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Riabilitazione dei sette manifestanti condannati a seguito della manifestazione del 9 novembre del 1932

17.300 · Iniziativa cantonale · 2017-01-31

Parlamento

Liquidato

Wortlaut

Fondandosi sull'articolo 160 capoverso 1 della Costituzione federale, il Cantone di Ginevra presenta la seguente iniziativa:

Il Gran Consiglio della Repubblica e Cantone di Ginevra, in considerazione:

- della portata storica della morte dei manifestanti e dei passanti caduti sotto il fuoco dell'esercito svizzero il 9 novembre 1932;

- della legittimità della resistenza attuata sotto forma di manifestazione pacifica di fronte al raduno dell'Unione nazionale organizzato da Georges Oltramare a Plainpalais il 9 novembre 1932;

- del diritto alla libertà d'espressione;

- del carattere politico della decisione di condanna del 3 giugno 1933 pronunciata da un tribunale penale della Confederazione nei confronti di sette manifestanti (Léon Nicole, Auguste Millasson, Francis-Auguste Lebet, Jules Daviet, Albert Wütrich, Francis Baeriswyl e Edmond Isaak) riunitisi il 9 novembre 1932;

- dei precedenti casi di riabilitazione attuati dal Parlamento federale che riguardano persone condannate ingiustamente durante la Seconda Guerra Mondiale o volontari della guerra civile spagnola;

chiede all'Assemblea federale

di annullare le decisioni di un tribunale penale della Confederazione del 3 giugno 1933 e di riabilitare completamente i sette manifestanti: Léon Nicole, Auguste Millasson, Francis-Auguste Lebet, Jules Daviet, Albert Wütrich, Francis Baeriswyl e Edmond Isaak.

Begründung

Il 9 novembre 1932 rimane una macchia indelebile nella storia ginevrina e svizzera. Il fuoco aperto dall'esercito su civili è un evento che non deve ripetersi mai più. D'altronde, quello fu l'ultimo caso in cui l'esercito fu inviato a reprimere una manifestazione in Svizzera.

Il raduno dell'Unione nazionale, partito fascista di estrema destra, indetto da Georges Oltramare per accusare pubblicamente i dirigenti del partito socialista ginevrino, causò dal momento dell'annuncio l'infiammarsi degli animi. Il Consiglio di Stato autorizzò malgrado tutto il raduno, ma incaricò il giorno stesso l'esercito di provvedere al mantenimento dell'ordine pubblico.

Le giovani reclute e i superiori che formavano il battaglione proveniente da Losanna furono sopraffatti dagli eventi, ma i fucili e le mitragliatrici che imbracciavano erano carichi di proiettili veri. Il risultato di questo intervento dell'esercito fu di 13 morti e 65 feriti.

Malgrado la gravità degli eventi, nessuno dei militari a capo della truppa responsabili di tali decisioni fu perseguito dalla giustizia, mentre centinaia di manifestanti furono sottoposti ad arresti e interrogatori.

Nel giugno del 1933 una corte d'assise federale giudicò i presunti responsabili dei disordini. Dei 18 accusati, 7 furono condannati: Léon Nicole, Auguste Millasson, Francis-Auguste Lebet, Jules Daviet, Albert Wütrich, Francis Baeriswyl e Edmond Isaak. La condanna si fondava sul rifiuto di ubbidire agli ordini della polizia e non sulla responsabilità di quanto avvenuto. Il tribunale giudicò una situazione che era degenerata, non una rivoluzione!

Oggi, più di ottant'anni più tardi, è ora che questi manifestanti, che si erano opposti di fronte all'avanzata del fascismo a Ginevra, siano riabilitati. A posteriori risulta infatti evidente che la loro condanna è da ricondurre essenzialmente al contesto storico dell'epoca, piuttosto che a una responsabilità diretta avuta nei drammatici eventi del 9 novembre 1932.

L'Assemblea federale ha già applicato una procedura analoga nel caso di 137 persone che allora erano state condannate come "passatori" per aver aiutato centinaia di persone a rifugiarsi in Svizzera durante la Seconda Guerra Mondiale, nonché in quello dei volontari della guerra civile spagnola riabilitati nel 2009. Anche se la situazione non è la stessa, è innegabile che questi manifestanti stessero lottando contro l'ascesa del fascismo in Svizzera, o quantomeno a Ginevra. Riabilitarli sarà il modo migliore di riconoscere che la loro lotta era giusta o perlomeno di ammettere che la responsabilità delle vittime non incombe unicamente su di loro.

Verhandlungen

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio degli Stati, 14.06.2018

Il Consiglio degli Stati ha bocciato, con 24 voti contro 17, una iniziativa cantonale di Ginevra che chiede di riabilitare sette manifestanti condannati a seguito della manifestazione antifascista del 9 novembre del 1932. La dimostrazione fu repressa dall'esercito e ci furono 13 morti e 65 feriti. Per la maggioranza la sentenza è stata resa in conformità con le regole dello Stato di diritto.

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio nazionale, 09.05.2019

CN: sparatoria 1932, nessuna riabilitazione per condannati

Le sette persone condannate nel 1933 in seguito ai disordini di Ginevra tra socialisti ed esponenti filofascisti costati la vita a 13 persone colpite dalle pallottole dell'esercito, chiamato per mantenere l'ordine, non verranno riabilitate. Per 113 voti a 54, il plenum non ha dato seguito, come gli Stati l'anno scorso, a un'iniziativa cantonale di Ginevra che chiedeva di annullare le sentenze dell'epoca.

La maggioranza, pur nutrendo comprensione per i motivi che nel 1932 spinsero a dimostrare contro un'organizzazione antidemocratica e antisemita, è contraria all'annullamento delle sentenze che furono pronunciate nel rispetto delle regole dello Stato di diritto dell'epoca.

Inoltre, i sette imputati furono condannati (da 2 a 6 mesi di reclusione) per essersi opposti all'autorità dello Stato e non per aver partecipato a una manifestazione. Procedere a una riabilitazione equivarrebbe a un'ingerenza nel potere giudiziario.

Di diverso parere una minoranza rosso-verde, secondo cui in passato il Parlamento ha già proceduto a riabilitazioni: è il caso di quelle 137 persone che negli anni '40 furono condannate come "passatori" per aver aiutato centinaia di persone a rifugiarsi in Svizzera durante la Seconda Guerra Mondiale, nonché dei volontari della guerra civile spagnola riabilitati nel 2009.

Per Lisa Mazzone (Verdi/GE), i fatti di Ginevra, per quanto possano sembrare lontani nel tempo, vengono commemorati ogni anno nella città di Calvino, in cui per la prima volta l'esercito sparò sulla folla.

"Non si tratta di giudicare coloro che all'epoca pronunciarono le sentenze di condanna, bensì di una riabilitazione politica", ha spiegato l'esponente ecologista. Dopotutto, ha ricordato, uno dei condannati, Léon Nicole, fu eletto al Consiglio di stato di Ginevra poco dopo i fatti, una forma di riabilitazione politica da parte del popolo. Una riabilitazione contribuirebbe inoltre a riconciliare il Cantone con la sua storia.

La consigliera nazionale ha inoltre fatto notare che il Gran consiglio di Ginevra si è espresso a favore di una riabilitazione a grande maggioranza, indipendentemente dall'appartenenza politica.

I fatti dell'epoca

Come è possibile leggere nel Dizionario storico della Svizzera, gli avvenimenti accaduti a Ginevra il 9 novembre 1932, tutt'ora controversi quanto a svolgimento dei fatti e attribuzione delle responsabilità, si iscrivono nel contesto dell'ascesa dei totalitarismi in Europa, della crisi economica e della disoccupazione.

All'epoca il clima politico era particolarmente teso a Ginevra, dove una serie di scandali (affare della Banca di Ginevra) aveva duramente colpito i partiti della destra tradizionale. Tafferugli di strada videro i militanti del partito socialista di Léon Nicole opporsi agli esponenti dell'Unione nazionale filofascista di Georges Oltramare.

Un manifesto provocatorio che annunciava "la pubblica accusa contro i signori Nicole e Dicker" affisso dall'Unione nazionale spinse i socialisti a organizzare una contromanifestazione. Temendo per l'ordine pubblico, il Consiglio di Stato chiese l'intervento dell'esercito.

La sera del 9 novembre, una tattica militare poco idonea a contenere una folla antimilitarista eccitata dalla violenza verbale di Nicole, una serie di ordini maldestri e l'impiego di ufficiali e reclute prive di esperienza provocarono il dramma: sentendosi minacciata, la truppa aprì il fuoco, causando 13 morti e 65 feriti.

Un processo davanti alla Corte d'assise federale (maggio 1933) si concluse con la condanna alla detenzione per Léon Nicole, e altre sei persone.

La sparatoria provocò intense emozioni ed ebbe importanti ripercussioni elettorali: nel novembre 1933 i socialisti ottennero infatti la maggioranza nel Consiglio di Stato di Ginevra e nel municipio di Losanna. In seguito all'accaduto si aprì inoltre il dibattito sul ruolo dell'esercito nel mantenimento dell'ordine pubblico.

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