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Nuove incertezze nell'arena politica mondiale e candidatura della Svizzera al Consiglio di sicurezza dell'ONU

15.3560 · Interpellanza · 2015-06-15

Dipartimento degli affari esteri

Liquidato

Wortlaut

Visti i recenti sviluppi della situazione della sicurezza mondiale e la candidatura della Svizzera al Consiglio di sicurezza dell'ONU, il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:

1. Il fatto che la Svizzera negli ultimi anni sia diventata un potenziale bersaglio di attacchi terroristici è da attribuire, tra l'altro, all'eccesivo zelo della sua politica estera, sempre più orientata alla dimensione internazionale, per lo più al traino dei giochi politico-militari delle grandi potenze. Un'eventuale elezione della Svizzera al Consiglio di sicurezza dell'ONU non aggraverebbe ulteriormente il problema?

2. La guerra in Ucraina ha dimostrato che i conflitti possono infiammarsi rapidamente e che interessi geopolitici contrastanti hanno avuto una parte determinante nella disgregazione di questo Stato. Detenere un seggio presso il Consiglio di sicurezza dell'ONU non significherebbe per la Svizzera dover prendere automaticamente una posizione e doversi schierare dall'una o dall'altra parte nelle scaramucce tra grandi potenze, ma soprattutto non vorrebbe dire che un'astensione dal voto sarà sempre letta come un segnale politico e favorirà una delle parti?

3. La Primavera araba è l'esempio di come ribaltamenti politici e rivoluzioni possano generare situazioni geopolitiche caotiche. I nemici di oggi sono gli alleati di domani. I ribelli diventano governanti, i governi nemici pubblici, i capi di Stato tiranni e viceversa. Come intende la Svizzera mantenere una posizione neutrale in seno al Consiglio di sicurezza dell'ONU quando contro tali Stati o attori vengono applicate sanzioni o, nella peggiore delle ipotesi, ordinati interventi militari?

4. Il conflitto tra Est e Ovest si sta riacuendo. Anche il Consiglio federale è consapevole che in questo confronto geopolitico l'ONU, quale organismo politico, corre il rischio di essere strumentalizzata dalle grandi potenze come campo di battaglia e che quindi un voto o un'astensione nel Consiglio di sicurezza potrebbero essere in ogni caso interpretati come un segnale politico a favore di o contro un altro Stato?

Stellungnahme des Bundesrates

1. Il Consiglio federale è consapevole dell'acuirsi della minaccia di attacchi terroristici. Secondo il recente rapporto sulla sicurezza della Svizzera nel 2015, "il rischio di attentati in Occidente aumenta inoltre anche con l'accrescersi del numero di rientri, nei rispettivi Paesi di partenza, di persone indottrinate, addestrate e con esperienze di combattimento in aree a presenza jihadista nonché a causa del fenomeno della radicalizzazione (a distanza) di individui isolati o gruppuscoli". Il Consiglio federale non ha motivo di ritenere che la presenza in seno a organi multilaterali in generale e un seggio non permanente nel Consiglio di sicurezza dell'ONU in particolare possano in qualche modo influire sulla minaccia terroristica. Al contrario, è convinto che tali organi internazionali rappresentino importanti forum di discussione per la lotta all'estremismo.

2./3. In quanto membro dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite o del Consiglio di sicurezza, la Svizzera non è in alcun modo obbligata a prendere posizione o a schierarsi con una delle parti in conflitto. Qualora diventasse un membro del Consiglio di sicurezza, la Svizzera manterrebbe la stessa libertà di azione di cui gode attualmente e continuerebbe a definire in maniera sovrana e autonoma le proprie posizioni in materia di politica estera. Come più volte ribadito dal Consiglio federale, il diritto di neutralità non è applicabile al Consiglio di sicurezza nel caso in cui quest'ultimo decida di imporre sanzioni o, in ultima ratio, di ricorrere all'uso della forza per mantenere o ristabilire l'ordine internazionale. Ai sensi dello Statuto delle Nazioni Unite, il Consiglio di sicurezza adotta simili misure a titolo collettivo in nome di tutti gli Stati. Già ora le adotta pertanto anche in nome della Svizzera, senza che ciò ne rimetta in discussione la neutralità.

In un mondo globalizzato come quello attuale, un multilateralismo efficace è più importante che mai. Oggi la maggior parte delle sfide legate alla politica di sicurezza ha una portata transfrontaliera. Le numerose crisi di cui si sta occupando la comunità internazionale possono essere risolte soltanto con il dialogo e con un'azione congiunta. L'ONU svolge un ruolo particolarmente importante in tale ambito, poiché è l'unico forum universale in cui gli Stati possono scambiarsi le proprie idee su tutti i principali temi internazionali.

Impegnandosi come mediatrice per la pace e la sicurezza in seno al Consiglio di sicurezza dell'ONU, la Svizzera potrebbe rafforzare ulteriormente la credibilità della propria politica di neutralità e della propria politica estera, che conduce in maniera autonoma.

Inoltre, in quanto membro del Consiglio di sicurezza dell'ONU la Svizzera si troverebbe in una posizione privilegiata per mettere a disposizione le proprie competenze e proporre le infrastrutture della Ginevra internazionale come sede per la risoluzione dei conflitti.

4. Alla luce degli spostamenti di potere a livello globale e del considerevole aumento degli attori coinvolti, spesso il raggiungimento di un accordo per l'elaborazione di soluzioni comuni risulta particolarmente impegnativo. Anche la polarizzazione tra la Russia e l'Occidente nel contesto della crisi ucraina si ripercuote sul lavoro delle organizzazioni internazionali. Per questo gli Stati come la Svizzera, che con una credibile opera di mediazione costruiscono "ponti" tra i diversi schieramenti, continuano a svolgere un ruolo importante, contribuendo a rendere possibili soluzioni multilaterali anche in un mondo multipolare. Con la presidenza dell'OSCE, la Svizzera ha dimostrato di poter fornire in questo campo contributi importanti e apprezzati a livello internazionale.

Risposta del Consiglio federale.

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