Panama Papers. Numero esiguo di posti di lavoro nonostante i 177 miliardi di franchi di investimenti diretti effettuati in paradisi fiscali offshore
16.3321 · Postulato · 2016-04-27
Dipartimento delle Finanze
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è incaricato di esaminare e di redigere un rapporto sulla portata e sui retroscena relativi:
1. agli investimenti diretti svizzeri effettuati in paradisi fiscali offshore;
2. agli investimenti diretti svizzeri effettuati in piazze finanziarie per le società holding (Paesi Bassi, Lussemburgo ecc.);
3. al numero di posti di lavoro che ne consegue quale indicatore per determinare se questi investimenti diretti sono confluiti in stabilimenti d'impresa reali o se sono serviti presumibilmente a scopi illegali;
4. alle conclusioni che si possono trarre per raggiungere gli obiettivi che la Svizzera persegue nell'ambito della lotta contro il riciclaggio di denaro, la corruzione, l'elusione fiscale e il finanziamento del terrorismo.
Begründung
Secondo la statistica della Banca nazionale svizzera (BNS), a fine 2014 circa 177 miliardi di franchi sono stati investiti nei centri finanziari offshore europei e statunitensi. Questi capitali sono serviti a creare meno di 5000 posti di lavoro. Altri 224 miliardi di franchi, con cui sono stati creati meno di 26 000 posti di lavoro, sono stati parcheggiati nel Lussemburgo e nei Paesi Bassi. Nel complesso il 38 per cento di tutti gli investimenti diretti svizzeri, pari a oltre 1050 miliardi di franchi, è stato depositato in paradisi fiscali offshore nonché in Lussemburgo e nei Paesi Bassi, generando però soltanto l'1,55 per cento di tutti i posti di lavoro attribuibili agli investimenti diretti svizzeri. Il Consiglio federale è invitato a esaminare questi dati statistici della BNS e a fare chiarezza sui retroscena di tali ingenti esportazioni di capitale. Considerate le recenti rivelazioni (Panama Papers, Luxleaks, Swissleaks, ecc.), si rafforza il timore che al riguardo non si tratti di investimenti diretti nell'economia reale. Questo giustificherebbe anche il numero molto esiguo di posti di lavoro che è emerso dai dati della BNS. Sorge piuttosto il sospetto che questi importi colossali siano stati depositati nei centri finanziari offshore e nelle piazze finanziarie per le società holding allo scopo di eludere il fisco e sottrarsi alle autorità di perseguimento penale. È palese che averi non dichiarati e parti delle retribuzioni dei quadri vengano trasferiti in paradisi fiscali offshore anche dalla Svizzera. Inoltre, a livello internazionale sono ben pochi gli scandali di corruzione in cui non siano coinvolti anche attori provenienti dalla Svizzera. Il Consiglio federale è pertanto invitato a rivelare i dati pertinenti e a trarne le conclusioni tenendo conto della sua strategia del denaro pulito.
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.
Stellungnahme des Bundesrates
La Banca nazionale svizzera divulga regolarmente pubblicazioni statistiche in cui vengono fornite informazioni dettagliate su stato, evoluzione e retroscena degli investimenti diretti svizzeri all'estero. Esse si fondano sulle rilevazioni effettuate dalla Banca nazionale svizzera (BNS) presso un migliaio di grandi gruppi in Svizzera. Tali rilevazioni non contengono tuttavia domande sui motivi degli investimenti all'estero.
Di principio va osservato che gli investimenti diretti possono servire a vari scopi. Nella definizione di investimento diretto all'estero rientra ad esempio la detenzione di una filiale straniera che svolge un'attività produttiva. È altresì possibile che la filiale straniera effettui a sua volta investimenti in altri Stati (ad esempio potrebbe operare in qualità di società holding o finanziaria). A partire dal 2014, in linea con la prassi internazionale, la statistica della BNS attesta unicamente gli investimenti nel Paese in cui si trova la prima filiale gestita direttamente dalla Svizzera. Per contro, nei casi in cui una catena di partecipazioni interessi più Stati, la statistica della BNS attribuisce i posti di lavoro allo Stato in cui si trovano effettivamente tali posti, vale a dire allo Stato in cui i capitali vengono in fin dei conti investiti. Solo per questa ragione il numero dei posti di lavoro non può essere direttamente comparato con l'ammontare degli investimenti.
Di regola, le società finanziarie e holding necessitano di un numero esiguo di posti di lavoro rispetto al capitale investito. Questo fatto non costituisce tuttavia un indizio circa lo scopo illegale di tali investimenti. Vari Stati e giurisdizioni si sono infatti specializzati come piazze finanziarie per investimenti in Paesi terzi (i cosiddetti hub per investimenti). Allo scopo sono determinanti fattori come il collegamento ai mercati internazionali dei capitali, una regolamentazione snella e funzionale, l'efficienza dell'amministrazione pubblica e l'accesso del mercato alle piazze d'investimento vere e proprie. Anche in Svizzera affluiscono considerevoli investimenti diretti dall'estero che vengono in parte ricollocati in altri Stati.
Per evitare che gli investimenti diretti e altre forme d'investimento del nostro Paese vengano utilizzati all'estero a scopo di elusione fiscale o per finalità illegali, la Svizzera attua in modo affidabile gli standard internazionali in ambito fiscale e nel settore del riciclaggio di denaro. Partecipa pure in modo attivo affinché tali standard vengano rispettati da tutti gli altri Stati e giurisdizioni. Inoltre, con le disposizioni per la lotta agli abusi nel diritto fiscale e con l'imposta preventiva dispone di strumenti efficaci per procedere contro costrutti artificiali finalizzati a eludere le imposte.
In linea di massima si deve partire dal presupposto che gli investimenti diretti svizzeri servano a scopi legali. Qualora in singoli casi risultino infrazioni del diritto penale o elusioni fiscali, queste vengono perseguite e punite dalle autorità competenti rispettivamente determineranno correzioni fiscali.
La Svizzera ha partecipato attivamente nell'OCSE ai lavori contro l'erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili ("Base Erosion and Profit Shifting", in breve BEPS). Determinati risultati del progetto dovrebbero contribuire a ridurre l'attrattiva degli investimenti per motivi fiscali attraverso hub offshore.
Alla luce di questa situazione di partenza e sullo sfondo degli attuali sviluppi internazionali, il Consiglio federale ritiene che non esistano i motivi per esaminare a fondo nel quadro di un rapporto gli investimenti nei centri finanziari offshore. Esso continuerà comunque a seguire con attenzione e spirito attivo i dibattiti sugli investimenti internazionali condotti in seno alle competenti organizzazioni internazionali e a far valere la propria posizione.
Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.