21.3061 · Interpellanza · 2021-03-03
Dipartimento dell'interno
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle domande seguenti:
1. Qual è la sua posizione in merito alla precaria situazione delle persone che lavorano nella produzione musicale e operano in un sistema in cui la loro retribuzione è ingiustamente sproporzionata rispetto agli utili realizzati da piattaforme quali Spotify, Apple Music, Amazon ecc.?
2. Qual è l'importanza economica della produzione musicale svizzera sul piano del consumo di musica, in particolare tramite le piattaforme di diffusione di contenuti?
3. Per il Consiglio federale sarebbe ipotizzabile proporre, per quanto riguarda la musica, le medesime regole previste nella legge sul cinema?
4. Se non ritiene necessarie misure simili, che cosa giustifica a suo avviso un trattamento differenziato dei due settori summenzionati?
5. Il Consiglio federale può impegnarsi pubblicamente e in seno a organi internazionali quali l'OCSE affinché siano istituite regole solide, in particolare di imposizione fiscale, per "intercettare" una parte degli enormi utili realizzati da Google, Amazon, Facebook e Apple in modo da poterli ridistribuire, in particolare a sostegno di chi crea la materia prima vera e propria utilizzata da queste aziende?
Begründung
Se vi è un settore che non conosce crisi dal 2015 e la cui crescita si è fortemente accentuata nel 2020, soprattutto grazie a un pubblico sempre più ampio, è quello dello streaming tramite le piattaforme di diffusione di contenuti. Purtroppo questo aumento non va a vantaggio dei creatori di contenuti, ma dei giganti del digitale quali Spotify, Apple Music, Google e Deezer.
Con un guadagno di 0,39 centesimi per ascolto (https://www.rdv-du-numerique.com/combien-rapporte-streaming-musical/), un artista deve essere ascoltato almeno 25 000 volte per ottenere 100 franchi e oltre un milione di volte al mese per sperare di ricevere un salario di 4000 franchi.
Questi introiti, ampiamente insufficienti, possono mettere a repentaglio la creazione artistica e culturale. Sono ipotizzabili diverse soluzioni per intercettare una parte degli enormi utili incassati grazie alla creazione artistica. A seguito di due proposte di direttive presentate all'UE nel 2018, meno di due anni fa la Francia ha adottato una legge sull'imposizione fiscale dei servizi digitali che permette di prelevare una tassa del 3 per cento su determinate prestazioni digitali destinate al mercato francese. Il tema è attualmente dibattuto anche in seno all'OCSE.
Il Governo liberale del Canada ha presentato un progetto di legge (C-10) attualmente al vaglio del Parlamento, che prevede nientemeno che l'assoggettamento delle piattaforme di diffusione di contenuti audio e audiovisivi alle regole della legge canadese sulla radiodiffusione. In concreto, in virtù delle modifiche proposte le piattaforme di streaming come Netflix e Spotify verrebbero assoggettate alle norme in vigore, segnatamente riguardo alla diffusione di contenuti indigeni.
Va tuttavia sottolineato che, in materia di contenuti audiovisivi, il Consiglio federale si è dimostrato ambizioso quando ha proposto di obbligare le piattaforme che offrono film in streaming in Svizzera a destinare il 4 per cento dei loro introiti a sostegno della creazione cinematografica svizzera e di prescrivere loro una quota di almeno il 30 per cento di film europei da diffondere. Il Consiglio nazionale ha ridotto questa percentuale, ma il principio rimane, almeno fino all'esame del Consiglio degli Stati, la cui commissione propone di ritornare al progetto iniziale.
Quanto constatato e proposto dalle autorità federali per il cinema vale anche per la musica. Sarebbe quindi il momento di agire!
Stellungnahme des Bundesrates
1. La Confederazione interviene nel settore musicale (cfr. postulato Wermuth 20.3685) tramite la fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia, la quale sostiene la creazione di nuove opere, la diffusione internazionale della produzione musicale svizzera attuale e gli scambi a livello nazionale, oltre a sviluppare misure volte a rendere più competitivi all'estero gli operatori musicali svizzeri. Attraverso l'Ufficio federale della cultura (UFC) conferisce premi e riconoscimenti e promuove progetti di formazione musicale. Va inoltre ricordato che in base al suo mandato la Società svizzera di radiotelevisione (SSR) deve contribuire allo sviluppo delle opere musicali svizzere (cfr. art. 24 cpv. 4 lett. b della legge federale sulla radiotelevisione, LRTV [RS 784.40] e art. 7 cpv. 1 e cpv. 3 lett b della Concessione SSR [FF 2018 4659]). Infine, con l'ordinanza COVID-19 cultura (RS 442.15) la Confederazione ha introdotto indennità destinate agli operatori culturali per coprire le perdite subite a causa della pandemia.
Per quanto riguarda la diffusione di opere musicali sulle piattaforme virtuali, a livello internazionale si sta discutendo del miglioramento della remunerazione e sull'introduzione di tasse. Il Consiglio federale segue con attenzione le discussioni in corso in seno all'OCSE (cfr. risposta n. 5). Il Consiglio federale è consapevole delle criticità dei sistemi di prezzo delle piattaforme musicali internazionali e del loro impatto sui proventi di tutti gli operatori della catena di produzione artistica (musicisti, etichette, manager ecc.), ma non può introdurre misure immediate e non coordinate a livello internazionale. D'altro canto, nuove forme di produzione, diffusione e consumo rappresentano anche nuove opportunità per le etichette e i musicisti.
2. Al momento non sono disponibili cifre precise sull'importanza economica della produzione musicale svizzera sul piano del consumo di musica tramite le piattaforme di diffusione, dato che la creazione musicale è integrata nell'ambito delle arti sceniche e non è quindi possibile estrapolarne i dati. L'associazione interprofessionale delle etichette musicali IFPI Svizzera stima però che nel 2020 il 76 per cento degli introiti derivanti dalla diffusione provenisse dallo streaming (contro il 14 % dei supporti fisici e il 10 % dei download), in costante aumento dal 2010 a discapito degli altri supporti. Per analizzare la questione sarà indispensabile disporre di cifre precise.
3. e 4. Nel messaggio sulla cultura 2021-2024 (cifra 4.2) la Confederazione propone di modificare diversi punti della legge sul cinema (LCin; RS 443.1).
L'obbligo di investire previsto nella proposta del Consiglio federale riguarda le emittenti televisive svizzere ed estere e le piattaforme online che raggiungono una cifra d'affari minima con la loro attività e che mostrano o propongono un numero minimo di film. Gli investimenti riguardano il 4 per cento dei proventi lordi annui dell'impresa interessata e vanno realizzati nella creazione cinematografica svizzera indipendente. Se questo obbligo non è soddisfatto o lo è solo in parte deve essere versata una corrispondente tassa di promozione sostituiva all'UFC. Le entrate della tassa di promozione vanno utilizzate per promuovere film svizzeri. La quota del 4 per cento è stata ripresa dalla LRTV, che dal 2007 prevede per le emittenti televisive private regionali e nazionali l'obbligo di investire. Per la modifica proposta la Confederazione dispone delle necessarie competenze costituzionali nei settori cinematografico (art. 71 Cost.; RS 101) e radiotelevisivo (art. 93 Cost.).
Contrariamente alla maggior parte delle piattaforme internazionali di diffusione cinematografica, quelle musicali non producono opere originali ma si limitano a diffonderle. Andrebbero quindi analizzati modelli alternativi rispetto a quanto previsto per il cinema, in collaborazione con il settore interessato e con coerenza a livello internazionale.
5. A livello internazionale si sta discutendo della tassazione delle grandi società transfrontaliere nell'ambito del progetto dell'OCSE/G20 volto ad affrontare le sfide fiscali della digitalizzazione dell'economia. Lo scopo è aumentare la quota degli utili delle società internazionali attribuita ai Paesi di commercializzazione a fini impositivi (1° pilastro) e introdurre un tasso d'imposizione minimo per tali società (2° pilastro). Quale membro dell'OCSE e del quadro inclusivo sul BEPS la Svizzera partecipa attivamente ai lavori dell'OCSE/G20 in corso. L'OCSE punta a una soluzione condivisa entro la metà del 2021.
Risposta del Consiglio federale.