il forum globale degli Stati firmatari attraverso cui definire i fondamenti politici e strategici della politica internazionale sulla diversità biologica.
Oltre alla Convenzione, esiste un sistema multilaterale fondato su diversi accordi Numerose convenzioni internazionali e regionali che la Svizzera ha ratificato. Alcuni accordi vertono specifi- regionali e globali catamente sulla biodiversità (CITES 30 , Convenzione di Ramsar sulle zone umide 31 , Convenzione di Bonn 32 , Convenzione di Berna 33 ); altre convenzioni multilaterali trattano invece singoli aspetti della tematica (UNFCCC34, UNCCD35). Sono poi molte le convenzioni e organizzazioni che trattano politiche settoriali di rilevanza per la biodiversità, tra cui l’agricoltura (FAO36,37), l’economia forestale (UNFF38 e ITTO39), la proprietà intellettuale (OMPI40), il turismo (UNWTO41) o il commercio internazio- nale (OMC42). La Svizzera collabora attivamente al perfezionamento dei trattati multi- laterali che trattano questioni relative alla biodiversità e partecipa inoltre ai lavori di organizzazioni internazionali non governative operanti nel settore della biodiversità, tra cui l’Unione internazionale per la conservazione della natura e delle risorse naturali (IUCN43) e Wetlands International44, di cui fa parte in qualità di Stato membro. La
27 Convenzione del 5 giugno 1992 sulla diversità biologica (CBD, RS 0.451.43). 28 Protocollo di Nagoya sull'accesso alle risorse genetiche e alla giusta ed equa ripartizione dei benefici derivanti dal loro uso alla Convenzione sulla diversità biologica. www.cbd.int/abs/ (in inglese) 29 Protocollo di Cartagena. http://bch.cbd.int/protocol/text 30 Convenzione del 3 marzo 1973 sul commercio internazionale delle specie di fauna e di flora selvatiche minacciate di estinzione (CITES, RS 0.453). 31 Convenzione del 2 febbraio 1971 sulle zone umide d’importanza internazionale segnatamente come habitat degli uccelli acquatici e palustri (Convenzione di Ramsar, RS 0.451.45). 32 Convenzione del 23 giugno 1979 sulla conservazione delle specie migratrici della fauna selvatica ; RS 0.451.46) 33 Convenzione del 19 settembre 1979 per la conservazione della vita selvatica e dei suoi biotopi in Europa (Convenzione di Berna, RS 0.455). 34 Convenzione quadro delle Nazioni Unite del 9 maggio 1992 sui cambiamenti climatici (UNFCCC, RS 0.814.01). 35 Convenzione delle Nazioni Unite sulla lotta contro la desertificazione (UNCCD). 36 Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO). 37 Ad es. Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l‘agricoltura. 38 Forum delle Nazioni Unite sulle foreste (UNFF). 39 Organizzazione internazionale dei legni tropicali (ITTO). 40 Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale delle Nazioni Unite (OMPI). 41 Organizzazione mondiale del turismo delle Nazioni Unite (UNWTO). 42 Organizzazione mondiale del commercio delle Nazioni Unite (OMC). 43 Unione internazionale per la conservazione della natura e delle risorse naturali (IUCN). 44 Un’organizzazione non governativa che opera globalmente nel campo della preservazione e del ripristino del le zone umide.
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Svizzera porta avanti attivamente il processo di sinergia delle Convenzioni, come anche le attività del Fondo mondiale per l’ambiente (GEF45, il meccanismo di finan- ziamento della Convenzione sulla biodiversità) e altri meccanismi di finanziamento e programmi di sviluppo (ad es. Banca mondiale46, PNUS47, REDD+48, FAO49).
Nel contesto europeo, l’impegno della Svizzera si concretizza nell’ambito del Consi- glio d’Europa come pure nelle sue relazioni contrattuali con l’UE50. Essa promuove iniziative51 e processi europei (PEBLDS52 e Forest Europe53).
L’analisi delle convenzioni, delle conferenze degli Stati firmatari e delle collaborazioni Elementi comuni di tutte sia multilaterali che bilaterali consente di mettere a fuoco elementi di base comuni le convenzioni consolidatisi nel contesto internazionale. Si tratta sostanzialmente dei seguenti principi e linee guida (cfr. glossario): principio di precauzione, principio di causalità, utilizza- zione sostenibile, lotta alle cause, principio «chi trae benefici paga», principio di integrazione come pure l’Access and Benefit-Sharing.
3.3 Piano strategico per la biodiversità
Nel 2002, la Svizzera e gli altri Paesi membri alla Convenzione sulla diversità biologi- ca si erano posti l’obiettivo di ridurre in modo significativo entro il 2010 il tasso di perdita della biodiversità a livello globale, nazionale e regionale»54. In occasione della decima conferenza delle parti della Convenzione sulla diversità biologica tenutasi a Nagoya (Giappone) nell’ottobre 2010 si è però dovuto constatare che nessuno Stato contraente era riuscito a conseguire l’obiettivo prefissato. A tal riguardo era stato criticato il fatto che i singoli Stati non avevano potuto attuare misure concrete in quan- to l’obiettivo era stato formulato in maniera troppo astratta.55
A Nagoya ci si era dunque prefissati di definire, per il dopo 2010, obiettivi più precisi e Piano strategico fino chiari validi mondialmente, tali da incoraggiare gli Stati ad attuare misure concrete. In al 2020 quella cornice è stato approvato un Piano strategico che definisce una visione condivi- sa, una missione, obiettivi strategici di lungo periodo e precisati da venti obiettivi da raggiungere entro il 2020. Secondo la decisione del vertice ministeriale 2010 tenutosi in Svizzera, a Bogis-Bossey, il Piano strategico è determinante per tutte le convenzioni nazionali e internazionali sul tema della biodiversità. Il Piano strategico deve costituire il programma quadro teso a promuovere l’attuazione degli obiettivi a livello nazionale e regionale.56
45 Fondo mondiale per l‘ambiente (Global Environment Facility, GEF). www.bafu.admin.ch/dokumentation/umwelt/09249/09375/index.html?lang=de 46 Banca mondiale. www.worldbank.org 47 Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (PNUS). 48 Programma per la riduzione delle emissioni provocate dalla deforestazione e dal degrado delle foreste nei Paesi in via di sviluppo. Come contropartita devono essere creati degli incentivi (di norma sotto forma di pagamenti). 49 Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO). 50 Ad es. attraverso le sue attività in seno all’Agenzia europea dell‘ambiente (AEA) o attraverso la rete delle Autorità europee per la protezione della natura (ENCA) nonché nel quadro della sua adesione all’UNECE. L’AEA ha pubblicato nel 2010 un breve rapporto di sintesi sullo stato e sulle prospettive dell’ambiente in Europa. 51 EU Green Infrastructure, ECONNECT e Rete ecologica della Convenzione delle Alpi, Rete delle Alpi, zone Ramsar, Natura 2000, Rete Smeraldo incluso l’Important Bird Areas (IBA). 52 Strategia paneuropea sulla diversità biologica e paesaggistica (PEBLDS). 53 Conferenza ministeriale sulla protezione delle foreste (Forest Europe). www.foresteurope.org 54 Sesta conferenza delle parti della Convenzione sulla diversità biologica, aprile 2002, COP decisione VI/26, B. Mission, art. 11. 55 Messaggio del Giappone: l’esito della COP10 della Convenzione sulla diversità biologica . www.de.emb-japan.go.jp/naj/NaJ1101/cop10.html 56 Piano strategico (Strategic Plan for Biodiversity 2011–2010 and the Aichi Targets). www.cbd.int/doc/strategic-plan/2011–2020/Aichi-Targets-EN.pdf
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Il Piano strategico fissa i seguenti obiettivi strategici di lungo termine: Obiettivi a lungo termine del piano strategico combattere le cause del degrado della diversità biologica includendo sistematica- mente questo obiettivo in tutti i settori dello Stato e della società; ridurre la pressione (danni diretti o influssi negativi) sulla biodiversità e promuover- ne l’utilizzazione sostenibile; migliorare lo stato della diversità biologica salvaguardando gli ecosistemi, le specie e la diversità genetica; accrescere i benefici fruibili da tutti derivanti dalla diversità biologica e dai servizi ecosistemici; migliorare il processo attuativo attraverso una pianificazione partecipativa, la ge- stione delle conoscenze e lo sviluppo delle competenze.
Tutti gli obiettivi strategici di lungo periodo elencati sopra prevedono obiettivi concreti Aichi Targets – specifici che gli Stati firmatari devono raggiungere entro il 2020. Nel fascicolo allega- obiettivi concreti anche to alla Convenzione sulla diversità biologica, questi obiettivi sono indicati con la per la Svizzera designazione «Aichi-Targets», ovvero obiettivi di Aichi (Nagoya si trova nella prefet- tura di Aichi). Nei settori pertinenti per la Svizzera, gli obiettivi strategici per il nostro paese sono riformulati rispetto ai Target di Aichi in modo da adattarli alle specificità nazionali. La concretizzazione del piano strategico a livello europeo è stata annunciata con la pubblicazione della strategia dell’UE57 avvenuta il 3 maggio 2011.
3.4 Interdipendenza globale
L’interconnessione della Svizzera con il resto del mondo assume molteplici forme. Molte risorse genetiche utilizzate in diversi settori nazionali (agricoltura, industria farmaceutica e delle biotecnologie, ricerca accademica) provengono infatti da altri Paesi.
La Svizzera influenza dal canto suo la diversità biologica del pianeta. Dalla metà del Impatto della Svizzera secolo scorso il consumo delle risorse da parte della Svizzera è fortemente incrementa- sulla biodiversità globale to.58 L’inquinamento ambientale generato dalla domanda finale interna al di fuori dei confini nazionali è nettamente superiore all’inquinamento ambientale che essa genera direttamente a livello nazionale59 Per soddisfare il consumo nazionale è infatti necessa- rio importare materie prime, semilavorati e prodotti finiti (cfr. anche cap. 6.10). L’estrazione di materie prime, la produzione, l’utilizzazione, lo smaltimento e il rici- claggio di questi beni hanno tutti conseguenze dirette o indirette sulla biodiversità globale.
La Svizzera ha un impatto sulla biodiversità globale anche attraverso i servizi che essa importa ed esporta60nell’ambito delle catene internazionali del valore aggiunto, inclusi gli investimenti all’estero ad esse associati. Per questo motivo, il commercio estero, come anche la cooperazione allo sviluppo, devono essere rispettosi dell’ambiente e della biodiversità, in virtù del principio della sostenibilità. I criteri in base ai quali le imprese svizzere esercitano le loro attività possono avere un forte influsso sulla biodi- versità globale. Nel quadro della cooperazione economica allo sviluppo, la Svizzera
57 Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al comitato delle regioni. La nostra assicurazione sulla vita, il nostro capitale naturale: strategia dell’UE sulla biodiversità fino al 2020, Bruxelles, 3 maggio 2011. Approvata dal Parlamento i l 21 giugno 2011. 58 BFS Aktuell 2008: Monitoring der Nachhaltigen Entwicklung. Die Schweiz in einer globalisierten Welt. Online verfügbar unter www.bfs.admin.ch/bfs/portal/de/index/themen/21/22/publ.Document.114903.pdf [Sta to: 29.07.2011] 59 Jungbluth N. et al. 2011: Environmental Impacts of Swiss Consumption and Production. Environmentally extended input-output-analysis. ESU-services GmbH, Rütter+Partner, su mandato dell’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM). Berna 60 Ad esempio, consulenza, trasferimento di tecnologia
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dispone fra l’altro di programmi intesi a promuovere il rafforzamento del commercio sostenibile e gli investimenti nei prodotti e servizi basati sulla biodiversità 61 , l’attuazione dell’ABS nei Paesi firmatari, la protezione delle foreste tropicali o l’introduzione di etichette di sostenibilità nel commercio internazionale di materie prime.
61 Con la gestione sostenibile delle risorse della biodiversità (nutrienti, additivi per farmacia e cosmetica, fiori, ecc.) o servizi (ecoturismo) in applicazione dei principi del biotrade, il commercio può offrire un contributo con- creto alla salvaguardia della ricchezza biologica.
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4 Stato della biodiversità in Svizzera
In Svizzera, la biodiversità è caratterizzata dalla topografia (forti dislivelli), dalla diversità geologica, dalla distribuzione eterogenea delle precipitazioni e dalla gestione tradizionale di lunga data delle superfici coltive. Circa due terzi del territorio svizzero si trovano nelle Alpi. La Svizzera ha dunque una notevole responsabilità per l’elevata concentrazione e varietà di habitat presenti in questo spazio geografico e per le molte- plici specie che in essi vivono, caratterizzate da un’elevata diversità genetica.62
Dal 1900 a oggi, la biodiversità in Svizzera ha subito forti perdite. Negli ultimi vent’anni si è riusciti a rallentare, ma non ad arrestare completamente, il calo dei popolamenti di alcune specie e la perdita quantitativa di superfici in determinati habitat. Inoltre, nella maggior parte dei casi la qualità degli habitat è bassa e in conti- nuo degrado. Il quadro generale attuale non lascia intravedere una tendenza al miglio- ramento.63
4.1 Ecosistemi e habitat
La biodiversità necessita di spazio. È presente in tutti gli ambienti, dall’alta montagna Tipi variegati di habitat al bosco, dalle superfici agricole agli spazi insediativi e, a condizione che il terreno non sia impermeabilizzato, persino le fasce a ridosso di infrastrutture come le linee ferro- viarie.64 Negli ultimi millenni, sul territorio corrispondente agli attuali confini svizzeri si è sviluppata una ricca diversità di habitat ed ecosistemi, ognuno con specie caratteri- stiche proprie. Oggi si distinguono oltre 230 tipi di habitat65.
La maggior parte dei processi ecosistemici terrestri che rendono possibile la vita sul Il suolo, una risorsa rara nostro pianeta (fertilità del suolo, cicli dei nutrienti e cicli dei gas naturali, degradazio- ne degli inquinanti, per citarne alcuni), si basa sull’interazione tra processi biologici del suolo e processi fotosintetici. Gli organismi che vivono nel suolo hanno in ciò un ruolo fondamentale: un suolo che ha seguito il proprio corso naturale, rappresenta la base della diversità biologica. Il suolo è una risorsa limitata, non rinnovabile. Impermeabi- lizzazione del suolo, compattazione, eccessiva concimazione, immissioni di inquinanti e perdita di materia organica 66 sono le cause principali dell’impoverimento della diversità biologica nel e sul suolo svizzero. Queste cause sono spesso riconducibili alle attività antropiche: sfruttamento del suolo a fini insediativi e infrastrutturali, emissioni generate dai trasporti e dalle industrie, ma anche un’utilizzazione intensiva nel settore agricolo o forestale.
Gli ecosistemi più a rischio in Svizzera sono le zone umide e i prati e pascoli secchi. Tra il 1900 e il 1990, questi ecosistemi hanno subito una perdita massiccia di superfici, mettendo così seriamente a rischio di estinzione numerose popolazioni animali e vegetali a livello locale o regionale.
62 Stöcklin J. et al. 2007: Landnutzung und biologische Vielfalt in den Alpen. Fakten, Perspektiven, Empfehlungen. Synthesebericht II, PNR 48. Zurigo: vdf. 63 Lachat T. et al. 2010: Wandel der Biodiversität in der Schweiz seit 1900. Ist die Talsohle erreicht. 1. Bern: Haupt. 64 MacArthur R.H., Wilson E.O. 1967: The Theory of Island Biogeography. N.J.: Princeton University Press. La diversità delle specie è strettamente collegata alla grandezza delle superfici . Essa aumenta e diminuisce in maniera direttamente proporzionale alle dimensioni di una superficie. Anche la distanza dagli altri spazi vitali dello stesso tipo incide sulla diversità delle specie: gli spazi vitali molto isolati sono abitati da meno specie rispetto a quelli ben interconnessi, e le loro popolazioni sono meno vitali. 65 Delarze R., Gonseth Y. 2008: Lebensräume der Schweiz. Ökologie – Gefährdung – Kennarten. h.e.p. Ott Verlag. 66 Ufficio federale dello sviluppo territoriale/Ufficio federale dell‘ambiente ediz. 2007: Landschaft unter Druck. 3. Fortschreibung 1989–2003 Berna; Lachat, T. et al. 2010: Wandel der Biodiversität in der Schweiz seit 1900. Ist die Talsohle erreicht. 1. Bern: Haupt
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Le zone umide e le acque ospitano una ricca varietà di habitat specifici e garantiscono Zone umide e acque importanti servizi ecosistemici tra cui la protezione contro le piene, la regolazione del regime idrico o l’assorbimento di CO2. L’estensione di questi habitat si è notevolmente ridotta in particolare nelle zone densamente popolate dell’Altopiano. Tra il 1900 e il 1990, la perdita di superfici è stata del 36 per cento per le zone golenali e dell’82 per cento per le paludi. Per effetto degli interventi di bonifica sono inoltre scomparsi molti piccoli corsi d’acqua. Lo sfruttamento delle superfici a fini insediativi e agricoli, le opere di correzione delle acque e l’utilizzazione delle acque per la produzione di energia hanno influenzato profondamente gli habitat tipici degli ambienti acquatici e le specie che dipendono da questi habitat.
Dal 1990 a oggi, grazie all’entrata in vigore dei relativi inventari federali e di una legislazione efficace, è stato possibile arrestare la perdita di superfici nelle zone gole- nali e nelle paludi. Un compito arduo consiste ancor oggi nel preservare la qualità degli habitat sulle rimanenti superfici. La maggior parte delle paludi presenta una struttura idrologica compromessa e minacciata a lungo termine da eutrofizzazione, inaridimento e incespugliamento.67 In futuro, questa situazione potrebbe aggravarsi se il regime delle precipitazioni dovesse mutare radicalmente per effetto dei cambiamenti climatici.
Su un totale di 65 000 chilometri tra fiumi e corsi d’acqua, 14 000 chilometri sono gravemente danneggiati, completamente snaturati o incanalati. Con la costruzione di impianti di depurazione a partire dagli anni Sessanta, il carico organico delle acque si è ridotto notevolmente, evoluzione che in alcuni luoghi ha potuto tradursi in un nuovo rilancio della diversità delle specie. I microinquinanti (ad es. i perturbatori endocrini, le sostanze attive contenute nei farmaci) rappresentano un grosso problema a livello di inquinamento delle acque. Attualmente la loro influenza sulla biodiversità è ancora poco conosciuta.
Tra il 1900 e il 1990, i prati e pascoli secchi hanno perso il 95 per cento delle superfici. Pascoli e prati secchi Negli ultimi 20 anni, le rimanenti superfici sono diminuite ulteriormente di circa un quinto in seguito a un’utilizzazione più intensiva, alla cessata utilizzazione del suolo (la mancata utilizzazione favorisce il rimboschimento) 68 o all’espansione degli insedia- menti urbani. Nel corso del XX secolo, la diversità delle specie nei prati e pascoli svizzeri si è notevolmente impoverita69 e la varietà delle specie nei prati e pascoli a bassa e media altitudine si sta uniformando e banalizzando70.
L’ordinanza sulla qualità ecologica71 del 2001 e la creazione dell’Inventario dei prati e dei pascoli secchi, in seguito al quale nel 2010 è entrata in vigore l’ordinanza sui prati secchi72, hanno consentito di frenare in parte questa perdita di superfici.
67 Klaus G. 2007: Zustand und Entwicklung der Moore in der Schweiz. Berna, UFAM. 68 Urech M., Eggenberg S., pro seco 2007: Inventarvergleiche. Rapporto interno, Berna, su incarico dell’Ufficio federale dell’ambiente. 69 Rechsteiner C. 2009: Wiesen der Schweiz – vor 120 Jahren und heute. Masterarbeit. Università di Zurigo. 70 Biodiversitätsmonitoring: Vielfalt von Artengemeinschaften (Z12). www.biodiversitymonitoring.ch/deutsch/indikatoren/z12.php 71 Ordinanza del 4 aprile 2001 sul promovimento regionale della qualità e dell’interconnessione delle superfici di compensazione ecologica nell’agricoltura (ordinanza sulla qualità ecologica, OQE), RS 910.14 72 Ordinanza del 13 gennaio 2010 sulla protezione dei prati e pascoli secchi d’importanza nazionale (ordinanza sui prati secchi, OPPS), RS 451.37
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4.2 Diversità delle specie
Tra il 1900 e il 1990 la diversità delle specie ha subito pesanti perdite in Svizzera. Diversità delle specie Molte specie un tempo diffuse hanno visto diminuire drasticamente le loro superfici e minacciata le loro popolazioni si sono progressivamente ridotte. Allo stato attuale delle conoscen- ze si deve dunque supporre che un terzo delle specie presenti in Svizzera è oggi minac- ciato73. Parecchie specie autoctone sopravvivono ormai solo in popolamenti sporadici e decimati oppure contano pochi esemplari. Nell’Altopiano in particolare, la diversità delle specie si è impoverita a tal punto da mettere in dubbio l’esistenza a lungo termine dei servizi ecosistemici.
Dagli anni Novanta, il calo delle popolazioni di alcune specie è rallentato. In pochi casi isolati si è osservata un’evoluzione positiva. Le previsioni per il 2020 mostrano tuttavia che alle condizioni generali attuali non è plausibile una vera e propria inversione di tendenza. Solamente per consolidare lo stato odierno della biodiversità è necessario un impegno nettamente più importante dell’attuale.
Con l’interconnessione globale è cresciuto parallelamente il numero delle specie Specie alloctone alloctone introdotte intenzionalmente o involontariamente in Svizzera. La maggior invasive parte di esse scompare dopo pochi anni o si integra senza conseguenze nei nostri ecosistemi. Alcune, però, hanno la capacità di diffondersi massicciamente a detrimento di specie indigene e di raggiungere una densità insediativa tale da poter compromettere la diversità biologica e la sua utilizzazione sostenibile. Queste cosiddette specie alloc- tone invasive possono provocare diversi danni ecologici, ad esempio causare l’estinzione o ibridarsi con le specie autoctone, o modificare fattori o funzioni ecologici di ecosistemi locali o ancora trasmettere malattie e parassiti alle specie indigene. Possono inoltre creare problemi di salute alle persone per la presenza di sostanze tossiche o allergeni. Ciò può tradursi in perdite economiche anche rilevanti in agricol- tura o a livello infrastrutturale, poiché potrebbero significare costi aggiuntivi di manu- tenzione su binari, strade o sponde.
4.3 Diversità genetica
Le capacità evolutive e di sopravvivenza delle specie e delle loro popolazioni dipendo- no anche dalla loro diversità genetica. Le specie geneticamente uniformi sono più a rischio di estinzione, poiché sono meno capaci di adattarsi a condizioni ambientali mutevoli. La perdita della diversità genetica può dunque essere causa di estinzione delle specie.
La diminuzione della diversità genetica comporta anche per il genere umano una Risorse genetiche perdita di risorse di fatto o potenzialmente importanti. Le risorse genetiche servono da in Svizzera materiale di partenza per lo sviluppo di nuovi farmaci o sostanze attive e costituiscono la base di tutte le varietà vegetali e le razze animali impiegate in agricoltura. In Svizze- ra, le risorse genetiche indigene o provenienti da altri Paesi sono utilizzate in diversi settori, in particolare nella ricerca, nel settore agricolo e nel ramo farmaceutico. La diversità biologica tipica dello spazio alpino e l’attività agricola con la sua tradizione pluriennale costituiscono per la Svizzera un’importante fonte di risorse genetiche che
73 Liste rosse dell‘UFAM 1994–2011 e Cordillot F., Klaus G. (in elaborazione): Gefährdete Arten in der Schweiz. Synthese Rote Listen. Stand der Daten: 2010. Ufficio federale dell‘ambiente, Berna. Collana Stato dell’ambiente. Baur B. et al 2004: Biodiversität in der Schweiz: Zustand, Erhaltung und Perspektiven. Grundlagen für eine nationale Strategie. Berna: Forum Biodiversità Svizzera (ediz.) e UFAM (editore) 2010: Attuazione della Convenzione sulla diversità biologica Sintesi del quarto rapporto nazionale, Ufficio federale dell’ambiente, Berna
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vale la pena preservare e utilizzare in maniera sostenibile. Le 27 razze di animali da reddito indigene74 le 900 specie e varietà di piante campicole e da giardino, le 450 varietà di bacche e le 1800 varietà di frutta rappresentano un’importante patrimonio che contribuisce alla sicurezza del nostro approvvigionamento alimentare e rappresenta una preziosa eredità storico-culturale.
Nonostante la ricca diversità genetica indigena, gran parte delle risorse genetiche Risorse genetiche utilizzate in Svizzera proviene da altri Paesi. Per l’industria, la ricerca e l’agricoltura è all’estero dunque cruciale che le risorse genetiche siano salvaguardate a livello globale e che l’accesso a dette risorse sia garantito anche all’estero. La ripartizione equa e ponderata dei benefici derivanti dall’utilizzazione delle risorse genetiche costituisce in quest’ottica un presupposto fondamentale.
74 ProSpecieRara 2009: razze da reddito in Svizzera
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5 Tutela della biodiversità: situazione attuale
La protezione della natura ha una lunga tradizione in Svizzera. I suoi esordi risalgono alla seconda metà del XIX secolo. La protezione della natura mira in primo luogo a promuovere gli habitat.75 In un secondo momento essa è stata aggiunta la protezione del paesaggio, che ha come obiettivo un’interazione sostenibile tra elementi naturali e culturali, ad esempio attraverso l’istituzione di parchi d’importanza nazionale o dell’inventario federale dei paesaggi, siti e monumenti naturali d’importanza nazionale.
In Svizzera, la protezione della natura è un compito che viene assolto congiuntamente Protezione della natura: da diverse istituzioni del settore pubblico e molteplici attori privati. Ne risulta una una collaborazione di responsabilità condivisa per la quale tutte le parti si impegnano attivamente. I notevoli successo sforzi profusi dai Cantoni e dalle organizzazioni per la protezione della natura hanno contribuito in maniera significativa alla salvaguardia della biodiversità. Molti risultati positivi sono stati conseguiti anche grazie al grande impegno della società civile nelle attività di volontariato.
5.1 Protezione degli habitat
La protezione degli habitat in Svizzera è stata fin qui impostata all’insegna della pre- Zone protette servazione a lungo termine dei territori di particolare importanza per la biodiversità. Le prime zone entrate a far parte del perimetro federale76 ad essere formalmente ricono- sciute per legge sono state, nel 1875, le bandite federali di caccia77. A quei tempi, caprioli, cervi e stambecchi si erano quasi o del tutto estinti a causa dell’eccessiva caccia. Nel 1914 è stato istituito il Parco nazionale svizzero78. Negli anni Novanta è stata formalizzata la salvaguardia a lungo termine di specifiche zone per preservare determinate specie e habitat. A partire dal 1991 sono stati istituiti le riserve d’uccelli acquatici e migratori79 e i biotopi d’importanza nazionale80. Nel 1991 è stata posta in vigore l’ordinanza sulle torbiere alte 81 , seguita nel 1992 dall’ordinanza sulle zone golenali82, nel 1994 dall’ordinanza sulle paludi83 e nel 1996 dall’ordinanza sulle zone palustri84. Nel 2001, come primo inventario per la tutela degli habitat di un gruppo di specie zoologiche, il Consiglio federale ha disposto la creazione dell’inventario federa- le sui siti di riproduzione di anfibi d’importanza nazionale85. Nel 2010 è stata approva- ta l’ordinanza sui prati secchi86. In Svizzera, nei Cantoni e nei Comuni, è oggi garantita la tutela a lungo termine di una pluralità di zone cantonali e comunali. Altre superfici spesso di proprietà privata (ad es. a organizzazioni per la protezione della natura) e sono dunque tutelate nel quadro del diritto privato.
75 La Concezione Paesaggio svizzero (CPS) è la direttiva vincolante in materia di protezione della natura e del paesaggio nello svolgimento dei compiti federali. 76 Zone nazionali. 77 Ordinanza del 30 settembre 1991 sulle bandite federali (OBAF, RS 922.31). 78 Legge federale del 19 dicembre 1980 sul Parco nazionale svizzero nel Cantone dei Grigioni (legge sul Parco nazionale, RS 454). 79 Ordinanza del 21 gennaio 1991 sulle riserve d’importanza internazionale e nazionale d’uccelli acquatici e migratori (ORUAM, RS 922.32). 80 Articolo 18a della legge federale del 1° luglio 1966 sulla protezione della natura e del paesaggio (LPN, RS 451), integrato nel 1987 come controproposta all’iniziativa Rothenthurm (Per la protezione delle paludi). 81 Ordinanza del 21 gennaio 1991 concernente la protezione delle torbiere alte e delle torbiere di transizione di importanza nazionale (ordinanza sulle torbiere alte, RS 451.32). 82 Ordinanza del 28 ottobre 1992 concernente la protezione delle zone golenali d’importanza nazionale (ordinanza sulle zone golenali, RS 451.31) 83 Ordinanza del 7 settembre 1994 sulla protezione delle paludi d’importanza nazionale (ordinanza sulle paludi, RS 451.33). 84 Ordinanza del 1° maggio 1996 sulla protezione delle zone palustri di particolare bellezza e di importanza nazionale (ordinanza sulle zone palustri, RS 451.35). 85 Ordinanza del 15 giugno 2001 sulla protezione dei siti di riproduzione di anfibi di importanza nazionale (ordinanza sui siti di riproduzione degli anfibi, OSRA, RS 451.34). 86 Ordinanza del 13 gennaio 2010 sulla protezione dei prati e pascoli secchi d’importanza nazionale (OPPS, RS 451.37).
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Oltre che dalle zone di protezione classiche, un contributo importante alla protezione degli habitat è oggigiorno fornito da superfici che appositi incentivi finanziari consen- tono di gestite all’insegna della promozione della biodiversità.
La protezione degli habitat è sancita in disposizioni di legge che regolamentano settori Prescrizioni legislative quali la protezione delle acque, la sistemazione dei corsi d’acqua, le foreste, la pianifi- in materia di protezione cazione del territorio, le sostanze chimiche, la protezione dell’ambiente e l’agricoltura. degli habitat La legge sulla sistemazione dei corsi d’acqua e la legge sulla protezione delle acque (risalenti entrambe al 1991) conciliano l’obiettivo della protezione contro le piene con l’intento di preservare le funzioni ecologiche delle acque. Con la nuova legge sulla protezione delle acque (entrata in vigore il 1° gennaio 2011), si intensificheranno in futuro gli sforzi nel settore della rivitalizzazione delle acque e della riduzione delle conseguenze negative dello sfruttamento dell’energia idraulica.
Secondo la definizione contenuta nella Convenzione sulla diversità biologica (zona Percentuale di zone tutelata significa un’area geograficamente delimitata, designata, garantita a lungo protette in Svizzera termine e gestita in modo tale da conseguire obiettivi di conservazione specifici87), le zone protette in Svizzera corrispondono, secondo stime, all’11,9 per cento del territorio nazionale88 (cfr. all. A3). Da sole, l’istituzione e la salvaguardia a lungo termine delle zone protette non hanno però consentito finora di arrestare il degrado della diversità biologica in Svizzera.
Dagli studi condotti emerge che le superfici esistenti sono insufficienti, in molti casi La funzione delle zone troppo piccole o troppo poco interconnesse e severamente compromesse sul piano protette non è sempre qualitativo. 89 Affinché le zone adibite alla salvaguardia della biodiversità possano garantita svolgere la loro funzione, sono necessari nella maggior parte dei casi interventi di valorizzazione e rigenerazione. Queste zone sono state in parte gravemente danneggia- te dall’uomo, tanto che in molti casi i processi naturali sono stati irrimediabilmente compromessi. L’esistenza di zone in grado di svolgere le loro funzioni è un fattore decisivo per la salvaguardia degli habitat, delle specie e dei collegamenti ecologici.
I deficit in quantità ed in qualità delle superfici sono in parte imputabili a lacune esecu- Motivi alla base del tive nel diritto vigente. È un dato di fatto che i mezzi finanziari dei Cantoni e della deficit di superfici Confederazione non sono sufficienti per poter assolvere in maniera soddisfacente i protette e della perdita di compiti esecutivi. Al riguardo, va fatta una distinzione tra Confederazione e Cantoni: la qualità Confederazione è percepita più come un ostacolo, poiché i Cantoni si dicono disposti a investire già oggi almeno il 50 per cento90 in più in questo compito comune, e ciò a fronte dei programmi di risparmio. Facendo un paragone fra la stima dei costi della manutenzione dei biotopi di importanza nazionale e le uscite attuali destinate alla protezione della natura e del paesaggio, emerge che i mezzi necessari per garantire la protezione e la cura dei biotopi sarebbero all’incirca il doppio dell’importo attualmente stanziato dalla Confederazione e dai Cantoni. Sono a tal fine necessari investimenti unici per la valorizzazione e la rigenerazione dei biotopi il cui costo ammonta in media a 1,2 miliardi di franchi.91 Infine, la mancata osservanza e attuazione del diritto vigente non viene in molti casi sanzionata.
87 Convenzione sulla diversità biologica, art. 2. www.cbd.int/convention/articles/?a=cbd-02 88 Nell’ambito delle indicazioni relative alle superfici va tenuto conto delle sovrapposizioni che possono condurre a una valutazione eccessiva della superficie complessiva. 89 Klaus G. 2007: Zustand und Entwicklung der Moore in der Schweiz. Berna, UFAM. UFAM 2010: Switzerland's Fourth National Report under the Convention on Biological Diversity. Berna. 90 Si tratta di dati stimati in base all’annunciata disponibilità dei Cantoni di investire nei settori protezione della natura e del paesaggio e biodiversità nelle foreste. 91 Ismail S. et al 2009: Kosten eines gesetzeskonformen Schutzes der Biotope von nationaler Bedeutung. Technischer Bericht. Birmensdorf, Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio WSL, Basilea: Pro natura, Berna: Forum Biodiversità. www.wsl.ch/dienstleistungen/publikationen/pdf/9625.pdf
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Una grossa incognita dei prossimi decenni sarà la capacità degli habitat di adattarsi ai Adattamento degli cambiamenti climatici. Entro la fine del 2011 verrà definita una strategia di adattamen- habitat ai cambiamenti to nazionale imperniata anche sugli adeguamenti nel settore della biodiversità. Sarà climatici importante in quest’ottica strutturare le zone protette e di collegamento sia esistenti che future in maniera tale da consentire l’adattamento degli habitat ai cambiamenti indotti dal clima.
Nel Progetto Rete ecologica nazionale (REN)92 del 2004, la Confederazione ha forma- Rete ecologica nazionale lizzato la sua visione di habitat interconnessi a livello nazionale. Le zone di interesse (REN): la prospettiva di per la protezione di habitat e specie rari e minacciati e dei relativi assi di collegamento un spazio vitale sono segnalate per mezzo di carte geografiche dettagliate. A questo scopo viene docu- interconnesso a livello mentata la situazione così come si presenta, ma in più si tiene anche conto del potenzia- nazionale le che può offrire il paesaggio. Sulla base dei risultati del progetto si può desumere che alla salvaguardia della biodiversità e delle sue funzioni dovrebbe essere consacrata una superficie complessiva ben più ampia di quella messa attualmente a disposizione. Un aggiornamento della documentazione deve precisare il fabbisogno in superficie neces- sario a tal riguardo.
Per salvaguardare gli ecosistemi e le loro prestazioni è necessario che la qualità e la Premesse per garantire quantità delle superfici sia garantita a lungo termine. A tal fine, bisogna prevenire nella la qualità e la quantità misura del possibile sia l’impermeabilizzazione che la frammentazione degli habitat. degli habitat Inoltre è indispensabile promuovere in maniera mirata e in ogni tipo di area (insedia- menti urbani, superfici agricole, foreste) un’utilizzazione degli spazi basata sul princi- pio della sostenibilità e soprattutto adeguata alle caratteristiche delle singole tipologie.
Per garantire alle specie la probabilità di lunga sopravvivenza è necessario fornire loro Campi d’azione per la habitat sufficientemente vasti, di buona qualità e distribuiti adeguatamente sul territorio protezione dello spazio nazionale.93 In futuro, la protezione degli habitat dovrà dunque essere incentrata sui vitale seguenti ambiti di intervento:
cura adeguata e, dove necessario, rigenerazione delle zone protette esistenti; dove richiesto, ampliamento delle zone protette esistenti e creazione nonché interconnes- sione di nuove zone protette; presa d’atto della responsabilità della Svizzera nei con- fronti della salvaguardia rappresentativa di tutti i suoi habitat; necessità di tutelare anche la possibilità di adattamento degli ecosistemi ai cambiamenti climatici; esigenza di perfezionare gli strumenti nel quadro della politica di assetto del territo- rio, poiché essa – con la sua funzione di coordinamento – influenza lo sviluppo del territorio e di conseguenza la sua importanza per la biodiversità. L’ulteriore sviluppo della REN deve inoltre offrire agli attori dei settori rilevanti per la biodiversità dei dati spaziali di base delle superfici su cui poggiare le attività volte a conservare e a promuovere la biodiversità; il calo delle immissioni nelle acque di microinquinanti provenienti sia dagli scarichi urbani sia da altre fonti diffuse, ad esempio l’agricoltura, pone la gestione delle ac- que dinanzi a nuove sfide. Con la rafforzata promozione delle energie rinnovabili cresce la pressione sulle acque dovuta a uno sfruttamento più intenso dell’energia idrica ricavata anche da acque finora non utilizzate. Vi è dunque la necessità di adot- tare un approccio trasversale che consenta di passare sempre più da un’analisi setto- riale a una gestione integrale delle acque.
92 Rete ecologica nazionale (REN). www.bafu.admin.ch/schutzgebiete-inventare/09443/index.html?lang=it 93 Lawton J.H. et al. 2010: Making Space for Nature: a review of England’s wildlife sites and ecological network. Report to Defra.
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5.2 Protezione delle specie
In Svizzera, la protezione delle specie è garantita principalmente con l’ausilio degli Programmi di strumenti della protezione degli habitat. Per promuovere la limitata varietà di specie, la promozione delle specie Confederazione e i Cantoni attuano inoltre programmi di promozione delle specie. Questi programmi si focalizzano su specie o gruppi di specie particolari, cui i soli strumenti della protezione degli habitat non sono in grado di assicurare un’adeguata promozione e per i quali sono dunque previste misure supplementari specifiche. I programmi di promozione delle specie riguardano singole specie appartenenti a diversi gruppi: vertebrati, invertebrati, vegetali, licheni, alghe e funghi.
Per l’orso, la lince, il lupo e il castoro esistono programmi nazionali incentrati prima- riamente sulla gestione delle popolazioni allo scopo di limitare e, dove necessario, indennizzare i danni. Nel settore dei corsi d’acqua esistono piani d’azione per i pesci e i gamberi di fiume.
Dal 1991, l’ordinanza sulla protezione della natura e del paesaggio prevede formalmen- te l’elaborazione di Liste rosse94. Queste liste indicano le specie vegetali, animali e fungine per le quali vi è necessità di agire. Illustrano inoltre le possibili misure di protezione a salvaguardia di queste specie. Le Liste rosse vengono aggiornate periodi- camente.
Nell’ambito della promozione delle specie, lo stato di pericolo è stato valutato oppor- Campi d’azione per la tunamente solo per un quarto circa delle complessive 40 000 specie indigene attualmen- protezione delle specie te recensite95. Finora, gli interventi prioritari dei programmi di promozione delle specie sono spesso dipese dallo stato delle conoscenze della ricerca e dalle risorse finanziarie e personali a disposizione delle organizzazioni attive nel settore della protezione delle specie. In futuro si dovranno approfondire le conoscenze relative alle specie. Si do- vranno inoltre definire obiettivi e principi superiori per la fissazione delle priorità e la gestione degli obiettivi conflittuali. Occorrerà in particolare regolamentare l’utilizzo di specie alloctone invasive, come pure la questione della reintroduzione o dello sposta- mento di specie. Si richiede a tal fine l’elaborazione di un programma globale per la salvaguardia e il ripristino della diversità delle specie nelle sue componenti naturali e plasmate dall’uomo.
5.3 Salvaguardia della diversità genetica
Sono pochi gli sforzi sin qui intrapresi nell’ambito della salvaguardia e Conoscenze lacunose dell’utilizzazione sostenibile della diversità genetica e delle risorse genetiche del nostro sulla diversità genetica Paese. La diversità genetica delle piante e dei microrganismi selvatici presenti in Svizzera è un argomento ancora poco studiato. Sono state invece approfondite le conoscenze sulla diversità che riguarda le varietà vegetali e le razze animali impiegate in agricoltura. Se non nota, la diversità genetica non può essere né tutelata né utilizzata in maniera sostenibile. Ciò la condanna a un impoverimento e a perdite che passano inosservate. Nella maggior parte dei casi, preservando le specie e le loro zone naturali di diffusione si riesce anche a salvaguardare la diversità genetica e il suo potenziale in termini di risorse per le future generazioni. Sono tuttavia necessarie misure aggiuntive sotto forma ad esempio di banche genetiche, collezioni di colture, giardini botanici. Per
94 Ordinanza del 16 gennaio 1991 sulla protezione della natura e del paesaggio (OPN, RS 451.1) 95 Liste rosse dell‘UFAM 1994–2011 e Cordillot F., Klaus G. (in elaborazione): Gefährdete Arten in der Schweiz. Synthese Rote Listen. Stand der Daten: 2010. Ufficio federale dell’ambiente, Berna. Collana Stato dell’ambiente. Baur B. et al 2004: Biodiversität in der Schweiz: Zustand, Erhaltung und Perspektiven. Grundlagen für eine nationale Strategie. Berna: Forum Biodiversità Svizzera (ediz.)
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determinare quali specie presenti in Svizzera debbano essere salvaguardate, e in che modo, è essenziale studiare meglio la diversità genetica di flora, fauna e microrganismi indigeni.
Finora, l’impegno a favore della salvaguardia delle risorse genetiche si è ispirato in Sforzi compiuti sinora particolare agli articoli pertinenti della Convenzione sulla diversità biologica e alle cosiddette linee guida di Bonn sull’ABS96. Nel settore dei microrganismi, la Confede- razione ha contribuito alla creazione di una collezione nazionale di colture di micror- ganismi97. La maggior parte dei giardini biologici svizzeri è stata inglobata in una rete internazionale di scambio del patrimonio vegetale. L’Accademia svizzera di scienze naturali (SCNAT) cura da anni un programma di sensibilizzazione sull’utilizzazione delle risorse genetiche nell’ambito della ricerca accademica. L’impegno per la salva- guardia delle risorse genetiche forestali in Svizzera si concretizza, oltre che puntando sulla rinnovazione naturale dei popolamenti, attraverso l’impiego – nella rinnovazione forestale gestita artificialmente – di materiale di riproduzione adatto al luogo, attraver- so la promozione mirata di specie arboree rare e la delimitazione dei boschi di partico- lare interesse genetico. Nel settore agricolo, la salvaguardia e l’utilizzazione sostenibile delle risorse fitogenetiche e delle loro specie selvatiche affini sono promosse nel quadro del Piano d’azione nazionale (acronimo tedesco NAP98). Nel 2004 è poi entrato in vigore l’Accordo sulle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura99 che, in sintonia con la Convenzione sulla diversità biologica, si prefigge la salvaguardia, l’utilizzazione sostenibile e l’equa ripartizione dei benefici. Per le risorse zoogenetiche è stato elaborato un programma specifico di conservazione della diversità delle razze di animali da reddito impiegati in agricoltura. Alcune iniziative private, tra cui ProSpe- cieRara100, forniscono un contributo altrettanto significativo per la salvaguardia delle varietà vegetali e delle razze animali. Infine, l’11 maggio 2011 la Svizzera ha sotto- scritto il Protocollo di Nagoya e il Consiglio federale ha incaricato il DATEC di redi- gere un messaggio relativo alla sua ratifica.
96 Linee guida di Bonn sull’accesso alle risorse genetiche e sulla ripartizione dei benefici derivanti dal loro utilizzo. www.abs.bfn.de/fileadmin/ABS/documents/Bonn-Guidelines_englisch-deutsch_Druckfassung.pdf 97 Culture Collection of Switzerland (CCOS). www.ccos.ch 98 Piano d’azione nazionale per la preservazione e l’utilizzo sostenibile delle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura. www.cpc-skek.ch/francais/projekte_nap_prgel/infos.html 99 Trattato internazionale del 3 novembre 2001 sulle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura, RS 0.910.6 100 ProSpecieRara: Fondazione svizzera per la diversità socioculturale e genetica dei vegetali e degli animali . www.prospecierara.ch
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6 La biodiversità in settori rilevanti
La tutela e l’utilizzazione sostenibile della diversità biologica sono una grande sfida per la società, l’economia e la tecnica. Gli strumenti classici della protezione della natura si rivelano insufficienti, da soli, per garantirne una gestione efficiente. La diversità biolo- gica è forgiata dai metodi di utilizzazione del territorio e dagli interventi sotto forma di costruzioni, impianti e infrastrutture, ma anche da inquinamenti diffusi. La gestione della biodiversità dipende dalle conoscenze acquisite e dalle informazioni reperibili. Per poter attuare una gestione sostenibile della diversità biologica e con ciò preservare i servizi ecosistemici, è imprescindibile che le diverse politiche settoriali considerino la biodiversità come un ambito di intervento del loro operato futuro. Di seguito illustria- mo come i singoli settori influenzano la biodiversità e ne traggono benefici.
6.1 Economia forestale
Grazie alle differenze climatiche e geologiche, le foreste della Svizzera sono caratteriz- Foreste e prestazioni zate da una notevole ricchezza: esse sono popolate da più di cento biocenosi forestali forestali ecosistemiche naturali, che ospitano più del 60 per cento delle piante, degli animali, dei funghi e dei variegate microrganismi presenti sul territorio svizzero. La ricca diversità delle specie è stata favorita anche dalle molteplici attività di utilizzazione forestale che hanno garantito luce, calore e ambienti relativamente aridi e poveri di nutrienti. I diversi servizi ecosi- stemici delle foreste come le sue funzioni protettive, economiche e ricreative, sono direttamente correlati alla sua specifica diversità biologica.
Dal 1850, la superficie boschiva si è progressivamente ampliata, specialmente nelle Aumento della superficie Alpi e sul versante alpino meridionale. Secondo le prescrizioni della legge forestale, la forestale e della qualità gestione forestale è impostata in Svizzera in maniera sostenibile ed in modo semi- ecologica delle foreste naturale sull’intero territorio nazionale. Globalmente, la percentuale di specie a rischio nelle foreste è inferiore rispetto ad altri habitat. Negli ultimi decenni, la qualità ecolo- gica delle foreste è migliorata. Diversi indicatori qualitativi indicano una tendenza positiva: la diversità strutturale cresce, il ripopolamento avviene per la maggior parte e sempre più per rigenerazione naturale e la quota di legno morto è aumentata.101
Nel settore della biodiversità forestale si segnalano tuttavia dei deficit. Rimane sotto- Campi d’azione per rappresentata la diversità delle strutture (ad es. margini boschivi stratificati, foreste l’economia forestale aperte, zone boschive umide, pascoli alberati102 e selve castanili103) e vi è scarsità di legno vecchio e morto specialmente in alcune zone dell’Altopiano e del Giura. Questi deficit comportano un declino delle specie rare e minacciate che amano la luce e il caldo, e di specie specializzate nelle fasi evolutive biologicamente più vecchie del bosco. A ciò si aggiunge una insufficienza di riserve forestali delimitate. Costituiscono una minaccia capillare per la diversità biologica forestale anche gli squilibri nell’apporto di nutrienti delle immissioni atmosferiche (soprattutto azoto).
101 Brändli U.B. 2010: Schweizerisches Landesforstinventar. Ergebnisse der dritten Erhebung 2004–2006. Birmensdorf, Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio WSL. Berna, Ufficio federale dell‘ambiente, UFAM. 102 Sui pascoli alberati si sovrappongono due tipi di utilizzazione, quella forestale e quella dei pascoli. Dal punto di vista giuridico, sono classificati come forestali e sono pertanto retti dalla legge sulle foreste 103 Per selve s’intendono i celebri castagneti e gli ormai rari boschi di noci, presenti per lo più nel Vallese, in Ticino e nei Grigioni meridionali. La loro utilizzazione tradizionale è legata allo sfruttamento del legno e alla raccolta dei frutti, ma vengono utilizzati anche per il pascolo e/o la falciatura.
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La politica forestale della Confederazione è retta dalla politica forestale 2020, una Politica forestale 2020 dichiarazione d’intenti politica del Consiglio federale che costituisce la base per con- crete misure da realizzare nel quadro di piani d’attuazione quadriennali. Essa definisce le strategie di lungo termine (fino al 2030) incentrate sull’auspicato stato futuro delle foreste, gli obiettivi quantificati per il periodo 2010–2020 da esse derivati, nonché il programma strategico per il conseguimento degli obiettivi prefissati. L’obiettivo prin- cipale della politica forestale 2020 è garantire una gestione forestale sostenibile. La gestione delle foreste deve favorire lo svolgimento sostenibile di funzioni e servizi equivalenti. S'intendono in particolare la strutturazione del paesaggio, la protezione delle risorse naturali, la gestione del legno e di altri prodotti forestali, la diversità delle specie e gli habitat, la protezione contro i pericoli naturali nonché il loro utilizzo come spazi ricreativi e per il tempo libero.
La Confederazione promuove la diversità biologica forestale mediante accordi pro- grammatici conclusi con i Cantoni. Essa sostiene in questo modo l’istituzione di riserve forestali e aree isolate di soprassuolo maturo come anche la promozione mirata di specie animali e vegetali prioritarie e dei loro habitat (margini boschivi, selve, pascoli alberati, ceduo composto). Nei rimanenti popolamenti boschivi, per garantire la con- servazione a lungo termine della foresta e promuovere la diversità biologica occorre inoltre attuare una silvicoltura semi-naturale su ampia scala.
6.2 Agricoltura
Con l’attività agricola, gli uomini hanno fornito nel corso dei secoli un contributo alla L’agricoltura ha dato vita salvaguardia della diversità degli habitat e delle specie ad essi collegate. I prati umidi e a habitat preziosi i prati e pascoli secchi, sorti e conservati grazie all’attività agricola, ospitano la mag- gior parte della diversità delle specie presente in Svizzera.
Numerosi servizi ecosistemici fondamentali per l’agricoltura, tra cui la formazione e la La biodiversità è alla conservazione di suoli fertili, l’impollinazione e la lotta biologica contro i parassiti, base di un’agricoltura dipendono dalla diversità biologica. La diversità genetica degli animali da reddito e funzionante delle piante coltivate, come anche delle specie selvatiche affini, costituisce una prezio- sa risorsa. Essa consente di adeguare la produzione agricola futura a mutate condizioni di mercato, produttive e ambientali.
Dopo la seconda Guerra mondiale, la politica agricola si è incentrata sull’aumento della Perdita di biodiversità produzione e sulla razionalizzazione. Con un forte e duraturo impegno pubblico si in seguito voleva raggiungere l’obiettivo di garantire l’approvvigionamento alimentare. Il passag- all’intensificazione gio a uno sfruttamento intensivo, l’ampliamento e l’uniformazione delle superfici delle dell’agricoltura particelle, la cessata utilizzazione delle zone difficilmente accessibili, il crescente impiego di fertilizzanti e pesticidi nonché la meccanizzazione dell’agricoltura hanno causato – a partire dalla metà del secolo scorso – perdite di biodiversità nei terreni coltivi. Le strutture naturali che ostacolavano l’attività agricola sono state eliminate: cespugli, alberi singoli, margini campestri, siepi, cumuli di pietra, pozze e asperità topografiche sono stati rimossi, i margini boschivi rettificati e i ruscelli incanalati. Grandi zone paludose sono state bonificate. Molte specie hanno così perso i loro habitat e sono sparite o si sono rarefatte a livello locale o regionale. In seguito a una massiccia intensificazione delle forme di utilizzazione nell’Altopiano si sono registrati profondi cambiamenti nel livello qualitativo delle zone prative. Dalla fine del secolo scorso, questa evoluzione sta interessando sempre più anche le superfici facilmente accessibili e coltivabili nelle zone montane. Nel corso del secolo scorso, la diversità delle specie nei prati e pascoli svizzeri si è perciò notevolmente impoverita. Sono
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diminuite in particolare le specie caratteristiche dei prati e pascoli sfruttati secondo forme di utilizzazione tradizionali. Le forme di utilizzazione del suolo influenzano in maniera diretta la diversità biologica, che dall’agricoltura è influenzata anche in manie- ra indiretta, ad esempio attraverso l’apporto di nutrienti nei biotopi per la mancanza di adeguate fasce tampone. Le emissioni di ammoniaca sono un aspetto particolarmente problematico per l’impatto negativo sulla diversità biologica in generale, e specialmen- te sugli ecosistemi forestali, acquatici e delle zone umide.104
La biodiversità in agricoltura è contraddistinta anche dalla diversità delle piante colti- Molteplicità di varietà vate e delle razze di animali da reddito. Sotto la pressione dell’incremento della produ- coltivate e di specie zione agricola nel Dopoguerra, molte varietà vegetali e di razze animali locali adattate- d’allevamento si alle condizioni del luogo hanno perso d’importanza. Sono state dunque sostituite, su tutto il territorio svizzero, da poche varietà e razze ad alto rendimento. In questo modo, sono andate irrevocabilmente perse varietà e razze, in particolare nella campicoltura. Commercio e grandi distributori hanno dal canto loro favorito questa tendenza, concen- trandosi su poche varietà.
A partire dalla metà degli anni Ottanta, la politica agricola ha reagito a questi sviluppi Pagamenti diretti separando politica dei prezzi e politica dei redditi, e introducendo i pagamenti diretti. La concessione di questi pagamenti è stata progressivamente subordinata a disposizioni e incentivi a sostegno di una produzione ecocompatibile e della promozione della biodiversità. Stabilendo delle priorità adeguate e adottando strumenti complementari nell’ambito degli interventi di miglioramento del suolo, dagli anni Novanta si cerca – contestualmente ai progetti in corso – di correggere gli errori del periodo bellico e del Dopoguerra, e di integrare nelle misure migliorative anche le esigenze ecologiche territoriali (compensazione ecologica, rivalorizzazione delle acque e ripristino degli alvei), sostenendole con incentivi finanziari.
Con lo strumento della compensazione ecologica sulle superfici agricole utili istaurato Compensazione nel 1993105, la Confederazione ha creato un incentivo per contrastare il degrado del ecologica paesaggio e il declino delle specie. L’obiettivo della compensazione ecologica sulle superfici agricole utili consiste sostanzialmente nel salvaguardare e promuovere la diversità biologica nelle zone agricole, e nel favorire la preservazione delle strutture e degli elementi tipici del paesaggio. Con lo strumento dei pagamenti diretti, la Confede- razione incentiva gli agricoltori a coltivare e curare superfici di compensazione ecolo- gica e propone loro una consulenza specialistica.
Nel 1996, il ruolo multifunzionale dell’agricoltura è stato sancito nella Costituzione federale106. La salvaguardia delle basi vitali naturali tale la diversità biologica è così diventata uno dei compiti principali della politica agricola. La Costituzione federale assegna alla Confederazione il compito di promuovere con incentivi economici interes- santi le forme di produzione particolarmente vicine alla natura e rispettose degli anima- li e dell’ambiente.
Dall’entrata in vigore della nuova legge sull’agricoltura nel 1998107, la concessione dei Legge sull’agricoltura pagamenti diretti in agricoltura è subordinata al requisito obbligatorio di destinare alla e ordinanza sulla qualità compensazione ecologica almeno il 7 per cento della superficie agricola utile (3,5 % ecologica nel caso di colture particolari), secondo il dispositivo del rispetto delle esigenze ecolo-
104 Bobbink R. et al. 2011 Review and revision of empirical critical loads and dose-response relationships. Proceedings of an expert workshop, Noordwijkerhout, 23–25 giugno 2010. Paesi Bassi: National Institute for Public Health and the Environment. 105 A quell’epoca nell’ordinanza sui contributi a fini ecologici (OCEco) del 1993, oggi nella legge federale del 29 aprile 1998 sull‘agricoltura (legge sull‘agricoltura, LAgr, RS 910.1). 106 Costituzione federale della Confederazione Svizzera del 18 aprile 19 99 (Cost., RS 101). 107 Legge federale del 29 aprile 1998 sull’agricoltura (LAgr, RS 910.1).
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giche. Posto che queste superfici di compensazione non avevano ovunque la stessa importanza sul piano della diversità biologica, nel 2001 è stata introdotta l’ordinanza sulla qualità ecologica, compiendo così un primo passo verso la creazione di incentivi per il miglioramento qualitativo delle superfici e un’efficace interconnessione. Dal 2008, per i progetti portanti sull’utilizzazione sostenibile delle risorse naturali sono previsti aiuti finanziari che vengono versati per un periodo di sei anni.
Anche in ambito privato non sono mancati e non mancano iniziative, programmi e progetti che mirano ad arrestare la perdita di biodiversità nelle zone agricole.108
Grazie alle misure sin qui adottate è stato possibile ridurre gli inquinamenti ambientali Campi d’azione per imputabili all’agricoltura e in parte frenare l’erosione della biodiversità. La salvaguar- l’agricoltura dia e la promozione della diversità biologica richiedono tuttavia ulteriori sforzi. La sfida futura sarà quella di contribuire alla sicurezza dell’approvvigionamento alimenta- re con metodi produttivi sostenibili. Per poter conciliare la salvaguardia e la promozio- ne della biodiversità nelle zone agricole con una produzione efficiente di derrate ali- mentari è necessario adottare un approccio coordinato, tenendo conto delle specifiche condizioni locali e del potenziale produttivo. Si devono definire obiettivi regionali, quantitativi e qualitativi. Le superfici necessarie e i criteri qualitativi possono essere estrapolati dai contributi scientifici di diversi studi casistici109. Tali esigenze e criteri sono precisati in termini qualitativi e quantitativi per le diverse regioni di produzione svizzere in modo tale da consentire di promuovere e conservare in modo mirato nella loro area di diffusione le specie e gli habitat dipendenti dall’utilizzazione agricola. Nelle zone di montagna le esigenze dipendono strettamente dall’intensità delle utilizza- zioni del suolo. In base all’intensità di gestione cambia il bisogno di convertire le superfici in zone di compensazione ecologica. In genere, i prati pingui ricchi di specie (avena altissima, avena bionda) nelle zone di pianura, e i prati umidi e secchi più magri nelle zone di montagna, rappresentano un’utilizzazione adatta al luogo e quindi soste- nibile.
Una manovra importante per promuovere la diversità biologica consiste inoltre nel pianificare concretamente nell’ambito dell’elaborazione della politica agricola 2014– 2017 le modalità future del sistema dei pagamenti diretti. Formare e motivare gli agricoltori è un altro aspetto fondamentale per indurli a tenere maggiormente conto dei problemi e delle interazioni a livello ecologico.
6.3 Caccia e pesca
La caccia e la pesca si ispirano al principio della sostenibilità: le legislazioni sia federa- Caccia e pesca le sia cantonali definiscono le specie protette e quelle utilizzabili, i periodi di protezio- sostenibili ne, i quantitativi per la cattura o l’abbattimento e prescrizioni riguardanti la grandezza e l’età degli esemplari. A livello federale sono state promulgate una legge sulla caccia110 e una legge sulla pesca111, integrate da una serie di relative ordinanze. Sulla base di queste normative sono stati elaborati numerosi progetti e aiuti all’esecuzione.
108 BioSuisse o l’etichetta privata IP Suisse, ad esempio, pongono ai loro soci (circa 20 000) esigenze molto severe in materia di qualità e collegamento delle superfici di compensazione ecologica nelle aziende, e così facendo promuovono la diversità biologica nel settore privato. 109 Ad es Oppermann R., Gujer H.U. 2003: Artenreiches Grünland bewerten und fördern – MEKA und ÖQV in der Praxis. Stuttgart: Ulmer 110 Legge federale del 20 giugno 1986 sulla caccia e la protezione dei mammiferi e degli uccelli selvatici (legge sulla caccia, LCP, RS 922.0). 111 Legge federale del 21 giugno 1991 sulla pesca (LFSP, RS 923.0).
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La caccia e la pesca sono strutturate in maniera tale da garantire nel tempo la salva- Gestione della caccia guardia della ripartizione per classi di età e sesso delle popolazioni utilizzate, dei e della pesca sistemi sociali stabilitisi naturalmente e della diversità genetica di tutte le specie utiliz- zate. Se nelle popolazioni di specie cacciabili o pescabili si registrano dei cali a livello regionale, spetta ai Cantoni limitarne l’utilizzazione. Questi hanno tuttavia anche l’obbligo di regolare le popolazioni di ungulati selvatici in modo tale che non costitui- scano un ostacolo alla rigenerazione naturale delle foreste con specie arboree indigene adatte ai siti.
Per garantire nel tempo la tutela delle specie utilizzabili, la Confederazione ha creato una rete nazionale di zone protette per uccelli selvatici e uccelli acquatici, e ha delimi- tato i siti di riproduzione più significativi delle popolazioni d’importanza nazionale. Questa rete è integrata a livello cantonale con numerose zone protette e zone di tran- quillità per la fauna selvatica.
Per quanto riguarda le specie faunistiche selvatiche o le specie ittiche che richiedono Campi d’azione per vaste zone interconnesse, sarà importante in futuro ripristinare i collegamenti terrestri e la caccia e la pesca acquatici tra gli habitat. Un altro compito delicato riguarda la gestione delle specie che nei paesaggi rurali entrano in conflitto con gli interessi dell’uomo: il lupo e la lince possono attaccare gli animali da reddito, il castoro può danneggiare le dighe di prote- zione contro le piene, il cervo arrecare danni al bosco di protezione.
6.4 Turismo, sport e tempo libero
In campo turistico il valore aggiunto fa leva soprattutto sulla qualità del paesaggio. I paesaggi offrono un grande potenziale per favorire il contatto con la natura, le attività ricreative, sportive e turistiche o ancora promuovere l’attività fisica e la prevenzione di malattie. Bosco, campagna, fiumi, gole e zone rocciose sono facilmente accessibili sul territorio svizzero per chi vuole praticare attività del tempo libero, sportive e turistiche.
Le attività turistiche, sportive e del tempo libero hanno però tutta una serie di conse- Impatto sulla biodiversità guenze sul piano ecologico. Comportando forme di sfruttamento plurimo, incrementa- delle attività turistiche, no di regola l’intensità di utilizzazione. In molti casi, queste attività implicano anche la sportive e del tempo costruzione di infrastrutture (impiego di superfici, frammentazione e distruzione di libero habitat) e hanno conseguenze dirette o indirette sulla flora e sulla fauna (disturbo della quiete) riconducibili ad esempio all’apertura o al congiungimento di stazioni sciistiche, all’innevamento su vasta scala e al livellamento di piste come pure allo spostamento di impianti sciistici a quote più alte.
Visti gli sviluppi degli ultimi decenni, vi sono motivi per pensare che la diversità biologica messa continuerà a essere messa sotto forte pressione.
In futuro sarà dunque fondamentale includere maggiormente nelle politiche dello sport Campi d’azione per e del turismo gli obiettivi di lungo periodo in materia di biodiversità e garantire una il turismo, lo sport e collaborazione intersettoriale. Lo sport e il turismo devono contribuire alla salvaguar- il tempo libero dia della biodiversità attraverso offerte e infrastrutture rispettose della natura. Si devo- no a tal fine allestire proposte formative e informative, provvedendo inoltre a indirizza- re meglio le attività turistiche, sportive e del tempo libero.
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6.5 Pianificazione del territorio
Il Progetto territoriale Svizzera (bozza)112 si prefigge, tra l’altro, l’obiettivo di consa- Progetto territoriale crare spazi alla diversità biologica. La pianificazione del territorio deve fornire un Svizzera: più spazio per contributo fondamentale in tal senso. La Confederazione elabora le basi per la pianifi- la biodiversità cazione del territorio ed è responsabile del coordinamento intercantonale. La responsa- bilità principale nel settore della pianificazione del territorio ricade sui Cantoni e sui Comuni. È quindi ancora più importante che il Progetto territoriale, che è il frutto della collaborazione tra Confederazione, Cantoni, Comuni e città, venga anche attuato congiuntamente da tutte le parti interessate e che in tal ambito sia data massima priorità allo spazio da consacrare alla diversità biologica.
Ciò significa preservare habitat qualitativamente pregiati e sufficientemente estesi, tra Campi d’azione per la di essi collegati, comprendenti zone verdi e superfici libere anche negli spazi insediati- pianificazione territoriale vi. Vista la forte pressione insediativa degli ultimi decenni, si devono definire nuove misure per favorire la gestione parsimoniosa del suolo e la promozione della diversità biologica negli spazi insediativi. L’impermeabilizzazione del suolo costituisce un grave problema, poiché esclude in gran misura un’utilizzazione multifunzionale del suolo a favore della diversità biologica.
Il 75 per cento della popolazione svizzera vive oggi nelle città e negli agglomerati Biodiversità negli urbani. Anche in città, il 40 fino al 50 per cento delle superfici costituisce uno spazio insediamenti vitale per animali e piante, anche se destinati ad altra affettazione. Queste superfici sono elementi importanti per la creazione di una rete di habitat nazionale, poiché esse forniscono un contributo notevole alla qualità della vita negli insediamenti, promuovo- no l’identificazione della popolazione con il relativo ambiente naturale e sono luoghi ideali per le attività ricreative e del tempo libero. Incoraggiando le persone a entrare e vivere a contatto con la natura, si rafforza in esse il rispetto per l’ambiente e la respon- sabilizzazione nei confronti della diversità biologica. Gli spazi liberi e le aree verdi negli insediamenti possono inoltre alleggerire la crescente pressione su altri spazi ricreativi molto frequentati.
Lo spazio insediativo urbano è diventato nel frattempo il rifugio di specie ormai rare e dei loro habitat. Ciò è riconducibile a due tipi di evoluzione: da un lato, biotopi come i prati secchi continuano a sopravvivere negli spazi insediativi e dall’altro, specie rare scacciate dall’attività agricola trovano nel contesto urbano – nelle aree dismesse e nei parchi– uno spazio vitale sostitutivo. I progetti di costruzione o di riconversione che sanno tener conto in maniera mirata delle esigenze proprie della biodiversità possono contribuire a creare habitat insoliti per specie rare. La presenza di superfici di questo genere, in particolare le aree non impermeabilizzate, deve essere garantita con condi- zioni vincolanti (quote di aree verdi e superfici libere).
A livello cittadino e comunale si possono enumerare molti esempi di come promuovere la diversità biologica anche negli spazi insediativi. A livello cantonale e comunale, gli strumenti della pianificazione del territorio – segnatamente i piani direttori e i piani di utilizzazione – rappresentano soluzioni valide per la gestione della natura e del paesag- gio. Tuttavia, non tutti gli strumenti di pianificazione del territorio e non tutti i processi delle politiche regionali valorizzano e attuano in misura adeguata i molteplici aspetti della diversità biologica.
112 Progetto territoriale Svizzera (bozza). www.are.admin.ch/themen/raumplanung/00228/00274/index.html?lang=it
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6.6 Trasporti
Negli ultimi 30 anni, la frammentazione del paesaggio, e con essa degli habitat, ha Frammentazione subito una forte progressione nell’Altopiano e nelle valli. La costruzione delle infra- del paesaggio strutture di trasporto e l’espansione delle superfici insediative hanno danneggiato vaste zone di habitat seminaturali, che solo in parte hanno potuto essere sostituiti. L’incessante frammentazione della superficie caratterizzata da habitat seminaturali, che complessivamente si sta riducendo, provoca la frammentazione delle popolazioni animali e vegetali in piccole comunità isolate. Bastano pochi anni con una mortalità elevata o un tasso di riproduzione più debole per provocare l’estinzione di queste piccole popolazioni. Altre due conseguenze negative dei trasporti sono l’uccisione di un numero elevato di animali e l’emissione di inquinanti che danneggiano gli habitat.
D’altro canto, va segnalata l’importanza delle scarpate gestite estensivamente lungo binari e autostrade, in particolare nell’Altopiano, povero di strutture e utilizzato inten- sivamente: esse costituiscono infatti importanti habitat e possono fungere da corridoi di collegamento. Dicasi lo stesso per le superfici, in parte molto estese, dei campi d’aviazione civili, che in molti casi sono curati in maniera estensiva e potrebbero dunque rivestire un’importanza notevole ai fini della compensazione ecologica all’interno di una regione.
Un intervento cruciale consiste nel ridurre al minimo gli effetti di separazione causati Campi d’azione per il dalle infrastrutture, come pure nel migliorare le opportunità di passaggio per la grande settore dei trasporti fauna, gli anfibi, i rettili e i piccoli mammiferi. Per garantire l’attuazione delle misure sul territorio è necessario integrare e coordinare meglio gli strumenti della pianifica- zione del territorio.
Un altro aspetto centrale consiste nell’implementazione coerente e su vasta scala di misure sostitutive per le infrastrutture site in habitat degni di protezione. Queste misure devono essere predisposte in luoghi favorevoli alla diversità biologica ed essere impo- state conformemente agli obiettivi nazionali e cantonali in materia di biodiversità.
6.7 Energie rinnovabili
Il Consiglio federale intende continuare a garantire alla Svizzera un elevato grado di Strategia energetica sicurezza dell’approvvigionamento di energia elettrica, rinunciando a medio termine al 2050 – per un nucleare. Questa decisione è stato presa il 25 maggio 2011 nel quadro della nuova approvvigionamento Strategia energetica 2050 e sottoposta al vaglio del Parlamento. Le centrali nucleari energetico sicuro, senza esistenti dovranno essere smantellate al termine del loro ciclo di vita senza essere il nucleare sostituite da impianti nucleari nuovi. Per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento energetico, il Consiglio federale intende promuovere il risparmio energetico (efficienza energetica), lo sviluppo di energia idroelettrica e delle energie rinnovabili e, se necessario, ricorrere alla produzione di energia fossile (im- pianti forza calore, centrali a gas a ciclo combinato) e alle importazioni. Inoltre, si propone di ampliare in tempi brevi le reti elettriche e di intensificare la ricerca in campo energetico.
Nella sessione straordinaria dell’8 giugno 2011 dedicata al nucleare e alle fonti di energia alternative (Bollettino ufficiale 11 2008), il Consiglio nazionale ha deciso di rinunciare gradualmente all’energia nucleare. L’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili è considerata un’alternativa importante all’energia nucleare.
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L’utilizzazione delle energie rinnovabili non deve necessariamente avere dei denomi- Utilizzazione di energie natori comuni con la biodiversità. che Infatti è possibile che le energie rinnovabili rinnovabili e biodiversità abbiano un impatto positivo sulla biodiversità, come ad esempio nel caso dell’utilizzazione dell’energia da legna, neutrale dal punto di vista delle emissioni di CO2, dell’energia eolica, priva di emissioni, o nel caso di effetti locali positivi, come ad esempio la creazione di radure nei boschi in seguito all’abbattimento di alberi utilizzati poi per fare legname. Anche l’obbligo di limitare la crescita della vegetazione a un altezza inferiore alle linee elettriche può contribuire a creare preziosi habitat per la biodiversità. È tuttavia anche possibile che l’utilizzazione di energie rinnovabili entri in conflitto con la biodiversità, in particolare a causa della necessità di avere spazio, delle infrastrutture costruite per produrre energia e dei disturbi alla quiete. Le già esistenti strategie e raccomandazioni per l’impiego di energie rinnovabili fanno sì che il poten- ziale di conflitto rimanga esiguo. Tali strategie comprendono fra l’altro la Concezione energia eolica Svizzera (in tedesco e francese) e le raccomandazione in materia di pianificazione degli impianti eolici (in tedesco e francese), la strategia svizzera sull’utilizzazione dell’energia idrica (Strategie Wasserkraftnutzung Schweiz, in tedesco e francese), la Strategia sulla biomassa in Svizzera e la strategia per l’utilizzazione energetica di biomassa.113
La Confederazione dovrà fare il necessario per contenere al minimo eventuali potenzia- li conflitti, anche nel quadro della strategia energetica 2050.
6.8 Fondi, costruzioni e impianti di proprietà della Confederazione
La Confederazione è, in maniera diretta o tramite partecipazioni, proprietaria di una moltitudine di fondi, costruzioni e impianti. Quale tenutaria in particolare dei fondi del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS), come pure delle strade nazionali, dello spartitraffico centrale e delle scarpate la Confederazione è persino il principale proprietario terriero della Svizzera.
Molti fondi del DDPS sono particolarmente pregiati dal punto di vista ecologico, Fondi federali pregiati perché sono gestiti con forme di utilizzazione estensiva, sono situati in zone discoste e tutelati da altri interessi di utilizzazione (ad es. edificazione). L’utilizzazione a fini militari può inoltre innescare dinamiche paesaggistiche necessarie allo sviluppo di determinati valori naturali, tra cui, ad esempio, le superfici abitate da vegetazioni pioniere o specie anfibie rare.
La presenza di costruzioni e impianti, l’utilizzazione a fini militari (poligoni, strade e altro traffico) e l’aviazione militare comportano tuttavia anche delle conseguenze negative sulla biodiversità: impermeabilizzazione del suolo, frammentazione delle superfici per la presenza di costruzioni e impianti tra cui ad esempio le recinzioni, inquinamenti del suolo, perturbazioni del suolo e dell’atmosfera.
Nell’adempimento dei suoi compiti, il DDPS osserva le direttive di legge vigenti in Campi d’azione per il materia di diversità biologica. Negli scorsi anni si è impegnato su più fronti, raggiun- DDPS gendo un grado di attuazione che può essere in larga misura considerato esemplare. Tra le sfide future vi sarà proprio quella di mantenersi a questi livelli.
113 Cfr. allegato 4: strategie e programmi
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6.9 Formazione e ricerca
La nozione di biodiversità e tutte le tematiche ad essa correlate non figuravano fino a Formazione poco tempo fa nei piani di studio svizzeri. Le offerte formative e di perfezionamento in questo ambito desinate ai docenti sono pressoché nulle. Nel corso dell’Anno della biodiversità 2010 si è però visto che sulla materia è disponibile, o è stato appositamente elaborato, materiale didattico114. Gli obiettivi di massima di piani di studio di livello secondario 115 mostrano che sussistono già oggi le basi per trattare l’argomento nell’ambito dell’insegnamento scolastico.
La capacità di riconoscere le specie, descriverle e classificarle, e l’acquisizione di Campi d’azione conoscenze sul loro contesto ecologico assumono un ruolo centrale nello studio e nella per la formazione salvaguardia della biodiversità e delle sue applicazioni economiche. Negli ultimi due decenni, la trasmissione di questo sapere è stata fortemente trascurata nella formazione di base. Nelle materie settoriali pertinenti (in particolare sistematica, tassonomia e etologia) sono state soppresse cattedre in diverse università svizzere. L’offerta attuale di corsi presso le scuole universitarie svizzere non è sufficiente per completare una formazione approfondita nel campo della biologia di terreno e della sistematica. Molti gruppi di specie presenti in Svizzera possono essere studiati solo marginalmente. Secondo un’indagine, il 20 per cento degli esperti di specie interrogati hanno più di 60 anni.116 La mancanza di nuove leve con conoscenze approfondite sulle specie e sulla loro ecologia pregiudica la possibilità di monitorare a medio e lungo termine la biodi- versità o di controllare i risultati ottenuti con le misure adottate nel quadro di una strategia svizzera della biodiversità. Si dovrà fare in modo che le generazioni a venire sviluppino le capacità di determinare le specie e consolidino il loro sapere in materia di specie e relativo contesto ecologico. Tutte le scuole universitarie, i musei, come pure i giardini botanici e zoologici dovranno allestire opportune proposte formative e di perfezionamento. Andrà sfruttato e valorizzato meglio il potenziale dei musei di scien- ze naturali esistenti e delle loro collezioni di riferimento. Bisogna infine definire obiettivi e priorità.
Con il «Progetto integrato biodiversità» patrocinato dal Fondo nazionale svizzero Ricerca (1993–2001) e con il contributo fornito nell’ambito di progetti di ricerca europei, la Svizzera è stata pioniera sul fronte degli studi nel campo della neonata disciplina «Conservation Biology». La Svizzera sta però perdendo il suo vantaggio sul piano internazionale, poiché mancano nel nostro Paese programmi di ricerca interdisciplinari molto approfonditi che studino i cambiamenti della biodiversità, le cause e le conse- guenze di questi cambiamenti, il ruolo della diversità biologica nel funzionamento degli ecosistemi117 e i loro benefici per la società.
L’attività di ricerca e i settori applicativi della biodiversità sono estremamente vasti e interdisciplinari: si richiede dunque una stretta collaborazione per mettere a fuoco e sfruttare le sinergie esistenti. Attualmente, le conoscenze in materia di biodiversità in Svizzera sono gestite da molte istituzioni, non sono sufficientemente collegate e sono difficilmente reperibili. A differenza delle tante iniziative che maturano all’estero, in Svizzera non esistono provvedimenti che regolano la raccolta, l’elaborazione e la diffusione delle conoscenze sulla biodiversità. Per questo motivo, la Svizzera non
114 Ad es. proposte didattiche curate nel 2009 da Pro Natura in 2300 classi svizzere. 115 Ad es. BL 2009: Lebensgemeinschaften in einem Lebensraum über einen längeren Zeitraum erkunden, erforschen und dokumentieren. Die Eingriffe des Menschen in die Lebensräume aufzeigen und beurteilen 116 Accademia svizzera di scienze naturali (SCNAT) 2006: Die Zukunft der Systematik in der Schweiz. Positionspapier, Berna. www.biodiversity.ch/downloads/Systematik_d_leicht.pdf 117 Gamfeldt L. et al. 2008: Multiple functions increase the importance of biodiversit y for overall ecosystem functioning. In: Ecology, vol. 89, n. 5, pagg. 1223–1231
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sfrutta appieno il sapere acquisito, e nel confronto con gli altri Paesi risulta in ritardo nel lavoro di sintesi nozionistico sia nella ricerca di base che nei settori applicativi.
Dal punto di vista sociale ed economico, la biodiversità presenta un elevato potenziale Campi d’azione per la di utilizzazione. Per poter conservare e in seconda battuta sfruttare questo potenziale ricerca non bastano investimenti nella ricerca e nello sviluppo, ma servono anche incentivi istituzionali. Lo studio dei legami tra biologia, medicina e tecnologia, e le loro discipli- ne settoriali come la biomedicina, la biochimica, la biologia molecolare, la biofisica e la bioinformatica, consente di dischiudere nuovi potenziali mercati. Il presupposto fondamentale è però una ricca diversità biologica da rilevare in maniera statica, ma anche da analizzare e capire nei suoi processi dinamici.
6.10 Consumi
Dalla metà del secolo scorso il consumo delle risorse da parte della Svizzera è incre- mentato in maniera massiccia.118 Per coprire i consumi si devono importare materie prime, semilavorati e prodotti finiti. Il crescente consumo di risorse naturali che ciò implica influenza la diversità biologica sia in Svizzera sia nei Paesi esportatori.
Attualmente, i responsabili delle decisioni in materia di consumi non sono informati su Informazioni su prodotti quali prodotti danneggino la diversità biologica e quali invece no. Di riflesso, questo e ambiente aspetto è finora stato trascurato anche dai consumatori, siano essi cittadini privati o servizi d’acquisto di enti pubblici e degli ambienti economici. Questa situazione può migliorare fornendo maggiori informazioni sui prodotti (ad es. etichette come Terra- Suisse119 o Delinat120), definendo standard produttivi (ad es. Round Table on Sustaina- ble Palm Oil RSPO121) o emanando disposizioni (ad es. obbligo di dichiarare la prove- nienza del legno). A livello statale si possono adottare descrittivi di performance ecologica in linea con le direttive dell’OMC.
Politica integrata dei prodotti Nella sua Strategia per uno sviluppo sostenibile 2008– Politica integrata dei 2011122 il Consiglio federale considera che le informazioni sul consumo delle risorse prodotti destinate agli operatori di mercato sono un’importante misura per l’attuazione della politica integrata dei prodotti (PIP)123. La PIP mira a promuovere, tra i privati e gli enti pubblici, la domanda di prodotti che soddisfano elevati requisiti sociali, economici ed ecologici durante l’intero ciclo di vita.
A sostegno della sua strategia per uno sviluppo sostenibile, il Consiglio federale inten- Economia verde de impegnarsi maggiormente per un’economia verde. Nella sua nota di discussione sull’economia verde dell’ottobre 2010, il Consiglio federale ha ribadito questa sua intenzione e affermato la volontà in proposito di rafforzare anche la trasparenza ecolo- gica del mercato migliorando le informazioni ambientali dei prodotti. È in tal senso essenziale valutare l’inquinamento ambientale e tutti gli aspetti legati alla diversità biologica durante l’intero ciclo di vita dei prodotti, fornendo informazioni pertinenti e comprensibili. I cittadini privati e i servizi d’acquisto che decidono sui consumi devono ricevere informazioni specialistiche che offrono una serietà tecnica sugli aspetti am- bientali dei prodotti.
118 Attualità UST 2008: Monitoraggio dello sviluppo sostenibile. La Svizzera in un mondo globalizzato. www.bfs.admin.ch/bfs/portal/de/index/themen/21/22/publ.Document.114903.pdf 119 TerraSuisse di Migros. www.migros.ch/it/supermercato/marchi-sostenibili/terrasuisse.html 120 Delinat, vino di origine biologica controllata. www.delinat.com 121 Round Table of Sustainable Palm Oil (RSPO). www.rspo.org 122 Strategia per uno sviluppo sostenibile: Linee guida e piano d‘azione 2008–2011, rapporto del 16 aprile 2008. 123 Politica integrata dei prodotti (PIP). www.bafu.admin.ch/produkte/01967/index.html?lang=it
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7 Obiettivi strategici
Come emerge chiaramente dai capitoli precedenti, occorre intervenire in vari settori. I dieci obiettivi strategici presentati qui di seguito descrivono le priorità che gli attori nazionali dovranno porsi nei prossimi anni e fino al 2020 124 affinché i loro sforzi congiunti abbiano un impatto sufficientemente significativo per ottenere risultati tangibili. I dieci obiettivi si rifanno al mandato del Parlamento e del Consiglio federale (cap.1) e mirano a conservare e promuovere a lungo termine la biodiversità in Svizzera e su scala planetaria. Gli obiettivi di Aichi adottati dalle Parti alla Convenzione sulla diversità biologica (cap.3.3) e la strategia dell’UE in materia di biodiversità da essi risultante vengono considerati nella misura in cui si applicano alla Svizzera (allega- to A2).
I dieci obiettivi strategici sono coordinati tra loro e si influenzano e sostengono a vicenda nella loro attuazione. Per mantenere e promuovere la biodiversità conforme- mente allo scopo fissato dal Consiglio federale è importante che vengano perseguiti congiuntamente.
7.1 Utilizzazione sostenibile della biodiversità
Moltissimi settori hanno un impatto considerevole sulla biodiversità ma traggono Sfide anche beneficio dai servizi forniti dagli ecosistemi. È quindi importante coordinare in modo ottimale l’utilizzazione, la conservazione e la promozione della biodiversità. A tal fine non basta adottare misure di protezione della natura. Per preservare i servizi ecosistemici, i vari settori economici e le politiche settoriali devono riconoscere l’importanza della biodiversità e tenerne conto nelle loro azioni e nelle loro decisioni.
Obiettivo Entro il 2020, l’utilizzazione delle risorse naturali e gli interventi che le riguardano avvengono in maniera sostenibile al fine di garantire la salvaguardia degli ecosistemi e dei loro servizi, come anche delle specie e della diversità genetica.
In linea di massima la biodiversità va considerata sull’insieme del territorio nel caso di Campi d’azione progetti di costruzione (edifici e impianti) promossi nell’ambito di progetti che toccano le politiche settoriali d’incidenza territoriale che possono generare impatti significa- tivi. È il caso segnatamente delle politiche infrastrutturali, ma anche del settore energe- tico (produzione e trasporto di energia), della difesa nazionale, dell’agricoltura e della silvicoltura. L’accento è posto sulla conservazione degli habitat dal punto di vista quantitativo e qualitativo (garanzia delle funzioni specifiche). Va mantenuta la prassi attuale in materia di progettazione, realizzazione e manutenzione, che in alcune politi- che settoriali assume carattere esemplare.
L’UFAM dovrà sviluppare il sistema di obiettivi ambientali settoriali – attualmente in corso di elaborazione – fondandosi sulle basi normative esistenti e concretizzare quelli per i settori più rilevanti. Gli obiettivi ambientali per il settore dell’agricoltura125 sono già stati pubblicati e quelli per il settore dell’energia e dei trasporti sono in prepa- razione. Questi obiettivi indicano come i settori interessati possono ridurre i loro deficit
124 Per ragioni di coerenza con il Piano strategico 2011–2020 della Convenzione sulla diversità biologica e con i lavori in corso nell’UE sulla conservazione della biodiversità. 125 Umweltziele Landwirtschaft. www.bafu.admin.ch/publikationen/publikation/00097/index.html?lang=de
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ambientali e migliorare il proprio contributo alla conservazione e alla promozione della biodiversità.
La biodiversità viene considerata nella pianificazione e progettazione di infrastrut- ture e le misure volte a tutelarla sono attuate per mezzo degli strumenti di pianificazio- ne del territorio corrispondenti al livello di avanzamento del progetto considerato. Occorre in particolare rispettare scrupolosamente la successione degli strumenti: piano settoriale della Confederazione, piano direttore cantonale ed eventuali pianificazioni regionali (piani direttori parziali, piani settoriali e piani di sistemazione cantonali) e piani regolatori comunali.
L’obbligo legale di ripristinare e sostituire gli habitat degni di protezione126 danneg- giati va rispettato integralmente al fine di garantire la conservazione e la valorizzazione delle ricchezze e delle funzioni biologiche e paesaggistiche come pure l’equilibrio ecologico. Le misure vanno adottate nei luoghi propizi alla biodiversità, affinché possano sostituire qualitativamente e quantitativamente gli habitat danneggiati, garan- tirne le funzioni eliminando l’effetto di separazione e migliorare l’interconnessione.
7.1.1 Economia forestalempi d’zione
Tra gli obiettivi della politica forestale 2020 figurano la conservazione e il migliora- Politica forestale 2020: mento mirato della biodiversità nel bosco. Le attività menzionate di seguito sono conservazione della conformi agli obiettivi e agli indirizzi strategici della politica forestale 2020127, elabora- biodiversità nel bosco ta d’intesa con i principali attori del settore forestale. L’attuazione della politica fore- stale si articolerà lungo gli assi descritti nei prossimi paragrafi.
Sull’insieme della superficie, la foresta è gestita conformemente alle esigenze di selvi- Sviluppi della colturaseminaturale. Queste esigenze sono parte integrante dell’uso sostenibile della selvicoltura seminaturale risorsa «bosco», in quanto sono fondamentali per la produttività e il rendimento, per la resilienza dell’ecosistema forestale e per offrire alla fauna selvatica sufficienti habitat e aree di tranquillità. I principi che disciplinano le esigenze legali relative alla selvicoltu- ra seminaturale saranno sviluppati nell’ambito della concretizzazione della politica forestale 2020. Andrà attribuita un’importanza particolare ai seguenti aspetti:
Rinnovazione per quanto possibile naturale: la capacità del bosco di rinnovarsi naturalmente è mantenuta o migliorata. La rinnovazione naturale è prioritaria. Rinnovazione adatta alla stazione: la mescolanza delle specie viene adeguata alla stazione in modo da evitare un impatto negativo sulle proprietà ecologiche delle di- verse specie. Rispetto della diversità strutturale esistente: gli interventi di selvicoltura sfruttano le possibilità di conservazione e promozione della diversità degli habitat. Raccolta di legname rispettosa del suolo: la gestione non porta al degrado chimico o fisico della fertilità naturale del suolo (gestione dell’accesso per i veicoli).
Nello sviluppo di strategie silvicole vengono costantemente integrati i risultati più recenti degli studi sull’adattamento ai cambiamenti climatici.
126 Legge federale del 1° luglio 1966 sulla protezione della natura e del paesaggio, RS 451, art. 18, cpv. 1. def. di «sostituzione» cfr. glossario. 127 Politica forestale 2020. www.bafu.admin.ch/wald/01152/01154/09198/index.html?lang=it.
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Delle altre misure che riguardano specificamente la biodiversità verranno attuate sulla Riserve forestali, base di obiettivi regionali qualitativi e quantitativi differenziati che la Confederazione promozione delle specie, deve ancora definire. Queste misure onoreranno le prestazioni a favore della biodiversi- legno morto e strutture tà nella selvicoltura nel caso di oneri supplementari e di minori introiti, . I principali diversificate campi d’azione sono i seguenti:
Riserve forestali: attualmente le riserve forestali svizzere occupano 400 chilometri quadrati, pari al 3 per cento dell’intera superficie forestale svizzera. Secondo la poli- tica forestale 2020, il tasso deve salire all’8 per cento entro il 2020. L’obiettivo fina- le convenuto tra la Confederazione e la Conferenza dei direttori cantonali delle fore- ste è di portarlo entro il 2030 al 10 per cento della superficie forestale totale. La metà sarà costituita da riserve forestali naturali, ossia da aree in cui si rinuncia a qualsiasi intervento forestale. In tutte le grandi regioni del Paese si dovrà predisporre un numero sufficiente di grandi superfici forestali collegate tra di loro per favorire i cicli naturali. Legno morto e strutture diversificate: il legno morto e le strutture diversificate devono essere presenti in quantità sufficiente dal punto di vista ecologico in tutte le grandi regioni della Svizzera. Occorre inoltre garantire una densità sufficiente di vecchi alberi-habitat. Promozione delle specie: laddove la protezione degli habitat non basta, vanno adottate misure di conservazione specifiche per proteggere e promuovere le specie silvicole.
L’interconnessione delle foreste e il loro collegamento con gli ecosistemi delle aree Garantire non boschive è una premessa importante per la conservazione a lungo termine della l’interconnessione biodiversità e va rafforzata nell’ottica di un’infrastruttura ecologica.
7.1.2 AgricolturaCampi d’azione
Per promuovere la biodiversità nell’agricoltura è importante aumentare la qualità Migliorare la qualità ecologica delle superfici di compensazione esistenti e la loro interconnessione, creare delle superfici di superfici di compensazione aggiuntive e incoraggiare le iniziative degli agricoltori compensazione volte a tal fine. È inoltre necessario, riconoscere i servizi ecosistemici e valorizzarli nei ecologica esistenti e la processi di produzione agricola e sviluppare gli incentivi per le prestazioni che pro- loro interconnessione muovono la biodiversità. Per conservare la biodiversità nel paesaggio agricolo è fon- damentale eseguire le basi di legge e attuare le decisioni del Consiglio federale, ad esempio la decisione dell’11 settembre 2009 relativa al Rapporto Strategia concernente i provvedimenti di igiene dell’aria adottati dalla Confederazione (cap. 5)128.
Con la politica agricola 2014–2017129 il Consiglio federale intende potenziare la pro- Politica agricola duzione agricola, incrementare i servizi ecosistemici e migliorare il reddito degli 2014–2017 agricoltori. Il fulcro della politica agricola è l’ulteriore sviluppo del sistema dei paga- menti diretti, chiaramente impostati in funzione degli obiettivi fissati nella Costituzione federale. Se potrà essere messa in opera come previsto, la politica agricola 2014–2017 fornirà un contributo importante alla conservazione della biodiversità agricola.
La prova che le esigenze ecologiche sono rispettate (PER) resta un presupposto per il Ottimizzare la prova che diritto ai pagamenti diretti, come prevede d’altronde la politica agricola 2014–2017. Le le esigenze ecologiche sono rispettate
128 Foglio federale n. 40, 6 ottobre 2009, pagina 5723 e Rapporto Strategia concernente i provvedimenti di igiene dell’aria adottati dalla Confederazione, settembre 2009 http://www.admin.ch/ch/i/ff/2009/5723.pdf 129 Politica agricola 2014–2017. www.blw.admin.ch/themen/00005/00044/01178/index.html?lang=it.
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condizioni ecologiche applicate alla concimazione, alla fitoprotezione e alla compensa- zione ecologica verranno ottimizzate.
Grazie a incentivi, ma anche alla formazione e alla consulenza in campo agricolo, le superfici di compensazione ecologiche dovrebbero essere sviluppate quantitativamente e qualitativamente sia nelle praterie permanenti che nei campi coltivati e coordinate con le superfici riservate alla produzione intensiva, secondo i principi di un’agricoltura adattata alle condizioni locali.
Vista la portata delle ripercussioni ecologiche, la riduzione delle emissioni di ammoni- Ridurre le emissioni aca va affrontata in via prioritaria e costituisce parimenti un obiettivo della politica di ammoniaca agricola 2014–2017. A tale scopo si combineranno vari strumenti e sistemi di incentivi. Uno strumento importante è costituito dagli incentivi a un uso più efficiente delle risorse nell’ambito dei pagamenti diretti finalizzati a promuovere misure tecniche mirate.
La consulenza agricola e la ricerca contribuiranno alla promozione ottimale della Potenziare la consulenza biodiversità quale componente di un’agricoltura sostenibile. I benefici derivanti da agricola e la ricerca un’elevata biodiversità nel paesaggio agricolo e l’importanza dei servizi ecosistemici forniti (ad es. impollinazione, fertilità del suolo, lotta contro i parassiti) vanno eviden- ziati e integrati nei cicli di formazione e nella consulenza in campo agricolo.
7.1.3 Caccia e pescaCampi d’azione
Lo sfruttamento sostenibile delle risorse della caccia e della pesca va mantenuto, Mantenere, controllare e controllato periodicamente e se necessario adeguato. A tal fine occorre monitorare con adeguare l’utilizzazione attenzione lo sfruttamento delle specie, in particolare per quanto riguarda la rinnova- sostenibile zione naturale dei boschi di protezione, i cambiamenti climatici e la selezione genetica artificiale legata al prelievo eccessivo di determinate parti di popolazione130.
Per molte specie animali le aree di protezione che rientrano nella responsabilità ammi- Promuovere la nistrativa dei Cantoni o dei Comuni sono troppo esigue. Occorre quindi favorire, per riflessione, la mezzo di ordinanze e incentivi mirati, la riflessione, la pianificazione e l’azione nei pianificazione e gli comprensori faunistici e nei bacini idrografici d’importanza sovraregionale (anziché interventi di portata comunale o cantonale). sovraregionale
In caso di lacune a livello di esecuzione o difficoltà per raggiungere un equilibrio Emanare prescrizioni regionale tra bosco e fauna selvatica, la Confederazione emana prescrizioni destinate ai Cantoni all’attenzione dei Cantoni per garantire la rinnovazione naturale del bosco e preservare i principali habitat della fauna selvatica. La regolazione mirata delle popolazioni di ungulati e la creazione a livello cantonale di aree di tranquillità per la fauna sono misure importanti in questo senso. I processi di pianificazione del territorio devono prendere in considerazione la rete delle aree di tranquillità, che si trova attualmente in fase di sviluppo.
Gli habitat dei pesci devono essere migliorati in modo da poter rinunciare progressi- Migliorare gli spazi vamente alle dispendiose misure di ripopolamento. Nell’ambito dell’interconnessione vitali dei pesci degli habitat acquatici occorre migliorare la risalibilità dei corsi d’acqua, in particolare dai laghi ai torrenti, con scale e passaggi per i pesci.
130 Coltman D.W. et al. 2003: Evolutionary consequences of trophy hunting. In: Nature, 426, pagg. 165–172.
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Per la gestione delle specie che si diffondono nelle aree coltivate e che possono provo- Garantire la protezione care conflitti (ad es. lupo e orso) servono nuove strategie che garantiscano sia la prote- delle specie e la zione delle specie, sia la regolazione delle popolazioni in modo da minimizzare i danni. regolazione delle La prevenzione dei danni deve rappresentare un aspetto fondamentale di queste strate- popolazioni per gie. minimizzare i danni
7.1.4 Turismo, sport e tempo liberoCampi d’azione
Occorre integrare maggiormente la biodiversità nelle politiche dello sport e del turismo Integrazione della e garantire la collaborazione intersettoriale. Lo sport e il turismo devono contribuire a biodiversità nei settori preservare la biodiversità proponendo offerte e infrastrutture rispettose della natura. dello sport e del turismo
A tutti i livelli politici, in collaborazione con i settori dello sport e del turismo, vanno esplorate le possibilità di finanziamento delle misure di promozione della biodiversità e vanno consolidati i settori della divulgazione delle informazioni, della formazione e del perfezionamento professionale, della ricerca applicata come anche della creazione di incentivi.131
Va inoltre dato un orientamento spaziale più chiaro alle attività turistiche, sportive e del Orientamento spaziale tempo libero. Occorre definire condizioni quadro applicabili alla gestione delle zone delle attività turistiche, importanti per la biodiversità (ad es. misure di pianificazione del territorio per delimita- sportive e del tempo re aree di tranquillità per la fauna selvatica), attuare misure di gestione dei flussi di libero visitatori nelle zone ecologicamente sensibili e mettere a disposizione informazioni.
La conservazione e la creazione di un numero sufficiente di spazi ricreativi di prossimi- Preservare le zone poco tà attrattivi permetteranno di preservare le zone sensibili ancora poco frequentate dai frequentate grandi flussi di visitatori e dalle perturbazioni che ne derivano.
7.1.5 TrasportiCampi d’azione
Occorre portare avanti i lavori per eliminare l’effetto di separazione delle infrastrutture Collegamento degli e migliorare la permeabilità per la fauna selvatica, gli anfibi, i rettili e i piccoli mammi- habitat e delle feri. L’interconnessione su ampia scala degli habitat e delle popolazioni richiederà una popolazioni serie di misure focalizzate tra l’altro sui seguenti elementi. La rimozione degli effetti di separazione attualmente riscontrabili e il miglioramento della permeabilità delle infra- strutture per il transito della fauna devono essere raggiunti mediante la costruzione di nuovi passaggi faunistici o il miglioramento delle opere edili esistenti. Tutte le misure edilizie riguardanti le vie di transito della fauna dovranno essere garantite a lungo termine, inserendo i corridoi faunistici nei piani direttori e nei piani di zona. In coordi- namento con l’agricoltura, si devono pianificare sistemi di gestione della fauna e creare habitat sostitutivi. Va garantita la manutenzione delle opere. Conservare allo stato seminaturale le scarpate delle infrastrutture di trasporto è un modo per creare nuovi habitat e rafforzare gli assi di collegamento per la fauna e la flora.
7.1.6 Energie rinnovabiliCampi d’azione
Nell’elaborazione del Piano d’azione si dovrà tener conto della decisione del Consiglio Coordinamento con la federale sulla progressiva rinuncia al nucleare e della sua attuazione nell’ambito della strategia energetica 2050
131 Cfr. ad es. la campagna di Turismo Svizzera «Die Schweiz ganz natürlich», campagna UFAM-CAS «Chi rispetta protegge».
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nuova strategia energetica 2050132. È auspicabile che la produzione di energia venga pianificata su ampia scala, dal punto di vista territoriale (a livello sovracantonale) e tematico, includendo e valutando tutte le fonti energetiche in funzione del loro poten- ziale specifico. In quest’ottica, si devono possibilmente minimizzare gli interventi a danno della biodiversità.
7.1.7 Terreni, costruzioni e impianti di proprietà della Confederazione
In veste di maggiore proprietario fondiario del Paese, la Confederazione ha una respon- sabilità particolare. Quando utilizza i terreni, le costruzioni e gli impianti è quindi chiamata a tenere maggiormente conto degli aspetti legati alla biodiversità.
Il grande valore ecologico dei terreni dismessi va preservato anche in caso di cambia- Garantire mento di destinazione e di vendita, e i nuovi proprietari sono tenuti a garantire un’utilizzazione e una un’adeguata gestione. Occorre inoltre valutare se altre superfici che non presentano riconversione rispettose ancora un elevato valore naturalistico possono essere utilizzate per l’interconnessione della biodiversità di habitat o come zone di protezione della biodiversità. Si potrebbe anche immaginare di utilizzare queste superfici come compensazione in natura per edifici federali e progetti infrastrutturali. In tal caso, bisogna determinare chi ne sarà proprietario e come si potranno garantire la manutenzione e il finanziamento delle necessarie misure di valorizzazione.
7.2 Realizzazione di un’infrastruttura ecologica
Habitat efficacemente preservati, interconnessi e funzionali sono il presupposto per una Sfida biodiversità non solo ricca, ma anche resiliente, ossia capace di reagire ai cambiamenti (ad es. climatici). Occorre quindi completare e migliorare la qualità delle zone protette. Inoltre, è opportuno garantire la connettività tra le zone protette creando zone di colle- gamento ecologico. Obiettivo
Obiettivo Entro il 2020 è stata creata un’infrastruttura ecologica basata su zone protette e zone di collegamento al fine di garantire il territorio per la salvaguardia a lungo termine della biodiversità. Lo stato degli habitat minacciati è migliorato.
Entro il 2020 la Svizzera realizzerà un’infrastruttura ecologica garante delle principali Campi d’azione funzioni degli ecosistemi e della buona conservazione di tutti gli habitat naturali e seminaturali significativi. L’infrastruttura sarà incentrata da un lato sul completamento e la valorizzazione del sistema svizzero di zone protette e dall’altro sul completamen- to e la salvaguardia di un sistema di zone di collegamento esteso all’insieme del paesaggio. Le zone protette e le zone di collegamento devono altresì garantire l’interconnessione con le relative zone dei paesi limitrofi.
Conformemente agli obiettivi del Piano strategico della Convenzione sulla diversità biologica e della rete Smeraldo133 della Convenzione di Berna, il completamento del sistema svizzero di zone protette dev’essere sviluppato e attuato entro il 2020, d’intesa con gli attori interessati134, 135, nel quadro di una strategia globale focalizzata
132 Strategia energetica 2050. www.bfe.admin.ch/themen/00526/00527/index.html?lang=it. 133 La Rete Smeraldo è la rete europea delle zone protette per la salvaguardia delle specie e degli habitat minacciati, creata dai Paesi firmatari della Convenzione di Berna del Consiglio d’Europa . 134 Svancara L.K. et al. 2005: Policy-driven versus Evidence-based Conservation: A Review of Political Targets and Biological Needs. In: BioScience, vol. 55, n. 11, pagg. 989–995.
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sulle specie minacciate e la rappresentatività ecologica degli habitat naturali della Svizzera.
Le superfici agricole utili coltivate secondo l’ordinanza sulla qualità ecologica (OQE)136 possono dare un contributo importante alla salvaguardia della biodiversità. Pur non soddisfacendo in senso stretto i requisiti imposti alle zone protette, queste superfici sono localizzate geograficamente, sono soggette a una gestione specifica basata sulla biodiversità e a garantite a medio o lungo termine grazie a degli incentivi economici.
A completamento del sistema svizzero di zone protette, entro il 2020 è pianificato un incremento – già pattuito con i Cantoni – delle riserve forestali, delle zone centrali dei parchi nazionali di nuova costituzione e dello spazio riservato alle acque secondo quanto definito nell’ordinanza sulla protezione delle acque.
Il Piano strategico della CBD presuppone137 la delimitazione e la tutela di un sistema di zone protette comprendente almeno il 17 per cento del territorio. Partendo dalla situa- zione attuale (11,9 % secondo il cap. 5.1, cui vanno ad aggiungersi un 2,4 % secondo i programmi già previsti e un 1,4 % di superfici computabili secondo l’OQE), la Svizzera deve ancora creare zone protette dell’1,3 per cento circa del territorio (cfr. allega- to A3)138.
La gestione delle zone protette esistenti deve focalizzarsi maggiormente su obiettivi di protezione. Laddove necessario, vanno realizzati interventi di rigenerazione volti ad assicurare a lungo termine la funzionalità delle zone interessate. Poiché presuppongono notevoli investimenti in termini finanziari e di risorse umane, tali interventi possono essere portati a termine unicamente grazie a un’azione concertata e condivisa fra Confederazione, Cantoni, Comuni, organizzazioni di protezione della natura e privati.
Lo scopo delle zone di collegamento è di congiungere le zone protette in modo da garantire la diffusione delle specie e la salvaguardia degli ecosistemi. Nella maggior parte dei casi si tratta di corsi d’acque, boschi e superfici agricole seminaturali, ma anche di superfici seminaturali collocate nelle aree insediative come, ad esempio, scarpate ferroviarie o stradali oppure parchi cittadini. L’aggiornamento della REN deve indicare con precisione le superfici necessarie per realizzare le zone di collegamento delle aree protette. È inoltre importante garantire che l’utilizzo di queste superfici possa coesistere con la loro biodiversità e viceversa. Molti settori (ad es. foreste, agricoltura, trasporti) forniscono già oggi un contributo decisivo sul piano dell’interconnessione. Le eventuali modifiche alla gestione delle superfici o alle spese di manutenzione sostenute in previsione di una loro destinazione a zone di collegamento devono essere oggetto di indennizzo.
Occorre inoltre esaminare in che misura i parchi naturali d’importanza regionale e le aree boschive inutilizzate possono fornire un apporto significativo all’infrastruttura ecologica. Il 17 per cento della superficie boschiva complessiva è inutilizzato da almeno 50 anni. Non avendo tuttavia lo statuto legale di zone protette, queste superfici non sono qualificabili come tali conformemente alla Convenzione sulla diversità biologica. I parchi naturali regionali d’importanza nazionale sono situati per lo più in
135 Desmet P., Cowling R. 2004: Using the species-area relationship to set baseline targets for conservation. In: Ecology an Society, vol. 9, n. 2. 136 Ordinanza sulla qualità ecologica: base giuridica creata per promuovere superfici di compensazione ecolog ica di qualità superiore e la loro interconnessione. 137 Cfr. allegto 1: obiettivo di Aichi 11 sulla biodiversità. 138 Nell’ambito delle indicazioni relative alle superfici va tenuto conto delle sovrapposizioni che possono condurre a una valutazione eccessiva della superficie complessiva e a una sottovalutazione del deficit.
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zone ricche di biodiversità. Occorre pertanto verificare in che misura e attraverso quali incentivi essi possano contribuire all’infrastruttura ecologica in qualità di zone protette o di zone di collegamento.
I dati e le metodologie della REN devono essere aggiornati ed estesi agli habitat urbani e montani. È altresì necessario analizzare l’attuale livello di connessione ecologica rispetto alle direttive della REN per individuare gli interventi da adottare per creare, garantire e valorizzare le zone di collegamento ecologico. I risultati dell’analisi servi- ranno da supporto alla messa a punto di un piano settoriale per la biodiversità.
Il piano settoriale per la biodiversità 139 punta a definire, d’intesa con i Cantoni, un’infrastruttura ecologica costituita da zone protette e zone di collegamento. 140 Il piano definisce geograficamente le zone protette e mostra la ripartizione territoriale delle zone di collegamento. Funge nel contempo da base per risolvere i conflitti di obiettivi e conseguire sinergie con le attività legate alle politiche settoriali della Confe- derazione che hanno un’incidenza territoriale (in particolare con i piani settoriali) in vista di conservare e promuovere la biodiversità. Lo scopo del piano settoriale per la biodiversità è inoltre quello di sostenere iniziative destinate a garantire il collegamento ecologico degli habitat e fungerà da base per i piani direttori cantonali con i quali dovrà essere coordinato.
7.3 Miglioramento delle condizioni di specie fortemente minacciate
La protezione degli habitat di singole specie o gruppi di specie non basta da sola a Sfida salvaguardarle. La loro sopravvivenza va perciò garantita anche in futuro con ulteriori interventi specifici. Alcune specie invasive importate possono minacciare quelle indi- gene e causarne l’estinzione.
Obiettivo Entro il 2020, lo stato delle specie gravemente minacciate è migliorato e la loro estinzione è impedita nel limite del possibile. La diffusione di specie alloctone invasive potenzialmente dan-nose è arginata.
In un piano per la conservazione delle specie la Confederazione fissa gli obiettivi che Campi d’azione la Svizzera persegue nel campo della promozione delle specie, le priorità e i criteri operativi nonché le strategie e le misure da adottare, con l’obiettivo primo di tutelare a lungo termine, entro il 2020, le specie prioritarie a livello nazionale141.
Nel quadro della conservatione delle specie la Confederazione deve porre l’accento su quelle indigene notoriamente minacciate per le quali la Svizzera assume una responsa- bilità particolare e la cui salvaguardia richiede interventi urgenti. La lista delle specie prioritarie a livello nazionale funge da punto di riferimento per le iniziative della Confederazione in questo ambito.
La promozione delle specie va attuata in linea di massima attraverso un pacchetto di misure che privilegiano strategie basate sugli attuali strumenti di protezione e promo-
139 Le concezioni e i piani settoriali menzionati all’articolo 13 della legge federale del 22 giugno 1979 sulla pianificazione del territorio (LPT; SR 700) rappresentano il più importante strumento di pianificazione della Confederazione. 140 L’elaborazione di un piano settoriale per la biodiversità si fonda sull’art. 78 cpv. 4 Cost., prescrizioni a tutela della fauna e della flora e a salvaguardia dei loro spazi vitali. 141 Lista delle specie prioritarie a livello nazionale. www.bafu.admin.ch/publikationen/publikation/01607/index.html?lang=it
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zione, sfruttano le sinergie con politiche settoriali e puntano ad assicurare la compre- senza di più specie prioritarie in habitat comuni. Vanno elaborati piani d’azione speci- fici per le specie prioritarie a livello nazionale la cui conservazione non può essere garantita unicamente dalla protezione del rispettivo habitat.
La Confederazione definisce i principi per la promozione delle specie volti a garanti- re la diversità genetica all’interno delle specie e la loro introduzione e trasferimento, come pure a gestire gli effetti dei cambiamenti climatici e i conflitti interni di obiettivi nella promozione delle specie e degli habitat e tra la promozione delle specie e altre politiche settoriali.
Vanno inoltre ottimizzati i metodi impiegati per evitare l’importazione e la diffusione di specie alloctone invasive potenzialmente dannose. Fra questi, il ricorso a un monitoraggio in grado di individuare anticipatamente i pericoli ambientali e i rischi per la biodiversità causati da tali specie e verificare l’efficacia delle contromisure adottate. La Svizzera si sta adoperando a favore di un più intenso scambio di esperienze a livello internazionale. Verranno promossi ulteriori sforzi di informazione per sensibilizzare l’opinione pubblica e i decisori sulla gestione delle specie alloctone e sulla loro poten- ziale dannosità.
La promozione delle specie viene realizzata congiuntamente dalla Confederazione e dai Cantoni. La Confederazione definisce le priorità sul piano nazionale; i Cantoni le completano a livello regionale e hanno la responsabilità di attuarle. I programmi e le priorità verranno pubblicati per agevolare la partecipazione diretta delle organizza- zioni di utilità pubblica.
7.4 Conservazione della diversità genetica
Una grande diversità genetica permette alle specie di adattarsi meglio ai cambiamenti Sfida ambientali, rappresenta il presupposto per la loro sopravvivenza e per la salvaguardia dei servizi ecosistemici e costituisce una fonte di risorse genetiche per l’agricoltura e la selvicoltura, ma anche per la ricerca e l’industria.
Obiettivo Entro il 2020 l’erosione genetica è rallentata. La salvaguardia e l’utilizzazione soste- nibile delle risorse genetiche, compresi gli animali da reddito e le piante coltivate è garantita.
Per avviare interventi prioritari volti a preservare la diversità genetica e impedirne Campi d’azione l’erosione è necessario elaborare un piano nazionale per la salvaguardia della diver- sità genetica, che contempli aspetti quali organizzazione, documentazione, monitorag- gio, ruolo e partecipazione finanziaria dei settori economici.
Per poter fissare correttamente le priorità in materia di interventi di conservazione occorre recensire le risorse genetiche disponibili in Svizzera.
La variabilità genetica all’interno delle specie deve diventare un criterio da integrare nella definizione delle zone protette e delle zone di collegamento.
Le attuali misure a favore della conservazione e dell’utilizzo sostenibile della diversi- tà genetica (piani d’azione nazionali, banche genetiche, raccolte di ceppi microbiologi- ci, giardini zoologici o biologici ecc.) vanno mantenute e sviluppate.
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La Svizzera deve ratificare quanto prima il Protocollo di Nagoya sull’accesso alle risorse genetiche e l’equa ripartizione dei benefici derivanti dal loro sfruttamen- to142 (cfr. cap. 7.9).
A seguito della ratifica del Protocollo di Nagoya sull’accesso alle risorse genetiche e l’equa ripartizione dei benefici derivanti dal loro sfruttamento (Access and Benefit Sharing) occorre chiarire se l’accesso alle risorse genetiche della Svizzera debba essere disciplinato in modo da permettere al nostro paese di beneficiare direttamente dei vantaggi legati al loro utilizzo.
7.5 Verifica degli incentivi finanziari
L’attuale sistema fiscale e finanziario (sovvenzioni in senso lato) prevede – oltre a Sfida incentivi di promozione della biodiversità – alcuni incentivi sfavorevoli alla biodiversi- tà.143 Da uno studio144 emerge infatti che circa un terzo di tutte le sovvenzioni federali può produrre effetti negativi sulla biodiversità e sul paesaggio. È quindi necessario sottoporre le tasse e le sovvenzioni a un riesame approfondito.
Obiettivo Entro il 2020, l’impatto negativo sulla biodiversità degli incentivi finanziari esistenti è individuato e, per quanto possibile, prevenuto. Dove opportuno, sono creati nuovi incentivi positivi.
Gli attuali incentivi del sistema fiscale e finanziario devono essere ottimizzati in Campi d’azione modo da non ostacolare, bensì agevolare, l’applicazione delle misure di pianificazione. In molti ambiti (ad es. politica agricola, politica forestale, ecologizzazione del sistema fiscale145) questo processo è già iniziato. L’obiettivo è di individuare entro il 2015 i settori nei quali è necessaria un’ulteriore ottimizzazione. Per conformarsi ai requisiti del Piano strategico della Convenzione sulla biodiversità146, al più tardi entro il 2020 sarà necessario cancellare, eliminare progressivamente o ripensare gli incentivi finan- ziari e le sovvenzioni che si ripercuotono negativamente sulla diversità biologica, in maniera tale da ridurre al minimo o annullare del tutto le conseguenze negative. Even- tuali messaggi relativi a revisioni di legge dovranno essere elaborati entro il 2020.
La ridistribuzione dei contributi riferiti agli animali da reddito proposta nell’ambito dell’ulteriore sviluppo del sistema dei pagamenti diretti è un esempio molto rappresen- tativo di meccanismo da riesaminare. 147 I contributi riferiti agli animali inducevano infatti gli allevatori a intensificare la detenzione di animali, ossia a tenere su una data superficie più animali di quanto normalmente previsto. I meccanismi esistenti vanno ottimizzati anche in altri settori, integrando ad esempio gli effetti collaterali delle sovvenzioni sulla biodiversità nella verifica delle sovvenzioni federali condotta rego- larmente dal Dipartimento federale delle finanze.
142 Protocollo di Nagoya sull’accesso alle risorse genetiche e l’equa ripartizione dei benefici derivanti dal loro sfruttamento (Protocollo alla Convenzione sulla diversità biologica). www.cbd.int/abs/doc/protocol/nagoya- protocol-en.pdf 143 Cfr. P. es. Waltert F. e al. 2010: Fiskalische Instrumente und Flächeninanspruchnahme. WSL su incarico dell’UFAM e dell’ARE. www.bafu.admin.ch/publikationen/publikation/01558/index.html?lang=de. 144 Rodewald R., Neff C. 2001: Bundessubventionen – landschaftszerstörend oder landschaftserhaltend? Praxisanalyse und Handlungsprogramm. Fondazione Svizzera per la Tutela del Paesaggio, Berna. 145 Con l’adozione della mozione Studer per una riforma fiscale ecologica (Mo 06.3190), il Parlamento ha incaricato nel marzo 2010 il Consiglio federale di sottoporre un rapporto sull’efficacia delle attuali condizioni quadro che regolano le gestione sostenibile delle risorse naturali. Il rapporto deve anche contenere elementi di ecologizzazione del sistema fiscale che non incidano sul volume delle entrate fis cali. 146 Cfr. allegato 1: obiettivo di Aichi 3 sulla biodiversità 147 Proposta di politica agricola 2014- 2017 (in consultazione)
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Nei settori in cui il mercato non funziona vanno esaminati anche nuovi meccanismi di incentivazione. La dispersione insediativa e la conseguente frammentazione degli habitat sono esempi di una disfunzione in cui l’utilizzo di beni privati va a discapito di un bene pubblico come la biodiversità. Da qui la necessità di uno sviluppo accurato e coordinato dei meccanismi finanziari.
I campi d’azione più importanti non si situano unicamente a livello nazionale, ma anche a livello cantonale e internazionale. Singoli Cantoni hanno già sperimentato con buoni risultati meccanismi di incentivazione e finanziamento destinati a promuove- re servizi ecosistemici privi di valore commerciale diretto. Alcuni Cantoni e città finanziano ad esempio interventi di risanamento o di rivalorizzazione mediante imposte a destinazione vincolata. Sul piano internazionale sono stati recentemente messi a punto anche modelli di strumenti di mercato.148 Mancano però tuttora scambi sistema- tici orientati all’applicazione pratica sul piano cantonale e comunale. È giunto quindi il momento di concertare gli sforzi applicando i modelli validi a livello cantonale, nazio- nale e internazionale, alla realtà svizzera o a più Cantoni.
7.6 Rilevamento dei servizi ecosistemici
Un ambiente intatto è una prerogativa fondamentale per il benessere di un Paese. Il Sfida prodotto interno lordo (PIL), che misura la crescita di un’economia con esclusivo riferimento alle transazioni finanziarie, non considera né quest’aspetto né tantomeno i servizi che gli ecosistemi forniscono. Per conservare e promuovere la biodiversità a livello mondiale e nazionale è perciò importante rilevare i servizi ecosistemici con l’aiuto di appositi indicatori, che possono essere non solo monetari, ma anche biofisici (ad es. accessibilità delle aree ricreative di prossimità) e integrarli nei meccanismi decisionali pubblici e privati e in quelli di mercato.
Obiettivo Entro il 2020 un rilevamento quantitativo dei servizi ecosistemici è effettuato. I servizi ecosistemici sono inglobati nella misurazione del benessere quale indicatore aggiunti- vo al prodotto interno lordo come pure nelle analisi d’impatto della regolamentazio- ne.
La Confederazione ha stilato un catalogo dei 23 servizi ecosistemici di elevata utilità Campi d’azione per la popolazione misurabili con indicatori semplici, alcuni dei quali già operativi, che proiettano la Svizzera tra i Paesi più all’avanguardia per questo genere di rileva- menti.149 Non tutti i servizi ecosistemici potranno essere monetarizzati. I risultati dei rilevamenti quantitativi serviranno tuttavia a ponderare gli interessi in gioco nei conflit- ti di obiettivi che potrebbero insorgere durante l’attuazione della strategia.
Nel quadro del mandato per un’economia verde 150 , alla fine del 2010 il Consiglio federale ha incaricato il Dipartimento federale dell’interno di completare i dati del prodotto interno lordo con indicatori appropriati sugli sviluppi sociali, economici e ecologici. I lavori tengono conto anche degli studi di base dell’UFAM sui servizi ecosistemici, dei criteri applicabili alla statistica ufficiale e delle metodologie prescritte
148 The Economics of Ecosystems and Biodiversity. www.teebweb.org Commissariato Generale per lo Sviluppo Sostenibile 2010: conservazione e utilizzo sostenibile della biodiversità e dei servizi ecosistemici; analisi degli strumenti economici. www.developpement- durable.gouv.fr/IMG/pdf/Refbiodiv2.pdf. 149 Staub C. et al. 2011: Indikatoren für Ökosystemleistungen. Systematik, Methodik und Umsetzungsempfehlungen für eine wohlfahrtsbezogene Umweltberichterstattung. Berna: Ufficio federale dell’ambiente. Studi sull’ambiente n. 1102. 150 Sei campi d’azione per un’economia verde. www.bafu.admin.ch/wirtschaft/11350/index.html?lang=it.
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dalle organizzazioni internazionali. Entro il 2013 verrà ridefinito uno standard dell’ONU, il SEEA151, relativo agli ecosistemi e ai servizi ecosistemici. La Svizzera partecipa attivamente a questo processo applicando già ora le pertinenti norme interna- zionali.
Nell’ambito del mandato per un’economia verde il Consiglio federale ha affidato al DATEC il compito di valutare, in collaborazione con il DFE, il DFGP e la Cancelleria federale, la possibilità di integrare nella guida per la redazione dei messaggi e nell’analisi d’impatto della regolamentazione una valutazione degli effetti dei progetti normativi sull’efficacia e la sostenibilità delle risorse. Il mandato è già stato in parte realizzato: d’ora in poi i messaggi illustreranno con maggiore sistematicità gli effetti delle modifiche di legge sull’ambiente. In occasione della prossima revisione delle direttive sull’analisi d’impatto della regolamentazione si dovranno anche vagliare soluzioni per tenere debitamente conto della biodiversità.
7.7 Generazione e diffusione di conoscenze
Con le loro attività quotidiane i decisori dell’economia e della società influenzano Sfida direttamente o indirettamente la biodiversità; d’altro canto beneficiano in vari modi della biodiversità, intesa come base indispensabile alla vita. Conoscenze fondate sulle specie, gli ecosistemi e i servizi ecosistemici e la comprensione dell’impatto che le decisioni personali e politiche hanno sulla biodiversità sono le basi dell’assunzione di responsabilità per la conservazione della biodiversità. Il presupposto è che queste conoscenze vengano acquisite e siano accessibili all’amministrazione, agli addetti ai lavori, alla politica e al pubblico.
Obiettivo Fare in modo che entro il 2020 tutti gli attori interessati abbiano acquisito conoscenze sufficienti sulla diversità biologica, creando così il presupposto affinché la biodiversi- tà sia considerata una base indispensabile alla vita di cui tenere conto in tutte le decisioni rilevanti.
Informazione e sensibilizzazione: con attività di comunicazione, la Confederazione, i Campi d’azione Cantoni e i Comuni rafforzano la consapevolezza di tutti gli attori della società, della politica e dell’economia sui benefici offerti dai servizi ecosistemici, sulle conseguenze che le loro azioni e i loro consumi hanno sulla biodiversità e sui servizi ecosistemici e su come possono contribuire alla conservazione della biodiversità. Le informazioni ambientali sui prodotti devono riguardare l’intero ciclo di vita e integrare tutti gli effetti ambientali rilevanti, compresi quelli sulla biodiversità. Vengono create sufficienti opportunità per permettere a tutti di avvicinarsi, entrare in contatto e sperimentare la biodiversità rapportandola alla realtà quotidiana.
Formazione e consulenza: i programmi di formazione scolastica e superiore come pure i programmi di formazione e perfezionamento per le professioni legate alla biodi- versità devono trasmettere conoscenze di base sulle specie che vivono in Svizzera, sulla biodiversità e il suo valore, sui servizi ecosistemici e sulle possibilità d’azione per la conservazione, la promozione e l’uso sostenibile della biodiversità. Le istituzioni extrascolastiche (ad es. musei, parchi zoologici e botanici, centri di protezione della natura) sono sostenute nella pianificazione e nella realizzazione di offerte nel settore della biodiversità. Sono inoltre promosse offerte informali di formazione. Per i profes-
151 Handbook of National Accounting: Integrated Environmental and Economic Accounting 2003 . http://unstats.un.org/unsd/envaccounting/seea2003.pdf.
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sionisti che lavorano nei settori rilevanti per la biodiversità o che possono diventarlo, esiste un’offerta di consulenza basata sulle più recenti conoscenze.
Ricerca: il settore svizzero della ricerca sulla biodiversità svolge ricerca di punta fondamentale e applicata a livello internazionale fornendo un importante contributo alla soluzione di problematiche urgenti. Questo implica sforzi a livello di acquisizione, raccolta e sintesi dei dati, di teorizzazione, ricerca sperimentale su scale spaziali e temporali adeguate, creazione di aree di ricerca interdisciplinari a lungo termine come pure a livello di messa in rete dei ricercatori per migliorare l’accesso a nuove cono- scenze, metodi e tecnologie nonché per ottimizzare la formazione di base e continua. A tale scopo vanno migliorate le strutture e le reti esistenti. I ricercatori non devono più limitarsi alle sole possibilità offerte dal Fondo nazionale svizzero (FNS), ma devono impegnarsi attivamente in concorsi per i nuovi poli di ricerca nazionali (PRN) e pro- porre nuovi programmi nazionali di ricerca nei quali le scienze naturali, tecniche, umane e sociali e gli attori di altri ambiti della società collaborino strettamente.
Scambio di conoscenze: le nuove conoscenze e quelle esistenti devono essere a dispo- sizione degli attori dell’amministrazione, dell’economia, della politica e degli addetti ai lavori. Questo implica il rafforzamento delle interfacce e il miglioramento dello scam- bio di conoscenze tra la scienza e gli altri settori della società nonché l’elaborazione, la raccolta e la sintesi dei risultati della ricerca in funzione dei gruppi target.
7.8 Promozione della biodiversità negli insediamenti
La biodiversità deve trovare spazio anche negli insediamenti, in quanto svolge impor- Sfida tanti funzioni naturali e climatiche, contribuisce a promuovere la salute e serve alle attività di svago e alla sensibilizzazione della popolazione. Nell’ambito della revisione parziale della legge federale sulla pianificazione del territorio152, che dev’essere ancora dibattuta in Parlamento, sono state proposte misure per limitare l’espansione degli insediamenti e promuovere la densità insediativa. Occorre quindi garantire in maggior misura la disponibilità di aree verdi e libere da costruzioni negli insediamenti e l’interconnessione tra queste aree. Ma soprattutto occorre migliorare la loro qualità nell’ottica di un utilizzo multifunzionale.
Obiettivo Entro il 2020, lo spazio urbano contribuisce al collegamento degli habitat grazie alla promozione della diversità biologica negli spazi insediativi, le specie tipiche di questi spazi sono preservate e la popolazione ha la possibilità di vivere a contatto con la natura nel contesto abitativo e nelle zone ricreative.
Il potenziale di pianificazione territoriale per l’interconnessione ecologica e la creazio- Campi d’azione ne o la conservazione di aree verdi e libere negli insediamenti non è ancora esaurito. Nel quadro della seconda tappa della revisione della legge sulla pianificazione del territorio occorrerà descrivere con maggiore precisione le esigenze che gli strumenti di pianificazione territoriale (piani direttori e regolatori) devono soddisfare nel settore della natura e del paesaggio. L’obiettivo è fare in modo che gli aspetti «paesaggio» e «biodiversità» vengano trattati sistematicamente a livello sia di piano direttore (Canto- ni) che di piano regolatore (Comuni) e venga garantita la disponibilità delle superfici necessarie. Anche negli spazi insediativi la biodiversità deve poter svolgere le sue molteplici funzioni sul maggior numero possibile di superfici.
152 Revisione della legge federale sulla pianificazione del territorio: 10.019 (controprogetto indiretto all’iniziativa sul paesaggio).
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Nel quadro del proseguimento della politica degli agglomerati la Confederazione sta già valutando se lo sviluppo di aree libere da costruzioni debba essere inserito nelle priorità d’azione accanto ai temi «insediamento» e «trasporti». Questo mandato an- drebbe completato con l’analisi dei mezzi organizzativi e finanziari necessari a pro- muovere in ampia misura le aree verdi e le aree libere negli agglomerati. In tal modo si potrebbero ottenere sinergie con una densità insediativa qualitativamente buona e si creerebbe un fattore di attrazione. Un’opzione possibile sarebbe quella di completare i programmi d’agglomerato esistenti con un sistema di incentivi finanziari per la biodi- versità e l’agricoltura, affinché le misure che trascendono i confini comunali e cantona- li possano essere finanziate e che anche i privati siano motivati ad attuare misure nel settore della biodiversità. A tale scopo andrebbero però trovate nuove fonti di finan- ziamento.
La crescente urbanizzazione mette sempre più sotto pressione le aree verdi e le aree libere da costruzioni. Pertanto gli strumenti cantonali e comunali di pianificazione del territorio devono contribuire a strutturare gli insediamenti in modo che la biodi- versità possa migliorare sotto il profilo quantitativo (la permeabilità dello spazio insediativo mediante corridoi, aree isolate, il ripristino della permeabilità del suolo, la inverdimento di edifici) e qualitativo (la struttura e la funzionalità). Gli attori politici regionali, i Comuni e gli attori privati hanno una grande responsabilità in questo senso. Vanno create, valorizzate e preservate aree seminaturali di facile e rapido accesso e strutture di collegamento. I corsi d’acqua, i boschi e le superfici aperte ma anche il modo in cui i giardini, i parchi, i tetti vengono gestiti rivestono un ruolo importante in quest’ottica. Per mantenere negli agglomerati aree verdi e libere sotto forma di rete multifunzionale alla quale contribuiscono anche i privati, occorre definire in via vinco- lante nel piano regolatore una quota di superfici verdi e libere nelle zone edificabili, in particolare nei comuni urbani e d’agglomerato. Oltre a misure di garanzia quantitative è necessario formare e sensibilizzare gli attori agli aspetti qualitativi.
7.9 Rafforzamento dell’impegno internazionale
Per il proprio benessere economico e sociale, la Svizzera dipende dalla conservazione Sfida della biodiversità a livello nazionale e globale. Poiché la stabilità degli ecosistemi su scala mondiale è nell’interesse della Svizzera, gli attuali sforzi a livello internazionale vanno rafforzati.
Obiettivo Consolidare, entro il 2020, l’impegno della Svizzera a livello internazionale per la salvaguardia della diversità biologica sulla Terra.
Il Protocollo di Nagoya sull’accesso alle risorse genetiche e la ripartizione dei Campi d’azione benefici153 deve essere ratificato quanto prima dalla Svizzera allo scopo di creare una base giuridica per garantire il rispetto delle prescrizioni sull’accesso alle risorse geneti- che.
Ciò consente di assicurare una ripartizione equa dei benefici. Occorre misurare e sostenere l’attuazione del Piano strategico adottato nel quadro della Convenzione sulla diversità biologica e analizzare accuratamente il fabbisogno finanziario concreto
153 Decima riunione della Conferenza delle Parti alla Convenzione sulla diversità biologica, ottobre 2010, COP 10 Decision X/1, Access to genetic resources and the fair and equitable sharing of benefits arising from their utilization. www.cbd.int/decision/cop/?id=12267.
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per l’attuazione a livello globale, in particolare nei Paesi del Sud. 154 Per coprire il fabbisogno finanziario la Svizzera dovrà mettere a disposizione i fondi necessari. Inoltre, si impegna affinché il Fondo Globale per l’Ambiente (GEF) ottenga le risorse necessarie nel settore della biodiversità e sia più efficace. La Svizzera continuerà ad impegnarsi affinché i criteri di biodiversità siano applicati a tutti gli effetti nelle attività di altri meccanismi di finanziamento o di programmi di sviluppo (ad es. Banca mondia- le, PNUD, REDD+ ecc.). La Svizzera promuove inoltre la protezione e la conservazio- ne della biodiversità in modo mirato nelle attività bilaterali di cooperazione allo svi- luppo.
Nella sua politica di cooperazione allo sviluppo economico, la Svizzera si impegna a favore dello sviluppo e del rispetto di standard di sostenibilità, tra i quali rientra anche la considerazione dell’impatto sulla biodiversità globale.155 La politica volta a definire e applicare marchi e standard di sostenibilità riconosciuti nel commercio internazione poggia sulla strategia di promozione dei marchi della Confederazione e sulla cooperazione con l’UE. Tutti gli attori lungo la catena di creazione di valore devono essere coinvolti, ad esempio con l’introduzione di codici di condotta.
Nel quadro della sua politica commerciale156, la Svizzera applica disposizioni esem- plari relative al commercio e alla sostenibilità negli accordi di libero scambio ed even- tualmente negli accordi di protezione degli investimenti. La Svizzera fornisce un contributo per chiarire il rapporto fra le norme dell’OMC e il diritto ambientale affin- ché il commercio, l’ambiente e gli standard sociali si sviluppano sostenendosi a vicen- da. La Confederazione svolge esami di impatto ambientale. Inoltre, la copertura dell’assicurazione contro i rischi delle esportazioni viene concessa a condizione che vi sia la prova che la biodiversità non venga minacciata negli altri paesi conformemente alla vigente direttiva ambientale dell’OCSE (Approches comune concernant l’environnement et les crédits à l’exportation bénéficiant d’un soutien public)157.
La politica nazionale nell’ambito dei mercati pubblici deve essere conforme ai princi- pi della sostenibilità.. In questo senso, la sostenibilità dev’essere analizzata e valutata globalmente, lungo tutto il ciclo di vita dei prodotti. A livello internazionale la Svizzera promuove gli acquisti pubblici sostenibili, specialmente attraverso le attività di coope- razione e sviluppo economici del SECO.
Vanno inoltre intrapresi sforzi per definire regole coordinate a livello internazionale relative alle informazioni ambientali sui prodotti che garantiscano dati scientifica- mente fondati, pertinenti e comprensibili. A tal fine la Svizzera deve promuovere un approccio che offra una migliore tracciabilità e una maggiore trasparenza per quanto riguarda l’impatto della produzione e dei consumi sulla biodiversità mondiale.
In Europa la Svizzera si impegna nel quadro dei suoi rapporti contrattuali con l’UE e garantisce la compatibilità delle misure adottate con la nuova strategia dell’UE sulla biodiversità158. Sostiene le attività dell’Agenzia europea dell’Ambiente (EEA) e della rete dei direttori delle agenzie europee per la conservazione della natura (Network of Heads of European Nature Conservation Agencies, ENCA). In qualità di membro di
154 Il fabbisogno finanziario globale non è ancora stato stabilito. Tale compito è contemplato nel mandato della Convenzione sulla diversità biologica (CBD). 155 La Svizzera dispone già di programmi di cooperazione economica allo sviluppo che promuovono ad es. Il rafforzamento del commercio sostenibile della biodiversità, l’applicazione di regole sull’accesso e la condivisione dei benefici (ABS), la protezione delle foreste tropicali o la definizione di marchi di sostenibilità nel commercio internazionale delle materie prime. 156 Specialmente per Ciclo di Doha dell’OMC per gli accordi di libero scambio e nell’ambito degli investimenti 157 Approccio comune nell’analisi degli aspetti ambientali nei crediti all’esportazione promossi dallo Stato. 158 Il 3 maggio 2011 la Commissione europea ha presentato la sua nuova strategia sulla biodiversità fino al 2020.
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questi organi, la Svizzera si impegna in seno alla Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite (UNECE), all’OCSE e alla Convenzione di Berna (Con- siglio d’Europa). Per garantire la connessione della sua infrastruttura ecologica con quella dei paesi limitrofi, la Svizzera sostiene i progetti europei di interconnessione quali l’«infrastruttura verde» dell’UE159, la Convenzione di Ramsar sulle zone umide, la rete Natura 2000/Smeraldo, le aree importanti per gli uccelli (Important Bird Areas, IBA) e la messa in rete di ecosistemi promossa dal progetto ECONNECT160 e dalla rete ecologica della Convenzione delle Alpi.
Le istituzioni multinazionali devono unire le forze ed evitare decisioni contraddittorie. È quindi necessario migliorare costantemente la cooperazione e le sinergie tra le convenzioni che implicano la biodiversità, segnatamente la CBD, la Convenzione di Ramsar per la protezione delle zone umide, la Convenzione di Bonn sulla conservazio- ne delle specie migratorie, la Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (CITES), il trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche e per l’alimentazione e l’agricoltura (ITPGRFA) e la Convenzione del Patrimonio mon- diale dell’UNESCO. Altri accordi multilaterali, ad esempio la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) o gli accordi nel quadro della FAO, del Forum delle Nazioni Unite sulle Foreste (UNFF), dell’OMPI e dell’OMC devono tenere conto nelle loro decisioni degli aspetti legati alla biodiversità. In particolare vanno create esigenze minime di tutela della biodiversità in campo climatico. Nella consapevolezza che una concentrazione geografica di questi sforzi possa solo essere benefica, la Svizzera si impegna laddove possibile per raggruppare le istituzioni attive nel settore della biodiversità a Ginevra. Inoltre, sostiene i lavori della Piattaforma intergovernativa a tutela della biodiversità (IPBES) e delle organizzazioni affiliate come il GBIF161, consapevole che i decisori e i forum internazionali che si occupano di biodiversità hanno bisogno di analisi e rapporti scientifici indipendenti sullo stato e l’evoluzione della biodiversità nonché sulle opzioni d’intervento in vista di promuovere la conservazione e l’uso sostenibile della biodiversità su scala globale, nazionale e regionale.
7.10 Monitoraggio dei cambiamenti della biodiversità
I cambiamenti della biodiversità devono poter essere rilevati in modo attendibile. Sulla Sfida base degli attuali monitoraggi occorre creare un nuovo sistema di sorveglianza della biodiversità a tutti i livelli (diversità degli ecosistemi, delle specie e del patrimonio genetico). Questo sistema permetterà di verificare l’attuazione e i risultati degli obietti- vi ambientali nazionali e settoriali e della Strategia Biodiversità Svizzera. Obiettivo Entro il 2020, il monitoraggio dei cambiamenti che interessano gli ecosistemi, le specie e la diversità genetica è garantito.
I contenuti dei monitoraggi esistenti vanno sviluppati in un sistema coerente garanten- Campi d’azione do loro una base istituzionale e finanziaria. Fondandosi sulla strategia e sui progetti di concretizzazione che ne risultano vanno definiti nuovi indicatori, che serviranno a descrivere gli aspetti seguenti dello stato della biodiversità:
159 Infrastruttura verde (Green Infrastructure). http://biodiversity.europa.eu/topics/green-infrastructure. 160 ECONNECT mira a migliorare la connettività ecologica nello Spazio alpino. Il progetto riunisce organizzazioni internazionali strettamente legate alla Convenzione delle Alpi, istituzioni di ricerca e partner locali che op erano sul terreno. www.econnectproject.eu/cms/?q=homepage/de. 161 Global Biodiversity Information Facility (GBIF). www.gbif.org.
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La sopravvivenza delle specie indigene nel loro areale naturale è garantita. La diversità genetica delle specie selvatiche, delle razze d’allevamento e delle varietà coltivate è mantenuta. La funzionalità degli ecosistemi e i servizi che forniscono sono preservati.
I programmi di monitoraggio esistenti, tra cui il Monitoraggio della biodiversità e del paesaggio (MDB), l’Inventario forestale nazionale (IFN), la statistica delle superfici dell’Ufficio federale di statistica, il monitoraggio agro-ambientale dell’UFAG o il modello topografico del Servizio topografico nazionale costituiscono già importanti fonti di dati.
Per supportare gli strumenti di monitoraggio della biodiversità e garantire ai partner che partecipano al piano d’azione un’accessibilità sufficiente vanno raccolte informa- zioni georeferenziate sulle superfici occupate da infrastrutture ecologiche. I program- mi di raccolta e diffusione dei dati sulla biodiversità vanno mantenuti e sviluppati e occorre migliorare l’interconnessione dei centri dati nazionali.
Per garantire la comparabilità internazionale si considerano le esigenze che risultano dagli obblighi di rendicontazione internazionali (ad es. indicatori dell’OCSE, dell’Agenzia europea dell’ambiente o della Conferenza ministeriale europea sulle foreste ). I rapporti con i sistemi internazionali di monitoraggio e di informazione vanno rafforzati.
La rendicontazione poggia sui rapporti e gli strumenti esistenti. In futuro i risultati dei programmi di monitoraggio, dei controllo dei risultati e di altri strumenti saranno sintetizzati meglio e comunicati più chiaramente. A tal fine è importante definire e implementare una serie di indicatori affidabili e validi a lungo termine per la biodiver- sità e i servizi ecosistemici.
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8 Condizioni quadro per l’attuazione
La conservazione della biodiversità e dei servizi ecosistemici non è un compito nuovo per la Confederazione e per i Cantoni poiché rientra tra quelli definiti dalle basi norma- tive vigenti, quali la legge sulla protezione della natura e del paesaggio (LPN), la legge sull’agricoltura (LAgr), la legge forestale (LFo), la legge sulla protezione delle acque (LPac), la legge sulla caccia (LCP) e la legge sulla pesca (LFSP). Un’altra direttiva importante per i compiti federali in materia di protezione della natura e del paesaggio è la Concezione Paesaggio svizzero (CPS). Nonostante le attività già realizzate e visto il crescente e inarrestabile deterioramento della biodiversità, occorre un maggiore impe- gno da parte della società – e quindi anche della Confederazione e dei Cantoni – per conservare e tutelare questo elemento indispensabile alla vita. Da segnalare che, secon- do i Cantoni, da alcuni anni la Confederazione frena gli investimenti nel settore della biodiversità quando loro sarebbero disposti ad aumentarli, come dimostra l’offerta di prestazioni nell’ambito delle convenzioni di programma concluse tra la Confederazione e i Cantoni.
8.1 Attuazione della Strategia Biodiversità Svizzera
Dopo l’adozione della Strategia Biodiversità Svizzera da parte del Consiglio federale Elaborazione di all’attenzione del Parlamento, occorrerà elaborare un piano d’azione per il raggiungi- un piano d’azione mento degli obiettivi strategici. In esso saranno definiti le misure a tutti i livelli politici, gli adeguamenti giuridici necessari, il coinvolgimento dell’economia privata e le possibilità di finanziamento.
Poiché il successo dell’attuazione della strategia dipende in ampia misura dal coinvol- Processo partecipativo gimento di tutti i partner, l’elaborazione del piano d’azione deve avvenire secondo un processo partecipativo. Vanno definite le varie tipologie di coinvolgimento degli attori interessati dai singoli programmi di attuazione della Strategia Biodiversità Svizzera. Questo modo di procedere rispecchia l’attuale ripartizione dei compiti tra Confedera- zione, Cantoni e Comuni nei vari ambiti della protezione della biodiversità. Va peraltro sottolineato che la collaborazione con gli attori privati assume un’importanza crescen- te.
In seno al DATEC, la direzione del progetto di elaborazione e accompagnamento del piano d’azione spetta all’UFAM. La responsabilità dello sviluppo delle azioni concrete è affidata agli uffici federali interessati, i quali fanno il necessario per coinvolgere i partner interessati. Gli uffici cantonali competenti devono essere coinvolti nell’elaborazione del piano d’azione attraverso la loro rappresentanza nazionale. Il piano d’azione dev’essere finalizzato entro 18 mesi dall’adozione della strategia. I lavori di fondo necessari per il piano d’azione possibili sulla base della legislazione attuale devono essere avviati quanto prima.
L’attuazione degli obiettivi della Strategia Biodiversità Svizzera avviene in prima linea Adeguamenti normativi conformemente alle basi giuridiche attualmente in vigore. In linea di massima, queste disposizioni si sono rivelate efficaci, ma l’attuazione della Strategia richiederà comun- que adeguamenti puntuali. Le modifiche normative necessarie verranno chiarite nel quadro del piano d’azione. Parallelamente occorre verificare, nel quadro dei progetti in corso che hanno un impatto sulla legislazione, in che misura le esigenze della presente strategia possono essere prese in considerazione.
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Gli adeguamenti normativi che entrano in linea di conto riguardano segnatamente i seguenti aspetti:
definire e garantire a lungo termine sufficienti superfici per la biodiversità e la loro interconnessione; creare un piano settoriale per la biodiversità quale base per la risoluzione di obiettivi conflittuali e lo sfruttamento delle sinergie; esso deve tener conto in particolare dell’imperativo dell’interconnessione; obbligare la Confederazione e i Cantoni a garantire con apposite misure (ad es. corridoi protetti) un collegamento efficace tra le aree protette nell’ambito delle loro attività d’incidenza territoriale; creare la possibilità di finanziamenti per la promozione delle specie laddove le misure di protezione degli habitat non sono sufficienti.
8.2 Organizzazione e collaborazione
L’UFAM accompagna l’intero processo di attuazione ed è competente per il monito- Attuazione da parte raggio dello stato della biodiversità. Le misure definite nel piano d’azione vengono degli uffici federali attuate dagli uffici federali preposti ai relativi settori in collaborazione con i servizi responsabili cantonali competenti e all’occorrenza in collaborazione con l’economia privata. Gli uffici federali competenti forniscono un rapporto periodico sullo stato dell’attuazione.
Una politica di conservazione e promozione della biodiversità presuppone una respon- Mobilitazione di tutti sabilità condivisa tra Confederazione, Cantoni, Comuni, settori economici e società i partner civile (associazioni, organizzazioni ecc.). I settori influenzati dalla biodiversità sono così numerosi e variati che il successo delle misure da attuare dipende in misura deter- minante dalla mobilitazione di tutti i partner della società civile e di tutte le autorità competenti.
Per attuare la strategia non vengono create strutture ad hoc supplementari. Ciò significa Nessuna nuova struttura che le strutture e gli organismi già attivi dovranno essere utilizzati meglio (ad es. il gruppo di lavoro interdipartimentale per l’attuazione della Convenzione sulla diversità biologica in Svizzera). Il piano d’azione menzionato al cap. 8.1 dovrà esporre concre- tamente se e in che modo le strutture e gli organismi già attivi devono essere adeguati e modificati. Se necessario, dovrà anche precisare le varie competenze e la loro riparti- zione.
8.3 Ripercussioni sull’ambiente, sull’economia e sulla società
Diversi studi internazionali 162 evidenziano i benefici economici e sociali insiti nella Conseguenze positive della conservazione e promozione della biodiversità. I miglioramenti che la strategia permet- Strategia sul settore economico te di ottenere nel settore ambientale avranno ripercussioni positive a lungo termine e sulla società sull’economia e la società. A breve termine gli effetti dipendono dalle misure che verranno adottate concretamente. L’impatto non può ancora essere valutato in sede di strategia, ma si delineerà più chiaramente durante l’attuazione del piano d’azione.
162 Cfr. ad es. TEEB – The Economics of Ecosystems and Biodiversity. Ad esempio: Report for Business – Executive Summary 2010.
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Nell’ambito dell’attuazione della strategia si dovranno studiare, mediante un’analisi d’impatto della regolamentazione (AIR) o una valutazione dal punto di vista dell’economia pubblica, le ripercussioni delle misure concrete sull’ambiente, l’economia e la società. I risultati degli studi serviranno come base per ponderare le misure di protezione e i loro benefici e per ottimizzare il rapporto costi-benefici. Vanno esaminati in particolare i possibili effetti nei vari comparti economici nonché l’eventuale onere supplementare a carico delle finanze pubbliche.
8.4 Finanziamento e risorse umane
L’attuazione della strategia richiederà risorse finanziarie e umane supplementari. I fabbisogni effettivi dei partner coinvolti e il tipo di finanziamento potranno essere determinati solo con l’elaborazione del piano d’azione. I lavori necessari all’elaborazione del piano d’azione domanderanno risorse in personale supplementari rispetto a quelle attualmente a disposizione dell’UFAM, bisognerà quindi far ricorso a dei mandatari esterni. I mezzi finanziari necessari saranno resi disponibili grazie a trasferimenti interni nel credito Natura e Paesaggio.
8.5 Valutazione della Strategia Biodiversità Svizzera
È necessario garantire l’attuazione efficace della strategia. A tale scopo entro il 2017 Rapporto intermedio verrà elaborato un rapporto intermedio che permetterà, all’occorrenza, di adottare i necessari correttivi. Il rapporto intermedio dovrà in particolare fornire una risposta alle seguenti domande:
Le priorità della Strategia Biodiversità Svizzera sono state definite correttamente? Gli obiettivi possono essere raggiunti? Le strategie di attuazione definite sono adeguate? Gli strumenti e le misure sono efficaci ed efficienti? Quali conclusioni e raccomandazioni possono essere formulate in vista dell’adeguamento della strategia e del piano d’azione?
Dopo il 2020 si dovrà procedere a una valutazione globale dell’esecuzione e Valutazione globale dell’efficacia (art. 170 Cost.). Nella loro analisi, sia il rapporto intermedio che la valutazione globale terranno conto del monitoraggio dei cambiamenti della biodiversità (cap. 7.10). Il Consiglio federale e i partner coinvolti nell’attuazione saranno informati sui risultati delle valutazioni.
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Allegati
A1 Obiettivi di Aichi Strategic Goal A: Address the underlying causes of biodiversity loss by mainstreaming biodiversity across government and society Target 1: By 2020, at the latest, people are aware of the values of biodiversity and the steps they can take to conserve and use it sustainably. Target 2: By 2020, at the latest, biodiversity values have been integrated into national and local development and poverty reduction strategies and planning processes and are being incorporated into national accounting, as appropriate, and reporting systems. Target 3: By 2020, at the latest, incentives, including subsidies, harmful to biodiversi- ty are eliminated, phased out or reformed in order to minimize or avoid negative impacts, and positive incentives for the conservation and sustainable use of biodiversi- ty are developed and applied, consistent and in harmony with the Convention and other relevant international obligations, taking into account national socio-economic condi- tions. Target 4: By 2020, at the latest, Governments, business and stakeholders at all levels have taken steps to achieve or have implemented plans for sustainable production and consumption and have kept the impacts of use of natural resources well within safe ecological limits.
Strategic Goal B: Reduce the direct pressures on biodiversity and promote sustainable use Target 5: By 2020, the rate of loss of all natural habitats, including forests, is at least halved and where feasible brought close to zero, and degradation and fragmentation is significantly reduced. Target 6: By 2020 all fish and invertebrate stocks and aquatic plants are managed and harvested sustainably, legally and applying ecosystem based approaches, so that over- fishing is avoided, recovery plans and measures are in place for all depleted species, fisheries have no significant adverse impacts on threatened species and vulnerable ecosystems and the impacts of fisheries on stocks, species and ecosystems are within safe ecological limits. Target 7: By 2020 areas under agriculture, aquaculture and forestry are managed sustainably, ensuring conservation of biodiversity. Target 8: By 2020, pollution, including from excess nutrients, has been brought to levels that are not detrimental to ecosystem function and biodiversity. Target 9: By 2020, invasive alien species and pathways are identified and prioritized, priority species are controlled or eradicated, and measures are in place to manage pathways to prevent their introduction and establishment. Target 10: By 2015, the multiple anthropogenic pressures on coral reefs, and other vulnerable ecosystems impacted by climate change or ocean acidification are mini- mized, so as to maintain their integrity and functioning.
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Strategic Goal C: To improve the status of biodiversity by safeguarding ecosystems, species and genetic diversity Target 11: By 2020, at least 17 per cent of terrestrial and inland water, and 10 per cent of coastal and marine areas, especially areas of particular importance for biodiversity and ecosystem services, are conserved through effectively and equitably managed, ecologically representative and well connected systems of protected areas and other effective area-based conservation measures, and integrated into the wider landscapes and seascapes. Target 12: By 2020 the extinction of known threatened species has been prevented and their conservation status, particularly of those most in decline, has been improved and sustained. Target 13: By 2020, the genetic diversity of cultivated plants and farmed and domesti- cated animals and of wild relatives, including other socio-economically as well as culturally valuable species, is maintained, and strategies have been developed and implemented for minimizing genetic erosion and safeguarding their genetic diversity.
Strategic Goal D: Enhance the benefits to all from biodiversity and ecosystem services Target 14: By 2020, ecosystems that provide essential services, including services related to water, and contribute to health, livelihoods and well-being, are restored and safeguarded, taking into account the needs of women, indigenous and local communi- ties, and the poor and vulnerable. Target 15: By 2020, ecosystem resilience and the contribution of biodiversity to carbon stocks has been enhanced, through conservation and restoration, including restoration of at least 15 per cent of degraded ecosystems, thereby contributing to climate change mitigation and adaptation and to combating desertification. Target 16: By 2015, the Nagoya Protocol on Access to Genetic Resources and the Fair and Equitable Sharing of Benefits Arising from their Utilization is in force and opera- tional, consistent with national legislation.
Strategic Goal E: Enhance implementation through participatory planning, knowledge management and capacity building Target 17: By 2015 each Party has developed, adopted as a policy instrument, and has commenced implementing an effective, participatory and updated national biodiversity strategy and action plan. Target 18: By 2020, the traditional knowledge, innovations and practices of indigen- ous and local communities relevant for the conservation and sustainable use of biodi- versity, and their customary use of biological resources, are respected, subject to national legislation and relevant international obligations, and fully integrated and reflected in the implementation of the Convention with the full and effective participa- tion of indigenous and local communities, at all relevant levels. Target 19: By 2020, knowledge, the science base and technologies relating to biodi- versity, its values, functioning, status and trends, and the consequences of its loss, are improved, widely shared and transferred, and applied. Target 20: By 2020, at the latest, the mobilization of financial resources for effectively implementing the Strategic Plan for Biodiversity 2011–2020 from all sources, and in accordance with the consolidated and agreed process in the Strategy for Resource Mobilization, should increase substantially from the current levels. This target will be subject to changes contingent to resource needs assessments to be developed and reported by Parties. 63
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A2 Integrazione degli obiettivi di Aichi nella Strategia Biodiversità Svizzera N. Obiettivo Strategia Biodiversità Svizzera Obiettivo di Aichi 1 Entro il 2020, l’utilizzazione delle risorse naturali e gli interventi che le 4, 7 riguardano avvengono in maniera sostenibile al fine di garantire la salva- guardia degli ecosistemi e dei loro servizi, come anche delle specie e della diversità genetica. 2 Entro il 2020 è stata creata un’infrastruttura ecologica basata su zone 5, 8, 11, 14, 15 protette e zone di colle-gamento al fine di garantire il territorio per la salva- guardia a lungo termine della biodiversità. Lo stato degli habitat minacciati è migliorato. 3 Entro il 2020, lo stato delle specie gravemente minacciate è migliorato e la 9, 12 loro estinzione è impedita nel limite del possibile. La diffusione di specie alloctone invasive potenzialmente dan-nose è arginata. 4 Entro il 2020 l’erosione genetica è rallentata. La salvaguardia e 13, 16 l’utilizzazione sostenibile delle risorse genetiche, compresi gli animali da reddito e le piante coltivate è garantita. 5 Entro il 2020, l’impatto negativo sulla biodiversità degli incentivi finanziari 3 esistenti è individuato e, per quanto possibile, prevenuto. Dove opportuno, sono creati nuovi incentivi positivi. 6 Entro il 2020 un rilevamento quantitativo dei servizi ecosistemici è effettua- 2, 3, 20 to. I servizi ecosistemici sono inglobati nella misurazione del benessere quale indicatore aggiuntivo al prodotto interno lordo come pure nelle analisi d’impatto della regolamentazione. 7 Fare in modo che entro il 2020 tutti gli attori interessati abbiano acquisito 1, 19 conoscenze sufficienti sulla diversità biologica, creando così il presupposto affinché la biodiversità sia conside-rata una base indispensabile alla vita di cui tenere conto in tutte le decisioni rilevanti. 8 Entro il 2020, lo spazio urbano contribuisce al collegamento degli habitat 4, 7 grazie alla promozio-ne della diversità biologica negli spazi insediativi, le specie tipiche di questi spazi sono preservate e la popolazione ha la possi- bilità di vivere a contatto con la natura nel contesto abitativo e nelle zone ricreative. 9 Consolidare, entro il 2020, l’impegno della Svizzera a livello internazionale 6, 10, 16, 18, per la salvaguardia della diversità biologica sulla Terra. 20 10 Entro il 2020, il monitoraggio dei cambiamenti che interessano gli ecosi- 17, 19 stemi, le specie e la diversità genetica è garantito.
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A3 Stato di raggiungimento dell’obiettivo di Aichi 11 Tab. 1 > Stato di raggiungimento dell’obiettivo di Aichi 11 (17 % di zone protette) A causa delle statistiche incomplete sulle superfici e della qualità in parte scarsa dei dati georeferenziati disponibili che riguardano le superfici è estremamente difficile elaborare una panoramica precisa delle zone protette presenti in Svizzera. Solo i dati delle zone protette nazionali raggiungono un livello qualitativo sufficiente che consente di evitare doppie misurazioni in caso di sovrapposizioni. Per tutti i dati, le sovrapposizioni sono incluse nella tabella seguente: ciò comporta una stima eccessiva della superficie complessiva e una stima in difetto del deficit.
% della superficie Superficie (ha) nazionale Oggi Zone protette esistenti Parco nazionale 17 033 0,4 Biotopi di importanza nazionale Siti di riproduzione di anfibi di importanza nazionale 13 886 0,3 Zone golenali 22 639 0,5 Torbiere alte 1 524 0,1 Paludi 19 218 0,5 Prati e pascoli secchi 21 398 0,5 Riserve di uccelli acquatici e migratori ORUAM 22 164 0,5 Bandite federali di caccia 150 888 3,7 Zone candidate a Smeraldo 64 245 1,6 1 Riserve forestali 45 413 1,1 2 Biotopi di importanza regionale e locale 51 518 1,2 3 Zone cuscinetto, biotopi di importanza nazionale e regionale 20 683 0,5 4 Riserve naturali di terzi 41 300 1,0 Totale delle zone di protezione nazionali e cantonali 491 909 11,9 Superfici di promozione della biodiversità 5 Superfici secondo l’ordinanza sulla qualità ecologica 59 000 1,4 Totale parziale 59 000 1,4 Zone aggiuntive previste o attese entro il 2020 6 Riserve forestali 56 555 1,4 7 Zone centrali di parchi nazionali 20 000 0,5 8 Spazio riservato alle acque (secondo l’ordinanza sulla protezione delle acque) sulla 20 000 0,5 superficie agricola utile Totale parziale 96 555 2,4 TOTALE zone protette in Svizzera 647 464 15,7 * Deficit Obiettivo di Aichi 11 701 076 17,0 TOTALE zone protette in Svizzera 647 464 15,7 * Deficit 53 612 1,3 1 Stima UFAM secondo i rapporti annui relativi agli accordi di programma, 2010 2 Valutazione SIG UFAM, dati del 1995 3 Stima UFAM, 2011 4 Rapporto in materia di prestazioni di Pro Natura, 2010 (www.pronatura.ch/content/data/10_leistungsbericht.pdf) 5 Secondo la politica agricola 2014–2017, oggi superfici di compensazione ecologica ai sensi della legge sull’agricoltura 6 Obiettivo 2020, secondo accordo UFAM-CDFo 2001 7 Stime UFAM, zona centrale del parco Adula e Locarnese 8 Stima UFAM (fonte rapporto esplicativo OPAc 20.4.2011) * Nell’ambito delle indicazioni relative alle superfici va tenuto conto delle sovrapposizioni che possono condurre a una valuta zione eccessiva della superficie complessiva
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A4 Strategie e programmi con interazioni sul tema della biodiversità Nome Edito da URL
Strategie e programmi generali Strategia per uno sviluppo sostenibile: Consiglio federale, www.are.admin.ch/themen/nachhaltig/00262/00528/index.html?lang=it? linee guida e piano d’azione 2008-2011 ARE
Bosco Programma forestale svizzero (PF-CH) UFAM www.bafu.admin.ch/publikationen/publikation/00527/index.html?lang=fr
Agricoltura Piano settoriale delle superfici per ARE, UFAG, www.are.admin.ch/themen/raumplanung/00244/02186/02189/index.html?lang=fr l’avvicendamento delle colture UFAE, UFAM Sviluppo del sistema dei pagamenti diretti Consiglio federale, www.blw.admin.ch/themen/00006/00514/index.html?lang=fr UFAG
Acqua Linee guida per la gestione dei corsi UFAM, UFAEG, www.bafu.admin.ch/publikationen/publikation/00404/index.html?lang=fr d’acqua svizzeri – Per una politica UFAG, ARE sostenibile delle acque Gestione a scala di bacino - Linee guida UFAM, UFE, www.bafu.admin.ch/publikationen/publikation/01576/index.html?lang=fr per una gestione integrata delle acque in UFAG, ARE, Svizzera Agenda 21 per l’acqua Misure contro i microinquinanti UFAM www.bafu.admin.ch/gewaesserschutz/03716/11218/index.html?lang=fr Pesci in buona salute nei corsi d'acqua Eawag, UFAM www.bafu.admin.ch/publikationen/publikation/00926/index.html?lang=fr svizzeri: Programma in 10 punti
Turismo, sport e tempo libero Strategia di crescita per la piazza turistica Consiglio federale, www.evd.admin.ch/themen/00129/01523/index.html?lang=fr svizzera SECO
Paesaggio Concezione Paesaggio svizzero (CPS) UFAM www.bafu.admin.ch/publikationen/publikation/00836/index.html?lang=fr Paesaggio 2020 UFAM www.bafu.admin.ch/landschaft/00524/01676/01688/index.html?lang=fr
Trasporti Piano settoriale dei trasporti Consiglio federale, www.are.admin.ch/themen/raumplanung/00240/01406/index.html?lang=fr ARE, USTRA, UFT
Agglomerati Programma d’agglomerato ARE www.are.admin.ch/themen/agglomeration/00626/index.html?lang=de
Energia Strategia energetica 2050 UFE www.bfe.admin.ch/themen/00526/00527/index.html?lang=it Strategia in materia di energia eolica per UFE, UFAM, ARE www.news.admin.ch/NSBSubscriber/message/attachments/18672.pdf la Svizzera (in francese e tedesco) Raccomandazioni per la pianificazione UFE, UFAM, ARE www.bfe.admin.ch/themen/00490/00500/index.html?lang=fr&dossier_id=04426 degli impianti eolici (in francese e tede- sco) Strategia di utilizzazione dell’energia UFE www.bfe.admin.ch/themen/00490/00491/index.html?lang=fr&dossier_id=00803 idraulica in Svizzera (in francese e tedesco)
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Nome Edito da URL
Strategia sulla biomassa in Svizzera UFE, UFAG, ARE, www.bafu.admin.ch/biomasse/11126/index.html?lang=fr (prevale sulla Strategia energetica UFAM svizzera in materia di biomassa, disponi- bile in francese e tedesco) Strategia energetica svizzera in materia UFE www.bfe.admin.ch/themen/00490/00496/index.html?lang=fr&dossier_id=00726 di biomassa. Strategia per l’utilizzazione energetica della biomassa in Svizzera (in francese e tedesco) SvizzeraEnergia 2011-2020 – Strategia UFE www.bfe.admin.ch/energie/index.html (en allemand avec résumé en français) dettagliata (in tedesco, con riassunto in francese) Strategia energetica della Svizzera DATEC, DFAE, www.news.admin.ch/NSBSubscriber/message/attachments/13415.pdf Rapporto sulla politica energetica esterna DFE della Svizzera: ambiente, sfide e strategia (in francese e tedesco) Piano settoriale elettrodotti (PSE) UFE, ARE www.bfe.admin.ch/themen/00544/00624/index.html?lang=fr Rimunerazione per l'immissione di UFE www.bfe.admin.ch/themen/00612/02073/index.html?lang=fr energia a copertura dei costi (RIC) Raccomandazione relativa UFAM, UFE, ARE www.bafu.admin.ch/publikationen/publikation/01593/index.html?lang=fr all’elaborazione di strategie cantonali di protezione e di utilizzo nel settore delle piccole centrali idroelettriche
Terreni, costruzioni e impianti di proprietà della Confederazione Piano settoriale militare DDPS www.vbs.admin.ch/internet/vbs/de/home/documentation/SPM.html
Educazione e ricerca Fischer et al. 2010. Zukunft Biodiversi- SCNAT www.biodiversity.ch/d/publications/position_papers/ tätsforschung Schweiz: Herausforderun- gen, Potenziale, Visionen, Roadmap: Ein Strategiepapier zuhanden der Schweizerischen Forschungsförderung, Forum Biodiversität der Akademie der Naturwissenschaften scnat, Berna Déclaration de Villars-sur-Glâne SCNAT www.biodiversity.ch/downloads/DeclarationBiodiversite-f-Layout.pdf sur la biodiversité
Consumi Strategia per una politica integrata dei UFAM www.bafu.admin.ch/produkte/01967/index.html?lang=fr prodotti (PIP)
Habitat REN UFAM www.bafu.admin.ch/publikationen/publikation/00540/index.html?lang=fr
Specie Liste rosse UFAM www.bafu.admin.ch/tiere/07964/index.html?lang=fr Promozione delle specie volatili: piano UFAM, www.bafu.admin.ch/publikationen/publikation/00083/index.html?lang=fr d’azione per la Svizzera (in francese e ASPU/BirdLife tedesco) Svizzera, Stazione ornitologica svizzera di Sempach Gestione della lince UFAM www.bafu.admin.ch/tiere/09262/09327/09329/index.html?lang=fr Gestione dell’orso UFAM www.bafu.admin.ch/tiere/09262/09285/09288/index.html?lang=fr Gestione del lupo UFAM www.bafu.admin.ch/tiere/09262/09413/09415/index.html?lang=fr Strategia Castoro Svizzera 2004 (in UFAM www.bafu.admin.ch/tiere/09262/09281/index.html?lang=fr francese e tedesco)
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Piano d’azione nazionale per i gamberi di UFAM www.bafu.admin.ch/publikationen/publikation/01600/index.html?lang=fr fiume (in francese e tedesco) Lista delle specie prioritarie a livello UFAM www.bafu.admin.ch/publikationen/publikation/01607/index.html?lang=fr nazionale – Specie da salvaguardare e promuovere
Diversità genetica Piano d’azione nazionale per la conser- UFAG www.cpc-skek.ch/francais/projekte_nap_prgel/infos vazione e l’uso sostenibile delle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura (in francese e tedesco) Preservazione delle risorse fitogenetiche UFAG www.blw.admin.ch/themen/00233/00234/00247/index.html?lang=fr e zoo- genetiche Raccomandazioni per la produzione e CPS www.cps- l’impiego di sementi e piantine di piante skew.ch/francais/recommendations_cps/recommandations_pour_les_semences_deb selvatiche r_fleurs_sauvages_indigenes.html Programma dell’Accademia svizzera di SCNAT http://abs.scnat.ch/ (in inglese) scienze naturali sull’accesso alle risorse genetiche e sull’equa ripartizione dei vantaggi da esse derivanti Linee guida di Bonn sull’accesso alle Convenzione sulla www.cbd.int/doc/publications/cbd-bonn-gdls-fr.pdf risorse genetiche e sulla ripartizione equa diversità biologica dei vantaggi derivanti dalla loro utilizza- (CBD) zione
Strategie e programmi in elaborazione Politica forestale 2020 UFAM www.bafu.admin.ch/wald/01152/01154/09198/index.html?lang=it Politica agricola 2014–2017: Per UFAG www.blw.admin.ch/themen/00005/00044/01178/index.html?lang=it un’agricoltura produttiva e sostenibile Progetto territoriale Svizzera ARE (in cunsulta- www.are.admin.ch/themen/raumplanung/00228/00274/index.html?lang=it zione) Raumansprüche von Mensch und Natur WSL www.wsl.ch/info/organisation/fpo/raumanspruch/index_DE Sviluppo degli spazi suburbi non edificati ARE www.are.admin.ch/themen/agglomeration/04191/index.html?lang=it Strategia Suolo Svizzera UFAM www.aramis.admin.ch/Default.aspx?page=Texte&projectid=27304
strategia nazionale di adattamento ai UFAM www.bafu.admin.ch/org/organisation/09477/09479/index.html?lang=it cambiamenti climatici Economia verde UFAM www.bafu.admin.ch/org/organisation/09477/09479/index.html?lang=it
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Abbreviazioni
ABS Accesso alle risorse genetiche e ripartizione equa dei benefici (Access and Benefit Sharing) AEA Agenzia europea dell’ambiente ARE Ufficio federale dello sviluppo territoriale BDM-CH Monitoraggio della biodiversità in Svizzera CBD Convenzione sulla diversità biologica (Convention on Biological Diversity) COP Conferenza delle Parti (Conference of the Parties) Cost. Costituzione federale
CPS Concezione Paesaggio svizzero DATEC Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni DDPS Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport FAO Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Food and Agriculture Organization) GEF Fondo mondiale per l’ambiente (Global Environment Facility) IBA Aree importanti per gli uccelli (Important Bird Areas) IPP Politica integrata relativa ai prodotti IUCN Unione internazionale per la conservazione della natura e delle risorse naturali (International Union for Conservation of Nature) LAgr Legge federale sull’agricoltura LCP Legge federale sulla caccia e la protezione dei mammiferi e degli uccelli selvatici (legge sulla caccia) LFo Legge federale sulle foreste LFSP Legge federale sulla pesca LPAc Legge federale sulla protezione delle acque LPN Legge federale sulla protezione della natura e del paesaggio LPT Legge federale sulla pianificazione del territorio OCSE Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Organization for Economic Co-operation and Development) OMC Organizzazione mondiale del commercio (World Trade Organization) OMPI Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale (World Intellectual Property Organization), agenzia specializzata delle Nazioni Unite ONU Organizzazione delle Nazioni Unite (United Nations Organization) OQE Ordinanza sulla qualità ecologica PNUS Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (United Nations Development Programme) REDD Riduzione delle emissioni da deforestazione e degrado delle foreste nei paesi in via di sviluppo (Reducing Emissions from Deforestation and Degradation) REN Rete ecologica nazionale (Réseau Ecologique National) TEEB Economia degli ecosistemi e della biodiversità (The Economics of Ecosystems and Biodiversity) UE Unione europea UFAG Ufficio federale dell’agricoltura UFAM Ufficio federale dell’ambiente UFE Ufficio federale dell’energia UNECE Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite (Economic Commission for Europe) UNEP Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (United Nations Environmental Programme) UNESCO Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (Uni-
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ted Nations Educational, Scientific and Cultural Organization) UNFCCC Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (United Nations Framework Convention on Climate Change) UNFF Forum delle Nazioni Unite sulle foreste (United Nations Forum on Forests) UNWTO Organizzazione mondiale del turismo (World Tourism Organization), agenzia specializzata delle Nazioni Unite ABS Accesso alle risorse genetiche e ripartizione equa dei benefici (Access and Benefit Sharing) AEA Agenzia europea dell’ambiente
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Glossario
Access and Benefit Sharing Meccanismo volto a regolare l’accesso alle risorse, a un’equa e (ABS) giusta ripartizione dei benefici derivanti dal loro sfruttamento e a ridurre la perdita di biodiversità. I principi dell’ABS sono sanciti nella Convenzione sulla biodiversità e sono stati ulteriormente concretiz- zati con l’adozione del Protocollo di Nagoya. Acquatico La biologia definisce acquatici gli organismi che vivono nell’acqua, ad esempio i pesci, numerosi invertebrati e anfibi ma anche vegeta- li. Alberi-habitat Alberi che hanno un’importanza particolare per la flora e la fauna poiché presentano cavità utilizzate da picchi o altri uccelli, chiome morte, funghi o altri danni. Questi alberi ospitano specie animali tipiche, muschi e licheni. Spesso si tratta di vecchi alberi. Allergene Sostanza che in taluni individui può produrre un’iperreazione del sistema immunitario (allergia). Allevamento Accoppiamento controllato e mirato di animali o piante selezionati allo scopo di trasmettere ai discendenti le caratteristiche desiderate. Ambiente Termine generico che indica l’insieme dei fattori esterni a un punto di riferimento, generalmente un organismo, sul quale hanno un influsso. Ambiente inanimato Complesso dei fattori ambientali nei quali non sono coinvolti organi- smi viventi. L’ambiente inanimato comprende il clima, l’atmosfera, le rocce, l’acqua, il calore, la temperatura e la luce. Ammoniaca (NH3) Inquinante atmosferico che contribuisce in misura sostanziale all’acidificazione e all’iperfertilizzazione del suolo. Viene per lo più prodotta dalla decomposizione di sostanze organiche e può contri- buire alla formazione di polveri fini nell’atmosfera. Tra le fonti principali delle emissioni di ammoniaca vi sono l’agricoltura e i trasporti. Animale da reddito Animale addomesticato e allevato dall’uomo a scopo commerciale (ad es. nell’ambito della produzione lattiera). Area centrale Habitat prezioso per la biodiversità che ospita determinate specie e/o ecosistemi. Funge da serbatoio che garantisce la conservazione della popolazione e l’espansione delle specie in altri habitat poten- ziali. Bene pubblico Bene caratterizzato dalla non escludibilità nel consumo (la non escludibilità sussiste se il possessore/produttore non è in grado di escludere dal consumo i soggetti che non corrispondono un prezzo/ che non contribuiscono alla produzione del bene) e dalla non rivalità nel consumo (quando il consumo del bene da parte di un individuo non riduce le possibilità di consumo della stessa unità di bene di un altro individuo). Tipici esempi di beni pubblici sono l’aria pulita o la quiete. Biodiversità Variabilità degli organismi viventi che comprende le specie (→Diversità delle specie), la diversità genetica (→ Diversità geneti- ca) e la diversità degli ecosistemi e le interazioni all’interno e tra le singole componenti. Biomassa Complesso di sostanze organiche che risultano o sono prodotte dalle piante, dagli animali, dall’uomo e da altri organismi. La bio- massa, per lo più il legno e i residui delle attività agricole, può essere utilizzata come fonte di energia. La biomassa è utilizzata come risorsa primaria (alimentazione, fibre, materiale edilizio), ma come risorsa secondaria, costituita perlopiù da legno e residui della lavorazione agricola, può essere utilizzata anche come vettore energetico. Biotopi d’importanza naziona- Zone golenali, paludi, siti di riproduzione di anfibi, zone palustri e le prati secchi. Biotopo Area di dimensioni limitate caratterizzata da condizioni ambientali specifiche in cui vive una comunità di specie (biocenosi). Secondo la legge federale sulla protezione della natura e del paesaggio (LPN; RS 451) il termine biotopo è sinonimo di →«Spazio vitale».
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Cambiamento climatico Ciclo dei nutrienti I nutrienti sono elementi indispensabili alla vita che circolano conti- nuamente nell’ecosistema. Numerose piante, ad esempio, assorbo- no i nutrienti dal terreno attraverso le radici e li utilizzano per il loro metabolismo. Quando la vegetazione muore o viene mangiata o gli alberi perdono le foglie i residui vengono decomposti e degradati dagli organismi che popolano il terreno. In questo modo sono nuovamente disponibili per essere assimilati da altri organismi viventi. Clima Complesso delle condizioni meteorologiche che persistono in un determinato luogo, inclusa la loro successione tipica e le variazioni giornaliere e stagionali. Compensazione ecologica Termine generico che indica le misure di conservazione e di recupe- secondo l’OPN ro delle funzioni degli habitat nelle zone intensamente sfruttate o urbanizzate. L’obiettivo della compensazione ecologica è di pro- muovere la diversità biologica. Il termine figura nell’ordinanza del 1991 sulla protezione della natura e del paesaggio (OPN). Compensazione ecologica su Misura per conservare e promuovere la biodiversità del paesaggio superfici agricole utili secondo rurale prevedendo incentivi economici volti a promuovere , su la LAgr superfici agricole utili, la creazione di superfici di compensazione ecologica come maggesi fioriti, siepi, prati sfruttati in modo estensi- vo, terreni da strame. Il termine proviene dall’ordinanza concernente i contributi ecologici all’agricoltura (OCEco). Conferenza delle Parti Organo politico e decisionale della Convenzione sulla diversità biologica (→ COP). Convenzione di Berna Convenzione per la conservazione della vita selvatica e dei suoi biotopi in Europa adottata a Berna nel 1979 dagli Stati membri del Consiglio d’Europa. La Convenzione è stata ratificata da 42 Stati europei, 4 Paesi africani e dalla Comunità europea. La Svizzera l’ha ratificata nel 1982 (RS 0.455). Convenzione di Bonn Convenzione relativa alla conservazione delle specie migratrici appartenenti alla fauna selvatica (Convention on the Conservation of Migratory Species of Wild Animals, CMS) conclusa a Bonn nel 1979 e ratificata dalla Svizzera nel 1995 (RS 0.451.46). Il Segreta- riato della Convenzione ha sede a Bonn ed è gestito dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP). Convenzione di Ramsar Convenzione sulle zone umide d’importanza internazionale, segna- tamente come habitat degli uccelli acquatici e palustri (Convention on Wetlands of International Importance especially as Waterfowl Habitat). Conclusa nel 1971, è uno dei primi trattati a tutela dell’ambiente. La Svizzera l’ha ratificata nel 1976 (RS 0.451.45). Convenzione sulla diversità La Convenzione sulla diversità biologica (Convention on Biological biologica (CBD) Diversity) è un trattato internazionale che mira a tutelare la biodiver- sità. È stata firmata nel 1992 nell’ambito della Conferenza sull’Ambiente e lo Sviluppo delle Nazioni Unite (UNCED) o «Vertice della Terra di Rio». La Svizzera l’ha ratificata nel 1994 (RS 0.451.43). (→ Vertice della Terra di Rio) COP (Conference of Parties) → Conferenza delle Parti alla →Convenzione sulla diversità biologi- ca (CBD) Corridoio faunistico «Via di comunicazione» preferita dalla fauna selvatica, i cui movi- menti sono ostacolati dall’utilizzazione antropica del territorio. Il corridoio faunistico permette a popolazioni faunistiche, o a parti di esse, confinate in habitat limitati o isolati, di spostarsi lungo una rete di percorsi situata all’interno della loro area di diffusione e di pro- muovere con tale mobilità lo scambio genetico. Soltanto un quinto dei circa 300 corridoi faunistici esistenti in Svizzera è utilizzabile senza problemi. L’ostacolo principale all’utilizzazione dei corridoi da parte della fauna è costituito dalla sovrapposizione degli stessi con la rete stradale dell’uomo. →Passaggio faunistico Dispersione insediativa Diffusione progressiva di un paesaggio a mosaico per effetto delle attività insediative umane (ad es. insediamenti, superfici agricole utili e infrastrutture). Diversità biologica → Biodiversità Diversità delle specie Sinonimo di numero di specie; elemento della biodiversità → Biodi-
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versità Diversità genetica Varietà all’interno delle specie o variabilità genetica tra individui e popolazioni della stessa specie. La diversità genetica e lo scambio genetico tra individui sono il fondamento della sopravvivenza e dell’adattamento delle specie (evoluzione). → Biodiversità, → Diversità delle specie Diversità naturale → Biodiversità ECONNECT Progetto che mira a migliorare la connettività ecologica nello Spazio alpino. Il progetto riunisce organizzazioni internazionali strettamente legate alla Convenzione delle Alpi, istituzioni di ricerca e partner locali che operano sul terreno. Ecosistema Complesso dinamico di una comunità costituita da vegetali, animali e microorganismi e dall’ambiente non biotico che la circonda, legati da un rapporto di interazione. → Habitat → Biodiversità Emissione Rilascio nell’ambiente di sostanze (gas, polveri) ed energia (calore residuo, radiazioni, rumore). Per emissione si intende inoltre qualsi- asi sostanza rilasciata nell’ambiente. Erosione Fenomeno di asportazione graduale del suolo o della roccia ad opera di agenti quali il vento o l’acqua. L’erosione naturale del suolo può risultare intensificata dalle attività di coltivazione (soprattutto campicoltura e selvicoltura). Si parla di «erosione genetica» per indicare la perdita di variabilità genetica delle specie selvatiche, ad esempio per effetto dell’ibridazione con varietà o razze d’allevamento (piante vascolari, pesci, uccelli nidificanti ecc.). Estensificazione Riduzione dell’uso di mezzi di produzione che aumentano il rendi- mento (ad es. concimi, fitofarmaci) o riduzione dell’intensità di utilizzo (ad es. densità di bestiame per ettaro) e/o dell’attività per unità di superficie. Estensivo → Estensificazione Frammentazione Frammentazione attiva di origine antropica degli habitat per effetto di una o più infrastrutture lineari (strade, linee ferroviarie, elettrodot- ti, edificazione). Dalla divisione di uno spazio vitale inizialmente unito (e delle specie che vi vivono) si formano vari habitat, per lo più isolati. Funzioni del suolo Funzioni svolte dal suolo in base alle sue diverse caratteristiche. Il suolo adempie numerose funzioni indispensabili per la vita degli organismi, delle piante, degli animali e dell’uomo. Svolge inoltre un ruolo importante per il ciclo dell’energia, dell’acqua e dei nutrienti. Gene Unità portatrice di un carattere ereditario (DNA) che contiene infor- mazioni per la trasmissione di caratteristiche genetiche. Habitat Complesso di comunità costituite da vegetali, animali e microorgani- smi e dell’ambiente non biotico che le circonda, senza interazioni reciproche. → Ecosistema Ibridazione Incrocio tra sottospecie, specie o generi geneticamente diversi. Impermeabilizzazione Fenomeno di copertura del terreno (ad es. asfalto, cemento, edifici) che altera il suolo e ne compromette le funzioni naturali ed ecologi- che (ad es. habitat, ciclo dell’acqua e dei nutrimenti, funzione di filtro e di cuscinetto). Infrastruttura ecologica Sistema connesso di aree naturali e seminaturali nel paesaggio che collega zone centrali ricche di biodiversità (rete di biotopi) e garanti- sce la mobilità della flora e della fauna (collegamento tra popolazio- ni). L’infrastruttura ecologica permette di salvaguardare o ripristinare ecosistemi funzionanti. Interconnessione Il termine sta a indicare non solo la creazione di assi di collegamen- to per alcune specie di mammiferi selvatici ma anche un sistema di habitat interconnessi nei quali tutte le specie potenzialmente pre- senti possono costituire almeno una metapopolazione. Lista rossa Lista che indica lo stato di conservazione momentaneo delle specie domestiche fungine, vegetali e animali. Le liste rosse sono compila- te da esperti in base a criteri obiettivamente quantificabili e vincolan- ti su scala internazionale. Fungono da base e da strumento giuridico per la protezione e la conservazione della natura e forniscono una
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panoramica della variazione della biodiversità e della situazione di rischio. Quando si progetta un intervento occorre tener conto dell’eventuale presenza di specie iscritte nelle liste. Magra artificiale Prosciugamento di un’ampia sezione di un corso d’acqua per effetto dell’accumulazione di acqua durante i periodi di scarsa domanda di elettricità nelle centrali idroelettriche. In questo caso, il livello scen- de spesso al di sotto della portata di magra naturale. Metapopolazione Gruppo di parti di popolazioni con un interscambio genetico limitato. Queste popolazioni sono soggette al pericolo di estinzione. Microrganismo Organismo vivente di dimensioni tali da non poter essere visto ad occhio nudo. Tra i microrganismi vi sono batteri, virus, alghe unicel- lulari e molte specie di fungo. Monitoraggio Rilevamento, osservazione o sorveglianza sistematici e diretti di un processo mediante strumenti, ausili tecnici o altri sistemi di osserva- zione. Natura 2000 Rete coerente di siti di interesse comunitario creata dall’Unione europea nel quadro della «direttiva Habitat» per proteggere e conservare a livello internazionale gli habitat e le specie animali e vegetali considerati prioritari. In Svizzera questa funzione compete alla rete Smeraldo. Naturale Stato originario, non alterato dall’uomo. Naturalistico Intervento nella natura o gestione di una risorsa naturale improntati alla responsabilità che garantiscono la sostenibilità ecologica. Obiettivi ambientali per Obiettivi che l’agricoltura deve perseguire nei quattro settori ambien- l’agricoltura tali Biodiversità e paesaggio, Clima e aria, Acqua e Suolo, definiti nel rapporto pubblicato congiuntamente dall’Ufficio federale dell’agricoltura e dall’Ufficio federale dell’ambiente nel 2008. Obiettivi ambientali settoriali Progetto dell’Ufficio federale dell’ambiente in cui, in collaborazione con settori rilevanti, sono definiti gli obiettivi ambientali. Obiettivi di Aichi Venti obiettivi per il periodo 2011–2020, definiti in occasione della 10a Conferenza delle Parti alla Convenzione sulla diversità biologica tenutasi nell’ottobre 2010 a Nagoya (prefettura di Aichi, Giappone), inseriti in un piano strategico (Aichi Biodiversity Targets). Il piano contempla gli obiettivi globali attuali per tutte le convenzioni interna- zionali relative alla biodiversità e per l’intero sistema delle Nazioni Unite. Onda di piena artificiale Grande quantità d’acqua che, per effetto della produzione di elettri- cità idroelettrica, viene rilasciata da una centrale e inonda in breve tempo i corsi d’acqua a valle. Ordinanza sulla qualità Base giuridica per il versamento di aiuti finanziari volti a promuovere ecologica (OQE) superfici di compensazione ecologica di qualità superiore e il colle- gamento di tali superfici. Paesaggio rurale Paesaggio modellato dall’intervento dell’uomo nel corso del tempo e trasformato dalle varie forme di sfruttamento, composto da ecosi- stemi prevalentemente antropogeni (contrariamente al paesaggio naturale). Paesaggio naturale Paesaggio non alterato dall’intervento dell’uomo e dalle sue attività che poggia unicamente sull’interazione tra i fattori ecologici predo- minanti in un dato momento. Pagamenti diretti I pagamenti diretti (PD) sono un elemento importante della politica agricola. Consentono la separazione della politica dei prezzi da quella dei redditi e indennizzano le prestazioni fornite nell’interesse della collettività. Viene fatta una distinzione tra pagamenti diretti generali e pagamenti diretti ecologici. Parassita Animale o pianta che vive a spese dell’organismo ospite, sottraen- dogli nutrimento dall’interno o all’esterno. Un esempio tipico di parassita sono le pulci. Passaggio faunistico Costruzione allestita per superare vie di comunicazioni esistenti o previste, con cui conservare o ripristinare la mobilità della fauna selvatica. È utile anche alla sicurezza stradale. → Corridoio faunisti- co Perturbatori endocrini Sostanze di origine industriale che per la loro struttura e il loro effetto sugli organismi viventi agiscono analogamente agli ormoni o
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alterano l’equilibrio ormonale. Queste sostanze hanno un impatto notevole anche in quantità minime. Pesticida Termine generico che indica le sostanze chimiche capaci di control- lare, limitare, respingere o distruggere gli organismi viventi conside- rati nocivi o di opporsi al loro sviluppo (anche: prodotto fitosanitario o prodotto antiparassitario). Pianificazione del territorio Coordinamento di attività di incidenza territoriale e loro governance sul lungo periodo. Il termine comprende tutte le pianificazioni territo- riali degli enti pubblici a tutti i livelli istituzionali. Piano settoriale delle superfici Le superfici per l’avvicendamento delle colture fanno parte delle per l’avvicendamento delle superfici adatte all’agricoltura. Sono costituite dalle superfici coltive colture idonee, comprendenti soprattutto i campi, i prati artificiali in rotazio- ne, come pure i prati naturali confacenti alla campicoltura. Il Piano settoriale delle superfici per l’avvicendamento delle colture (SAC) è entrato in vigore nel 1992 e si propone di proteggere dall’edificazione il suolo agricolo più adatto, conservandolo per garantire l’approvvigionamento a lungo termine del Paese. Pianta coltivata Specie vegetale coltivata dall’uomo e sottoposta a selezione natura- le o artificiale. Pianta pioniere Specie vegetale che colonizza per prima i suoli privi di alberi. Oltre ad accontentarsi di suoli poveri, le piante pioniere presentano particolari capacità di adattamento: sono caratterizzate da una facile e rapida capacità riproduttiva (possono produrre grandi quantità di seme che il vento trasporta con facilità) e resistono a condizioni ambientali estreme. Durante il processo di successione biologica, ossia il processo attraverso il quale le specie occupano un ambiente fisico e ne determinano le modificazioni, le specie pioniere vengono gradualmente sostituite da altre. Popolazione Complesso degli individui della medesima specie che popolano un habitat (più o meno chiuso) e che formano una comunità riproduttiva naturale. Prati/pascoli magri Prati e pascoli secchi, ricchi di specie, caratterizzati da un basso livello di elementi nutritivi nel terreno. Può trattarsi di ambienti creati dall’uomo per ricavare fieno (prati da sfalcio) o di ambienti naturali che si possono trovare nelle zone golenali o nelle steppe rocciose delle Alpi centrali. In alcuni casi vengono pascolati anche in autun- no. Senza uno sfruttamento regolare, nell’Europa centrale questi ambienti verrebbero invasi dal bosco. Principio «chi inquina paga» Principio secondo cui i costi dei danni alla biodiversità devono (principio di causalità) essere assunti da chi li provoca e non dalla collettività. Principio «chi trae beneficio Principio secondo cui chi utilizza una risorsa ambientale paga un paga» (benefitor pays princi- indennizzo a chi, non utilizzandola, ne mantiene la qualità (o la ple) migliora) ma subisce una perdita in termini di reddito o di profitti. Principio di integrazione La politica ambientale può essere efficace solo se integra e tiene conto degli obiettivi e degli interessi di altre politiche settoriali (trasporti, esteri, energia ecc.). Principio di precauzione Principio secondo cui le potenziali minacce e danni alla biodiversità devono essere evitati nel limite del possibile o quantomeno minimiz- zati con un approccio anticipativo e preventivo. Promozione delle specie Conservazione e promozione della varietà genetica, della diffusione geografica e della densità di popolazione delle specie prioritarie più minacciate o rare con misure specifiche che vanno oltre la protezio- ne dei biotopi. Protezione del clima Termine globale che indica tutti gli sforzi e le iniziative volti a con- trastare i cambiamenti climatici. Protezione del paesaggio Complesso delle misure volte a conservare, valorizzare e strutturare gli elementi paesaggistici naturali, culturali o estetici tipici e le loro interazioni. Protezione della natura Complesso delle misure che promuovono la conservazione e la valorizzazione dei beni naturalistici e dei valori paesaggistici per motivi ecologici, economici, etici, storici, estetici o emotivi. Tra i valori naturalistici vi sono la biodiversità ai sensi del Vertice della Terra di Rio (→ Convenzione sulla diversità biologica) e la varietà degli elementi naturali inanimati.
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Protocollo di Cartagena Protocollo internazionale sulla biosicurezza discusso durante una sessione straordinaria della Convenzione sulla diversità biologica a Cartagena (Colombia), entrato in vigore nel 2003 e ratificato lo stesso anno dalla Svizzera (RS 0.451.431). Il protocollo disciplina per la prima volta in modo vincolante e su scala internazionale il trasferimento, la manipolazione e l’uso degli organismi genetica- mente modificati. Protocollo di Nagoya Trattato internazionale volto a disciplinare l’accesso alle risorse genetiche e l’equa ripartizione dei benefici derivanti dal loro utilizzo, adottato nell’ottobre 2010 nel quadro della 10 °Conferenza delle Parti della Convenzione sulla diversità biologica → Access and Benefit-Sharing (ABS) Razza Gruppo di individui di una stessa specie animale che si distinguono da un altro gruppo della stessa specie per alcune caratteristiche. All’interno di una razza sono possibili incroci (interfecondità). Le razze si formano sia per isolamento regionale (razza geografica) sia a causa di diverse esigenze legate alla loro sopravvivenza (razza ecologica). → Sottospecie e varietà Resilienza Capacità di un ecosistema di tollerare disturbi e stress senza collas- sare stabilmente in uno stato qualitativo diverso. Rete ecologica nazionale Progetto che mira a collegare habitat e popolazioni di specie, (REN) servendo da ausilio alla pianificazione e da strumento per la tutela della biodiversità e del paesaggio. Sulla base di cartine dettagliate la rete mostra gli ambienti ecologicamente significativi e le loro linee d’interconnessione. Rete Smeraldo Rete europea delle aree protette volta alla conservazione delle specie e dei biotopi minacciati d’importanza europea. La rete si basa sulla Convenzione del Consiglio d’Europa per la conservazio- ne della vita selvatica e dei suoi biotopi in Europa (Convenzione di Berna) →Natura 2000. Rigenerazione Forma di → rinaturalizzazione. Misura per ripristinare i processi torbigeni e di autoregolazione nelle torbiere alte o basse sottoposte a degrado (ad es. interruzione del drenaggio, creazione di stagni). Rinaturalizzazione Ripristino dello stato naturale di un habitat modificato dall’uomo. Contrariamente alla → valorizzazione, la rinaturalizzazione è spesso associata a interventi edili. A seconda dell’habitat si distingue tra rinaturalizzazione (ad es. piccoli corsi d’acqua), → rivitalizzazione (zone golenali) o → rigenerazione (paludi). Rinnovazione naturale del Costituzione di un nuovo popolamento forestale senza semina o bosco trapianto di piante giovani ma tramite la dispersione dei semi pro- dotti da piante adulte. Risalibilità Un corso d’acqua è risalibile quando permette ai pesci di superare gli ostacoli (sbarramenti artificiali o briglie) durante la naturale migrazione verso i luoghi di riproduzione. Riscaldamento climatico Riscaldamento del clima terrestre riconducibile all’accumulazione di anidride carbonica e di altri gas prodotti prevalentemente dall’uso di combustibili fossili e dalla deforestazione su scala globale. Risorsa Elementi, beni e mezzi materiali e immateriali generalmente dispo- nibili in quantità limitata. Le risorse naturali sono chiamate anche «beni naturali». Risorsa genetica Qualsiasi materiale di origine vegetale, animale, microbica o di altro tipo che contiene unità funzionali ereditarie e che ha un valore effettivo o potenziale. Risorse naturali Materie prime fornite dalla natura e dall’ambiente che servono da input per il sistema economico. Rivitalizzazione Forma di → rinaturalizzazione. Misure per ripristinare i processi dinamici del bilancio del materiale solido e del bilancio idrologico in una zona golenale deteriorata (ad es. demolizione di argini o di muri). Selvicoltura seminaturale Interventi colturali che favoriscono le dinamiche naturali del bosco e che mirano a raggiungere obiettivi di sostenibilità economica, ecologica e sociale fondandosi sui processi naturali. Servizi ecosistemici Benefici forniti dagli ecosistemi o derivanti dalle loro interazioni che
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sono indispensabili alla vita del genere umano e che contribuiscono al suo benessere. Tra i servizi ecosistemici vi sono l’approvvigionamento di acqua, la formazione di suoli fertili, l’impollinazione e il controllo dei parassiti, il controllo dell’erosione, la protezione dai rischi naturali (bosco di protezione), la fornitura di spazi ricreativi o l’offerta di paesaggi di alto valore estetico adatti alla valorizzazione turistica. Sistema di informazione Sistema di informazione per la registrazione, il trattamento, geografica (SIG) l’organizzazione, l’analisi e la presentazione di dati geografici. Sottospecie Unità tassonomica che raggruppa individui di una specie vegetale o animale di una determinata regione con caratteristiche distintamente simili. → Razza → Varietà Specie alloctone (neobiota) Termine generico che indica le specie che, introdotte dall’uomo a seguito della scoperta del continente americano nel 1492, hanno colonizzato habitat che si trovano al di fuori della loro naturale area di diffusione. → Specie invasive Specie invasive Specie introdotte intenzionalmente o accidentalmente in un habitat diverso dal loro areale di distribuzione naturale, dove si stabiliscono e si riproducono a scapito delle specie indigene. Le specie alloctone invasive hanno un effetto indesiderato su altre specie, biocenosi o habitat e possono causare danni economici e problemi sanitari o trasmettere malattie. Mostrano grande capacità di espansione e di adattamento ed entrano in concorrenza con le specie indigene. Nell’habitat in cui vengono introdotte trovano generalmente pochi antagonisti. Specie indigene (specie Specie la cui area di diffusione naturale o la cui regione di migrazio- autoctone) ne si trova (o si trovava) del tutto o in parte in Svizzera o che si espandono senza intervento umano sul territorio nazionale. Specie minacciata Specie a rischio di estinzione sulla base di criteri determinanti per la sua sopravvivenza (ad es. IUCN 2001 2003). → Lista rossa Specie prioritaria Specie definita prioritaria in base ai seguenti criteri: grado di minac- cia, rarità, responsabilità della Svizzera per la sopravvivenza della specie e validità degli strumenti di tutela. Specie specializzata Specie che dipende da un determinato habitat per sopravvivere (ad es. paludi, sorgenti, pozze). Specie tipica Specie rappresentativa di un determinato habitat. Le specie tipiche si trovano sempre nell’habitat di riferimento e sono uno dei criteri di delimitazione geografica. Successione Sequenza ordinata con cui le comunità o le fasi vegetali si avvicen- dano: erba, piante erbacee perenni, arbusti, alberi. Sviluppo sostenibile Sviluppo che garantisce il soddisfacimento dei bisogni delle attuali generazioni senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri.
Tossico Nocivo agli organismi viventi Uso sostenibile Uso delle componenti della biodiversità e di altre risorse naturali secondo modalità e ritmi tali da non comportare una riduzione a lungo termine della diversità biologica. Valorizzazione Termine generico che indica le misure temporanee volte a migliora- re la situazione di un habitat (ad es. biotopo). Il miglioramento può riguardare sia lo stato dell’habitat, sia i processi che lo interessano. La valorizzazione può essere definita anche come «miglioramento ecologico» di un habitat (ad es. corso d’acqua in cui si riscontrano anfibi in una zona golenale) e non mira, a priori, a ripristinare lo stato preesistente, contrariamente alla → rinaturalizzazione. Varietà Gruppo di individui di una specie vegetale che presenta caratteristi- che diverse da un altro gruppo della stessa specie. → Razza → Sottospecie Varietà biologica →Biodiversità Vegetazione pionieristica → Pianta pioniere Vertice della Terra di Rio Conferenza sull’Ambiente e lo Sviluppo delle Nazioni Unite
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(UNCED) tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992. Durante la Conferenza è stata tra l’altro adottata la Convenzione sulla diversità biologica (CBD) → Convenzione sulla diversità biologica Zona cuscinetto / fascia Area sfruttata in modo estensivo che confina con un habitat semina- cuscinetto turale sensibile (ad es. torbiere basse, prati magri) e che funge da tampone contro l’immissione di nutrienti dai vicini terreni coltivati in modo intensivo. Zona di protezione Area geograficamente limitata che in vista della realizzazione di determinati obiettivi di conservazione viene delimitata e garantita ed è soggetta a una gestione specifica dal punto di vista della biodiver- sità. Zone golenali Aree pianeggianti dove l’acqua di ghiacciai, fiumi e laghi entra in vivo contatto con la terra. La particolarità di queste zone è data dalle variazioni del livello delle acque. Viene fatta una distinzione fra le zone golenali a bassa altitudine (zone golenali fluviali, delta e zone golenali lacustri) e le zone golenali alpine (margini proglaciali e pianure alluvionali alpine). Poiché presentano una grande varietà di biotopi, questi ambienti offrono ecosistemi ricchi di specie animali e vegetali. Access and Benefit Sharing Meccanismo volto a regolare l’accesso alle risorse, a un’equa e (ABS) giusta ripartizione dei benefici derivanti dal loro sfruttamento e a ridurre la perdita di biodiversità. I principi dell’ABS sono sanciti nella Convenzione sulla biodiversità e sono stati ulteriormente concretiz- zati con l’adozione del Protocollo di Nagoya. Acquatico La biologia definisce acquatici gli organismi che vivono nell’acqua, ad esempio i pesci, numerosi invertebrati e anfibi ma anche vegeta- li. Alberi-habitat Alberi che hanno un’importanza particolare per la flora e la fauna poiché presentano cavità utilizzate da picchi o altri uccelli, chiome morte, funghi o altri danni. Questi alberi ospitano specie animali tipiche, muschi e licheni. Spesso si tratta di vecchi alberi.
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