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03.3029 · Interpellanza urgente · 2003-03-04

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

Liquidato

Stellungnahme des Bundesrates

1. L'economia mondiale rimane tributaria di un contesto caratterizzato da forti incertezze. Le tendenze positive, nel primo semestre 2002, non hanno dato luogo a una ripresa duratura, nonostante i nuovi incentivi della politica monetaria e finanziaria. Il corso delle azioni è precipitato. Il clima di fiducia si è deteriorato a causa di pratiche contabili "fantasiose" e altre manipolazioni del bilancio. A ciò si aggiungano i prezzi del petrolio in lievitazione a causa del latente conflitto con l'Irak. Sembra inoltre che si debba attendere ancora un po' prima che vengano riassorbiti i forti investimenti operati in certi settori.

La sfiducia che si manifesta in un volume d'investimenti tutto sommato debole, ha toccato diversamente le regioni del globo. La congiuntura, soprattutto nell'UE, è stata fortemente rallentata, mostrando persino tendenze alla stagnazione in Germania. Negli Stati Uniti e in Asia, invece, sono stati osservati segni di ripresa, senza tuttavia una certa continuità. L'economia svizzera non ha potuto sottrarsi a queste tendenze.

A poco a poco la politica economica espansiva degli Stati Uniti dovrebbe portare i suoi frutti. Se la situazione geopolitica non avrà ulteriori ripercussioni sull'economia e se il corso delle azioni non subirà un altro sostanziale abbassamento, è lecito sperare nella ripresa, soprattutto negli USA. L'Europa dovrebbe anch'essa beneficiarne, anche se, nei paesi della zona euro, la politica monetaria ha reagito molto meno fortemente e la politica finanziaria tende al consolidamento.

Stando alle valutazioni trimestrali del prodotto interno lordo (PIL) l'economia svizzera nel 2002 ha subito una stagnazione (PIL reale: +0,1%). La congiuntura è stata marcata da un leggero aumento del consumo privato, da una contrazione nell'edilizia e in particolare negli investimenti infrastrutturali, un ristagno delle esportazioni e una diminuzione delle importazioni. L'impiego ha registrato una contrazione (-0,6% in equivalenti tempo pieno). Il tasso di disoccupazione si situava a 3,3% al quarto trimestre 2002. All'inizio del 2003 la situazione dell'economia svizzera non si trova in condizioni promettenti. La debolezza della congiuntura nell'UE e il franco forte sono stati i principali fattori di questo rallentamento.

Come sovente capita, le diverse branche non sono colpite allo stesso modo dalla cattiva congiuntura. Stavolta la riduzione dei posti di lavoro è piú marcata nei settori dei beni d'investimento (per es. produzione e finitura dei metalli, industria meccanica) e nel settore dei servizi (per es. industria alberghiera, trasporti e telecomunicazioni, aviazione civile). È impossibile affermare in quali branche la ripresa creerà dei posti di lavoro poiché i meccanismi del mercato sono dei processi il cui orientamento futuro è difficilmente prevedibile.

Secondo il Consiglio federale la politica congiunturale attuale è ben adeguata all'evoluzione della situazione economica. La politica monetaria e finanziaria sono espansive. Tuttavia la Svizzera non può contare sulle sue sole forze per rilanciare l'economia. Affinché la situazione migliori è essenziale che la congiuntura nell'UE riprenda ad espandersi e che il corso reale del franco non continui a salire. Il gruppo di esperti della Confederazione per le previsioni congiunturali ritiene che se dette condizioni si realizzassero, ci sarebbe una progressiva ripresa che raggiungerà un tasso annuale di crescita reale dello 0,8% del PIL nel 2003. Per una crescita piú sostenuta si dovrà attendere il 2004. Secondo uno studio del seco il rallentamento attuale è sostanzialmente dovuto alla congiuntura.

A lungo termine le prospettive economiche rimangono invariate malgrado la cattiva congiuntura attuale. Se ci basiamo sugli scenari demografici ufficiali, che nella migliore delle ipotesi partono da un'offerta stagnante di posti di lavoro, la crescita del PIL dovrebbe mantenersi attorno all'1% annuale, in sintonia quindi con la tendenza delineatasi già da parecchi anni. Tuttavia l'esperienza dimostra che l'immigrazione in passato è andata generalmente oltre le previsioni. Ipotizzando un'immigrazione annuale di 15'000 persone, è possibile raggiungere una crescita economica dello 0,5%, ciò che equivarrebbe in totale all'1,5%. Questo tasso di crescita dell'1,5% corrisponde a quanto indicato dalla maggior parte delle stime circa la tendenza del PIL. Ma anche questo valore rimane inferiore alle fondamentali tendenze di tanti nostri vicini e dimostra la necessità di perseguire una politica economica tendente alla crescita e il cui cardine sia l'aumento della produttività del lavoro.

Per quanto concerne l'evoluzione strutturale per branca, non si è notata finora alcuna rottura significativa. Dovrebbe quindi essere simile a quanto conosciuto negli ultimi anni dalle diverse branche. In fin dei conti ciò significa che quasi tutti i problemi osservati sul mercato del lavoro dipendono dalla cattiva congiuntura che regna al di là delle nostre frontiere, fatto sul quale la Svizzera non ha nessun influsso.

2. Il Gruppo di lavoro interdipartimentale Crescita (GL Crescita) è stato istituito per proporre dei provvedimenti suscettibili di essere integrati nel programma di legislatura 2003-2007. Il suo compito consisteva nel concretizzare le 22 linee direttive per una politica economica volta alla crescita, definite nel rapporto del DFE sulla crescita e approvate con quest'ultimo. Secondo il GL Crescita i provvedimenti già presi o in attesa di essere presi rispondono a 10 delle 22 linee direttive, anche se le deliberazioni parlamentari non sono ancora terminate per alcune di loro (legge sui cartelli). Se il GL Crescita indica rapidamente dei provvedimenti attuabili il Consiglio federale è disposto a trasmettere al Parlamento il piú rapidamente possibile, ma al piú tardi nel corso della prossima legislatura, i relativi messaggi. Ciò concerne in particolare la legge sul mercato interno e la legge sugli appalti pubblici (cfr. punto 3). A lunga scadenza il GL Crescita pensa che la Svizzera dovrà raccogliere quattro sfide importanti (integrazione europea, società del sapere e comunicazione, invecchiamento demografico e competitività fiscale della piazza economica svizzera), che richiedono un'analisi approfondita e provvedimenti abbisognanti un arco di tempo piú lungo della prossima legislatura. È troppo presto per dire quale sarà la forma di queste misure e per quando sarà possibile realizzarle. Questa constatazione concerne soprattutto l'opportunità per la Svizzera di aprire dei negoziati con l'UE su di un'eventuale unione doganale. Per cui non è ragionevole prendersi impegni definitivi circa l'attuazione dei provvedimenti proposti. Ciò detto il Consiglio federale è consapevole di queste sfide e condivide l'opinione del GL Crescita per il quale è indispensabile preparare, per la prossima legislatura, delle basi di decisione concernenti queste quattro sfide.

3. La revisione della legge sul mercato interno è una delle misure di cui il GL Crescita ritiene necessaria l'approvazione del Parlamento nel corso della prossima legislatura. I lavori preparatori sono già a buon punto. Un gruppo di esperti sta studiando attualmente la trasformazione dei risultati di certi lavori fondamentali (come un inventario delle attività e professioni protette da legislazioni cantonali) in provvedimenti concreti per migliorare l'accesso al mercato. Il GL Crescita è del parere che la revisione della legge sugli acquisti pubblici dovrebbe svolgersi durante la prossima legislatura. Anche in questo caso vale l'analoga constatazione per la legge sul mercato interno: alcuni studi fondamentali eseguiti assieme ai cantoni sono destinati a sfociare in un progetto di revisione.

4. Il Consiglio federale è del parere che la Svizzera non può approvare dei disciplinamenti che si allontanano troppo da quelli in vigore nei paesi a noi vicini, che per noi sono i maggiori partner commerciali. Di conseguenza ha recentemente preso parecchie decisioni allo scopo di adeguare dei disciplinamenti a quelli dei paesi vicini e, in particolare, a quelli dell'UE (soprattutto nel settore delle telecomunicazioni). Ma il Consiglio federale è pure convinto che tali adeguamenti alle norme vigenti all'estero, che prevedono una piú grande apertura dei mercati nel campo delle infrastrutture pubbliche, devono compiersi secondo scadenze accettate dagli ambienti politici e dalla popolazione svizzera. Il Consiglio federale ha per es. optato per una piú lenta apertura del mercato postale, incontrando in proposito l'approvazione del Parlamento. Il Consiglio federale ha inoltre decisio, il 7 marzo 2003, di proporre un nuovo disegno di legge sul mercato dell'elettricità, che dovrebbe entrare in vigore nel 2007. I temi centrali di questo nuovo disegno sono la posizione internazionale del mercato svizzero dell'elettricità (questione del transito e dell'accesso al mercato dell'UE), la diminuzione dei prezzi per le PMI, che attualmente pagano tariffe piú elevate rispetto alle condizioni internazionali, e la sicurezza dell'approvvigionamento, da garantirsi, anche in un contesto di libero mercato.

5. Rispondendo alla mozione Forster (M 96.3618: Effets de lois et ordonnances sur les petites et moyennes entreprises), il Consiglio federale ha introdotto nel 1999 l'analisi dell'impatto di un disciplinamento e i test PMI (vedi FF 2000 898-901). La limitazione prevista inizialmente al 2003 dei test PMI è oggi l'occasione di sottomettere questa procedura a una valutazione della situazione, che dovrà precisare gli scopi per i quali sviluppare tale strumento. Il Consiglio federale è disposto ad approfondire l'analisi dell'impatto del disciplinamento, e questo in modo piú mirato.

Una prima risposta concernente il miglioramento dei test PMI si trova nel parere del Consiglio federale espresso nella mozione Loepfe del 4 dicembre 2002 (02.3676: Provvedimenti per la riduzione della burocrazia). Sono poi in corso di elaborazione un rapporto sulle autorizzazioni (in risposta al postulato 00.3595 della CET S: Alleggerimenti amministrativi delle imprese a livello di procedura federale) e un rapporto sull'onere amministrativo gravante sulle imprese (in risposta alla mozione 02.3669 del Gruppo PDC: Sgravio amministrativo delle imprese). L'indicatore della densità normativa, approntato in risposta al postulato Speck (96.3583: Nouveaux instruments de limitation de la régulation), è stato negli ultimi anni applicato a diverse riforme legislative per verificare gli effetti in termini di deregolamentazione. Ne consegue che il Parlamento avrà nel 2003 numerosi documenti coi quali potrà valutare il modo di alleggerire ancora di piú l'onere che grava sulle imprese a causa di regolamentazioni statali.

Per quanto concerne la legge federale sull'acquisto di immobili da parte di persone domiciliate all'estero (Lex Koller), il Consiglio federale si esprimerà nella risposta alla mozionedel Gruppo PRD (02.3677: Lex Koller. Abrogazione). Nel medesimo ambito darà il proprio parere sulle conclusioni da trarre dopo la consultazione circa la revisione della legge, in seguito al postulato Theiler (01.3145: Trattamento identico delle società immobiliari).

6. I prezzi amministrati sono stati al centro di diverse analisi che propongono d'intervenire nei seguenti campi: apertura dei mercati delle infrastrutture pubbliche, maggiore concorrenza nel rilascio di concessioni; abolizione dell'obbligo di contrarre; limitazione delle offerte finanziate mediante tasse obbligatorie; riesame delle sovvenzioni, in particolare per i beni meritori; abolizione del contingentamento del latte; riforma del sistema dei mercati della carne, delle uova e degli oli; autorizzazione delle importazioni parallele (settore automobilistico); sanzioni più severe contro gli abusi delle posizioni dominanti; maggiore liberalizzazione dell'accesso al mercato mediante un ricorso più restrittivo ai regimi d'autorizzazione, seguendo il modello della nuova legge sul cinema.

La sorveglianza dei prezzi amministrati è uno dei due compiti principali del Sorvegliante dei prezzi, il quale rivolge le sue raccomandazioni alle autorità competenti. Il problema quindi è già stato riconosciuto. Non è però ancora dimostrato che una correzione verso il basso dell'insieme dei prezzi amministrati abbia un impatto positivo sulla crescita economica svizzera. Vista la mondializzazione dell'economia e l'apertura dei mercati che questa implica, è inevitabile un avvicinamento dei prezzi svizzeri ai livelli praticati altrove. Se ciò avrà, a lungo termine, l'effetto di incrementare il benessere in Svizzera, bisogna tuttavia prevedere un periodo di transizione difficile, se non addirittura doloroso, per le imprese dei settori finora protetti.

7. Per quanto riguarda un eventuale programma di abbassamento dei prezzi, il Consiglio federale desidera rammentare che per modificare in maniera durevole il livello generale dei prezzi in Svizzera è necessario prima aumentare la produttività del settore domestico, anche nell'agricoltura. Senza riforme e mantenendo l'attuale livello di competitività delle esportazioni svizzere, l'adeguamento del livello generale dei prezzi in Svizzera comporterebbe un apprezzamento del franco. È quindi necessario creare prima le condizioni generali che portino ad un incremento mirato della produttività. Ecco quali dovrebbero essere i fattori importanti: l'intensificazione della concorrenza sul mercato interno, accentuazione della concorrenza delle importazioni grazie ad una maggiore integrazione economica, maggiore efficienza delle infrastrutture pubbliche, ottimizzazione del settore sanitario e riforma dell'agricoltura. Per quanto riguarda la pianificazione del territorio, il Consiglio federale è disposto ad esaminare l'eventualità di un maggiore ricorso a strumenti di economia di mercato.

Per l'unione doganale, il Consiglio federale ha comunicato che procederà ad un esame della politica europea attuata dalla Svizzera durante la legislatura 2003-2007. I vantaggi economici di un'unione doganale con l'Ue e l'effetto di quest'ultima sulla sovranità politica saranno considerati nella preparazione delle basi decisionali destinate alla valutazione della situazione. Nell'ambito di un'adesione all'UE, che implicherebbe automaticamente un'unione doganale e la partecipazione alla politica agricola comune, sarebbe infatti necessario procedere a tale analisi.

8. La politica del Consiglio federale è improntata al principio dello sviluppo durevole. Lo sviluppo economico è uno dei tre elementi fondamentali in funzione dei quali deve essere misurato il grado di raggiungimento di quest'obiettivo. Dopo un decennio di stagnazione economica, al centro della politica economica vi è un'azione di stimolo della crescita. Il rapporto del DFE sulla crescita economica, pubblicato il 7 maggio 2002, illustra la posizione della Svizzera riguardo ai diversi fattori di crescita economica. Degli indicatori consentono di misurare i progressi compiuti nel raggiungimento dell'obiettivo della crescita. Per quanto concerne la realizzazione di provvedimenti di politica economica, le informazioni necessarie saranno fornite nel programma di legislatura e nei rapporti di gestione del Consiglio federale al riguardo. Inoltre, il gruppo di lavoro interdipartimentale "Crescita" ha ricevuto l'incarico di stilare un rapporto annuo sulla realizzazione delle riforme da esso proposte.

9. Nell'interpellanza del gruppo socialista del 4 giugno 2002 (Ip 02.3225: Svizzera. Deficit della crescita) era stata posta la seguente domanda 9: "A che livello si situerebbero i principali indicatori economici e politici (PIL, quota delle uscite della Confederazione, redditi in termini reali, rendite AVS, ecc.) se, dall'inizio degli anni Novanta, la Svizzera avesse registrato la stessa crescita dell'Austria o del Lussemburgo?" Ad essa il Consiglio federale aveva risposto nel modo seguente:

"Le conseguenze su ampia scala di una debole crescita che si estende su vari anni sono facili da determinare: una differenza di crescita pari all'1,5% corrisponde, dopo 10 anni, ad un prodotto interno lordo (PIL) del 16% più elevato, ciò che equivale, in relazione al PIL nominale della Svizzera registrato nel 2000, a circa 64 miliardi di franchi.

Sulla base di questi valori è relativamente facile dedurre l'impatto sulla massa salariale, in quanto la quota dei salari nel reddito nazionale rimane costante a lungo termine. Tuttavia, non potendo determinare con certezza quale sarebbe stata la migrazione nel caso in cui il tasso di crescita avesse avuto un'evoluzione diversa, è quasi impossibile valutare gli effetti sui salari individuali. Dato che le rendite sono legate ai salari, lo stesso vale anche per le prestazioni dell'AVS.

Anche le incidenze di un PIL più elevato sulla quota delle uscite della Confederazione non possono essere determinate con certezza. In seguito alla stagnazione economica persistente degli anni Novanta, lo Stato ha dovuto far fronte a nuove ed importanti spese. Allo stesso tempo, in seguito agli effetti della stagnazione sulle entrate dello Stato, è stato necessario adattare il tasso di fiscalità così da poter arrestare l'accumulo del debito pubblico. Queste due osservazioni bastano a dimostrare che si può soltanto speculare su quali sarebbero state le decisioni politiche in materia di entrate e di uscite qualora vi fosse stato un altro contesto economico".

Ciò detto il Consiglio federale ritiene che, per stimolare la crescita, non è sufficiente diminuire l'onere fiscale dato che, in fase di stagnazione, tale diminuzione dev'essere controbilanciata da un'equivalente diminuzione delle spese che, a seconda dei settori in cui vien decisa, può incidere sulla crescita. L'importante è che, parallelamente a una stabilizzazione della quota statale, la crescita economica permetta di finanziare l'aumento delle spese pubbliche pur conservando stabili i tassi d'imposta.

10. Giusta la Costituzione federale la Banca nazionale svizzera è un'istituzione indipendente, il cui compito è di condurre una politica monetaria che difenda gli interessi generali del paese. Prima di prendere una decisione fondamentale di politica monetaria, ess ha l'obbligo d'informarne il Consiglio federale.

Le decisioni di politica monetaria sono prese in modo indipendente dal direttorio della Banca nazionale, senza alcuna collaborazione con il Consiglio federale. Di conseguenza spetta prioritariamente alla Banca nazionale prevedere i possibili scenari e un'eventuale crisi monetaria.

Risposta del Consiglio federale.