05.1123 · Interrogazione · 2005-09-28
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
Nel dicembre 2003 a Ginevra, il governo svizzero ospitava la prima fase del VMSI, una riunione nel corso della quale tutti gli Stati presenti si sono impegnati a rispettare e a far rispettare i valori fondamentali della libertà d'opinione e d'espressione. La Svizzera ha un ruolo particolare non solo come Paese ospitante ma anche nella preparazione del prossimo VMSI, che si terrà a Tunisi nel novembre 2005. Tuttavia, di fronte all'intollerabile deterioramento delle libertà in Tunisia (come riferito da varie ONG fra cui Amnesty International, Human Rights Watch, Reporter senza frontiere ecc.), ormai la Svizzera tace. La sua voce sarebbe estremamente importante proprio ora che il regime tunisino utilizza coscientemente il VMSI per reprimere le ultime associazioni che difendono le libertà individuali sul suolo tunisino, in particolare quelle dei giornalisti, degli avvocati e dei magistrati. L'insostenibile silenzio delle autorità svizzere sulle continue violazioni dei diritti umani in Tunisia costituisce una grave inosservanza dei principi di libertà che la Svizzera auspica e pretende di difendere all'estero.
Perché il Consiglio federale rifiuta, nel suo dialogo politico costante con le autorità tunisine nell'ambito dei preparativi per il VMSI di Tunisi, di ricordare a queste ultime gli impegni presi nel dicembre 2003 riguardo alle libertà fondamentali? Come mai, mentre la Francia e il Consiglio d'Europa invitano la Tunisia a trattare con maggiore riguardo i difensori dei diritti umani e delle libertà fondamentali, la Svizzera, come Paese organizzatore del VMSI, rimane muta?
Come può il Consiglio federale tollerare che il VMSI si svolga in un Paese in cui la società civile indipendente viene costantemente repressa anche sfruttando le pesanti misure di sicurezza legate all'organizzazione del vertice?
Come si assicura il Consiglio federale concretamente che, al termine del VMSI di Tunisi, il regime tunisino non intervenga con la violenza contro tutti coloro che oggi in Tunisia chiedono il rispetto delle libertà fondamentali?
Come spiegare che la Svizzera e il suo governo privilegiano oggi la realizzazione di un padiglione svizzero per i nostri investitori in Tunisia nell'ambito del VMSI di Tunisi, ma hanno rifiutato di organizzare la parte "società civile" del vertice, che avrebbe probabilmente permesso di ottenere reali assicurazioni e garanzie nei confronti di tutte le società civili - tunisina e internazionale?
Perché il Consiglio federale non vuole ascoltare le voci della società civile indipendente internazionale e tunisina per conoscere finalmente anche l'altra realtà della Tunisia? Perché non vuole inviare una propria delegazione d'inchiesta, come la commissione Maghreb del Parlamento europeo che si è recata recentemente in Tunisia per valutare la situazione?
Stellungnahme des Bundesrates
In occasione del Vertice mondiale della società dell'informazione (VMSI) che si è tenuto a Tunisi dal 16 al 18 novembre 2005, la delegazione svizzera ha attribuito molta importanza alla questione dei diritti dell'uomo. A tale proposito, un incaricato del DFAE ai diritti umani ha analizzato costantemente la situazione sul posto tenendone informata la delegazione. Per esempio, dopo che le forze di sicurezza tunisine avevano impedito con la violenza una riunione di ONG tunisine e internazionali il 14 novembre - dunque ancora prima dell'apertura ufficiale del vertice -, la delegazione svizzera è intervenuta immediatamente e con chiarezza presso le autorità tunisine. Inoltre, in occasione della cerimonia di apertura, il presidente della Confederazione Samuel Schmid ha affermato esplicitamente nel suo discorso che i diritti umani e in particolare la libertà d'espressione devono, per principio, essere rispettati, in particolare durante il vertice. Il consigliere federale Moritz Leuenberger ha pure sottolineato tali punti, sia a Tunisi che durante le interviste rilasciate prima del vertice, e sul posto ha incontrato anche una delegazione di Amnesty International. Bisogna riconoscere che, sebbene la libertà di espressione sia stata ampiamente ostacolata e repressa, questa conferenza ha presentato anche aspetti positivi per quanto attiene ai diritti umani. Per una settimana, la società civile tunisina ha avuto in tal modo l'opportunità di esporre le proprie preoccupazioni e i propri problemi alla comunità internazionale e ai media. Il presidente della Confederazione Samuel Schmid e i consiglieri federali Moritz Leuenberger e Micheline Calmy-Rey hanno ricevuto numerose lettere da cittadini svizzeri e tunisini che li hanno ringraziati per aver assunto una posizione coerente sul tema dei diritti umani.
La nostra ambasciata a Tunisi e il DFAE a Berna sono regolarmente in contatto con alcuni rappresentanti di organizzazioni internazionali e tunisine che si impegnano per la difesa dei diritti umani. All'ultima conferenza preparatoria del VMSI (PrepCom3), la delegazione svizzera ha pure ricevuto per un colloquio, nel settembre 2005, alcuni rappresentanti di organizzazioni svizzere e tunisine attive nella difesa dei diritti umani. Inoltre, nella settimana che ha preceduto il vertice mondiale, un rappresentante dell'ambasciata di Svizzera a Tunisi ha fatto visita a un gruppo di attivisti dei diritti umani che facevano lo sciopero della fame e la nostra ambasciata ha tenuto con loro contatti quasi quotidiani.
La decisione di tenere la prima fase del VMSI in Svizzera e la seconda in Tunisia è stata presa dall'Assemblea generale dell'ONU nel 2000. L'Unione internazionale delle telecomunicazioni era incaricata di attuare questo vertice, ruolo che condivideva con i due rispettivi Paesi ospitanti. Sin dall'inizio, la Svizzera era cosciente della problematica sollevata. Ben prima del VMSI, ha analizzato attentamente la situazione dei diritti dell'uomo in Tunisia, in particolare anche la situazione di coloro che si impegnano per la difesa dei diritti umani. Era ed è tuttora evidente che questo gruppo della società civile è esposto a repressioni particolarmente severe. Per questo motivo la Svizzera è intervenuta più volte presso le autorità tunisine criticandole in merito alle violazioni dei diritti dell'uomo. In varie occasioni, ha sollecitato le autorità tunisine affinché la seconda fase del VMSI possa svolgersi, come la prima che si è tenuta a Ginevra nel 2003, in un'atmosfera aperta e con la partecipazione attiva di tutti i gruppi che rappresentano la società civile. All'ultima conferenza preparatoria PrepCom3, in una dichiarazione comune con altri 36 Stati, ha chiesto pubblicamente alla Tunisia di adempiere gli obblighi che le incombono come Paese ospitante di un vertice dell'ONU. In seguito, nell'ambito della seconda Commissione dell'Assemblea generale 2005 dell'ONU, la Svizzera - quale unico Paese - ha espresso pubblicamente l'auspicio che la società civile sia implicata nella preparazione del VMSI e che la libertà d'espressione venga rispettata.
Per quanto concerne la questione del padiglione d'onore, la Svizzera ufficiale aveva due padiglioni a Tunisi. Nel padiglione d'onore, la Svizzera ha esposto un progetto preparato dall'amministrazione federale in collaborazione con gli studenti della scuola universitaria professionale dei due cantoni di Basilea, che con l'esposizione "nomadix" intende presentare la società dell'informazione globalizzata. Il padiglione svizzero all'esposizione "ICT4all" era posto invece sotto la direzione di un consorzio che riuniva l'UFCOM, la DSC e il SECO. L'economia privata e la società civile vi hanno delegato due rappresentanti ciascuna, i quali hanno presentato progetti relativi a vari settori della società dell'informazione. Non si può dunque parlare di un padiglione per gli investitori.
Infine, occorre sottolineare che, conformemente alla decisione del Consiglio federale del 23 novembre 2005, il DFAE ha protestato formalmente presso le autorità tunisine per gli incidenti verificatisi a Tunisi durante il VMSI. Il 23 novembre 2005, l'ambasciatore tunisino a Berna è stato invitato alla Direzione politica del DFAE per un colloquio.
Risposta del Consiglio federale.