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06.3558 · Interpellanza · 2006-10-05

Dipartimento dell'interno

Liquidato

Wortlaut

Invito il Consiglio federale a rispondere alle domande seguenti:

1. Come valuta il rischio che nascano società parallele in Svizzera e le conseguenze che questo avrebbe per la sicurezza del nostro Paese e per quella della popolazione autoctona e straniera?

2. Condivide l'opinione che la Commissione federale contro il razzismo (CFR) abbia presentato un rapporto unilaterale in cui formula richieste che favoriscono lo sviluppo di società parallele sottacendo i pericoli che questo comporta?

3. Come valuta il problema dei simboli di potere religiosi, quali la bandiera dei Lupi grigi davanti alla moschea di Wangen bei Olten, e le eventuali velleità di potere di cui sono espressione?

4. Quali provvedimenti intende adottare per prevenire che le società parallele diventino una minaccia per il nostro Paese?

Begründung

In Svizzera vivono attualmente circa 340 000 musulmani. Di fatto la percentuale della popolazione musulmana si è moltiplicata negli ultimi anni nel nostro Paese. I musulmani provengono da circa cento Paesi diversi, appartengono a varie comunità religiose e fanno capo a circa 300 organizzazioni, in parte sovraregionali. La cresciuta importanza della popolazione musulmana in Svizzera si manifesta, tra l'altro, nell'aumento dei matrimoni coatti e dei processi per rivendicare il diritto di non doversi attenere alle prescrizioni di aziende e istituzioni pubbliche riguardo all'abbigliamento e di poter portare il velo, come pure nel numero crescente di moschee e di domande per la costruzione di minareti. In molti comuni e città stanno sorgendo vere e proprie società parallele.

Nel suo recente rapporto sui musulmani in Svizzera, la CFR condanna in particolare "la tendenza al razzismo culturale nei confronti dell'Islam", ma non spende parola sulla problematica della nascita di una società parallela e sui relativi rischi, in particolare se si affermano movimenti quali i Lupi grigi.

Stellungnahme des Bundesrates

Con un numero pari a 340 000 a 400 000 persone, i musulmani costituiscono oggi la seconda comunità religiosa del nostro Paese. I modi di praticare la religione musulmana sono molteplici e dipendono in ampia misura dalla cultura del Paese d'origine e dall'esperienza d'integrazione. Secondo uno studio pubblicato nel 2005 dalla Commissione federale degli stranieri (I musulmani in Svizzera. Profili identitari, domande e percezioni) soltanto il 10 a 20 per cento dei musulmani si considera praticante. Le usanze contrarie ai nostri principi di convivenza sociale e alle nostre norme giuridiche, che peraltro riguardano un'esigua minoranza, vanno ricondotte piuttosto a un bagaglio di tradizioni che gli immigranti portano con sé dal Paese d'origine e non tanto a precetti religiosi.

L'articolo 15 capoverso 2 della Costituzione federale garantisce esplicitamente a ognuno "il diritto di scegliere liberamente la propria religione e le proprie convinzioni filosofiche e di professarle individualmente o in comunità". Questo implica concretamente il diritto all'esercizio della religione in un contesto dignitoso e alla costruzione di edifici di culto, come le moschee e eventuali minareti annessi, ovviamente nel rispetto delle norme edilizie locali. Si noti che, fondamentalmente, le questioni di natura religiosa sono di competenza dei cantoni e che, in questo ambito, la Confederazione svolge unicamente un ruolo sussidiario.

La comunità musulmana, in tutte le sue molteplici espressioni, è parte integrante della nostra società e lo sarà anche in futuro. Il Consiglio federale persegue una politica della convivenza e dell'integrazione basata sul rispetto dei valori democratici del nostro Stato di diritto, in particolare anche del divieto di discriminazione sancito dall'articolo 8 della Costituzione federale. Le possibili soluzioni per una politica dell'integrazione efficace sono state illustrate nel rapporto dal titolo "Problemi dell'integrazione degli stranieri in Svizzera" (rapporto sull'integrazione) elaborato nel 2006 dall'Ufficio federale della migrazione (UFM) all'attenzione del capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia. Il rapporto presenta una panoramica delle misure adottate dalla Confederazione, dai cantoni e dai comuni in questo senso.

Alle domande dell'autore dell'interpellanza, il Consiglio federale risponde come segue:

1. In Svizzera non vi sono né ghetti né zone al di fuori della legge dominate a tutti i livelli da strutture di società parallele. Vi sono, però, alcune aree nelle quali si riscontra una tendenza a forme di emarginazione, in particolare nelle città piccole e medie. In effetti, diversamente dai grandi agglomerati urbani, i centri di piccole e medie dimensioni sono spesso meno sensibilizzati sul problema e non dispongono ancora della necessaria esperienza. Considerata l'evoluzione storica della presenza straniera in Svizzera, senza una forte concentrazione in determinate aree, è poco probabile che in Svizzera si verifichino episodi di violenza come quelli che hanno scosso le banlieue delle città francesi o sorgano veri e propri conflitti etnici. Per il momento, in assenza di basi di dati e di elaborazioni complete e unitarie, non è possibile un rilevamento sistematico dei quartieri ad alto fattore di rischio e un'analisi precisa delle ricadute sulla criminalità.

Il rapporto sull'integrazione dell'UFM giunge alla conclusione che in Svizzera non vi sono fenomeni di ghettizzazione di singoli gruppi in zone specifiche, come avviene all'estero in alcuni grandi agglomerati. La segregazione spaziale è un fenomeno poco presente, anche se è in leggero aumento in particolare dall'inizio degli anni Novanta. Riguardo alle divergenze di origine religiosa e culturale, nel rapporto si osserva come finora il sistema federalistico abbia consentito alla Svizzera di adottare soluzioni adeguate.

2. Il mandato della Commissione federale contro il razzismo (CFR) prevede tra l'altro il compito di analizzare le problematiche sociali e le ripercussioni della discriminazione razziale diretta e indiretta sull'individuo e sulla società (decreto federale del 23 agosto 1995). L'obiettivo dei rapporti della CFR, come stabilito dal suo mandato, è di stimolare nella società la discussione sulle problematiche citate.

Nel rapporto "I rapporti con la minoranza musulmana in Svizzera", la CFR esamina l'atteggiamento della società di maggioranza nei confronti della minoranza musulmana dalla prospettiva dei valori fondamentali alla base dell'operato dello Stato e sanciti dalla Costituzione, quali la parità dei diritti, il divieto di discriminazione e la libertà di credo. Come già affermato dal Consiglio federale rispondendo a una domanda dell'autore dell'interpellanza (06.5164, Rapporto della Commissione federale contro il razzismo) non vi alcun è motivo di dubitare della conformità del rapporto della CFR al proprio mandato.

3. Se un emblema religioso sia espressione o meno di mire di potere, dipende dagli orientamenti politici del gruppo che lo ha assunto a proprio simbolo. Un gruppo è da considerare una minaccia per la sicurezza interna del Paese, se non rispetta i principi e le regole fondamentali dello Stato democratico. Un gruppo che avanzi pretese unilaterali nei confronti della maggioranza e che intenda addirittura imporle con l'uso della forza, è posto sotto la sorveglianza delle autorità di polizia ai sensi della legge federale sulle misure per la salvaguardia della sicurezza interna (LMSI). Qualora si sospetti che sia stato commesso un atto punibile, le competenti autorità svizzere di perseguimento penale sono immediatamente messe al corrente.

Il Consiglio federale si è già espresso sui cosiddetti Lupi grigi nel suo rapporto sull'estremismo del 25 agosto 2004 (FF 2004 4425). Quella esposta davanti alla moschea, è tuttavia la bandiera dell'associazione culturale turca di Olten, fondata nel 1978. Il lupo grigio è una figura mitologica che rappresenta l'identità comune dei popoli turchi. Il Consiglio federale non ha indicazioni per ritenere che questa bandiera sia l'espressione di mire di potere in territorio svizzero.

4. Per il singolo, la decisione di entrare a far parte di eventuali società parallele è strettamente legata alla sua situazione di vita nel Paese di accoglienza. Proprio per questo è importante offrire agli stranieri residenti legalmente in Svizzera da anni una prospettiva d'integrazione sociale e professionale, mediante misure mirate. I lavori di attuazione del rapporto sull'integrazione si concentrano sulla formazione e sul lavoro, sull'apprendimento della lingua e sullo sviluppo dei quartieri. In collaborazione con i servizi competenti, l'UFM sta esaminando le necessità d'intervento a livello federale e la possibilità di orientare le misure a particolari gruppi a rischio, come i giovani stranieri. Per i rifugiati e le persone ammesse provvisoriamente, l'UFM ha lanciato progetti pilota volti a promuovere l'attività lavorativa nel mercato del lavoro primario.

Attraverso il credito per il promovimento dell'integrazione, la Confederazione partecipa inoltre con un importo di 14 milioni di franchi (2006) al finanziamento di progetti tesi a migliorare l'integrazione sociale degli stranieri. Essa sta altresì esaminando altre misure nell'ambito dell'attuazione del rapporto sull'integrazione.

Per le autorità federali, le persone incaricate dell'assistenza religiosa o dell'insegnamento della lingua o della cultura del Paese d'origine svolgono un ruolo chiave nei rapporti tra la popolazione indigena e quella straniera. Le loro domande per l'ottenimento di un permesso di dimora, qualora provengano da uno Stato terzo, sono esaminate tenendo conto in particolare della loro capacità d'integrazione. E possono essere obbligate a seguire un corso linguistico o integrativo ai sensi dell'articolo 3c dell'ordinanza del 13 settembre 2000 sull'integrazione degli stranieri (RS 142.205).

Se ciononostante dovessero formarsi società parallele e prendere piede attività estremiste e violente, la Confederazione adotterebbe misure preventive ai sensi della LMSI.

Anche nel suo rapporto del 25 agosto 2004 sull'estremismo, il Consiglio federale ha illustrato le misure preventive e repressive tese a prevenire e contrastare le attività illegali di organizzazioni estremiste in Svizzera. Vi si annoverano l'inasprimento della legislazione sulle armi, il monitoraggio finalizzato a un'attuazione coerente della norma penale contro la discriminazione razziale, la sorveglianza di Internet e, come ultima ratio, la messa al bando di organizzazioni.

Risposta del Consiglio federale.