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Evoluzione del mercato pubblicitario. Deflusso di capitali all'estero e finanziamento dei media

16.1058 · Interrogazione · 2016-09-28

Dipartimento di giustizia e polizia

Liquidato

Wortlaut

Il finanziamento dei media orientati al lucro diventa sempre più problematico. Una quantità sempre maggiore di soldi per la pubblicità che prima andavano a beneficio dei media svizzera defluiscono ora verso i giganti di Internet americani Google, Facebook e Youtube. Ciò è problematico in particolare poiché tali capitali vanno a piattaforme Internet che dal canto loro non producono contenuti pubblicistici e quindi non vengono reinvestiti in prodotti giornalistici.

In questo contesto pongo le domande seguenti:

1. L'ammontare dei capitali pubblicitari fagocitati da Google, Facebook e Youtube nel mercato svizzero non è noto. Quali possibilità sussistono per obbligare queste imprese a pubblicare i loro introiti pubblicitari?

2. La Commissione europea sta elaborando una nuova legislazione in materia di diritti d'autore per le case editrici, secondo cui i distributori di contenuti come Google devono versare un contributo adeguato ai produttori di contenuti. Qual è la posizione del Consiglio federale relativamente a questo progetto e quali passi ha già intrapreso in questa direzione?

Stellungnahme des Bundesrates

1. Le imprese non sottostanno ad alcun obbligo legale di pubblicazione al di là della presentazione dei conti. In virtù del diritto vigente il Consiglio federale non può esigere la pubblicazione degli introiti pubblicitari.

2. Nella risposta all'interpellanza Fluri 09.3802, "Protezione della proprietà intellettuale in Internet", il Consiglio federale si è detto contrario all'introduzione di norme tese a proteggere le prestazioni degli editori. È tuttavia consapevole dell'importanza della stampa per la formazione dell'opinione pubblica e delle sfide per gli editori connesse alla crescente digitalizzazione. Continua pertanto a seguire con attenzione gli sviluppi dell'UE e se del caso provvederà a rivalutare la situazione.

Risposta del Consiglio federale.