10.3571 · Interpellanza · 2010-06-18
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
Liquidato
Wortlaut
Secondo quanto riportato dalla stampa, circa un anno e mezzo fa alcuni trasduttori di pressione ad alta precisione provenienti dalla Svizzera sono arrivati per vie traverse in Iran. Secondo gli esperti, si tratta di strumenti decisivi per portare avanti il programma nucleare iraniano. Considerato il potenziale offensivo delle armi atomiche iraniane e il fatto che, a quanto pare, importanti supporti al loro sviluppo vengono importati dalla Svizzera, chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:
1. Esistono strumenti giuridici che impediscono l'esportazione di prodotti di alta tecnologia sensibili utilizzati nella produzione di armi di distruzione di massa, nel caso in cui il Paese di destinazione è sospettato di violazione dei relativi accordi internazionali di non proliferazione di tali armi?
2. Se esistono, come mai queste disposizioni non trovano applicazione nel caso specifico di cui la Segreteria di Stato dell'economia è a conoscenza?
3. In che modo il Consiglio federale pensa di evitare il ripetersi di simili casi in futuro? È necessario istituire delle basi legali apposite o si possono migliorare quelle esistenti?
4. Il Consiglio federale ritiene necessario estendere la categoria dei cosiddetti prodotti "dual-use" al fine di rendere l'esportazione di prodotti tecnologici sensibili soggetta ad autorizzazione?
5. Il Consiglio federale ritiene che sia possibile impedire l'esportazione di prodotti tecnologici sensibili in Paesi sospettati di violazione dei relativi accordi internazionali di non proliferazione delle armi di distruzione di massa, senza produrre ulteriori ostacoli finanziari e amministrativi per l'industria dell'esportazione?
Stellungnahme des Bundesrates
1. Sì. Attraverso la legge sul controllo dei beni a duplice impiego (RS 946.202) la Svizzera controlla quei beni che vengono utilizzati per scopi civili ma che possono anche essere impiegati per un programma nucleare e che sono oggetto di accordi internazionali o misure di controllo. Per poterli esportare, l'esportatore ha bisogno di un'autorizzazione da parte della Segreteria di Stato dell'economia (SECO). I beni non controllati per i quali non è necessaria un'autorizzazione sono soggetti all'obbligo di notifica nel caso in cui l'esportatore sappia, o sia stato informato dalla SECO, che tali beni sono destinati - o potrebbero esserlo - alla proliferazione di armi di distruzione di massa. In questi casi, l'esportazione prevista deve essere dichiarata alla SECO ed è possibile solo con l'accordo di quest'ultima (clausola "catch all"). Nel caso dell'Iran, si aggiungono gli obblighi derivanti dalle sanzioni applicate dall'ONU, i quali vietano espressamente l'esportazione in Iran di beni nucleari e di beni a duplice impiego utilizzabili a fini nucleari. La Svizzera applica le relative sanzioni attraverso l'ordinanza che istituisce provvedimenti nei confronti della Repubblica islamica dell'Iran.
2. I trasduttori di pressione ad alta precisione esportati non sono né progettati a fini nucleari né sono sottoposti ai controlli internazionali armonizzati per i beni a duplice impiego. Per questo motivo, la loro esportazione non è soggetta ad autorizzazione. Inoltre, nel momento in cui i beni hanno lasciato il territorio elvetico non vi erano ragioni per applicare la clausola "catch-all". L'esportatore li ha infatti consegnati a un proprio partner commerciale di Taiwan con cui collabora da anni il quale aveva intenzione di rivenderli a un'impresa cinese. È solamente su indicazione del cliente cinese che il partner commerciale di Taiwan ha fatto arrivare tali beni in Iran. Sulla base di alcune indagini effettuate in Svizzera e all'estero, la SECO non è attualmente in possesso di informazioni che provino che l'esportatore fosse al corrente dell'invio dei beni in Iran.
3. In linea di principio, le basi legali esistenti sono sufficienti a impedire operazioni legate alla proliferazione delle armi di distruzione di massa a condizione, tuttavia, di disporre delle informazioni necessarie a smascherare tali operazioni (cfr. clausola "catch-all" alla domanda 1). Nel caso in questione, invece, neanche l'obbligo d'autorizzazione avrebbe verosimilmente impedito il verificarsi dell'evento, in quanto lo scopo d'impiego previsto dei beni era plausibile e non vi erano indizi di un loro trasferimento in Iran. Cionondimeno la SECO, con il sostegno di altri servizi e in particolare del Servizio delle attività informative e del Servizio doganale, contrasta regolarmente le operazioni legate alla proliferazione delle armi di distruzione di massa, qualora accerti un tentativo di acquisizione da parte dell'Iran per il proprio programma nucleare.
4./5. Le misure di controllo armonizzate a livello internazionale consentono di monitorare le esportazioni in modo coordinato e dunque estremamente efficace. Al contrario, un'estensione unilaterale dei controlli da parte della Svizzera non coordinata a livello internazionale sarebbe poco efficace e costituirebbe uno svantaggio concorrenziale per la nostra industria nazionale d'esportazione. Pertanto, la Svizzera partecipa attivamente a tutti i regimi internazionali di controllo delle esportazioni che mirano a impedire la diffusione delle armi di distruzione di massa e dei loro sistemi vettori. All'interno di tali regimi vengono stilate delle liste di beni che necessitano di un'autorizzazione d'esportazione. Inoltre, in caso di autorizzazione negata viene fatta una notifica alle autorità preposte ai controlli alle esportazioni, in modo tale che nessun altro organo rilasci un'autorizzazione per un bene equivalente allo stesso beneficiario finale. Le liste di beni vengono continuamente aggiornate per stare al passo con gli sviluppi tecnologici. Tutte le decisioni vengono prese consensualmente, il che permette alla Svizzera di rappresentare attivamente i propri interessi e di adoperarsi in favore di un controllo mirato e riconosciuto a livello internazionale per tali beni. Quando le liste vengono aggiornate, la SECO consulta le associazioni industriali ed economiche.
Risposta del Consiglio federale.